Francesco Verlengia

Francesco Verlengia (Lama dei Peligni, 14 dicembre 1890 – Chieti, 15 dicembre 1967) è stato un bibliotecario italiano.

Biografia

Nacque a Lama, nel palazzo di famiglia in piazza Umberto I, oggi museo a lui dedicato e biblioteca comunale.

Dopo gli studi al Liceo ginnasio G.B. Vico di Chieti si trasferì a Firenze, dove frequentò lo studio di pittura e scultura di Emilio Notte e i corsi della Facoltà di lettere dell'Università, stringendo amicizia con Paolo Toschi e Giovanni Papini. Partecipò alla prima guerra mondiale, come tenente di fanteria. Nel 1927 conseguì la laurea in filosofia all'Università di Firenze e insegnò filosofia, storia e storia dell'arte nelle scuole superiori di Firenze, Pistoia, Siena, Teramo, Lanciano, Pescara e Chieti.

Dal 1938 assunse la direzione della Biblioteca Provinciale di Chieti, succedendo al predecessore Francesco Di Pretoro. La sua direzione si caratterizzò per l'indirizzo contrario a quello del Di Pretoro, curando le acquisizioni di libri e periodici di orientamento ideologico diverso da quello fascista, con particolare attenzione alla filosofia e alla cultura straniera. Verlengia iniziò anche la catalogazione dei manoscritti e la redazione del catalogo per soggetti, colmando le vistose lacune nelle discipline etnoantropologiche, artistiche e religiose con particolare riferimento agli studi di carattere regionale.

Oltre a ciò, Verlengia viaggiò per l'Abruzzo e il Molise, catalogando del materiale presso le chiese, e segnalando nelle riviste di cultura alcuni pittori e scultori abruzzesi e molisani, auspicando studi più approfonditi, risultando un apripista su molti settori. A Chieti raccolse e salvò statue e pitture in stato di degrado, allestendo insieme alla Soprintendenza e al comune di Chieti l'Antiquarium Teatinum nel tempio dei Dioscuri (attuale museo archeologico "La Civitella"), il museo diocesano teatino nel palazzo del seminario della cattedrale, e la pinacoteca civica, attuale Museo d'arte "Costantino Barbella" a Chieti. Strinse rapporti di amicizia e di stima professionale con lo scultore Pasquale Di Renzo (Chieti 1921-Lanciano 1967), progettista, direttore dei lavori ed esecutore del Sacrario Militare Nazionale di Chieti.

Si adoperò per la costruzione di una nuova sede della biblioteca provinciale di Chieti, inaugurata nel 1947.

Persona di larghi interessi culturali, si occupò anche di storia dell'arte (collaborando tra l'altro all'organizzazione della Pinacoteca Provinciale di Chieti e del Museo Diocesano di Chieti), di tradizioni popolari e di poesia dialettale. Fece parte inoltre della Deputazione di storia patria negli Abruzzi. Nel 1948 fondò la «Rivista Abruzzese» a Chieti, con scopo di diffondere la ricerca e gli studi abruzzesi, che diresse fino al 1963, quando stanco e malato la cedette allo studioso di folklore e tradizioni popolari prof. Emiliano Giancristofaro, che la spostò a Lanciano.

Morì a Chieti nel 1967. La biblioteca provinciale di Chieti gli ha dedicato una sala, il comune di Lama dei Peligni invece il belvedere accanto alla chiesa madre in piazza Umberto I.

Archivio privato Verlengia

Francesco Verlengia donò il palazzo di famiglia, sito in piazza Umberto I, alla Curia arcivescovile di Chieti, insieme alle sue carte, e diversi documenti e pergamene antiche riguardanti l'Abruzzo. Il palazzo risale al XVIII secolo, è sede del Centro di documentazione "F. Verlengia", che si occupa della valorizzazione del patrimonio documentale e dell'area della Maiella. L'archivio privato è stato censito e inventariato dalla Soprintendenza Archivistica per Abruzzo e Molise di Pescara.

Gli studi

Verlengia perfezionò lo studio delle attività folkloriche abruzzesi, militando di paese in paese per scrivere i suoi articoli da pubblicare nei fascicoli della sua Rivista Abruzzese.

Contadinella abruzzese in costume tipico, in un'incisione del 1877

Verlengia si concentrò, dalla fondazione della Rivista abruzzese a Lanciano (CH), nella pubblicazione in rassegne trimestrali, insieme a M. Chini, E. Giancristofaro e altri, di articoli sulla cultura abruzzese in generale, in particolare su alcuni aspetti di storia dell'arte non adeguatamente approfonditi, oppure su curiosità popolari sul folklore o su pratiche religiose desuete. Molti articoli prima della Rivista erano pubblicati su periodi regionali o provinciali, poi furono raccolti nella Rivista.

Verlengia, quando divenne direttore della Biblioteca provinciale De Meis a Chieti (1936), riordinò il materiale bibliografico raccolto da Francesco Di Pretoro, compito che passò poi dal 1967 ad Emiliano Giancristofaro, presidente anche della Deputazione abruzzese di Storia patria. Verlengia al di fuori dei suoi brevi articoli, pubblicò una monografia molto accurata su un tema a lui caro, il culto lamese del Santo Bambino presso la chiesa parrocchiale (1957). Lo stile di Verlengia nei suoi articoli è asciutto e dettagliato, benché oggi una parte degli articoli siano, dopo ricerche più aggiornate, ormai desueti, in quanto all'epoca della compilazione non si avevano abbastanza fonti per la trattazione dello specifico tema. Pur restando il fatto che a Verlengia si deve la scoperta e l'analisi di varie opere sconosciute come la Madonna di Orsogna conservata nel deposito museale di Chieti, le "pupe" di Lama (due monoliti di pietra dall'aspetto muliebre), il sito archeologico di Juvanum a Montenerodomo, opere che in seguito alla sua morte verranno maggiormente approfindite.

Altro merito di Verlengia fu quello dell'essersi recato in Francia a studiare delle pergamene medievali riguardanti la storia dell'abbazia dei Santi Vito e Salvo a San Salvo, abbazia benedettina fiorente del basso Abruzzo, decaduta nel XV secolo, e poi trasformata nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe. Le pergamene furono solo messe "in luce" dal Verlengia, ma non criticamente analiticamente studiate, compito che ancora oggi deve esser svolto, nonostante gli appelli anche dello storico di abruzzesistica medievale Luigi Pellegrini

Gli articoli più felici e approfonditi del Verlengia, specialmente sulle pratiche e le opere d'arte del suo territorio: Lama, Taranta, Torricella, Palena, Fara San Martino, Lanciano, Casoli, sono molto dettagliati, merito anche la corrispondenza di Verlengia con Giuseppe Pitrè e Gennaro Finamore, insigne folklorista e antropologo della vicina Gessopalena. L'articolo sulla pratica religiosa, prendendo in esame ad esempio il culto della Madonna di Corpisanti (Contrada di Lama dei Peligni), è strutturato schematicamente:

Opere

Elenco parziale degli articoli di Verlengia, dal vol. "Scritti (1910-1966)", Rivista abruzzese 2007

Bibliografia

Collegamenti esterni

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