| Acqua di siis | |
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| Origini | |
| Altri nomi | Acqua d'orzo |
| Luogo d'origine | |
| Regione | Emilia-Romagna |
| Zona di produzione | Reggio Emilia |
| Dettagli | |
| Categoria | bevanda |
| Riconoscimento | P.A.T. |
| Ingredienti principali |
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L'acqua d'orcio, detta anche acqua d'orzo, è una dissetante bevanda alla liquirizia, che in passato veniva anche preparata con l'orzo.
Questa è senza dubbio la più tipica delle bevande di Reggio Emilia. L'acqua d'orcio è essenzialmente un estratto di liquirizia allungato con acqua, che ha un effetto molto dissetante.
L'acqua d'orcio è inserita nei P.A.T. (Prodotti agroalimentari tradizionali italiani) emiliani e romagnoli.
L'Acqua d'Orcio è in uso a Reggio Emilia sin dal Quattrocento, quando nel 1412 il Consiglio della città al completo (composto quindi da Anziani, Aggiunti e Quaranta) ne autorizzò la vendita nella Piazza Maggiore (ora Piazza del Duomo) da parte di Beltramino da Cella.
Nell'Archivio di Stato di Reggio, nei verbali del Consiglio è custodito ancora l'editto.
Per effettuarne la vendita era necessaria una apposita autorizzazione comunale e i due punti vendita più noti erano entrambi posti in piazza Prampolini. Uno gestito dalla famiglia Piolanti sin dal 1910; l'altro dalla famiglia Storchi dai primi anni '50 (concessione affidata a Renzo Storchi, nonno dell' archeologo Paolo Storchi). Tuttavia già negli anni '70 la vendita si era diffusa in altri bar del centro della città; con il passaggio di gestione e la ristrutturazione di diversi esercizi commerciali cittadini e dell'unica azienda che la produceva a livello industriale, oggi l'acqua d'orcio non è più in commercio.
Dell'acqua d'orcio esistono diverse ricette in libri di cucina reggiana o tramandate oralmente, ma la maggior parte di queste sono prive delle dosi con le quali miscelare gli ingredienti. Estrapolando le informazioni da varie fonti, anche e soprattutto orali, la ricetta più completa oggi disponibile risulta questa:
Far bollire per 15-20 minuti 10 centimetri di radice di liquirizia con 10 semi d'anice, 10 semi di finocchio, tre pezzetti di scorza d'anice e 1 cucchiaino di estratto di liquirizia. A bollitura ultimata, aggiungervi la scorza di mezza arancia, lasciandovela per il tempo necessario a far raffreddare l'acqua d'orcio.
La scorza d'anice (con scorza d'anice presumibilmente ci si riferisce all'anice stellata) e la scorza d'arancia sono ingredienti che non compaiono in tutte le ricette e quindi prodotto di probabili aggiunte successive alla ricetta originale.
Con la ricetta si produce un estratto che poi dovrà essere allungato con acqua nella misura di circa 1 a 10.
Nel mondo arabo una bevanda, in tutto e per tutto simile, chiamata sūs (lett. "liquirizia"), è normalmente venduta da persone che indossano un vestito sgargiante, con un tipico copricapo a forma di sombrero, ricco di piccoli sonagli sul bordo della tesa, utile a richiamare l'attenzione degli eventuali avventori.
A Voiron, in Francia, presso Grenoble, è prodotta dal 1898 l'Antésite, un concentrato di liquirizia e anice. È stata sviluppata dal farmacista Noël Perrot-Berton che voleva combattere la crescita dell'alcolismo, in particolare tra i lavoratori delle ferrovie e nei cantieri. Si usa diluita in acqua, in ragione di 10 gocce per bicchiere. Senza zucchero né dolcificante, Antésite esiste oramai in diversi gusti.