Bab el-Mansour

Bab el-Mansour
Altri nomiBab Mansur al-'Alj, Bab Mansour, Bab Mansour al-Eulj, Bab Mansur
Localizzazione
StatoMarocco (bandiera) Marocco
CittàMeknès
Informazioni generali
Tipoporta cittadina
Collegamenti
Fine1732
Mappa

Bab el-Mansour (in arabo باب المنصور لعلج‎?) è una porta monumentale che si trova nella città vecchia di Meknès, in Marocco.

Situata sul lato sud di Place el-Hedim, era il principale ingresso cerimoniale alla casba del sultano Mulay Isma'il e forse la più grande delle porte delle Città imperiali.

Storia

Iniziata negli ultimi anni del regno di Mulay Isma'il, la porta fu completata nel 1732 da suo figlio Moulay Abdallah e prende il nome dal suo architetto e progettista, Mansour al-'Alj ("l'apostata vittorioso"), un ex schiavo cristiano convertitosi all'Islam.

Cerimonia reale svoltasi di fronte a Bab el-Mansour nel 1920, con la loggia ottocentesca di Moulay Abd ar-Rahman visibile sullo sfondo.

All'inizio del XIX secolo, il sultano Moulay Abd ar-Rahman aggiunse una struttura a loggia sul lato sud-ovest fuori dalla porta, che oggi non è più presente, e che fungeva da luogo di incontro per i militari e gli alti funzionari, da tribunale del governatore della città e per lo svolgimento di varie cerimonie militari o religiose.

La porta è uno dei monumenti più famosi e ammirati della città e il suo cancello è solitamente chiuso, anche se talvolta viene aperto per ospitare mostre al suo interno.

Architettura

Il progetto della porta si basa su prototipi almohadi (come Bab Agnaou e la porta della Casba degli Oudaïa), con un portale ad arco a ferro di cavallo e bastioni laterali, ma presenta anche elementi nuovi, come i bastioni o le torri quadrate laterali sorrette da quattro spesse colonne tozze agli angoli con archi a ferro di cavallo tra di esse, che creano una loggia cava alla base delle torri.

Ai lati dei bastioni si ergono imponenti colonne di marmo che sorreggono grandi pilastri sporgenti. Le colonne presentano capitelli di ordine composito di origine romana, probabilmente provenienti dal vicino sito di Volubilis.

Quasi tutta la facciata della porta, compresi i bastioni laterali, è ricoperta da ricche decorazioni sebka che incorniciano l'arco principale della porta e riempiono gli spazi sopra le colonne dei bastioni laterali. Gli spazi vuoti all'interno sono interamente riempiti con zellige policromi colorati, una novità per i portali monumentali marocchini.

I pennacchi degli archi sono riempiti con piastrelle decorate con motivi arabeschi e nella parte più alta del cancello, al di sopra delle altre decorazioni e lungo tutta la sua lunghezza, si trova un'elaborata iscrizione araba dipinta su piastrelle che descrive la costruzione della porta, a sua volta era sormontato da piccoli merli a "dente di sega".

Note

  1. 1 2 (EN) Bab Mansur al-'elj, su Archnet. URL consultato il 10 agosto 2020.
  2. ↑ (EN) Bab Mansur, su Discover Islamic Art, Museum With No Frontiers. URL consultato il 10 agosto 2020.
  3. 1 2 3 4 5 (EN) Bab El Mansour | Meknes, Morocco | Attractions, su Lonely Planet. URL consultato il 21 settembre 2026.
  4. 1 2 3 Bab el-Mansour, su Touring Club Italiano. URL consultato il 21 settembre 2026.
  5. 1 2 3 4 5 (EN) Jonathan M. Bloom, Architecture of the Islamic West: North Africa and the Iberian Peninsula, 700-1800, Yale University Press, 30 giugno 2020, pp. 263-267, ISBN 978-0-300-21870-1. URL consultato il 21 settembre 2026.
  6. 1 2 3 4 (FR) Touri, ‘Abdelaziz, Benaboud Mhammad e Boujibar El-Khatib Naïma, Le Maroc Andalou: A la découverte d'un Art de Vivre, Museum With No Frontiers, MWNF (Museum Ohne Grenzen), 8 giugno 2015, ISBN 978-3-902782-31-1. URL consultato il 21 settembre 2026.
  7. 1 2 (FR) Georges Marçais, L'architecture musulmane d'occident: Tunisie, Algérie, Maroc, Espagne et Sicile, Arts et métiers graphiques, 1955. URL consultato il 21 settembre 2026.
  8. ↑ (FR) Bab Mansour Laalej – Conseil Préfectoral du Tourisme de Meknès, su visit-meknes.com. URL consultato il 17 agosto 2020.
  9. 1 2 Qasaba of Mawlāy Ismā‘īl, su www.qantara-med.org. URL consultato il 7 giugno 2020.