Nella logica matematica il concetto di rappresentabilità di una funzione o di un predicato è relativo alle teorie formali dell'aritmetica, ovvero alle teorie del primo ordine che hanno come linguaggio il linguaggio dell'aritmetica del primo ordine e che quindi ammettono come modello la struttura dei numeri naturali dotati delle operazioni di addizione e moltiplicazione. Esempi di tali teorie sono l'aritmetica di Peano e l'aritmetica di Robinson.
L'idea di un insieme rappresentabile da una teoria aritmetica T è quella di un insieme per il quale
Un discorso analogo vale per le funzioni rappresentabili.
Nel linguaggio dell'aritmetica del primo ordine esistono dei termini "standard" per denotare i numeri naturali chiamati numerali:
Se indichiamo con Sn(0) il termine S(S(S(...S(S(0)))...))) in cui il simbolo S compare n volte possiamo dire che Sn(0) è il numerale del numero n.
Possiamo ora dare la seguente definizione:
Dato un sottoinsieme dell'insieme N dei numeri naturali diremo che è rappresentabile in T se
La nozione di rappresentabilità si può estendere anche a sottoinsiemi di Nk e quindi a relazioni a k argomenti. In tal caso la formula che le rappresenta dovrà avere k variabili libere.
Per una funzione
ci sono due nozioni di rappresentabilità:
La funzione f si dice debolmente rappresentabile nella teoria aritmetica T se
Dunque una funzione f è debolmente rappresentabile se il suo grafico è rappresentabile come insieme.
La funzione f si dice fortemente rappresentabile in T o rappresentabile come funzione se assieme alle condizioni precedenti vale anche la condizione aggiuntiva:
Tale formula traduce il fatto che la relazione y=f(x) espressa dalla formula φ(y,x) si comporta sul numero m come una funzione, cioè dato l'elemento m del dominio esiste un unico elemento y del codominio che è in relazione con m.
Le nozioni di rappresentabilità appena esposte si generalizzano facilmente a funzioni definite su Nk anziché su N.