
Antonio Cadei (Villongo, 29 luglio 1944 – Roma, 25 giugno 2009) è stato uno storico dell'arte italiano.
Studioso di storia dell'arte e dell'architettura medievale, allievo nell'Ateneo di Pavia di Yetwart (Edoardo) Arslan e soprattutto di Angiola Maria Romanini, ha percorso quasi tutti i gradi della docenza universitaria nei ranghi della Facoltà di Lettere de La Sapienza di Roma (1974-1987 e 1990-2009), con un breve intermezzo presso la neonata Università della Basilicata di Potenza (1987-1990), altrettanto proficuo per accendere la sua tarda vocazione indirizzata agli studi meridionalistici. È stato vicedirettore dell’Enciclopedia dell'Arte Medievale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Socio Corrispondente dell'Accademia dei Lincei dal 1997, redattore della rivista “Arte Medievale” e consigliere al Quirinale con incarico del Presidente Scalfaro.
Laureatosi in Storia dell'Arte Medievale presso l'Università degli Studi di Pavia nel giugno del 1967 con una tesi su La costruzione del duomo di Milano dalle origini a Giovannino de' Grassi e quindi borsista per due anni alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera (1968-1970) al fine di approfondire le conoscenze sulla scultura gotica franco-tedesca, i suoi studi giovanili hanno preso naturale avvio nell'ambito del Tardogotico e del primo Rinascimento lombardo e si sono espressi con contributi sull'attività pavese del Bramante, riguardo alla teoria progettuale gotica nel San Petronio di Bologna e nel duomo di Milano, come pure sulla storia della miniatura in età viscontea, cui ha dedicato le monografie su Belbello da Pavia e Studi di Miniatura Lombarda. Giovannino de Grassi, Belbello da Pavia.
Al ritorno dall'esperienza in Germania e dopo aver insegnato per un breve periodo al Liceo classico Benedetto Cairoli di Vigevano, nel 1974 Antonio Cadei si trasferiva a Roma perché chiamato da La Sapienza, divenendo assistente ordinario presso la cattedra di Storia dell'Arte Medievale, assegnata l'anno precedente ad Angiola Maria Romanini giunta appositamente da Pavia. Fin dai primi anni di quello che sarà il suo lungo e definitivo soggiorno romano, anche sollecitato dalle iniziative della Romanini, egli ebbe modo di allargare i propri interessi dal versante culturale lombardo all'arte monastica dei secoli centrali del Medioevo. Nella fattispecie, si deve a lui l'aver fissato per primo il portato dell'architettura cistercense alla costituzione della parlata gotica in alcune realtà regionali della penisola (dal mondo padano al Lazio, sino all'Italia meridionale d'età sveva), nonché di aver contribuito alla definizione tipologica della nascente architettura religiosa mendicante tramite l'indagine sul San Francesco di Cortona, sui cori a deambulatorio duecenteschi e in particolare sul convento di San Francesco ad Assisi, quest'ultimo suo riconosciuto cavallo di battaglia. Tuttavia a porlo sulla ribalta della storiografia italiana è il suo primo saggio sull'abbazia marchigiana di Chiaravalle di Fiastra, edito nel 1978, divenuto ben presto pietra miliare nella costruzione della griglia cronologica dell'architettura bernardina in riferimento all'Italia. A questo contributo faranno seguito ulteriori interventi e precisazioni, vuoi indirizzati all'analisi dell'edilizia e della scultura di monasteri cistercensi dell'Italia mediana, da Fiastra a Casamari, passando per Fossanova, vuoi a far emergere il parallelo fenomeno dei Florensi in Calabria, così come il movimento degli Umiliati in Lombardia, vero proprio ritorno alle origini, al quale consacra nel 1999 lo studio sull'abbaziale di Viboldone nel contado di Milano.
L'attenzione mostrata verso il Meridione italiano e il bacino orientale del Mediterraneo, crociato o musulmano, si manifesta sul finire degli anni Ottanta a contatto con i manufatti federiciani della Basilicata, della Puglia e della Sicilia, per concretizzarsi a partire dal 1990, quando viene a ricoprire l'ordinariato di Storia dell'Arte Medievale presso La Sapienza. Da questo momento in avanti si fa promotore di approfondite ricerche sia sull'architettura castellana normanna e sveva nel Regno di Sicilia (sancite nel 1994 dalla curatela della mostra Federico e la Sicilia, dalla terra alla corona) e in ambito Crociato, sia sulla presenza templare e degli Ordini cavallereschi (Teutonici e Gerosolimitani) nel bacino del Mediterraneo. A questo scopo intraprende numerose missioni di studio in Italia, nella penisola Iberica, a Cipro, in Turchia, in Siria e in Terra Santa che hanno consentito di avviare una proficua raccolta di dati sulle loro strutture insediative, sacre e militari, i cui risultati scientifici sono apparsi in atti di convegno (Monaci in armi. L'architettura sacra dei Templari attraverso il Mediterraneo) e in specifiche pubblicazioni di carattere internazionale. L'interesse per l'arte del Meridione lo ha portato ad indagare anche la questione delle porte bronzee medievali, a partire dai casi normanni di Canosa e Palermo.
Infine nel 2006, dopo diversi anni di studio, è uscita la sua ultima impresa scientifica ovvero la monografia dedicata all'orafo abruzzese quattrocentesco Nicola da Guardiagrele. Le ricerche hanno abbracciato il più ampio contesto della cultura tardogotica medio adriatica, indirizzandosi in particolar modo sulla produzione orafa nell'ultima stagione del Medioevo e sulla migrazione di motivi e maestranze dal Nord Europa verso quest'area (Nicola da Guardiagrele. Un protagonista dell'autunno del Medioevo in Abruzzo).
Ad Antonio Cadei è intitolato l'antiquarium medievale all'interno del Museo archeologico di Guardiagrele, inaugurato nel 2018.
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