La vita di Bernardo di Cluny (noto anche come Bernardo di Morlas, di Morval o Morvalensis) è in gran parte avvolta nell'oscurità, e le informazioni disponibili derivano esclusivamente dai manoscritti che tramandano le sue opere.
Origine e nome
Nei manoscritti, il suo nome appare con diversi epiteti:
Bernardus Morlacensis
Bernardus Morlanensis
Bernardus Morvalensis
Queste diverse varianti hanno dato origine a molteplici teorie sulla sua provenienza:
Morlas o Morlaas: basandosi sulla forma Morlanensis si è ipotizzato che fosse originario di Morlas (vicino a Pau, nel Béarn), aggettivo latino naturale per questa località.
Murles: lo studioso James Westfall Thompson ha avanzato l'ipotesi che Bernardo fosse il terzo figlio di Guglielmo V, signore di Montpellier. In questo caso, sarebbe nato nel castello di Murles all'inizio del XII secolo.
Morval: H. C. Hoskier e altri sostengono l'ipotesi di Morval nel Giura o in zone limitrofe al Delfinato, basandosi sul fatto che i manoscritti più antichi (risalenti al XIII secolo) utilizzano la forma Morvalensis.
Morlaix: un'altra tradizione comune lo identifica come originario di Morlaix, in Bretagna. Tuttavia, alcuni esperti contestano questa derivazione, sostenendo che la forma latina medievale di Morlaix (Mons relix) non sia linguisticamente compatibile con Morlanensis.
Morley: altri studiosi ancora (a partire dal biografo della metà del XVI secolo John Pits), basandosi sulla vasta diffusione dei suoi manoscritti in Inghilterra e sui riferimenti affettuosi nei suoi testi a San Gregorio Magno, sostengono che Bernardo sarebbe stato inglese, forse originario di Morley, nel Norfolk.
Carriera monastica
Pietro il Venerabile e i suoi monaci in una miniatura (Ms. Paris, BnF, Lat. 17716 f. 25r)
Bernardo fu un monaco benedettino presso l'abbazia di Cluny durante l'abbaziato di Pietro il Venerabile (1122-1156). Ciò si evince dalla lettera prefatoria alla sua opera principale, il De contemptu mundi, indirizzata proprio a Pietro (che viene definito suo signore e padre). Qui Bernardo si presenta come "figlio" dell'abate e "fratello" dei monaci di Cluny.
Sempre nella lettera prefatoria del poema, egli menziona un incontro avvenuto con Pietro il Venerabile presso il priorato cluniacense di Nogent-le-Rotrou. Ciò ha portato gli studiosi a ipotizzare che Bernardo possa essere stato monaco proprio in quel priorato o che si trattasse del "Bernardus Secundus" che fu priore di Nogent-le-Rotrou tra il 1120 e il 1160 circa.
Viaggio a Roma
Bernardo, nel poema De octo vitiis, racconta di un viaggio fatto a Roma per incontrare papa Eugenio III (pontefice dal 1145 al 1153), a cui dedica l'opera. Nel testo
Bernardo fa omaggio del poema al Papa, a cui chiede l'intervento per porre fine a tormenti e dispute che affliggono l'ordine di Cluny, che Cresson ipotizza riguardare il conflitto tra il priorato cluniacense di Gigny e l'abbazia cistercense del Miroir.
Eugenio III, a causa delle tensioni politiche alimentate dalla predicazione di Arnaldo da Brescia, risiedette a Roma per brevi periodi ben documentati e ciò permette di restringere il campo nella datazione del viaggio di Bernardo: tra la fine del 1145 e l'inizio del 1146, tra la fine del 1149 e giugno del 1150, oppure tra la fine del 1152 e la metà del 1153. Quest'ultima datazione sarebbe connfermata dall'interpretazione di Cresson delle dispute citate nel De octo vitiis.
Opere
Il capolavoro di Bernardo è il De contemptu mundi, un poema satirico di circa 3.000 versi suddiviso in tre libri, in cui l’autore denuncia ferocemente la corruzione dei suoi tempi.
Altri quattro poemi, tutti contenuti nel manoscritto Vaticanus Reginensis Latinus 134 sono stati attribuiti a Bernardo. In ordine di apparizione nel manoscritto sono:
De Trinitate et fide Catholica: un'opera dottrinale con un prologo in prosa che espone i misteri della fede cristiana in versi. Il metro scelto è l'esametro e dalla metà del poema compaiono occasionalmente rime al mezzo. In questo poema Bernardo si rifa ai Padri della Chiesa del IV secolo e a Boezio, in particolare al suo De consolatione philosophiae, ma cita anche poeti classici: ad esempio Orazio è nominato per giustificare l'uso della poesia nel trattare temi teologici complessi.
De castitate servanda: un poema in distici elegiaci sulla virtù della castità con un prologo in prosa. La principale ispirazione è Giovanni Cassiano (esplicitamente citato dall'autore nel prologo) e la sua opera De institutis coenobiorum. Nel testo Bernardo si rivolge ai letterati che venerano Dio (Omnibus [...] litteratis deum colentibus) per ammonirli sui pericoli della carne.
In libros Regum (o Libri Regum metrificati): un commentario allegorico ai primi tre dei quattro libri dei Re della Vulgata (che corrispondono ai libri di Samuele e al primo libro dei Re) in distici elegiaci. Fondamentale fonte per Bernardo è il Commentarium in libros Regum di Rabano Mauro, da cui devia verso la fine del poema, introducendo un'originale interpretazione del trono di Salomone, che associa alla figura di Maria.
De octo vitiis: un lungo poema in esametri dedicato a papa Eugenio III, che tratta dei sette peccati capitali più l'orgoglio. Analogamente al De contemptu mundi, l'opera contiene una dura denuncia contro la corruzione a Roma.
La loro attribuzione è dovuta a indizi interni ai testi (nel De octo vitiis l'autore si definisce Bernardus pacis amator) e, soprattutto, a corrispondenze stilitiche e testuali con il De contemptu mundi: i quattro poemi presentano una struttura e un'abilità metrica paragonabili a quelle del De contemptu mundi.
Opere di attribuzione incerta o contestata
Mariale: un poema in lode della Vergine Maria, composto da un prologo in versi e da quindici rhythmi di lunghezza variabile (tra i 70 e i 240 versi), in cui Bernardo si presenta in veste di supplice, mostrando una devozione devozione profondamente personale: prega per i suoi genitori (rhytmus 7), così come prealtri parenti, amici e confratelli. Testimoni di questo testo sono circa sessanta manoscritti (risalenti principalmente ai secoli XII e XIII). Sebbene Guido Maria Dreves l'abbia attribuito formalmente a Bernardo nella sua edizione degli Analecta Hymnica, l'opera è stata spesso attribuita erroneamente a Sant'Anselmo di Canterbury o a San Bernardo di Chiaravalle.
Incipit del poema Chartula Nostra di Bernardo di Cluny (Ms. Bud. q. 105 f.33r)
De vanitate mundi (noto anche come Chartula nostra, dalle prime parole dell'opera, o Carmen paraeneticum ad Rainaldum o ancora Contemptus mundi): un poema parenetico in esametri indirizzato a un giovane novizio, identificato con il nome di Rainaldus, il cui tema centrale è la vanità del mondo terreno contrapposta al desiderio della vita eterna.
Instructio sacerdotis (o Gemma crucifixi o Sermo de excellentia sanctissimi sacramenti et dignitate sacerdotum): un trattato in prosa rivolto a un sacerdote appena ordinato (che non viene nominato) sui misteri della religione. L'opera si divide in tre parti (le prime due di sei capitoli ciascuna, la terza di due) che esplorano i modi in cui Cristo si dona all'umanità: con la sua morte sulla croce, nell'Eucaristia e come ricompensa eterna nella vita dopo la morte. Il poema risulta incompleto: la terza parte, che dovrebbe trattare della gloria celeste, si interrompe bruscamente dopo soli due brevi capitoli che, paradossalmente, descrivono le pene dell'inferno anziché il paradiso.
Fortuna
Nonostante Bernardo non sia citato dai suoi contemporanei, la popolarità del De contemptu mundi nel Medioevo è attestata dalla sopravvivenza di almeno quindici manoscritti che includono il poema e da estratti che appaiono frequentemente nelle antologie di versi latini medievali. Tale abbondanza di fonti suggerisce che l'opera fosse letta e ben nota. L’opera suscitato un nuovo entusiasmo durante il periodo della Riforma per la sua feroce satira contro la corruzione del clero. Nella seconda metà del XIX secolo è stata riscoperta grazie a una serie di inni in lingua inglese ispirati dalla traduzione di un’innalista, John Mason Neale, e grazie a un oratorio composto da Horatio Parker.
Infine un verso tratto dal primo libro (v. 951), è diventato universalmente noto grazie a Umberto Eco, che lo ha usato come frase di chiusura del suo celebre romanzo Il nome della rosa: "Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus".
A differenza del De contemptu mundi, i quattro poemi del manoscritto Vat. Reg. 134 hanno avuto per secoli una fortuna molto limitata; è solo nel 1933 che ne è stata segnalata l'esistenza dallo studioso André Wilmart e nel 1963 ne è stata pubblicata la prima edizione critica a cura di Katarina Halvarson.
La Chartula nostra ha invece avuto una grandissima diffusione (se ne contano oltre 150 testimoni manoscritti e 60 edizioni entro la metà del XVI secolo) in quanto usata a partire dal XIII secolo come testo fondamentale nelle scuole medievali per l'apprendimento del latino (insieme a classici come i Disticha Catonis e le favole).
Infine il Mariale è stato la fonte dell'inno "Daily, daily, sing to Mary" (basato sull'originale Omni die dic Mariae), molto diffuso nei paesi anglosassoni.
Bibliografia
Studi
The Oxford Dictionary of the Christian Church cur. F.L. Cross-E.A. Livingstone, Oxford 1973.
Dictionnaire de spiritualité ascétique et mystique, doctrine et histoire cur. Marcel Viller - Ferdinand Cavallera - Joseph de Guibert - André Rayez et al., 17 voll., Paris 1937-1995.
Frederic James Edward Raby A History of Christian-Latin Poetry from the Beginnings to the Close of the Middle Ages Oxford, Clarendon Press 19532.
André Cresson De contemptu mundi une vision du monde vers 1144 Turnhout, Brepols 2009, introduzione.
Kimon Giocarinis, Bernard of Cluny and the Antique, in Classica et mediaevalia. Danish Journal of Philology and History, vol.27, 1966, pp.310-320.
André Wilmart, Grands poèmes inédits de Bernard le Clunisien, in Revue bénédictine, vol.45, Abbaye de Maredsous, 1933, pp.249-254.
Pascale Bourgain, La poésie à Cluny sous Pierre le Vénérable (1122-1156), in Poesía latina medieval (siglos V-XV). Actas del IV Congreso del «Internationales Mittellateinerkomitee» (Santiago de Compostela, 12-15 septiembre de 2002), Firenze, 2005, pp.559-562.
(EN,LA) Ronald E. Pepin (a cura di), Scorn for the World: Bernard of Cluny's «De contemptu mundi», East Lansing, Colleagues Press, 1991.
(FR,LA) André Cresson (a cura di), De contemptu mundi: une vision du monde vers 1144, Turnhout, 2009.
Per i quattro poemi contenuti nel manoscritto Vaticanus Reginensis Latinus 134 (De Trinitate et de fide catholica, De castitate servanda, In libros Regum, De octo vitiis):
Katarina Halvarson (a cura di), Carmina de trinitate et de fide catholica, de castitate servanda, in libros regum, de octo vitiis, Almqvist & Wiksell, 1963.
Per il Mariale:
(LA) Guido Maria Dreves; Clemens Blume (a cura di), Analecta Hymnica Medii Aevi, vol.55, Leipzig, 1886-1922.
Infine per il De vanitate mundi e l'Instructio sacerdotis:
(LA) Jacques Paul Migne (a cura di), Patrologiae cursus completus. Series Latina, vol.221, Paris, 1844-1864.
Note
↑È la posizione del Dictionnaire de spiritualité ascétique et mystique, doctrine et histoire cur. Marcel Viller - Ferdinand Cavallera - Joseph de Guibert - André Rayez et al., 17 voll., Paris 1937-1995.
↑Thompson, James Westfall On the identity of Bernard of Cluny. Journal of theological studies 8 (1907), pp. 394-400.
↑Pitseus, Relatio historica de rebus anglicis, Paris 1619, p. 205
↑
Cresson, André (a cura di) De contemptu mundi: une vision du monde vers 1144. Brepols, 2009, p. 19 ss.
↑
Cresson, André (a cura di) De contemptu mundi: une vision du monde vers 1144. Brepols, 2009, p. 28.