Ibla Leach, 1825 è un genere di cirripedi peduncolati marini appartenenti al superordine Phosphatothoracica, l'unico ascritto alla sottofamiglia Iblinae Leach, 1825.
Frutto di una profonda revisione della classe Thecostraca redatta nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, fa parte di una delle 65 famiglie in cui si suddivide l'intera classe in base ai principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.
A questo gruppo tassonomico appartengono cirripedi peduncolati caratterizzati dal sale con cui è costituito l'involucro esterno, il fosfato di calcio, una forma considerata primitiva e con le parti dure, tuttavia debolmente mineralizzate, tra le più simili ai primi organismi fossili, interpretato come antico clado di cirripedi toracici con origini nel Paleozoico inferiore. Il carapace è infatti costituito da solo quattro piastre fosfatiche, dove scuto e terga sono accoppiati. Questo peculiare aspetto era già stato notato da Charles Darwin, determinando l'unicità di questo gruppo dalla descrizione dei suoi tratti morfologici salienti, con cirri relativamente indifferenziati, l'armamento capitolare e peduncolare in gran parte chitinoso e la posizione post-orale del muscolo adduttore del carapace, caratteristiche simili a quelle che in seguito sarebbero state accostate alle specie riclassificate come Acrothoracica e ritrovate molti anni più tardi negli Ascothoracida, a quel tempo non ancora scoperti. Studi recenti relativi all'analisi genetica molecolari degli esemplari in laboratorio hanno definitivamente confermato la filogenesi che fa risalire questo gruppo quello più antico ancora vivente.
Il primo esemplare studiato dal naturalista francese Georges Cuvier, dall'Isola dei Canguri, nell'Australia meridionale, nel 1817 fu descritto e classificato come Anatifa quadrivalvis, e solo dopo che venne consegnato a William Elford Leach questo ritenne, riconoscendogli un'unicità che si discostava da quelli fino ad allora conosciuti, di dovergli assegnare una diversa e nuova collocazione tassonomica, il genere Ibla a sua volta parte della famiglia Iblidae.
Fu tuttavia Darwin che nel 1825 diede un'ulteriore unica connotazione alla famiglia, quando studiò la nuova specie Ibla cumingi delle Filippine, in seguito accettata come Ibla sibogae Hoek, 1907 nella fascia costiera della Penisola malese, scoprendone l'evidente dimorfismo sessuale, con il maschio nano che vive nel mantello dell'organismo femminile (in realtà ermafrodita). Dopo un successivo approfondimento il ricercatore Newman, nel 1960, indicò I. sibogae come sinonimo, con i precedenti esemplari venendo da allora accettati come Ibla cumingi Darwin, 1851.
Le specie appartenenti a questa famiglia hanno un evidentissimo dimorfismo sessuale, con individui maschili ed ermafroditi (androdioici). I maschi, di taglia nana e che prendono il nome di maschi complementari, vivono a strettissimo contatto con la femmina, ospiti nelle cavità del loro mantello, e che, non nutrendosi affatto, hanno vita breve. Le uova vengono incubate nel carapace, allevate al suo interno in tutti i primi stadi larvali e rilasciate solo all'ultima muta, come cypris, nuotando come parte dello zooplancton in attesa dell'ultima mutazione che andrà alla ricerca di un adatto substrato al quale ancorarsi come giovane adulto.
La famiglia comprende due sole specie qui di seguito elencate:
Sono comunque altre cinque le specie ad essa assegnate e in seguito o riclassificate e assegnate ad altre famiglie o considerate sinonimi, anche qui di seguito elencate: