
Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (Daresbury, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898), è stato uno scrittore, poeta, fotografo, matematico, logico e diacono anglicano britannico dell'età vittoriana.
È noto soprattutto come autore di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò e del poema nonsense La caccia allo Snark.
Le opere di Alice, illustrate da sir John Tenniel, sono tra i testi più tradotti, commentati e adattati della letteratura inglese. La loro combinazione di racconto fantastico, parodia, logica, giochi linguistici, poesia nonsense, satira dell'educazione e delle convenzioni vittoriane esercitò un'influenza duratura sulla letteratura per l'infanzia, sul modernismo, sul surrealismo, sulla filosofia del linguaggio e sulla cultura popolare.
Sotto il proprio nome Dodgson pubblicò anche manuali di geometria, algebra, logica simbolica e sistemi elettorali.
Fu inoltre uno dei più importanti fotografi amatoriali dell'età vittoriana. I suoi ritratti di bambini, famiglie, artisti, attori, scrittori e personalità di Oxford sono oggi conservati in importanti raccolte pubbliche. Una parte rilevante della sua produzione e della sua corrispondenza riguarda bambine e giovani modelle. Anche per questo, insieme all'esistenza di alcune fotografie di nudo infantile, la natura dei suoi rapporti con l'infanzia è diventata uno dei temi più discussi della critica biografica moderna.

Charles Lutwidge Dodgson nacque il 27 gennaio 1832 nella canonica di All Saints a Daresbury, nel Cheshire. Era il terzo degli undici figli — sette femmine e quattro maschi — del reverendo Charles Dodgson e di Frances Jane Lutwidge, e il maggiore dei figli maschi. La famiglia paterna comprendeva numerosi ecclesiastici e militari. Il padre, matematicamente molto dotato e laureato a Christ Church, rinunciò alla carriera accademica dopo il matrimonio, divenne parroco e in seguito canonico di Ripon e arcidiacono di Richmond.
L'infanzia di Dodgson si svolse inizialmente in un ambiente rurale, familiare e intensamente religioso. Fu educato in casa dai genitori, le liste di letture superstiti testimoniano una precocissima familiarità con testi devozionali, classici e letterari. Fin da bambino inventò giochi, enigmi, spettacoli di marionette, disegni e racconti per fratelli e sorelle e fra i suoi lavori giovanili figurano il giornale familiare The Rectory Magazine, il manoscritto illustrato The Rectory Umbrella, la miscellanea Mischmasch e la ballad opera per marionette La Guida di Bragia.
Nel 1843 il padre ottenne la parrocchia di Croft-on-Tees, nello Yorkshire e l'intera famiglia si trasferì lì. Questo rimase il suo centro familiare fino alla morte del padre nel 1868. La vita domestica, l'abitudine a intrattenere un pubblico di fratelli e sorelle e l'intreccio fra gioco, parola, immagine e performance costituiscono un antecedente importante della sua successiva produzione letteraria.

Nell'agosto 1844 Dodgson entrò alla Richmond Grammar School, dove si distinse soprattutto in matematica. Il 27 gennaio 1846, giorno del suo quattordicesimo compleanno, fu ammesso alla Rugby School. I risultati scolastici furono buoni e ricevette diversi premi, ma nelle lettere e nei ricordi successivi descrisse l'esperienza di Rugby come profondamente infelice. Non si trovò bene in collegio: diceva che la disciplina era molto rigida e che subì più volte il bullismo di ragazzi più grandi. In un passaggio poco chiaro dei suoi scritti accennò anche a «molestie notturne» ma la documentazione rimasta fino a oggi non permette di stabilire con precisione la natura di questi episodi.
Nel 1848 contrasse la pertosse, che gli lasciò una tosse ricorrente, e gli orecchioni, dopo i quali rimase parzialmente sordo dall'orecchio destro.
Lasciò Rugby nel dicembre 1849. Nel maggio 1850 si immatricolò a Christ Church, uno dei college costitutivi dell'Università di Oxford, ma per mancanza di alloggi iniziò a risiedervi stabilmente soltanto nel gennaio 1851. Due giorni dopo il suo arrivo morì improvvisamente la madre Frances, a quarantasette anni. La perdita segnò profondamente la famiglia, della quale Charles, come figlio maschio maggiore, assunse crescenti responsabilità pratiche ed economiche.
Dodgson soffriva di balbuzie e, con una certa tenerezza, la definiva «quella mia esitazione» («that hesitation»). Lo stesso problema era presente anche in quasi tutte le sue sorelle, che lui stesso accompagnò più volte da Henry Rivers e James Hunt, specialisti dei disturbi della voce: in una lettera del 2 febbraio 1874 Dodgson infatti parlò dei «diversi gradi di balbuzie» delle sorelle e chiese diversi consigli.
La balbuzie non gli impedì però di insegnare, predicare occasionalmente, raccontare storie, recitare o avere una vita sociale intensa ma contribuì probabilmente alle sue esitazioni riguardo al sacerdozio e ad alcune apparizioni pubbliche.
È stata spesso ripetuta la diceria che non balbettasse quando parlava con i bambini, ma la testimonianza di Isa Bowman, una delle bambine che lo conobbero più da vicino, non la conferma. Bowman scrisse che con i bambini Carroll era di gran lunga meno riservato, ma anche che gli era impossibile evitare di balbettare e che, durante una conversazione animata, poteva parlare speditamente per alcuni minuti per poi cominciare improvvisamente a incespicare nelle parole.
La stessa Bowman raccontò inoltre una passeggiata nei prati di Christ Church durante la quale Carroll, tenendola per mano, le spiegava con disinvoltura che il Cherwell era un affluente del Tamigi. Quando incontrarono un altro docente del college che li salutò, Carroll ricambiò il gesto ma cambiò immediatamente anche atteggiamento. Per il resto della passeggiata parlò in modo nervoso e preoccupato e da lì in poi divenne difficile per la bambina comprenderlo.


A Oxford Dodgson ottenne nel 1852 una prima classe in matematica e una seconda in studi classici nelle Moderations. Nel 1854 concluse il Bachelor of Arts risultando primo nell'elenco della prima classe di matematica e conseguendo una terza classe nei classici. Divenne Student di Christ Church, posizione assimilabile a una borsa di studio, che gli garantiva residenza e rendita a condizione di rimanere celibe e prendere gli ordini sacri.
Nel febbraio 1855 fu nominato sottobibliotecario di Christ Church e nell'ottobre dello stesso anno ottenne il lettorato di matematica. Conseguì il Master of Arts nel 1857 e mantenne il lettorato fino alle dimissioni del 1881. Insegnò algebra e altre materie previste dagli esami universitari, preparando inoltre manuali e fogli di esercizi per gli studenti.
Sul suo modo di insegnare le opinioni sono divise: c'è chi lo ricorda come un professore asciutto e noioso, e chi invece ne apprezzava la precisione e il modo in cui trasformava la logica in un gioco. Non fece però mai ricerca accademica nel senso moderno, i suoi scritti nascevano quasi sempre da problemi pratici legati alle lezioni o alla gestione dell'università.
Dodgson trascorse quasi tutta la vita adulta a Christ Church, occupando successivamente diverse stanze del college e mantenendo un'intensa partecipazione alla sua vita amministrativa. Dal 1877 trascorse regolarmente parte dell'estate a Eastbourne, nel Sussex. Visitava inoltre molto spesso le sorelle e i nipoti nella casa di Guildford.
La borsa di studio di Christ Church comportava tradizionalmente l'ordinazione. Dodgson fu ordinato diacono della Chiesa d'Inghilterra il 22 dicembre 1861 dal vescovo di Oxford Samuel Wilberforce, ma non procedette mai al sacerdozio. Ottenne però dal decano Henry Liddell una dispensa che gli consentì di conservare la posizione accademica.
Non è del tutto chiaro il motivo per cui non ricevette l'ordinazione sacerdotale. Tra le varie ipotesi formulate dagli studiosi si inseriscono la balbuzie, che gli rendeva molto difficile predicare, e un profondo senso di inadeguatezza religiosa. Contribuirono probabilmente anche il suo interesse per il teatro, all'epoca guardato con sospetto da alcuni ambienti ecclesiastici, e alcuni dubbi dottrinali, come il rifiuto dell'idea che i non cristiani fossero condannati.
Le fonti mostrano tuttavia che la sua fede non fu soltanto formale. Dodgson pregava, partecipava alla comunione, leggeva le lezioni in cappella, predicò in diverse occasioni e interpretò ripetutamente il proprio lavoro in termini di responsabilità morale e servizio.
La sua religiosità si sviluppò in una direzione meno confessionale e ritualistica rispetto a quella del padre. Pur provenendo da un ambiente altamente High Church, Dodgson mostrò una certa insofferenza verso i formalismi liturgici, arrivando a considerare artificiali le divisioni tra le varie denominazioni cristiane. In testi come An Easter Greeting to Every Child Who Loves "Alice", riuscì a legare apertamente il piacere della letteratura e l'innocenza infantile ai temi della morte e della speranza cristiana nella resurrezione.
La storiografia recente ha anche dato maggiore attenzione al peso della fede in Dodgson. Charlie Lovett - due volte presidente della Lewis Carroll Society of North America - in Lewis Carroll: Formed by Faith, la considera un elemento centrale della sua vita interiore e collega ad essa la formazione religiosa, la scrittura, la logica, la fotografia, il teatro, la sessualità e i rapporti personali. Altri biografi invece la trattano come una componente importante, senza farne necessariamente la chiave unificante dell'intera attività di Dodgson.
Nel 1867 Dodgson compì il suo unico viaggio conosciuto fuori dalle isole britanniche, accompagnando l'ecclesiastico e teologo Henry Parry Liddon. Partirono il 13 luglio, attraversarono Belgio e Germania e raggiunsero San Pietroburgo e Mosca. Durante il ritorno passarono per varie città dell'Europa centrale. Nel diario Dodgson annotò l'arrivo con una frase molto breve, scrivendo di essere partito da Bingen per «l'ultima tappa, cioè Parigi».
Il soggiorno parigino mostra Dodgson lontano dalla sua vita abituale a Oxford. Dopo settimane di appunti minuziosi, il diario diventa più selettivo: registra chiese, passeggiate, quadri, teatri, fotografie acquistate e incontri occasionali. Il giorno dopo l'arrivo attraversò le Tuileries, gli Champs-Élysées e il Bois de Boulogne. Di Parigi notò soprattutto la quantità di bellezza naturale raccolta dentro la città, aggiungendo che non lo stupiva più che i parigini chiamassero Londra «una città triste».
Dodgson e Liddon condivisero alcuni momenti, ma seguirono spesso interessi diversi. All'Esposizione Universale si separarono quasi subito: Dodgson si concentrò sui quadri e sulle statue, mentre Liddon annotò soprattutto padiglioni e funzioni religiose. La sera Dodgson andò al Théâtre du Vaudeville, lodò la recitazione di una commedia e notò in particolare la bravura di una bambina attrice che, secondo lui, «non poteva avere più di sei anni».
Il confronto tra il diario di Dodgson e quello di Liddon mostra due modi diversi di vivere lo stesso viaggio. Liddon rimase più vicino agli interessi ecclesiastici e alla visita ordinata dell'Esposizione, mentre Dodgson cercò invece luoghi meno ritualistici, teatro, immagini, passeggiate e conversazioni con conoscenti di Oxford. Non tornò più sul continente, ma continuò a viaggiare in Inghilterra per visite familiari, fotografia, teatro e soggiorni estivi a Eastbourne.

Dopo le dimissioni dal lettorato nel 1881 Dodgson concentrò il lavoro sulla logica, sulla letteratura e sulla gestione delle proprie pubblicazioni. Continuò a vivere a Christ Church, mantenendo una vastissima corrispondenza e frequenti rapporti con familiari, attrici, artisti, editori e amici più giovani. Pubblicò Sylvie e Bruno nel 1889, Sylvie and Bruno Concluded nel 1893, Curiosa Mathematica: Pillow Problems nello stesso anno e Symbolic Logic, Part I nel 1896.
Nel gennaio 1898, durante un soggiorno presso le sorelle a Guildford, contrasse un'infezione respiratoria che si trasformò in polmonite. Morì il 14 gennaio, tredici giorni prima del sessantaseiesimo compleanno, e fu sepolto al Mount Cemetery di Guildford. La sua tomba reca il nome Charles Lutwidge Dodgson e la menzione dello pseudonimo Lewis Carroll.
Negli anni cinquanta dell'Ottocento Dodgson cominciò a pubblicare poesie, racconti brevi e testi umoristici. Scrisse per periodici locali e nazionali, tra cui The Comic Times, The Train, la Whitby Gazette e The Oxford Critic. In questi primi lavori provò registri diversi tra cui la parodia, i versi sentimentali, i nonsense, la satira scolastica o diversi giochi di forma. Alcuni testi rimasero legati all'occasione per cui erano nati, altri furono ripresi e rielaborati nelle raccolte poetiche successive.
Il nome «Lewis Carroll» comparve per la prima volta nel marzo 1856, sotto la poesia Solitude, pubblicata su The Train. Dodgson ricavò lo pseudonimo dal proprio nome: decise di trasformare «Charles Lutwidge» nel latino Carolus Ludovicus, poi riportò i due nomi in inglese e li invertì, passando da «Carroll Lewis» a «Lewis Carroll». Fra le varie possibilità proposte dall'autore, l'editore Edmund Yates scelse proprio questa forma.
La distinzione fra i due nomi rimase importante per tutta la vita. «Lewis Carroll» firmava racconti, poesie, giochi e libri per bambini, mentre «Charles L. Dodgson» restava invece il nome degli scritti matematici, logici, universitari ed ecclesiastici. Dodgson cercò anche di proteggere questa separazione: non amava che librai e giornalisti usassero apertamente il suo nome civile per pubblicizzare le opere firmate Lewis Carroll.

Nel 1856 Henry George Liddell divenne decano (dean in inglese) di Christ Church e si trasferì a Oxford con la moglie Lorina e i figli. Dodgson frequentò la famiglia e instaurò un rapporto particolarmente stretto con le tre figlie Lorina Charlotte, Alice Liddell ed Edith Mary. Le accompagnò diverse volte, insieme ad altri adulti, in passeggiate, escursioni fotografiche e gite in barca, durante le quali raccontava storielle inventate sul momento per intrattenere i bambini.
Il 4 luglio 1862 Dodgson e il reverendo Robinson Duckworth risalirono in barca l'Isis, come viene chiamato il Tamigi nel tratto di Oxford, verso Godstow con Lorina, Alice ed Edith Liddell. La gita partì nei pressi di Folly Bridge, dove nel 2023 la Lewis Carroll Society ha collocato una targa commemorativa per ricordare l'inizio della storia.
Durante il viaggio Dodgson improvvisò una storia su una bambina chiamata Alice che cadeva in una tana di coniglio. Secondo la ricostruzione della Lewis Carroll Society, al ritorno Alice ne fu talmente colpita da chiedergli di metterla per iscritto. Dodgson ne annotò i punti principali quella sera e il giorno seguente.

Da quel racconto nacque il manoscritto Le avventure di Alice Sottoterra (Alice's Adventures Under Ground), che Dodgson scrisse e illustrò di propria mano. Lo consegnò ad Alice Pleasance Liddell nel novembre 1864, con la dedica «un dono di Natale a una cara bambina in memoria di un giorno d'estate».
Il manoscritto era più breve del libro pubblicato l'anno dopo: comprendeva quattro capitoli e non conteneva ancora personaggi come il Cappellaio, la Lepre Marzolina e il Gatto del Cheshire.
La tradizione successiva trasformò quella giornata nella scena originaria di Alice, ma il rapporto fra Alice Liddell e la protagonista del libro è meno semplice di una dedica diretta. Dodgson sostenne in seguito che la sua Alice non fosse il ritratto di una bambina reale; diversi studiosi hanno però osservato che l'opera conserva numerosi legami con Alice Liddell: il nome della protagonista, il manoscritto donato a lei, la memoria della gita in barca, il racconto delle tre sorelle nel capitolo del Ghiro, il nome Dinah dato al gatto di Alice, che riprendeva quello di uno dei gatti della famiglia Liddell, e l'acrostico conclusivo di Attraverso lo Specchio (Through the Looking-Glass), che forma il nome «Alice Pleasance Liddell».
La stessa Alice reale non coincideva però con il carattere più calmo e addomesticato prodotta dalla fama del libro. Il Victoria and Albert Museum descrive la vera Alice Liddell come una bambina ostinata, precoce e molto curiosa, e Vanessa Tait, sua discendente, ha scritto che non fu affatto una musa passiva: insistette, comandò e spinse Dodgson a mettere per iscritto la storia.

Nel passaggio dal manoscritto al libro pubblicato cambiò anche l'immagine visiva della protagonista. L'Alice disegnata da Dodgson in Alice e le avventure sottoterra (Alice's Adventures Under Ground) non coincideva molto con Alice Liddell, e l'Alice resa celebre da sir John Tenniel e ritratta in Alice nel paese delle meraviglie assunse una fisionomia ancora diversa: capelli lunghi e biondi, volto regolare e un aspetto più vicino all'illustrazione vittoriana che al ritratto di una bambina reale.
Secondo Martin Gardner, agli inizi del 1864 Dodgson inviò a Tenniel una fotografia di Mary Hilton Badcock, un'altra sua giovane conoscente, suggerendola come possibile modello per la protagonista. La proposta mostra che Dodgson non pensava necessariamente all'Alice illustrata come a un ritratto diretto di Alice Liddell. Resta però discusso se Tenniel abbia davvero seguito quel suggerimento. Molti studiosi tra cui Michael Hancher ha sottolineato la debolezza delle prove e il fatto che Tenniel lavorava in larga misura seguendo principalmente il proprio repertorio grafico. In una lettera successiva Dodgson si lamentò anche del rifiuto di Tenniel di usare modelli dal vero.
Prima del completamento del manoscritto, Dodgson fece leggere la storia alla famiglia dello scrittore George MacDonald. L'entusiasmo dei figli di MacDonald lo incoraggiò a proporla per la pubblicazione. Alexander Macmillan accettò il progetto e Dodgson trasformò il racconto privato in un libro molto più ampio aggiungendo episodi, poesie, personaggi e portò la struttura a dodici capitoli. Dopo aver valutato altri titoli, tra cui Alice's Hour of Gold (L'ora d'oro di Alice) e Alice's Among the Fairies (Alice tra le fate), scelse Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (Alice's Adventures in Wonderland).

Il libro conserva l'origine orale e intima della storia, ma la supera rapidamente. Alice attraversa un mondo folle e regolato da logiche instabili, autorità arbitrarie, giochi linguistici o continue inversioni di senso. La trama è costruita come una serie di incontri: il Bianconiglio, il Bruco, la Duchessa, il Gatto del Cheshire, il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina, il Ghiro, la Regina di Cuori e gli animali del processo finale. Molti episodi parodiano poesie morali, lezioni scolastiche, buone maniere, conversazioni adulte e forme dell'educazione vittoriana.
Alcuni riferimenti rimandano direttamente alla gita in barca e al piccolo gruppo di bambine che ascoltò il primo racconto. Nel capitolo della «corsa Caucus», il Dodo è tradizionalmente identificato con Dodgson stesso, forse attraverso la forma balbettata del suo cognome. Il Duck (in inglese vuol dire anatra) richiama Robinson Duckworth, mentre il Lory (pappagallo) e l'Eaglet (acquilotto) rimandano alle sorelle di Alice, Lorina ed Edith Liddell.
Per le illustrazioni Dodgson ingaggiò sir John Tenniel, celebre disegnatore di Punch. Il rapporto fu produttivo ma complesso: Dodgson forniva indicazioni dettagliate su personaggi e composizione, mentre Tenniel difendeva la propria autonomia artistica. La prima tiratura di duemila copie, datata 1865, fu ritirata dopo che Tenniel giudicò insoddisfacente la stampa delle immagini. Alcune copie furono rilegate e distribuite negli Stati Uniti dall'editore Appleton e la nuova tiratura Macmillan, datata 1866, fu pubblicata alla fine del 1865.
Il libro ebbe un successo crescente presso bambini e adulti. Dodgson seguì personalmente revisioni, ristampe, traduzioni, prezzo, pubblicità e qualità tipografica. La fortuna di Alice rese lo pseudonimo Lewis Carroll internazionalmente noto e gli garantì un reddito considerevole, che impiegò anche per sostenere familiari, amici e opere benefiche. Nel 1889 pubblicò anche The Nursery “Alice”, una riscrittura abbreviata per bambini molto piccoli, con versioni colorate delle illustrazioni di Tenniel.

Il seguito, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (Through the Looking-Glass, and What Alice Found There) fu elaborato negli anni successivi e pubblicato nel dicembre 1871. Il libro riprende Alice come protagonista ma cambia struttura e immaginario. Non troviamo più la discesa sotterranea del Paese delle Meraviglie ma l'attraversamento dello specchio e un viaggio costruito secondo le mosse di una partita a scacchi. Vi compaiono figure diventate celebri come Jabberwocky, The Walrus and the Carpenter, Humpty Dumpty, i gemelli Tweedledum e Tweedledee, il Re Bianco, la Regina Bianca e la Regina Rossa.
La Regina Rossa è stata spesso accostata a Mary Prickett, governante dei figli Liddell, che Dodgson conosceva e che in alcune occasioni accompagnò le bambine. L'identificazione resta però interpretativa: la fonte più sicura è la descrizione data dallo stesso Carroll in Alice on the Stage, dove presentò il personaggio come una figura «formale e severa», «pedante al decimo grado» e come «l'essenza concentrata di tutte le governanti».
Il volume è incorniciato da due poesie rivolte ad Alice Liddell. La poesia introduttiva, Child of the pure unclouded brow, tematizza in modo profondamente nostalgico la distanza prodotta dal tempo e la paura di essere dimenticato. Quella conclusiva, A Boat Beneath a Sunny Sky, rievoca invece la gita estiva con le bambine e forma con le iniziali dei versi l'acrostico «Alice Pleasance Liddell». L'iscrizione del suo nome nell'ultima poesia rende esplicito il carattere memoriale e affettivo dell'opera.
Tenniel convinse Dodgson a eliminare un episodio, The Wasp in a Wig, perché lo giudicava inadatto all'illustrazione e poco efficace. Le prove dell'episodio perduto furono riscoperte nel XX secolo e pubblicate nel 1977 con introduzione e note di Martin Gardner.

La caccia allo Snark (The Hunting of the Snark) apparve nel 1876 con illustrazioni di Henry Holiday. Il poema nacque in modo insolito, a partire dalla fine. Nel luglio 1874 Dodgson si trovava a Guildford, dove assisteva il giovane cugino e figlioccio Charles Hassard Wilcox, malato di tubercolosi. Dopo una notte di veglia, durante una passeggiata, gli venne in mente il verso conclusivo e nonsense del libro: «For the Snark was a Boojum, you see», in italiano «Perché lo Snark era un Boojum, capisci».
Dodgson tornò su questa origine anche in Alice on the Stage, spiegando che il poema si era formato «a ritroso»: prima una sola riga, poi la strofa finale, quindi il resto del testo ma aggiunto poco alla volta. Disse anche di non sapere che cosa significasse quella frase quando la scrisse. Questo modo di nascere, da un verso oscuro, contribuì al tono inquieto dello Snark, molto diverso dalla comicità più luminosa dei libri di Alice.
Il poema narra la spedizione di un equipaggio di personaggi definiti quasi esclusivamente dalla professione, guidati dal Capitano (Bellman) nella ricerca dello Snark. Il finale, nel quale il Fornaio (Baker) scompare dopo aver incontrato un Boojum (una creatura particolarmente pericolosa che Carroll definisce "una varietà di Snark"), ha generato letture allegoriche, religiose, esistenziali e anche psicoanalitiche. Dodgson respinse più volte l'idea di un significato unico e prestabilito. In una lettera del 1897 a May Barber scrisse però che l'interpretazione che preferiva era quella dello Snark come allegoria della ricerca della felicità.
Il frontespizio reca una dedica a Gertrude Chataway, una bambina conosciuta da Dodgson nel 1875. La poesia dedicatoria è costruita come un doppio acrostico: le iniziali dei versi formano il nome «Gertrude Chataway» e, nello stesso tempo, il nome è distribuito nel testo in forma sillabica.
Per molti studiosi la combinazione fra dedica infantile, struttura nonsense e finale di sparizione rende The Hunting of the Snark uno dei testi più ambigui e forse cupi di Carroll: una poesia comica nella superficie, ma attraversata da immagini di perdita, paura e dissoluzione.
Il progetto di Sylvie e Bruno nacque da materiali molto anteriori, in particolare dal racconto Bruno's Revenge, pubblicato nel 1867. Dodgson riprese quel nucleo anni dopo e lo trasformò lentamente in un'opera molto più ambiziosa. Non cercava più soltanto il ritmo rapido e nonsense dei libri di Alice, ma voleva tenere insieme fiaba, satira sociale, religione, politica, giochi logici, canzoni e discussioni scientifiche. La materia crebbe tanto da essere divisa in due volumi: Sylvie and Bruno, uscito nel 1889, e Sylvie and Bruno Concluded, pubblicato nel 1893, entrambi illustrati da Harry Furniss.
Il risultato fu molto lontano dal successo di Alice. Il pubblico accolse l'opera con freddezza e le vendite furono modeste rispetto alla fortuna dei libri precedenti. Molti lettori trovarono difficile seguire l'alternanza fra il mondo realistico dell'Inghilterra vittoriana e quello fantastico di Elfland. Anche la critica la giudicò spesso discontinua, troppo lunga e troppo didattica. Paradossalmente, i passaggi comici e alcune poesie, come The Mad Gardener's Song, furono apprezzati più dell'intero romanzo.
Proprio questa irregolarità ha reso Sylvie e Bruno un'opera tarda difficile da classificare. Non possiede la compattezza narrativa di Alice nel Paese delle Meraviglie o di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, ma mostra con chiarezza interessi che accompagnarono Dodgson per tutta la vita: l'infanzia, la logica, la fede, la satira delle istituzioni, l'educazione morale e il gusto per i dispositivi mentali impossibili. La critica successiva ne ha rivalutato soprattutto l'ambizione formale e il tentativo, non sempre riuscito, di fondere romanzo realistico, fiaba e trattato morale.
Fra le altre e ultime opere letterarie figurano Phantasmagoria and Other Poems (1869), Rhyme? and Reason? (1883), A Tangled Tale (1885), Three Sunsets and Other Poems (1898) e numerosi prologhi, enigmi, lettere aperte, parodie e altro. Dodgson inoltre esercitò un controllo eccezionalmente attento sulla progettazione materiale dei libri: formato, carta, illustrazioni, copertine, prezzo, pubblicità, correzioni e ristampe.
I primi libri matematici di Dodgson furono concepiti per gli studenti di Oxford: A Syllabus of Plane Algebraical Geometry (1860), Two Books of Euclid e diversi altri. La sua impostazione era conservatrice nella difesa della geometria euclidea come strumento didattico, ma innovativa nella ricerca di dimostrazioni, schemi e procedimenti facilmente applicabili.
Nel 1866 Dodgson pubblicò Condensation of Determinants e nel 1867 An Elementary Treatise on Determinants. Il metodo oggi chiamato condensazione di Dodgson calcola il determinante di una matrice attraverso una successione di determinanti di ordine inferiore.
Dodgson considerava la logica uno strumento per disciplinare il ragionamento quotidiano oltre che matematico. In The Game of Logic (1886) presentò un tabellone e gettoni colorati per risolvere sillogismi.
Nel breve articolo A Logical Paradox (1894), noto come paradosso del barbiere, e soprattutto in What the Tortoise Said to Achilles (1895), Dodgson affrontò problemi relativi all'implicazione e alla giustificazione dell'inferenza. Il dialogo fra Achille e la Tartaruga mostra che l'aggiunta indefinita di premesse che autorizzano una regola non può sostituire l'atto di inferire; il testo è diventato un classico della filosofia della logica.
Dodgson ideò e adattò numerosi giochi. I Doublets, pubblicati dal 1879, chiedono di trasformare una parola in un'altra cambiando una lettera alla volta e passando sempre attraverso parole esistenti e oggi sono più noti come word ladders. Inventò inoltre giochi da tavolo come Lanrick, puzzle numerici, cifrari, sistemi mnemonici e procedimenti per organizzare tornei.
Costruì il nyctograph, una piccola griglia di cartone con aperture quadrate, accompagnata da un alfabeto formato da punti e linee. Il dispositivo gli consentiva di annotare pensieri al buio senza doversi alzare per accendere una lampada. Il mattino seguente poteva decifrare e trascrivere ciò che aveva scritto. Progettò anche un contenitore per francobolli accompagnato dal libretto umoristico Eight or Nine Wise Words about Letter-Writing (1890).

Dodgson iniziò a fotografare nel 1856. Acquistò una macchina fotografica e imparò a usare il procedimento al collodio umido, allora una delle tecniche più diffuse. Il metodo era lento e piuttosto impegnativo poiché la lastra di vetro doveva essere preparata, esposta e sviluppata prima che si asciugasse. Per questo servivano uno studio, una camera oscura portatile e molta attenzione alla luce, alla posa e ai tempi di esposizione.
A Christ Church allestì uno studio sul tetto e fotografò per circa ventiquattro anni, fino a interrompere quasi del tutto l'attività nel 1880. Dodgson non lavorava però in modo improvvisato, registrava infatti sedute e immagini in cataloghi personali, preparava costumi e scenografie, studiava la composizione e spesso regalava stampe ai soggetti o alle loro famiglie. Molte fotografie sono andate perdute, ma il catalogo ragionato di Edward Wakeling ricostruisce le immagini conservate, documentate o ricordate dalle fonti.

I suoi soggetti furono familiari, colleghi di Oxford, bambini, attrici, scrittori, artisti e membri dell'aristocrazia. Fotografò, fra gli altri, i figli di George MacDonald e Alfred Tennyson, Ellen Terry, Dante Gabriel Rossetti, la famiglia Rossetti, John Everett Millais, Michael Faraday e Thomas Huxley. I contatti con Oscar Gustave Rejlander, Reginald Southey e Julia Margaret Cameron mostrano che Dodgson non fu soltanto un dilettante isolato, ma partecipò alla cultura fotografica artistica dell'età vittoriana.
Dodgson realizzò circa tremila fotografie, ma ad oggi ne sopravvive meno di un migliaio. Secondo Roger Taylor, poco più della metà del corpus fotografico superstite raffigura bambine o ragazze giovani. Il dato riguarda quindi le immagini oggi conservate o documentate, non l'intera produzione originaria, della quale una grande parte è andata perduta o fu distrutta.

Le immagini vanno da semplici ritratti domestici a scene molto costruite, con abiti storici, costumi orientalistici, personaggi fiabeschi, piccole narrazioni e pose ispirate alla pittura. Lo studio sul tetto di Christ Church funzionava anche come uno spazio teatrale: Dodgson infatti preparava anche fondali, accessori, costumi e situazioni capaci di tenere ferme le modelle durante tempi di esposizione ancora lunghi.
Questo ambiente non era però separato dal resto della sua vita sociale. Le sue stanze a Christ Church furono ricordate da Ethel Arnold, altra amica-bambina di Carroll, come un luogo pieno di giochi, bambole meccaniche, rompicapi e oggetti destinati ai suoi giovani visitatori. In questo senso la fotografia di Dodgson nacque dentro una cultura privata fatta di teatro domestico, messa in scena e non soltanto dentro una pratica tecnica.

Secondo un testo della Lewis Carroll Society of North America, quando viaggiava Dodgson portava con sé una borsa nera con giochi, oggetti curiosi e copie di Alice da distribuire ai bambini conosciuti durante gli spostamenti.
Dodgson realizzò anche un numero limitato di fotografie di bambine nude o seminude. In alcune lettere presentò la nudità infantile come artisticamente bella e moralmente innocente, ma queste immagini restano fra gli aspetti più controversi della sua opera. Gli studiosi discutono ancora il loro significato, la loro circolazione privata e il rapporto fra convenzioni vittoriane, idealizzazione dell'infanzia e desiderio personale dell'autore. Brassaï, Helmut Gernsheim, Morton N. Cohen, Carol Mavor e Anne Higonnet hanno contribuito, con posizioni diverse, a trasformare queste fotografie da curiosità biografica in un problema centrale per leggere Carroll fotografo.
Dopo la morte di Dodgson, la sua fotografia fu a lungo meno considerata rispetto ai libri di Alice. Il recupero cominciò nel Novecento con Helmut Gernsheim e proseguì con gli studi di Morton N. Cohen, Roger Taylor, Edward Wakeling, Douglas R. Nickel, Lindsay Smith e Diane Waggoner. Oggi Dodgson è studiato come uno dei più importanti fotografi amatoriali vittoriani, capace di ritratti molto controllati e attento alla posa, allo sguardo, al costume e alla costruzione dell'immagine.

Dodgson frequentò assiduamente il teatro per gran parte della vita, nonostante le riserve diffuse in alcuni ambienti religiosi. Annotava spettacoli, interpreti, qualità della recitazione e reazioni del pubblico. Strinse anche amicizia con attrici e famiglie teatrali, tra cui Mario e Ellen Terry e Isa Bowman. Il teatro offriva un ambiente nel quale convergevano il suo interesse per l'infanzia, la performance, il costume, l'illusione scenica e il controllo dei dettagli.
Seguì da vicino la prima grande versione teatrale di Alice, adattata da Henry Savile Clarke con musiche di Walter Slaughter e rappresentata dal dicembre 1886. Dodgson intervenne anche su copione, dialoghi, costumi, pubblicità e scelta degli interpreti, e approvò la giovane Phoebe Carlo nel ruolo di Alice.
Inoltre la corrispondenza con Savile Clarke documenta il suo tentativo di preservare tono, personaggi e reputazione dell'opera nel passaggio alla scena.
I rapporti con gli illustratori furono altrettanto intensi. Con Tenniel discusse centinaia di particolari iconografici, con Henry Holiday progettò La caccia allo Snark; con Harry Furniss lavorò ai due volumi di Sylvie and Bruno.
La corrispondenza occupò una parte estremamente importante della vita quotidiana di Dodgson. Dal gennaio 1861 tenne un registro sistematico della posta inviata e ricevuta, nel quale annotava lettere, biglietti, pacchi e altri invii. Alla fine della sua vita il registro aveva raggiunto il numero 98.721.
Dodgson era molto preciso nell'organizzazione della corrispondenza. Conservava copie di numerose lettere, compilava elenchi dei destinatari, registrava le date delle risposte e ricorreva ad abbreviazioni e sistemi di classificazione.
I destinatari appartenevano ad ambienti molto diversi: familiari, colleghi di Oxford, matematici, ecclesiastici, editori, illustratori, attori, attrici e personalità pubbliche. Una parte consistente della corrispondenza superstite fu però indirizzata a bambine e giovani amiche. Fra le giovani destinatarie più note figurano Alexandra "Xie" Kitchin, Gertrude Chataway, Isa Bowman, Beatrice ed Ethel Hatch, Edith Rix, May Mileham ed Enid Stevens. Le lettere potevano contenere racconti, giochi di parole, indovinelli, disegni, consigli, inviti o ricordi di incontri. Molto spesso accompagnavano libri, fotografie e piccoli doni. In alcuni casi lo scambio continuò anche quando le destinatarie erano ormai adulte.
Molte lettere erano rivolte anche ai genitori e agli altri componenti delle famiglie delle giovani corrispondenti.
Solo una parte delle lettere di Dodgson è stata pubblicata. La raccolta in due volumi curata da Morton N. Cohen e Roger Lancelyn Green riunisce un'ampia selezione della corrispondenza, ma numerosi gruppi di lettere sono apparsi in edizioni separate o rimangono ancora inediti. La dispersione del materiale rende la corrispondenza uno degli aspetti della sua biografia ancora più aperti a nuove scoperte.
In italiano una selezione importante della corrispondenza è stata pubblicata da Einaudi con il titolo Cara Alice... Lettere di Charles Lutwidge Dodgson, nell'edizione curata da Masolino D'Amico, che contribuì anche alla ricezione italiana di Carroll come traduttore e studioso.

Il rapporto con la famiglia del decano Henry Liddell fu centrale fra la seconda metà degli anni cinquanta e il 1863. Henry e Lorina Liddell ebbero dieci figli; tra quelli che entrarono più direttamente nella cerchia di Dodgson vi furono Edward Henry, detto Harry, Lorina Charlotte, Alice Pleasance ed Edith Mary.
Dodgson conobbe dapprima Harry e Lorina, poi il rapporto si concentrò soprattutto sulle tre sorelle: Lorina, Alice ed Edith. Le fotografò, frequentò la casa del decano, organizzò escursioni e divenne per loro un narratore privilegiato. Al tempo della gita in barca del 4 luglio 1862 Lorina aveva tredici anni, Alice dieci ed Edith otto.
La familiarità quotidiana cessò bruscamente intorno al giugno 1863. La pagina del diario relativa a quel periodo non è conservata e le cause esatte dell'allontanamento non sono note.
La fine dell'intimità familiare non significò assenza assoluta di contatti, ma i rapporti successivi furono rari e molto più formali. Dopo alcuni anni di distanza, Dodgson fotografò nuovamente Alice e Lorina nel 1870. Continuò però ad avere rapporti di circostanza con il padre delle bambine, Henry Liddell, nell'ambiente di Christ Church.
Nel 1885 scrisse ad Alice, ormai sposata Hargreaves, per chiederle in prestito il manoscritto di Le avventure di Alice sottoterra (Alice's Adventures Under Ground) e prepararne il facsimile.
Le lettere note fra Dodgson e Alice adulta riguardano soprattutto il prestito del manoscritto e la preparazione del facsimile, ma non documentano una ripresa dell'antica amicizia. In una di esse Dodgson ricordò Alice come la sua «ideale amica bambina» e aggiunse di aver avuto molte altre amiche-bambine dopo di lei, «ma sono state una cosa del tutto diversa».
Secondo il resoconto di Caryl Hargreaves, figlio di Alice Liddell, l'interesse di Dodgson per i bambini era rivolto quasi esclusivamente alle bambine fino a circa dodici anni. Caryl raccontò che, dopo la nascita del primo figlio di Alice, Dodgson le chiese se poteva inviare una copia rilegata di Alice alla sua «piccola figlia, che senza dubbio si chiama Alice». Quando Alice rispose di non avere una figlia e gli chiese di fare da padrino al figlio maggiore, Dodgson non rispose e non diede ulteriore seguito alla cosa.
Le memorie adulte di Alice conservarono calore per i racconti e le gite dell'infanzia, ma non documentano un'amicizia adulta continuativa paragonabile a quella degli anni precedenti il 1863.
Dei tredici diari privati di Dodgson sopravvivono nove volumi. Mancano quattro volumi interi e alcune pagine furono tagliate dai quaderni rimasti. La perdita dei volumi non è spiegata con certezza, mentre le pagine rimosse mostrano un intervento deliberato sul materiale conservato. Per questo i diari sono una delle parti più delicate della biografia di Carroll: documentavano la sua vita quotidiana, ma potevano anche aiutare a chiarire alcune lacune degli anni centrali della sua formazione adulta.
Le parti mancanti appartengono soprattutto al periodo compreso fra il 1853 e il 1863, quando Dodgson aveva fra ventuno e trentuno anni. In quegli anni attraversò momenti di forte inquietudine religiosa e personale e compose anche molta poesia amorosa. La coincidenza fra queste lacune, la crisi interiore documentata nei diari superstiti e il successivo controllo familiare sulle carte ha alimentato diverse ipotesi ma non permette una ricostruzione definitiva.
Il caso più discusso riguarda la pagina del 27 giugno 1863, cioè il periodo della rottura con la famiglia Liddell. Una spiegazione diffusa sostenne che quella pagina potesse essere stata rimossa per nascondere una proposta di matrimonio o un episodio compromettente legato ad Alice Liddell. Karoline Leach collegò invece il caso al documento noto come Cut pages in diary, un appunto familiare compilato dopo la morte di Dodgson.
Secondo quell'appunto, la signora Liddell parlò a Dodgson di alcune voci circolate in casa. Le voci riguardavano la governante della famiglia e una persona indicata come «Ina», nome che può riferirsi alla figlia maggiore Lorina, allora quattordicenne, ma che era usato anche per la madre. La governante era Mary Prickett, spesso indicata dagli studiosi come una possibile fonte per la Regina Rossa di Attraverso lo Specchio: un personaggio severo, autoritario e pedante.
Il documento è importante perché sposta l'attenzione dalla sola Alice Liddell al clima più ampio dei rapporti fra Dodgson e la casa del decano. Non risolve però il problema di fondo: Philip Dodgson Jacques, nipote di Carroll, riferì di averlo scritto dopo la morte dello scrittore sulla base di informazioni familiari, ma non vide direttamente le pagine originali. Per questo gli studiosi ad oggi lo usano come indizio rilevante ma non come prova conclusiva di ciò che avvenne nel giugno 1863.
Morton N. Cohen interpretò la rottura nel quadro di un forte investimento emotivo verso Alice Liddell. Karoline Leach propose invece che la vicenda fosse stata deformata e che i pettegolezzi potessero riguardare una persona diversa o essere stati fraintesi.
Dodgson chiamava amiche-bambine (child-friends) numerose giovani conosciute attraverso famiglie, vacanze, teatro, fotografia e corrispondenza. Le relazioni variavano molto: alcune furono brevi, altre continuarono attraverso adolescenza, matrimonio e vita adulta delle giovani. Spesso coinvolgevano direttamente anche madri, padri e fratelli. Non si trattava soltanto di lettere affettuose o giochi epistolari. Dodgson organizzava visite, gite, fotografie, spettacoli teatrali e incontri con adulti influenti. Regalava copie firmate dei suoi libri, inviava doni e in alcuni casi contribuì alle spese di formazione delle giovani amiche, pagando o procurando lezioni di francese, arte, canto e dizione.
Questa cura poteva diventare anche molto concreta. Collingwood, nipote di Carroll, ricordò che, quando amici in difficoltà gli chiedevano prestiti, Dodgson preferiva spesso trasformarli in doni. Aggiunse anche che aiutò alcune amiche-bambine interessate al teatro o alla musica, pagando lezioni e sollecitando conoscenti perché assistessero ai loro primi concerti o recital. Nel caso di Isa Bowman, giovane attrice legata alla versione teatrale di Alice, Dodgson si adoperò perché ricevesse lezioni di dizione da Ellen Terry, alla quale scrisse nel 1890 per ringraziarla dell'aiuto dato alla ragazza.
Molte testimonianze delle stesse amiche-bambine sono molto affettuose. Isa Bowman lo ricordò come un amico e maestro amato, Beatrice Hatch descrisse le sedute fotografiche come un gioco fatto di costumi, oggetti di scena e visite allo studio. Questi ricordi mostrano che molte bambine vissero il rapporto con Dodgson come un'esperienza di attenzione, gioco e protezione adulta.
Accanto a queste memorie affettuose esistono però lettere più problematiche. Nel maggio 1879 Dodgson scrisse ad Anthony Lawson Mayhew, padre di Ruth, Ethel e Janet Mayhew, discutendo la possibilità di fotografare le figlie con il minimo possibile di abiti. Nella lettera ragionò sui bathing-drawers, cioè pantaloncini o calzoncini da bagno, ma aggiunse che Ethel e Janet sarebbero apparse «molto meglio» senza. Quando la famiglia concesse solo una seduta controllata, con la presenza della madre, Dodgson rifiutò la proposta e scrisse che avrebbe preferito non fotografare più le bambine se non completamente vestite. L'episodio è spesso citato dagli studiosi come uno dei documenti più espliciti sulle tensioni fra estetica, desiderio, controllo familiare e fotografia di nudo infantile nella sua opera.
Una tradizione biografica novecentesca sostenne che egli interrompesse sistematicamente i rapporti quando le bambine raggiungevano la pubertà. Karoline Leach ed Edward Wakeling hanno mostrato che questa regola non corrisponde al corpus documentario: molte corrispondenti erano adolescenti o adulte e diversi legami durarono decenni. Resta però distinto il tema della particolare attenzione affettiva, estetica e fotografica di Dodgson per le bambine, soprattutto in età prepubere, discusso in modo diverso dagli studiosi.
Dodgson intrattenne inoltre amicizie significative con donne adulte, comprese attrici, artiste, madri delle bambine, parenti e corrispondenti intellettuali. Fra esse vi furono Ellen Terry, Marion Terry, Gertrude Thomson, Edith Rix, la scultrice Alice Havers e numerose donne sposate.
Secondo Cohen, queste amicizie adulte non documentano però relazioni amorose o sessuali: nelle fonti note infatti non emerge una vita sentimentale adulta stabile o verificabile.
Le prime biografie familiari presentarono Dodgson come un uomo quasi asessuale caratterizzato da innocenza, timidezza e amore spirituale per l'infanzia. Nel XX secolo la diffusione delle fotografie, la psicoanalisi e una nuova attenzione alla sessualità vittoriana produssero letture più problematiche. Florence Becker Lennon e Phyllis Greenacre interpretarono l'opera e la biografia in termini psicodinamici. Helmut Gernsheim, Martin Gardner e soprattutto Morton N. Cohen considerarono plausibile una componente erotica o sessuale nell'attrazione per le bambine.
Cohen descrisse Dodgson come un uomo probabilmente incapace di riconoscere apertamente la natura del proprio desiderio, ma capace di trasformarlo e sublimarlo in fotografia, fantasia letteraria, idealizzazione estetica e relazioni socialmente controllate. La sua interpretazione riguarda l'orientamento del desiderio e il suo possibile investimento erotico, non l'esistenza di abusi sessuali documentati, per i quali non sono note prove dirette.
Karoline Leach mise in discussione Cohen e quello che chiamò il «mito di Carroll», cioè l'immagine di un uomo quasi isolato dal mondo adulto, interessato soltanto alle bambine e privo di relazioni sentimentali o sociali mature. Secondo Leach, questa immagine nacque anche dal modo in cui la famiglia selezionò e rese pubbliche le carte di Dodgson, lasciando in ombra molte relazioni con donne adulte. Edward Wakeling ha poi ricostruito in modo più ampio la sua cerchia sociale e ha criticato alcune letture moderne basate su fotografie attribuite a Carroll senza prove sufficienti. Questi studi hanno corretto errori importanti, ma non hanno chiuso il dibattito sul significato del suo interesse per l'infanzia femminile.
Cohen respinse duramente la lettura di Leach: già nel titolo del suo articolo sul Times Literary Supplement definì Leach e gli studiosi a lei vicini «apologeti falliti» della sessualità di Carroll, accusandoli di costruire ipotesi troppo ampie a partire da congetture, lacune documentarie e indizi difficili da verificare.
James Kincaid, Carol Mavor, Anne Higonnet e altri hanno letto Dodgson dentro la cultura vittoriana, dove l'infanzia era spesso descritta come innocente e, nello stesso tempo, caricata di significati estetici ed erotici. Katherine Wakely-Mulroney ha insistito su un punto piuttosto decisivo: negli studi su Carroll le prove sono incomplete, spesso filtrate dalla famiglia e facilmente piegate in direzioni opposte. Da un lato c'è il rischio di trasformare ipotesi in fatti e dall'altro quello di usare il contesto vittoriano per rendere innocuo ogni elemento problematico.
Per diversi studiosi però questa lettura contestuale non equivale a una normalizzazione completa del caso Dodgson. Catherine Robson, pur riconoscendo l'importanza dell'argomento di Kincaid, ha osservato che non bisogna sovrapporre momenti storici diversi né ignorare la questione del genere. Per lei il problema non è negare la possibile presenza del desiderio ma cercare di capire quali forme culturali esso assumesse prima della medicalizzazione moderna.
Altri ricercatori hanno mantenuto aperta la specificità del caso Carroll. Jan Susina, recensendo la biografia di Cohen, ha indicato nella ricostruzione documentaria di lettere, diari e registri un modo per ridurre la pura speculazione critica. Cohen stesso respinse poi duramente le letture che considerava apologetiche. Anche studi più recenti, come quello di John Bale sulle attività balneari di Carroll, collocano l'interesse per le bambine dentro pratiche vittoriane di gioco e vacanza, ma senza risolverlo in una semplice consuetudine d'epoca.
Il richiamo al contesto vittoriano non elimina però la specificità del caso Dodgson. Da un lato, Leach e Wakeling hanno mostrato che la sua vita sociale non fu limitata alle bambine e che alcune interpretazioni moderne hanno trasformato congetture in fatti; dall'altro, le fotografie superstiti, le lettere e il linguaggio delle child-friends documentano una concentrazione particolarmente forte e continuativa sull'infanzia femminile. Le lettere ai Mayhew, in cui Dodgson discusse direttamente la possibilità di fotografare bambine con pochissimi abiti o senza vestiti, mostrano inoltre che anche nel suo ambiente quelle richieste potevano incontrare limiti, esitazioni e obiezioni familiari. Per questo il contesto storico aiuta a capire il linguaggio e le convenzioni dell'epoca, ma non basta da solo a risolvere il problema biografico posto dal suo interesse per le bambine.
Una posizione prudente nella storiografia recente consiste quindi nel distinguere i piani: Dodgson ebbe una preferenza affettiva ed estetica molto forte e documentata per le bambine, e alcune fotografie o lettere possono essere lette come erotizzate. Allo stesso tempo non sono note prove documentarie di abusi sessuali. Per questo gli studiosi tendono a separare i fatti verificabili dalle interpretazioni.
Nel 2015 il documentario della BBC The Secret World of Lewis Carroll presentò una fotografia di nudo conservata al Musée Cantini di Marsiglia e indicata in alcuni archivi come ritratto di una giovane Lorina Liddell. L'identificazione del soggetto e l'attribuzione a Dodgson restano però controverse: il programma stesso riconobbe l'assenza di una provenienza diretta che collegasse l'immagine a Carroll, mentre Edward Wakeling dichiarò di aver già esaminato la fotografia nel 1993 e di non ritenerla opera sua.
Le testimonianze descrivono Dodgson come una personalità riservata, ma capace di grande vivacità sociale e di profonda ironia. La balbuzie era evidente in alcune situazioni, ma poteva attenuarsi quando raccontava storie o parlava con bambini e persone conosciute. Era abile nella mimica, nei giochi di parole, nelle sciarade e nell'intrattenimento. Dodgson amava cantare, recitare e organizzare giochi. La tradizionale immagine di un uomo sempre timido, goffo e incapace di rapporti adulti è stata ridimensionata dalla pubblicazione integrale dei diari e dall'esame della sua rete sociale.
Il ricordo di Isa Bowman mostra bene questa combinazione di timidezza, controllo e gioco. Bowman lo descrisse come eccentrico nell'abbigliamento: non portava il cappotto neppure nel freddo più intenso e usava in ogni stagione guanti di cotone grigi e neri. Ricordò anche il passo irregolare e goffo, che attribuiva a un disturbo al ginocchio.
Bowman raccontò inoltre che Dodgson detestava essere fotografato, ritratto o trasformato in oggetto di curiosità pubblica. Ricordò come unico episodio vicino a un litigio un giorno in cui, da bambina, cominciò a fargli una caricatura sul retro di una busta: Dodgson se ne accorse, arrossì, strappò il disegno e lo gettò nel fuoco, per poi tornare subito da lei, prenderla tra le braccia e baciarla «con trasporto», secondo il ricordo della stessa Bowman. L'episodio mostra quanto fosse sensibile al controllo della propria immagine e quanto il rapporto con le bambine potesse alternare imbarazzo, tenerezza e teatralità.
La sua precisione poteva diventare anche comica. Bowman ricordò che correggeva con irritazione le esagerazioni infantili, come «morire dal ridere» o mandare «milioni di baci», ma spesso trasformava il rimprovero in gioco logico. In una lettera del 1890 calcolò scherzosamente quanto tempo gli sarebbe servito per restituire davvero milioni di abbracci e baci. Anche il tè seguiva una piccola procedura: secondo Bowman lo preparava da sé e camminava per la stanza facendo oscillare la teiera per dieci minuti esatti, perché l'infusione riuscisse bene.
Oltre alla sordità parziale e alla tosse ricorrente, soffrì in alcune occasioni di episodi visivi e neurologici descritti nei diari. Sono state formulate diagnosi retrospettive di emicrania con aura ed epilessia, ma le fonti non consentono certezze cliniche. Il termine «sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie», coniato nel XX secolo per distorsioni percettive di dimensione e forma, deriva dall'opera letteraria e non prova che Dodgson ne soffrisse.
È stata talvolta avanzata anche l'ipotesi che Dodgson fosse nato mancino e fosse stato costretto da bambino a usare la mano destra. Martin Gardner, discutendo questa interpretazione proposta da Florence Becker Lennon, osservò però che le prove disponibili sono molto fragili e che l'ipotesi non può essere usata con sicurezza per spiegare la sua scrittura speculare o il gusto per le inversioni nei libri di Alice.
Dodgson fu generalmente conservatore nella politica britannica e nella struttura sociale, ma le sue posizioni non furono uniformemente convenzionali. Era legato all'istituzione monarchica, all'aristocrazia e alla vita di Christ Church, e poteva mostrare atteggiamenti classisti tipici del proprio ambiente. Al tempo stesso sostenne riforme tecniche dei sistemi elettorali, criticò procedure amministrative inefficienti e intervenne con ostinazione nelle controversie interne del college.
Si oppose alla vivisezione in Some Popular Fallacies about Vivisection (1875), sostenendo che la ricerca scientifica non potesse giustificare una sofferenza animale illimitata.
Mostrò interesse per fenomeni psichici e fu fra i primi membri della Society for Psychical Research, senza sviluppare un sistema occultista. Nelle opere logiche e nelle lettere insistette sul significato preciso delle parole, sulla distinzione fra assunzioni e conclusioni e sulla necessità di rendere esplicite le regole dell'argomentazione.
I libri di Alice furono accolti inizialmente come narrativa per bambini, ma già in età vittoriana conquistarono un vasto pubblico adulto. La loro ricezione si è sviluppata in direzioni filologiche, linguistiche, matematiche, filosofiche, psicoanalitiche, politiche e artistiche. Le annotazioni di Martin Gardner, pubblicate a partire dal 1960 e progressivamente ampliate, hanno avuto un ruolo decisivo nel mostrare riferimenti scolastici, giochi matematici, parodie poetiche, persone reali e contesti vittoriani.
Parole e portmanteau di Carroll entrarono nell'inglese comune, fra cui chortle e galumph. Jabberwocky divenne un testo paradigmatico per lo studio di come sintassi e morfologia possano produrre significato anche attraverso parole inventate.
Nel Novecento l'opera influenzò autori e artisti modernisti e surrealisti, la letteratura fantastica, il teatro dell'assurdo, il cinema, l'illustrazione, la musica e la cultura psichedelica. Le numerose traduzioni hanno dovuto reinventare giochi di parole e parodie locali. Il progetto Alice in a World of Wonderlands ha documentato la diffusione internazionale e le strategie traduttive in decine di lingue.
La reputazione personale attraversò trasformazioni radicali: dal ritratto edificante del nipote Collingwood alla lettura psicoanalitica, dalla biografia di Cohen al revisionismo di Leach e Wakeling, fino agli studi su fotografia, religione, reti sociali e storia della sessualità. La continua emersione di lettere, fotografie e carte archivistiche rende la biografia un campo ancora aperto.
La diffusione internazionale cominciò già sotto il controllo dell'autore. Le prime traduzioni autorizzate di Wonderland apparvero in tedesco e francese nel 1869, in svedese nel 1870 e in italiano nel 1872. La versione italiana, Le avventure d'Alice nel Paese delle Meraviglie, fu realizzata da Teodorico Pietrocòla Rossetti e pubblicata da Macmillan e da Ermanno Loescher. Dodgson seguiva con attenzione la resa dei giochi di parole e chiedeva ai traduttori di sostituire, quando necessario, le parodie inglesi con equivalenti riconoscibili nella cultura d'arrivo.
Le opere hanno generato migliaia di illustrazioni, riduzioni teatrali, film, opere musicali, fumetti, videogiochi e riscritture. Gli adattamenti hanno spesso fuso episodi dei due libri di Alice e modificato l'aspetto della protagonista fissato da Tenniel. L'influenza riguarda tanto le versioni per bambini quanto opere sperimentali, politiche e psicologiche che utilizzano Wonderland come modello di identità instabile, linguaggio arbitrario e autorità assurda.
Nel 1982 una pietra commemorativa fu collocata nel Poets' Corner dell'Abbazia di Westminster. La Lewis Carroll Society britannica, fondata nel 1969, e la Lewis Carroll Society of North America, fondata nel 1974, pubblicano periodici, monografie, atti, edizioni di fonti e ricerche bibliografiche.
La fortuna italiana delle opere di Carroll è documentata da una lunga serie di traduzioni. Una tappa importante fu la versione italiana di The Annotated Alice di Martin Gardner, tradotta e aggiornata da Masolino D'Amico e pubblicata da Longanesi nel 1971, poi riveduta nel 1978: l'edizione contribuì alla diffusione in Italia delle annotazioni critiche e dei testi originali delle poesie di Carroll. Un'edizione successiva pubblicata da Oscar Mondadori riunì Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio nella traduzione e con le note di D'Amico, accompagnate dall'introduzione di Pietro Citati e dalle illustrazioni di John Tenniel. D'Amico curò inoltre l'edizione italiana della selezione epistolare Cara Alice… Lettere di Charles Lutwidge Dodgson e pubblicò lo studio Lewis Carroll attraverso lo specchio.
La produzione di Dodgson comprende libri, articoli, contributi periodici, fogli volanti e centinaia di pamphlet. L'elenco seguente raccoglie soltanto le opere principali. Per una bibliografia descrittiva delle pubblicazioni apparse durante la sua vita si veda Charlie Lovett, Charles L. Dodgson (Lewis Carroll): A Bibliography of Works Published in His Lifetime (2024).
Le carte di Dodgson sono disperse fra istituzioni britanniche e statunitensi e collezioni private. La dispersione deriva principalmente dalla distribuzione originaria delle lettere, dalle vendite della famiglia, dal collezionismo novecentesco e dalla distruzione o perdita di parti dei diari.
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