| Beni Hasan | |
|---|---|
| Civiltà | Antico Egitto |
| Utilizzo | Necropoli |
| Stile | tombe rupestri |
| Epoca | dall'Antico Regno al Medio Regno; maggiore sviluppo monumentale durante l'XI e la XII dinastia |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Governatorato | Governatorato di Minya |
| Altitudine | 49 m s.l.m. |
| Scavi | |
| Date scavi | 1890-1894; 1902-1904; dal 2010 |
| Organizzazione | Ricognizione archeologica dell'Egitto (Archaeological Survey of Egypt); Università di Liverpool; Centro australiano di egittologia (Australian Centre for Egyptology) dell'Università Macquarie |
| Archeologo | Edme François Jomard; Percy E. Newberry; John Garstang |
| Amministrazione | |
| Ente | Ministero del turismo e delle antichità dell'Egitto |
| Visitabile | Parzialmente |
| Sito web | egymonuments.gov.eg/en/archaeological-sites/beni-hasan/ |
| Mappa di localizzazione | |
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Beni Hasan (scritto anche Bani Hasan, Beni Hassan o Beni-Hassan) (in arabo بني حسن?) è un sito funerario dell'Antico Egitto ricavato nella falesia calcarea di Beni Hasan, la ripida parete rocciosa che delimita a oriente la valle del Nilo. Situato nel Medio Egitto, sulla sponda orientale del fiume e a circa 20 chilometri a sud di Minya, il complesso comprende tombe monumentali scavate a nord del villaggio, all'incirca a metà altezza della falesia e affacciate sulla valle.
Durante il Medio Regno Beni Hasan fu la principale necropoli del sedicesimo nomo dell'Alto Egitto, cioè della circoscrizione amministrativa nota come nomo dell'Orice. Ne era capoluogo la città egizia di Hebenu, identificata con Zawyet Sultan, sulla sponda orientale del Nilo e circa 7 chilometri a sud di Minya; la stessa località è indicata anche con i nomi Zawyet el-Maiyitin, Zawyet al-Amwat e Kom el-Ahmar. Nelle iscrizioni funerarie ricorre anche Menat Khufu, toponimo egizio traducibile come "la città nutrice di Cheope", nel quale risiedevano alcuni dei nobili sepolti nella necropoli, benché l'ubicazione dell'abitato non sia stata identificata.
Il complesso funerario raccoglie sepolture costruite tra la fine del III e l'inizio del II millennio a.C., dalla tarda fase dell'Antico Regno al Medio Regno; le tombe monumentali della necropoli superiore appartengono soprattutto all'XI e alla XII dinastia. Alla base del pendio si trovano le tombe più antiche del gruppo principale, datate alla fine della VI dinastia o al passaggio verso il Primo periodo intermedio; più in basso, la necropoli inferiore comprende circa 900 sepolture, 888 delle quali furono registrate durante gli scavi condotti tra il 1902 e il 1904.
La necropoli superiore comprende 39 tombe rupestri, dodici delle quali conservano scene dipinte con attività agricole e artigianali, cacce, giochi, combattimenti e l'arrivo di gruppi stranieri. Nella tomba BH3 di Khnumhotep II le decorazioni comprendono la processione di un gruppo di Aamu, la raccolta dei fichi e scene di pesca e caccia agli uccelli nelle paludi.
A sud della necropoli, entro una gola che si apre a est del villaggio, sorge un tempio rupestre della XVIII dinastia, dedicato alla dea locale Pakhet e fatto costruire da Hatshepsut. La denominazione "Grotta di Artemide" (Speos Artemidos) deriva dal nome greco del santuario e dall'identificazione di Pakhet con Artemide.

Le sepolture si distribuiscono fra una fascia superiore, occupata dalle tombe rupestri monumentali, e una necropoli inferiore, costituita soprattutto da tombe a pozzo, nelle quali la camera funeraria era raggiunta attraverso un'apertura verticale. Nella fascia superiore furono registrate 39 tombe, dodici delle quali recavano iscrizioni: otto appartenevano a governatori del nomo dell'Orice, due a principi, una al figlio di un principe e una a uno scriba reale. Sette tombe appartengono ai governatori succedutisi nel tempo, affiancate da sepolture decorate e non decorate di altri funzionari provinciali di alto rango.
I governatori provinciali, tradizionalmente chiamati nomarchi, si fecero seppellire in tombe rupestri scavate nella falesia calcarea; fra gli esempi più noti figurano quelle di Amenemhat, Khnumhotep II, Baqet III e Khety. Durante l'Antico Regno e la prima metà del Medio Regno la carica di nomarca sembra essere stata spesso ereditaria e dinastie locali poterono mantenersi alla guida delle stesse province per più generazioni; i nomarchi rimanevano tuttavia rappresentanti del sovrano e direttamente sottoposti alla sua autorità. La situazione sembra mutare all'epoca di Sesostri III, quando i dignitari e gli eredi delle grandi famiglie provinciali cessano di farsi costruire o scavare immensi complessi funerari. Connor osserva tuttavia che questa impressione può dipendere in parte dalla natura delle fonti disponibili e che, più che un cambiamento strutturale o un declino del potere delle famiglie provinciali, potrebbe riflettere un mutamento nelle modalità di espressione del potere e nelle pratiche funerarie.
Pitture e iscrizioni, conservate in numerose tombe, permettono di riconoscere l'identità, il rango sociale e gli incarichi amministrativi dei defunti. Le cappelle rupestri variano per dimensioni e disposizione degli ambienti, comprendendo, nei casi più articolati, cortili o portici esterni, sale sorrette da pilastri o colonne, nicchie o piccoli vani sacri detti sacrari e pozzi diretti alle camere funerarie.

Il settore superiore comprende 39 tombe monumentali, tutte scavate nello stesso strato di calcare all'incirca a metà altezza della falesia; i loro ingressi si susseguono quasi senza interruzione lungo una terrazza naturale, ampliata durante l'apertura delle cappelle, per un tratto di circa un quarto di miglio. Le sepolture maggiori appartenevano ai governatori del nomo dell'Orice e ad altri funzionari provinciali di alto rango.
Disposte lungo un asse nord-sud, le 39 sepolture sono separate da un'interruzione naturale della terrazza in un gruppo settentrionale di tredici tombe e in uno meridionale di ventisei. La divisione corrisponde in parte anche a una successione cronologica, sebbene la datazione di alcuni monumenti rimanga incerta: le tombe meridionali sono generalmente considerate più antiche, mentre i proprietari di alcune tombe settentrionali, come Khnumhotep I, Amenemhat e Khnumhotep II, possono essere collocati con maggiore precisione nella XII dinastia. Procedendo dall'estremità meridionale verso nord, gli esempi dell'XI dinastia lasciano infatti il posto a tombe via via più grandi e complesse, fino alle costruzioni della XII dinastia.
Le tombe dei funzionari di alto rango comprendevano una cappella scavata nella roccia, talvolta preceduta da un cortile o da un portico, dalla quale uno o più pozzi, oppure più raramente corridoi inclinati, scendevano verso le camere funerarie sotterranee. Nei complessi maggiori file di pilastri o colonne dividevano lo spazio interno, conducendo verso una piccola nicchia o un sacrario ricavato nella parete orientale, mentre i pozzi verticali si aprivano di norma nel pavimento della cappella.

Dodici delle 39 tombe della necropoli superiore conservano scene dipinte sulle pareti; i dipinti mostrano attività agricole e artigianali, cacce, giochi, combattimenti e l'arrivo di gruppi stranieri, mentre le iscrizioni tramandano nomi e titoli dei proprietari.
Documentando le cappelle, la Ricognizione archeologica dell'Egitto (Archaeological Survey of Egypt) realizzò riproduzioni, tavole a colori, disegni e trascrizioni delle pitture e delle iscrizioni, confluiti nei quattro volumi di Beni Hasan pubblicati fra il 1893 e il 1900. Nella tomba BH14 di Khnumhotep I le pitture sono oggi fortemente degradate: alcune parti sono state alterate dal tempo, dagli interventi umani, dall'esposizione agli elementi e dalle incrostazioni saline, mentre alcuni particolari registrati da Newberry non sono più visibili sulle pareti.
La parte inferiore delle quattro pareti della camera funeraria della tomba BH33 di Baqet II è coperta da testi in ieratico e in geroglifico corsivo, documentati come un manuale rituale. La sequenza inizia sulla parete occidentale con una versione abbreviata di una liturgia attestata nei Testi delle piramidi, prosegue sulle pareti meridionale e orientale con le formule PT 221 e PT 222 e termina sulla parete settentrionale con la formula CT 225 dei Testi dei sarcofagi.
Nella necropoli inferiore Garstang scavò 888 tombe, destinate soprattutto a funzionari, cortigiani e persone di rango meno elevato rispetto ai proprietari delle sepolture monumentali. Riprendendo lo studio dei materiali distribuiti fra musei e altre raccolte dopo le campagne del 1902-1904, l'Università Macquarie ha ricostruito un settore di circa 900 tombe e rintracciato oltre 2.000 reperti in 114 istituzioni.
Circa 800 delle 888 sepolture seguivano un modello semplice e ricorrente, formato da un pozzo verticale, generalmente a pianta quadrangolare, e da una piccola camera o nicchia aperta sul lato meridionale della base, dove venivano deposti il sarcofago e il corredo funerario. I pozzi raggiungevano in media una profondità compresa fra 5 e 7 metri, con quelli meno profondi che si fermavano a circa 3 metri e i maggiori che arrivavano a circa 10, mentre le camere più semplici offrivano appena lo spazio necessario al sarcofago e alle offerte.

Sono visitabili quattro tombe di Beni Hasan: quelle di Amenemhat (BH2), Khnumhotep II (BH3), Baqet III (BH15) e Khety (BH17).





La prima descrizione europea dettagliata di alcune tombe di Beni Hasan risale al 1798, quando Edme François Jomard, membro della commissione scientifica che accompagnava la spedizione francese in Egitto, studiò le tombe BH15 e BH17, pubblicandone in seguito i risultati nella Description de l'Égypte.
Fra il 12 e il 15 marzo 1825 James Burton visitò le tombe, lasciandone appunti e copie nei propri manoscritti; tre anni dopo i componenti della spedizione franco-toscana diretta da Jean-François Champollion e Ippolito Rosellini copiarono iscrizioni e pitture, poi riprodotte nelle opere illustrate dedicate alla missione, mentre Robert Hay, lavorando nello stesso 1828, eseguì disegni dai quali furono successivamente ricavate anche tavole colorate.
Nel 1834 John Gardner Wilkinson ridisegnò in scala numerose pitture, servendosene nei propri studi sui costumi dell'antico Egitto; nel 1842, proseguendo la documentazione del complesso, la spedizione prussiana guidata da Karl Richard Lepsius copiò scene e iscrizioni, poi pubblicate nei Denkmäler aus Ägypten und Äthiopien.
David Roberts raffigurò inoltre le tombe di Beni Hasan in una veduta pubblicata in Egypt and Nubia a partire da un disegno eseguito sul posto.
All'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino appartengono quattro stampe ottocentesche della necropoli rupestre di Beni Hasan, realizzate su carta albuminata.
La prima campagna della Ricognizione archeologica dell'Egitto (Archaeological Survey of Egypt), diretta sul posto da Percy Newberry, ebbe luogo nella stagione 1890-1891, alla quale seguirono una seconda campagna nel 1891-1892 e ulteriori lavori fino al 1894. Oltre a catalogare le tombe, il gruppo ne misurò e disegnò le strutture, copiando iscrizioni e pitture e preparando la pubblicazione delle sepolture rupestri della necropoli superiore.
George Willoughby Fraser si occupò di piante, sezioni e misurazioni, mentre Newberry coordinò la descrizione archeologica e la riproduzione dei testi e delle scene. Nel 1891 entrò nel gruppo anche Howard Carter, allora diciassettenne, che fra il 1892 e il 1893 lavorò come disegnatore alle copie delle tombe di Beni Hasan e Deir el-Bersha, affiancato nella preparazione delle tavole da Marcus Worsley Blackden, Percy Brown e Percy Buckman.
Il Fondo per l'esplorazione dell'Egitto (Egypt Exploration Fund) raccolse i risultati in quattro parti: i primi due volumi, curati da Newberry e dedicati alle tombe e alle iscrizioni, apparvero nel 1893 e nel 1894; il terzo, pubblicato nel 1896 sotto la cura di Francis Llewellyn Griffith, comprendeva un indice dei segni geroglifici; il quarto, dato alle stampe da Newberry nel 1900, raccoglieva dettagli zoologici e altri particolari ricavati dalle riproduzioni delle pitture.
Per l'Università di Liverpool, John Garstang condusse nella necropoli inferiore le campagne del 1902-1903 e del 1903-1904, scavando centinaia di tombe a pozzo e registrando 888 sepolture, che descrisse nel volume pubblicato nel 1907. I reperti emersi furono quindi distribuiti fra numerosi musei e istituzioni.
Un progetto dell'Università Macquarie ha rintracciato materiali provenienti da Beni Hasan in 114 istituzioni, censendo oltre 2.000 oggetti, molti dei quali recano ancora il numero della tomba di provenienza. Servendosi della documentazione del Museo archeologico Garstang (Garstang Museum of Archaeology) e dell'Archivio Garstang (Garstang Archive) dell'Università di Liverpool, la ricerca mette in relazione i reperti dispersi nelle diverse raccolte con le sepolture dalle quali furono prelevati.
Nel 2010 il Centro australiano di egittologia (Australian Centre for Egyptology) dell'Università Macquarie ha avviato, sotto la direzione di Naguib Kanawati, un nuovo programma di ricerca a Beni Hasan, dedicato alle tombe decorate e a una selezione di sepolture prive di pitture, scelte per le loro caratteristiche architettoniche. Il progetto comprende la preparazione di nuovi rilievi e la pubblicazione dei risultati, basandosi su una documentazione formata da fotografie a colori, disegni lineari, rilievi delle strutture e nuove copie delle iscrizioni e delle scene dipinte.
Il progetto ha completato lo studio delle tombe di Khnumhotep II, Amenemhat, Baqet III, Khnumhotep I e Khety e della camera funeraria di Baqet II.
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