Diocesi di Acqui

Diocesi di Acqui
Dioecesis Aquensis
Chiesa latina
Suffraganea dell'arcidiocesi di Torino
Regione ecclesiasticaPiemonte
 
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
 
VescovoLuigi Testore
Vicario generalePaolo Parodi
Vescovi emeritiPier Giorgio Micchiardi
Presbiteri89, di cui 72 secolari e 17 regolari
1.426 battezzati per presbitero
Religiosi18 uomini, 149 donne
Diaconi22 permanenti
 
Abitanti135.516
Battezzati127.000 (93,7% del totale)
StatoItalia
Superficie1.751 km²
Parrocchie115 (7 vicariati)
 
ErezioneIV secolo
Ritoromano
CattedraleSanta Maria Assunta
Santi patroniSan Guido
IndirizzoPiazza Duomo 9, 15011 Acqui Terme [Alessandria], Italia
Sito webwww.diocesiacqui-piemonte.it
Dati dall'Annuario pontificio 2024 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo vescovile.
L'ex seminario della diocesi.
La basilica minore di San Pietro di Acqui.

La diocesi di Acqui (in latino Dioecesis Aquensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Torino appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2023 contava 127.000 battezzati su 135.516 abitanti. È retta dal vescovo Luigi Testore.

Territorio

Il territorio della diocesi si estende per 1.683 km², di cui circa il 70% in Piemonte e il restante circa 30% in Liguria. A livello provinciale la suddivisione è la seguente: provincia di Alessandria circa 47%, provincia di Savona il 23%, provincia di Asti circa 22%, città metropolitana di Genova circa il 7% e provincia di Cuneo meno dell'1%. Comprende la città di Acqui Terme e i seguenti comuni:

La diocesi confina con le diocesi di Alba e di Mondovì a ovest, di Genova e Savona-Noli a sud, di Tortona a est, di Asti e Alessandria a nord.

Sede vescovile è la città di Acqui Terme, dove si trova la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. Nella stessa città sorge anche la basilica minore di San Pietro.

Parrocchie e zone pastorali

Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Acqui.

La diocesi è suddivisa in 115 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali:

  • zona pastorale Acquese-Alessandrina (27 parrocchie);
  • zona pastorale delle Due Bormide (20 parrocchie);
  • zona pastorale Ovadese-Genovese (23 parrocchie);
  • zona pastorale di Nizza-Canelli (29 parrocchie);
  • zona pastorale Savonese (15 parrocchie).

Storia

La presenza di una comunità cristiana nel I secolo è attestata da una lapide ritrovata nel 1660 in un cimitero cittadino. Le decorazioni nella cattedrale seguono la tradizione e mostrano papa Silvestro I che nel 323 fonda la diocesi; protovescovo è san Maggiorino, da sempre venerato come patrono della diocesi. I primi vescovi sono documentati da una pergamena dell'XI secolo, ritenuta degna di fede, la quale tuttavia ignora gli unici due vescovi di Acqui storicamente documentati nei primi otto secoli: Ditario, la cui lastra sepolcrale, scoperta nel 1753, riporta come data di morte il 488; e Valentino, che prese parte al concilio romano del 680 indetto da papa Agatone per condannare l'eresia monotelita.

Fino al V secolo lo sviluppo della Chiesa locale è continuo, tanto che si può dire che alla fine di quel secolo tutta la popolazione fosse cristiana, ma a partire dalla fine del V secolo, con l'inizio delle invasioni barbariche, cominciò un periodo di sofferenze che durò più di quattro secoli, senza dimenticare che nel 905 e nel 936 due invasioni di pirati saraceni ridussero la popolazione in condizioni drammatiche. Questa situazione potrebbero spiegare il vuoto di quattro secoli nella lista dei vescovi riportata dal dittico di Acqui; infatti si conoscono vescovi solo a partire dalla metà del IX secolo con Odalberto, che intervenne nell'844 all'incoronazione del re Ludovico II, e con Ragano, che vent'anni dopo partecipò a un concilio celebrato dal metropolita Tadone di Milano, di cui il vescovo acquese era suffraganeo.

A partire dal X secolo, la serie episcopale si fa più continua e completa. Al vescovo Adalgiso, l'imperatore Ottone I concesse un diploma che definiva i diritti giurisdizionali dell'episcopato sulla città e il contado acquese; questo privilegio fu ripetuto al vescovo Benedetto nel 978, al quale fu concessa la giurisdizione sulla città e sul territorio circostante per un raggio di tre miglia, e al vescovo Primo nel 996, con l'aggiunta di alcuni castelli e pievi.

Secondo l'antica lista episcopale acquese, fu il vescovo Primo, a cavallo fra X e XI secolo, a dare avvio alla costruzione della nuova cattedrale cittadina, trasferendola dalla chiesa extra moenia di San Pietro; la nuova cattedrale fu consacrata da san Guido I nel 1067. In questo stesso periodo troviamo le prime attestazioni di una suddivisione del territorio diocesano in pievi.

Nel 1175 venne eretta da papa Alessandro III la diocesi di Alessandria con territorio sottratto in parte a quello di Acqui. Ne nacque un lungo contenzioso fra le due città, che si aggravò nel 1180 quando lo stesso papa decise l'unione delle due diocesi e il trasferimento della curia vescovile ad Alessandria. Questa decisione rimase lettera morta, come pure quella di papa Innocenzo III che nel 1206 stabilì l'unione aeque principaliter delle due sedi. Quando il vescovo Ugo Tornielli decise di trasferirsi ad Alessandria, provocò la dura reazione degli acquesi che portò il papa alla decisione di destituire Ugo e di far procedere all'elezione di un nuovo vescovo, Anselmo. Da questo momento, fino al 1405, la diocesi di Alessandria, governata da un arcidiacono, rimase unita a quella di Acqui, che fu la sede unica del vescovo e della curia diocesana.

Nel 1450, per eleggere il nuovo vescovo Tommaso Deregibus, il Capitolo della cattedrale dovette riunirsi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie nel vicino paese di Visone, poiché in città imperversava una terribile epidemia di peste.

Nel XVI secolo si deve soprattutto al vescovo Pietro Fauno (1558-1585) l'attuazione dei decreti di riforma stabiliti dal concilio di Trento, tra cui la fondazione del seminario vescovile nel 1566. Intenso fu lo scambio epistolare tra Pietro Fauno e san Carlo Borromeo, da cui emerge un quadro di parrocchie in condizioni di estrema povertà, benché animate da un intenso fervore religioso.

Nel periodo tra il 1625 e il 1648 l'invasione di francesi e spagnoli e le loro lotte per il controllo del territorio causarono un peggioramento della situazione economica locale e l'epidemia di peste del 1630 e 1631 decimò la popolazione. In questo periodo emerse la figura del vescovo Gregorio Pedroca che si dedicò alla cura degli appestati, tanto da esserne contagiato.

Il vescovo Carlo Antonio Gozzano (1675-1721) ottenne dall'imperatore Leopoldo I, mediante un diploma del 23 marzo 1699, la conferma di svariati privilegi concessi dagli imperatori ai suoi predecessori, tra i quali quello del titolo di principe del Sacro Romano Impero, nella realtà mai accordato da nessun sovrano in precedenza. In virtù di tale diploma, quindi, il titolo, dapprima fondato sulla base di una lettura capziosa di diplomi medievali, divenne legittimo.

Ne Settecento il vescovo Carlo Giuseppe Capra (1755-1772) fece costruire il nuovo seminario della diocesi, che dotò di un ricco fondo librario, che costituisce la base della biblioteca diocesana che porta il suo nome.

In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto da Napoleone Bonaparte, che determinò la soppressione di 9 diocesi, la sede di Acqui, in forza del breve Gravissimis causis di papa Pio VII del 1º giugno 1803, ingrandì il proprio territorio a scapito delle diocesi vicine e contestualmente entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Torino. Il 17 luglio 1817, la diocesi ritornò, con qualche variazione, nei suoi confini precedenti, quando papa Pio VII ristabilì le diocesi soppresse nel 1803 con la bolla Beati Petri.

Nel corso dei secoli sono emerse figure molto importanti nell'ambito della diocesi e della Chiesa universale: Carlo Capra, fondatore dell'orfanotrofio; i santi Paolo della Croce fondatore dei Padri Passionisti, Maria Domenica Mazzarello cofondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice e Giuseppe Marello fondatore degli Oblati di San Giuseppe; le beate Teresa Bracco, Chiara Badano e il venerabile Paolo Pio Perazzo.

Cronotassi dei vescovi

Il più antico catalogo dei vescovi di Acqui è contenuto in una pergamena, oggi perduta, della seconda metà dell'XI secolo e riprodotta nel XVII secolo dal vescovo Gregorio Pedrocca in un'opera rimasta manoscritta, la Solatia Chronologica Sacrosanctae Ecclesiae Aquensis, conservata nell'archivio vescovile della diocesi. Il dittico riporta una lista di 17 vescovi da Maggiorino a Guido I, con un vuoto di circa 400 anni tra Adeodato e Sedaldo, colmato da storici locali con nomi di vescovi storicamente documentati grazie ad altre fonti, ma anche con nomi di vescovi di dubbia autenticità.

Nella presente cronotassi si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

Statistiche

La diocesi nel 2023 su una popolazione di 135.516 persone contava 127.000 battezzati, corrispondenti al 93,7% del totale.

Anno Popolazione Presbiteri Diaconi Religiosi Parrocchie
battezzati totale % n. secolari regolari battezz. per
presbitero
uomini donne
1950179.800180.00099,93442855952250230147
1959173.750174.00099,92862592760727218145
1970164.103164.53099,72552154064343641150
1980150.500151.10099,619416628775134435152
1990142.000143.00099,31781492979731390115
1999143.360145.28898,714812721968421313115
2000143.200145.12098,715112427948429315115
2001142.500144.95098,314712027969428313115
2002141.450145.83097,014411727982428308115
2003140.823146.42096,214311825984526296115
2004141.506145.48897,314511629975530344115
2006137.000145.00094,5135113221.014822349115
2012144.600152.00095,11019381.431168351115
2015148.500156.10095,11039581.441168351115
2018139.000145.27095,710183181.3762118200115
2020128.550140.47591,510083171.2852319200115
2022128.000136.77793,69376171.3762018156115
2023127.000135.51693,78972171.4262218149115

Note

  1. ↑ Basso, San Guido e i suoi predecessori nel dittico acquese, pp. 2-3.
  2. ↑ Kehr, Italia pontificia, VI/2, p. 193.
  3. ↑ Gian Battista Garbarino, Pievi, parrocchie e chiese rurali: cura d'anime e architettura religiosa in diocesi di Acqui tra X e XIII secolo, in «Arte e carte della diocesi di Acqui», Alessandria, 2006, pp. 124-152.
  4. ↑ Kehr, Italia pontificia, VI/2, p. 192, nº 7.
  5. ↑ Savio, Indice del Moriondo, Alessandria, 1900, p. 74, nº 413.
  6. ↑ Can. P. Ravera, I vescovi della città di Acqui, Acqui Terme, 1998, p. 242.
  7. ↑ Alberto Casella, Cadetti della Real Casa, feudatari del Papa e dell’Imperatore, principi - vescovi. Il titolo di principe in Piemonte (seconda parte), in Rivista del Collegio Araldico, anno CXIX, 2 (dicembre 2022), pp. 95-96.
  8. ↑ Dal sito Beweb online.
  9. ↑ Testo del breve pubblicato in edizione latina e traduzione francese in: Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinale Caprara (pp. 69-92), con la quale vengono definiti ed elencati i borghi e i paesi appartenenti a ciascuna delle diocesi piemontesi superstiti.
  10. ↑ (LA) Bolla Beati Petri, Bullarii Romani continuatio, vol. XIV, Romae, 1849, pp. 344-358.
  11. ↑ Basso, San Guido e i suoi predecessori nel dittico acquese, p. 1 e nota 4. Il testo del dittico in: Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, pp. 10-11.
  12. ↑ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma, 2000, p. 2388. Ditarius sarebbe solo la parte finale del nome del vescovo, poiché la lapide è monca nel punto in cui si trova il suo nome.
  13. ↑ I vescovi Sedaldo e Primo sono esclusi da Gams, Lanzoni e Savio: Sedaldo corrisponderebbe al vescovo aquense del IX secolo; Primo è posto dopo Sedaldo da autori locali «senza addurre alcuna prova» (Lanzoni); inoltre un Primo è documentato tra X e XI secolo.
  14. ↑ Documentato nelle sottoscrizioni del concilio romano del 680.
  15. ↑ Il vescovo Tito, ammesso da autori locali, è escluso da Savio perché non documentato da prove certe.
  16. ↑ Miriam Rita Tessera, Tadone, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 94 (2019).
  17. ↑ Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover, 1998, pp. 159-163.
  18. ↑ Il dittico di Acqui pone un vescovo di nome Badone dopo Sedaldo. Secondo Basso (p. 1) si tratterebbe di un errore di trascrizione di Gregorio Pedrocca, che ha trascritto il nome di questo vescovo dopo Sedaldo, mentre probabilmente, nella pergamena originale, si trovava prima di Sedaldo; ed è da identificare con il Bodone documentato da febbraio 876 a maggio 891. Dello stesso parere Savio (p. 24). Nelle cronotassi tradizionali vengono inseriti entrambi i nomi: il vescovo storicamente documentato, prima di Sedaldo; e quello menzionato nel dittico, dopo Sedaldo.
  19. ↑ Restaldo è menzionato anche in un altro documento databile fra il 931 e il 947. Basso, San Guido e i suoi predecessori nel dittico acquese, p. 2.
  20. ↑ Alcuni autori affermano che durante il periodo di sede vacante, la diocesi fu amministrata da Opizzone dei conti di Acquesana, vescovo di Lodi; secondo Savio (p. 33) non vi sono prove a sostegno di questa affermazione.
  21. ↑ Secondo Savio e Schwartz, non è chiaro se, nella sua lettera del 3 novembre 1079, papa Gregorio VII si riferisse ad Alberto, ancora vescovo eletto in quell'anno, o al suo successore.
  22. ↑ Nel concilio provinciale milanese del 1º dicembre 1135, gli atti riportano il vescovo Amizone, inserito nella cronotassi di Acqui; Savio e Schwartz ritengono che si tratti di un errore per Azzone.
    Secondo molti autori Azzone fu trasferito nel 1135 alla sede di Vercelli; tuttavia secondo Savio ciò non sarebbe possibile, perché a Vercelli è documentata la presenza di Gisolfo fin dal 9 marzo 1135.
  23. ↑ Menzionato anche in un documento del 1161, che è tuttavia ritenuto un falso. Savio, p. 39.
  24. ↑ Di questo vescovo esiste un solo documento, non datato, ma ascrivibile a una data compresa tra il 1167 e il 1176 (Savio p. 40). Molti autori mettono come datazione generica circa 1170.
  25. ↑ La prima attestazione storica di questo vescovo risale al 18 settembre 1241 (Savio, p. 44).
  26. ↑ Il 27 novembre 1251 Alberto, che già in precedenza aveva dato le sue dimissioni dalla sede acquense, fu nominato amministratore della stessa sede (Savio e Eubel).
  27. 1 2 In questo giorno è menzionato come vescovo eletto.
  28. ↑ Alcuni autori, tra cui Ughelli e Gams, pongono nel 1266 un vescovo Guido, che per motivi cronologici deve essere cancellato dalla cronotassi (Savio).
  29. ↑ Sconosciuto a Savio, menzionato da Gams; morì prima della conferma pontificia.
  30. ↑ Durante la vacanza della sede, la diocesi fu retta dal vicario capitolare Enrico di Locedio, menzionato la prima volta nel dicembre 1280 e ancora l'11 febbraio 1283 (Savio, pp. 46-47). Lo stesso Savio esclude perciò l'affermazione di Ughelli secondo il quale venne eletto vescovo il benedettino Gandolfo (1277-1282).
  31. ↑ L'elezione di Oglerio determinò uno scisma diocesano. Infatti venne eletto direttamente dal papa; perciò il capitolo della cattedrale, che fino ad allora aveva esercitato il diritto di elezione, non lo accettò e gli contrappose il vescovo Ruzia. La causa fu portata dinanzi al metropolita di Milano ed era ancora in corso nel 1286 quando morì Ruzia. Al suo posto il capitolo elesse Guglielmo, menzionato in un documento dell'agosto 1288. La controversia impedì inoltre la consacrazione episcopale di Oglerio; infatti, quando sembrava tutto pronto per la consacrazione nel 1296, parte del capitolo si oppose nuovamente e invitò i vescovi consacranti a recedere dalle loro intenzioni «propter crimina et defectus» di Oglerio; nell'ultimo documento noto di Oglerio (novembre 1304) è chiamato ancora vescovo eletto.
    In un documento di agosto 1287 si parla di un vescovo di Acqui di nome Ottone. Secondo Savio (p. 47) si tratterebbe di un errore di qualche copista spiegabile col fatto che spesso i documenti dell'epoca riportavano solo l'iniziale del nome: per cui la O. di Oglerio sarebbe stata letta come Ottone.
    L'elezione contrastata di Oglerio indusse papa Benedetto XI a nominare sua sponte l'arcidiacono di Liegi Ottobono del Carretto, il quale tuttavia non giunse mai ad Acqui e il 9 gennaio 1304 fu trasferito a Ferrara.
    Resta assodato, secondo Savio, che Oglerio, episcopus electus, è documentato ininterrottamente dall'agosto 1283 alla fine del 1304.
  32. ↑ Savio, Indice del Moriondo, Alessandria, 1900, p. 167, nº 1024.
  33. ↑ Secondo Eubel, Oddone e Ottobono sono la medesima persona. In realtà Ottobono è documentato come "vescovo eletto" il 1º agosto e il 16 novembre 1340 (Savio, Indice del Moriondo, Alessandria, 1900, p. 170, nº 1039 e 1040).
  34. ↑ P. Toniolo, Il cartulare del vescovo di Acqui Guido dei marchesi d'Incisa: 1350-1371, Acqui Terme, 2004.
  35. ↑ Secondo Eubel, la nomina di Giacomo fu motivata, nelle bolle pontificie, per la morte di Guido II. Gams inserisce i vescovi Evordo (1369) e Giovanni (1370) ignoti a Ughelli e a Eubel. Inoltre Oliviero Iozzi (pp. 199-208) documenta atti di governo del vescovo Guido II ininterrottamente dal 1343 al 1370, ponendo seri dubbi sull'esistenza Evordo e Giovanni.
  36. ↑ Secondo Eubel e Gams, Beroaldo e Valentino sarebbe vescovi dell'obbedienza romana, mentre per lo Iozzi e Ughelli apparterrebbero all'obbedienza avignonese. I successivi vescovi Guido e Roberto sono citati solo da Gams come intrusi.
  37. ↑ Circa i vescovi Scarampi e Bonifacio, Eubel riporta una cronologia non congruente: infatti Scarampi sarebbe trasferito a Belluno e Feltre il 9 aprile 1404, mentre Bonifacio gli succederebbe sulla cattedra di Acqui il 5 marzo 1403.
  38. ↑ I vescovi Francesco Piccolpasso e Bernardo, che alcuni autori attribuiscono a questa sede, appartengono secondo Eubel alla diocesi di Dax in Francia.
  39. ↑ Secondo Cappelletti morì nel 1534, data condivisa da eruditi e storici locali; tuttavia Eubel inserisce, nel 1528, Giovanni Vincenzo Carafa.
  40. ↑ Incerta à la presenza del cardinale Gianvincenzo Carafa nella cronotassi di Acqui, attestata solo da Eubel nella sua Hierarchia catholica. Storici e eruditi locali non ne parlano e documentano l'esistenza del predecessore Domenico Selino fino al 1532.
  41. ↑ (FR) P. De Ram, Nonciature de Pierre Vander Vorst d'Anvers, in Mémoires de l'Académie royale des sciences, t. XII, Bruxelles, 1839, pp. 1-81 (parte finale della raccolta di saggi, ognuno con una propria numerazione di pagine).
  42. ↑ Nominato dal re, non ottenne la conferma papale per la prematura morte.
  43. ↑ Durante la sede vacante, fu vicario capitolare Giovanni Francesco Toppia (1810 - 1817).

Bibliografia

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