
Il Carnevale di Orani è una festa tipica di Orani, piccolo comune facente parte della Provincia di Nuoro. È caratterizzato da su Bundhu (Su Bundu), maschera zoomorfa tradizionale sarda.
| Carnevale di Orani | |
|---|---|
| Luogo | Orani |
| Frequenza | Annuale |
| Date | Variabile |
| Genere | Festa cittadina |
Il carnevale ad Orani è stato riscoperto solo negli anni '80 grazie all'assidua ricerca effettuata dalla proloco locale, con la cooperazione di alcuni paesani, di cui ne hanno tramandato il ricordo.
Attualmente, esistono tre documenti storici che attestano l'esistenza della maschera sin dal 1700.
Fu un frate gesuita sardo, anonimo, a scrivere una poesia durante la sua visita ad Orani avvenuta il gennaio del 1772.
Il gesuita, parlando della maschera, ne descrive alcuni elementi caratteristici in sughero (rigorosamente), oltre ad alcuni elementi del vestiario come il cappotto di orbace e l'utilizzo anche di piccoli campanacci. Lo stesso afferma che questa maschera si aggirava per le strade del paese insieme a Su Maimone o Maimolu, altra elemento caratteristico del carnevale sardo, con indòsso pelli di cinghiale.
Una seconda testimonianza significativa è una foto storica de Su Bundhu, inserita nella rivista Il Ponte, edizione Anno VII – N. 9-10, Settembre- Ottobre 1951. Foto che attualmente è di proprietà del Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro.
Esiste un ulteriore fonte certa, una lettera del 1955 scritta da Don Raimondo Bonu:
Tra le più significative sopravvive “Su Bundu” su fizu e su deus de su ‘entu (ndr. il figlio e il dio del vento); figura tra mito e storia rappresenta il bene e il male. Vestito di nero orbace rappresenta il male. Vestito di bianco orbace rappresenta il bene, con una maschera in sughero lavorata da mani esperte; in mano “su furcone” un lungo bastone. “Su maimone” la maschera pazza vestita di pelli di cinghiale, di pecora, capra o vitello con la maschera in sughero simile a su “Bundu”, sulle spalle un carico di ossi legati con intestini essiccati. Andavano in giro facendo il verso dei soffi del vento. La riverisco distintamente»

La maschera de Su Bundhu (Su Bundu) può essere definita una maschera antropo-bovina che copre l’intero viso di chi la indossa. Ha una forma ovoidale propria del viso umano ma con tratti somatici fortemente accentuati e volutamente prominenti, quali naso, doppio mento e baffi. Infine, le corna bovine poste sulla fronte segnano la simbiosi tra l’umano e l’animale. La maschera viene realizzata interamente in sughero con faccia e naso tinte in rosso sanguino (molto probabile che anticamente venisse usato il sangue animale), mentre baffi, mento e corna sono di color bianco.
Sos Bundhos, vagando per il paese, emettorono un gran vociare, misto a lamenti, che richiamano ad anime in pena.