Flavia Cantagalli Farina Cini

Foto da giovane

Flavia Cantagalli, sposata Farina Cini (Firenze, 1881 – Piteglio, 1979), è stata un'artista, filantropa e imprenditrice italiana.

Biografia

Nasce in una famiglia agiata: il padre Ulisse, pittore e ceramista, è proprietario della Manifattura Cantagalli, una grande fabbrica fiorentina di maioliche artistiche fornitrice di molti nobili della colonia inglese di fine '800; la madre Margaret Tod è colta figlia di un ricco proprietario terriero e industriale di Edimburgo. Studia pittura con Eugenio Cecconi, artista appartenente ai Macchiaioli livornesi. Già nell'adolescenza dimostra versatilità, senso artistico, apertura, accompagnando la passione per il teatro e per l'arte, all'impegno sociale nel campo dell'educazione giovanile . Sposata nel 1904 con Neri Farina Cini, pronipote di Bartolomeo Cini, politico, imprenditore e finanziere italiano e proprietario della Cartiera Cini a La Lima, costruita nel 1822 sfruttando la corrente del fiume Lima., hanno un figlio, Paolo, che morirà in guerra in Russia nel 1943 e due figlie: Vanna, sposata con Romano Dazzi e Boba. All'età di ottantanove anni si rompe il femore e da allora è costretta ad utilizzare la sedia a rotelle, ma il suo spirito rimane sempre vivace, continua a dire a chi le chiedeva come stesse "sto benissimo". Si spegne nella sua casa a La Lima all'età di 98 anni.

Le esperienze di teatro

Adolescente partecipa con entusiasmo a commedie e giochi scenici durante i pomeriggi domenicali recitando al "Forte Margherita", la piattaforma del pozzo nel giardino di casa (questo gioco teatrale divenne quasi un rito dopo che la Regina Margherita, in un'udienza concessa a Roma a suo zio Romeo, dopo avergli chiesto dei nipoti e divertitasi al racconto del Forte che portava il suo nome, invia una sua fotografia alle ragazze). Il Forte Margherita è un successo; spettatori sono i componenti di note famiglie fiorentine. Seguono due operette recitate con la sorella Berta, con Nerina Gigliucci e Lina Anau. Nel 1900 è invitata da Violet Page (nom de plume Vernon Lee) a collaborare per ridurre in recita di burattini della fiaba di Carlo Gozzi L'augellin Belverde. La residenza di Vernon Lee a Villa il Palmerino è punto di riferimento per intellettuali e artisti dove si avvicendano John Ruskin, Wilde, D'Annunzio, Telemaco Signorini, John Singer Sargent, Giosué Carducci e Gaetano Salvemini .

Dopo un paio d'anni di residenza a La Lima dove si stabiliscono, i coniugi Farina creano un piccolo teatro dove Flavia guida quadri viventi e performances teatrali in cui si cimentano le figlie, i parenti, gli amici con costumi da lei stessa disegnati. Negli anni '20 dà vita al Teatrangolo, uno spazio teatrale da lei gestito nella sua stessa abitazione, il palazzotto in Piazza D'Azeglio: una scena di salotto molto esclusiva dove vengono inscenate rappresentazione sofisticate. Possono partecipare come spettatori gli appartenenti alle famiglie più in vista. Il luogo diventa così punto di riferimento per il teatro amatoriale della città. Nel 1929 il Teatrangolo cura la pubblicazione del volume "Il teatro della vita" con prefazione di Silvio D'Amico, il libro più importante del drammaturgo e regista teatrale russo Nikolaj Nikolaevic Evreinov . Al Teatrangolo succede nel 1927, in seno all'Accademia dei Fidenti, il Teatro della Fiaba, un teatro per ragazzi fatto di spettacoli destinati ai piccoli che dà importanza al giovane come essere proprio, ispirato a sani propositi educativi, che opera fino agli anni '50, vi recitano solo ragazze ed ha sede in via Laura a Firenze che lei stessa anima con il prezioso ausilio di Jone Vitali e dell'insegnante di recitazione e educatrice Assunta Mazzoni |; qui da' vita alla Compagnia dell'Alberello dove raccoglie e lancia giovani talenti come Paolo Poli e la sorella Lucia, Franco Zeffirelli e Roberto Benigni.

Opificio Manifattura Cantagalli

Quando il padre Ulisse prende le redini dell'opificio che vanta un'antica tradizione di vasai, riesce a ritrovare la qualità della tecnica rinascimentale delle dorature e dei lustri metallici e ricreare l'effetto delicato e luminescente con i riflessi dell'oro, dell'argento, in più perfeziona il "rosso maiolica", eguagliando lo straordinario blu dei Della Robbia. Dopo la morte del padre nel 1901 è Flavia con la madre a dirigere l'opificio con un'attenzione diversa verso il design moderno: partecipa alla Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902 con un rivestimento di piastrelle maiolicate per una saletta da pranzo in un nuovo stile agreste e dannunziano, con tralci di rami di melagrane, limoni fichi. Ottiene riconoscimenti all'Esposizione di Milano del 1906, alla Mostra di Arti Decorative di Torino nel 1911, alle Mostre Internazionali delle Arti Decorative a Monza nel 1923, 1925 e 1927, a quella di Pesaro nel 1923, all'Esposizione di Arte Industriale e Decorativa di Stoccolma nel 1921, alla Mostra nazionale di Pesaro nel 1924 e in quella Universale di Parigi nel 1925, alla Biennale di Monza del 1923.

L'impegno sociale

Le scuole

Interessata ai temi dell'educazione fa costruire a La Lima un asilo luminoso che ospita i figli delle maestranze della Cartiera Cini durante l'orario di lavoro. Nell'asilo sono adottate metodologie educative alternative a quelle tradizionali; principio cardine è la centralità del bambino, attore del proprio processo formativo con l'esperienza dell'osservare e del fare, libero di imparare in autonomia e di scegliere con il proprio senso di responsabilità e consapevolezza. Lezioni all'aperto, spazio alle esercitazioni fisiche delle bambine, ispirandosi ai principi della pedagogia di Maria Montessori.

Nel 1915 apre una scuola elementare a La Lima. La scuola non deve far apprendere nozioni in maniera impositiva, ma trasmettere agli alunni gli strumenti utili per vivere nella società; sempre ispirata alle tesi rivoluzionarie di Maria Montessori e al suo metodo della pedagogia scientifica, cerca di favorire le attività creative dei bambini in un ambiente ergonomicamente impostato a loro misura, sereno, luminoso e con molte attività ginniche: una mosca bianca nel panorama scolastico dell'epoca. I Cini fanno costruire con questo spirito anche delle colonie, poste vicino al paese: la colonia in Pian della Madonna e la colonia Paolo Farina Cini, attive per i novanta giorni estivi, ospitano i figli degli operai e impiegati alla Cartiera e allo stabilimento Cantagalli di Firenze.

Durante la guerra

Durante la prima guerra mondiale crea un laboratorio artigianale per aiutare le donne con il marito al fronte, vi si stampano a mano con torchi di ulivo (oggi presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano) carte di lusso per rilegature di libri, oggi considerate da collezione. Nel 1911 il Laboratorio Marcelliano partecipa all'Esposizione dell'Industria e del Lavoro di Torino ottenendo la medaglia d'argento e nel 1913 ha "menzione onorevole" all'Esposizione Nazionale delle Piccole Industrie a Siena.

Dal 1915 è Presidente del Comitato Femminile Pro Patria che si occupa sia dell'assistenza alle famiglie dei richiamati al fronte che degli aiuti ai militari stessi. Quando nell'ottobre del 1918 arriva nella Montagna Pistoiese l'epidemia della Spagnola trova una popolazione già provata dalle sofferenze e dalle privazioni fisiche causare dalla guerra. Flavia istituisce una sorta di servizio sanitario itinerante soprattutto per le frazioni più isolate adottando misure preventive per evitare il diffondersi dell'epidemia, rifornendo La Lima di disinfettanti e medicinali, acquista letti e paga infermiere, fa distribuire gratuitamente siringhe, ossigeno, fiale, semolino e carne in scatola. Incurante della propria incolumità, si reca a cavallo con un ciuco, in visita ai malati, accudendoli personalmente.

Per l'opera di assistenza prestata durante la Grande Guerra e subito dopo, ottiene dalle autorità comunali con una cerimonia solenne una medaglia d'oro.

Nel 1948 con il marito crea una colonia intitolata al figlio Paolo morto nel 1943 sul fronte del Don. Nel 1949 fanno erigere a suo ricordo una Chiesa, quella di San Paolo Apostolo a La Lima.

Note

  1. ↑ Alessandra Bini, p. 21
  2. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 25
  3. ↑ Cartiera Cini, su brunelleschi.imss.fi.it, Museo Galileo. URL consultato il 27 novembre 2025.
  4. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 27
  5. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 117-119
  6. ↑ Illustrazione toscana e dell'Etruria, gennaio, 1933, p. 57.
  7. ↑ Alessandra Bini Carrara, p.121
  8. ↑ La scuola delle donne, p. 54
  9. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 22
  10. ↑ Quando le donne salirono in cattedra, p. 36
  11. 1 2 Susanna Daniele, p. 53
  12. ↑ Quando le donne salirono in cattedra, p. 10
  13. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 137
  14. ↑ Silvia Bamporad (a cura di), Donne italiane. Almanacco annuario 1938, p. 126.
  15. ↑ Filmato audio TVL, Un libro su Flavia Farina Cini, su YouTube, Google LLC, 31 luglio 2023. URL consultato il 9 dicembre 2025.
  16. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 70
  17. ↑ Susanna Daniele, p. 54
  18. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 51
  19. ↑ Alessandra Bini Carrara, p. 136

Bibliografia

Voci correlate