La locuzione latina medice, cura te ipsum, tradotta letteralmente, significa medico, cura te stesso e si legge nel Vangelo secondo Luca (4, 23) nella sua traduzione in latino presente nella Vulgata. Essa deriva originariamente da un midrash ebraico.
Questa locuzione, usata per deplorare il comportamento di coloro che biasimano i difetti altrui senza guardare ai propri, trova un suo corrispettivo nella metafora, di nuovo evangelica, della pagliuzza che è nell'occhio del vicino più facile a vedersi della trave che è pure nello stesso Vangelo secondo Luca (Luca, 6, 41) e come parte della parabola evangelica La pagliuzza e la trave contenuta anche nel Vangelo Secondo Matteo. In Matteo, il concetto è anche presente nel Discorso della Montagna.
Tale concetto ha riscontri anche in altre fonti e culture. Un esempio viene dal favolista greco Esopo, che ha illustrato questo atteggiamento nel seguente modo: gli uomini portano due bisacce, una davanti a loro, l'altra alle loro spalle, ma quella davanti è piena dei difetti altrui, che quindi sono sempre sotto i nostri occhi, mentre l'altra è ricolma dei nostri difetti, quindi invisibili ai nostri occhi. La stessa fiaba fu ripresa anche dal romano Fedro. Nella cultura greca, il concetto è anche espresso dal coro del Prometeo incatenato.
Il concetto è riportato anche in altri passi della cultura ebraica. In particolare, essa è presente nella Genesis Rabbah 23:4.