| Concerto per pianoforte e orchestra n. 19 (secondo concerto dell'incoronazione) | |
|---|---|
| Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
| Tonalità | Fa maggiore |
| Tipo di composizione | Concerto |
| Numero d'opera | K 459, Catalogo Köchel |
| Epoca di composizione | Completato a Vienna l'11 dicembre 1784 |
| Prima esecuzione | Probabilmente a Vienna durante la quaresima del 1785 |
| Pubblicazione | Johann Anton André, Offenbach sul Meno, 1794 |
| Autografo | Conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino |
| Durata media | Circa 25/30 minuti |
| Organico |
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| Movimenti | |
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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 19 in Fa maggiore K 459, conosciuto anche come secondo concerto dell'incoronazione, fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna l'11 dicembre 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785.
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 19 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione l'11 dicembre 1784. La data della prima esecuzione non è nota, ma i musicologi ritengono che Mozart abbia presentato il concerto a Vienna nella quaresima del 1785, durante la stagione delle sue accademie per sottoscrizione. Il primo concerto documentato nel quale potrebbe essere stato eseguito è quello del'11 febbraio 1785 alla Mehlgrube di Vienna, ma il programma non è stato conservato. Anche i concerti successivi del 18 febbraio, 25 febbraio, 4 marzo, 11 marzo e 2 aprile 1785 potrebbero averne incluso l'esecuzione.
Il compositore Vojtech Matyáš Jírovec annotò che Mozart, per eseguire questi concerti, aveva ingaggiato «un'orchestra teatrale completa», che i musicologi identificano quasi certamente in quella del Burgtheater. La Mehlgrube era un edificio situato nella piazza Neuer Markt: il piano terra ospitava un ristorante, mentre la grande sala al primo piano veniva affittata per concerti, balli e banchetti. In salette adiacenti più piccole venivano serviti cibi e bevande ed erano disponibili tavoli da gioco.
Da una lettera di Leopold Mozart a sua figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione di questi concerti, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo dell'esecuzione. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante. Ogni venerdì viene portata alla Mehlgrube ed è stata trasportata anche dal conte Cziczi e dal principe Kaunitz».
Il concerto per pianoforte e orchestra n. 19 ricevette un'accoglienza favorevole nella Vienna dell'epoca e continuò a essere apprezzato sia dagli interpreti che dal pubblico. In quel periodo Leopold Mozart si trovava nella capitale asburgica e assistette ad almeno uno dei concerti del figlio, descrivendone l'esecuzione in termini entusiastici e sottolineando la presenza di numerosi esponenti dell'aristocrazia viennese. Il concerto si colloca in una fase di progressiva evoluzione dello stile concertistico mozartiano. Rispetto alle sue opere precedenti, infatti, i concerti composti a Vienna nel 1784-1785 presentano una scrittura orchestrale più articolata e un rapporto più complesso fra solista e orchestra. Tali caratteristiche contribuirono al loro successo presso il pubblico viennese, pur potendo risultare meno immediate per gli ascoltatori legati ai modelli più tradizionali.
Non è noto in che misura Mozart suonò nuovamente questo concerto dopo la prima esecuzione. Dal suo epistolario, tuttavia, si ricava che il compositore cercò di far conoscere i concerti anche al di fuori di Vienna, apparentemente in vista di un possibile impiego. A questo scopo, l'8 agosto 1786 inviò a Sebastian Winter, ciambellano del principe Giuseppe Maria di Fürstenberg a Donaueschingen, una lettera con, allegata, una lista con gli incipit di dodici delle sue ultime composizioni (le sinfonie n. 33, 34, 35 e 36, la sonata n. 33 per violino e pianoforte, il trio per pianoforte n. 2, il quartetto per pianoforte n. 1 e i concerti per pianoforte e orchestra n. 16, 17, 18, 19 e 23), in modo che il principe potesse scegliere le opere di suo gradimento e che Mozart, dopo aver ricevuto il pagamento, potesse poi inviargli le partiture complete.

L'11 settembre 1786 Winter rispose indicando che, fra gli incipit proposti, il principe aveva scelto tre sinfonie (le n. 33, 34 e 36) e tre concerti per pianoforte e orchestra (i n. 16, 19 e 23). Il successivo 30 settembre Mozart scrisse nuovamente a Winter informandolo che le composizioni sarebbero state spedite il giorno successivo. Nella stessa lettera il compositore, riguardo al concerto per pianoforte e orchestra n. 23, diede un consiglio sulla prassi esecutiva: «Il concerto in La maggiore comprende due clarinetti. Qualora non aveste questi strumenti alla vostra corte, un abile copista dovrebbe trasporli nella tonalità richiesta, nel qual caso il primo dovrebbe essere suonato da un violino e il secondo da una viola».
Il manoscritto autografo venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Successivamente il manoscritto fu venduto dagli eredi di André alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove rimase fino al 1941, anno in cui un grande numero di manoscritti venne trasferito fuori città per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1945, con la nuova suddivisione territoriale del dopoguerra, i depositi dove erano stati trasferiti i manoscritti vennero a trovarsi in territorio polacco e furono quindi incorporati nelle raccolte della Biblioteca Jagellonica di Cracovia. Nel 1977 fu restituito alla Germania Est e rientrò alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove è tuttora conservato. Il manoscritto originale può essere consultato online. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1794 da Johann Anton André a Offenbach sul Meno.
Talvolta viene indicato come secondo concerto dell'incoronazione, distinguendolo dal concerto dell'incoronazione per antonomasia, che è il concerto per pianoforte e orchestra n. 26. Tali epiteti non risalgono a Mozart, ma derivano da un'indicazione apposta da Johann Anton André alla prima edizione delle due composizioni, nella quale si ricordava che erano state eseguite durante i festeggiamenti per l'incoronazione di Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, avvenuti a Francoforte nell'ottobre 1790. Mozart, in quell'occasione, non ricevette un incarico ufficiale per partecipare alle celebrazioni, ma si recò a Francoforte a proprie spese e, con l'aiuto di alcuni ammiratori locali, si esibì presso il Comoedienhaus, il teatro cittadino, il 15 ottobre 1790. Nel programma figuravano questo concerto, il concerto per pianoforte e orchestra n. 26, due sinfonie non identificate, alcune arie cantate dal soprano Margarete Luise Schick e dal castrato Francesco Ceccarelli e una fantasia improvvisata al fortepiano dallo stesso Mozart.

Il conte Luigi di Bentheim e Steinfurt era presente al concerto del 15 ottobre 1790 e annotò nel suo diario: «Alle 11 del mattino si è tenuto un grande concerto di Mozart nel teatro cittadino. È iniziato con una bella sinfonia di Mozart che possiedo da tempo. [...] Mozart ha poi suonato un concerto da lui composto, che era di straordinaria bellezza e fascino. [...] Il modo di suonare di Mozart è un po' come quello del defunto Klöffler, ma infinitamente più perfetto. Mozart è un uomo piccolo dall'aspetto piuttosto gradevole; aveva una giacca di raso marrone finemente ricamata. [...] Nel secondo tempo, un altro concerto di Mozart, che però non mi è piaciuto come il primo. [...] Una fantasia senza orchestra di Mozart, molto affascinante, in cui ha brillato infinitamente, esibendo tutto il suo talento. L'ultima sinfonia non è stata eseguita perché erano quasi le due e tutti sospiravano per andare a pranzo. La musica è quindi durata tre ore a causa delle lunghissime pause fra tutti i brani. L'orchestra era piuttosto debole, con cinque o sei violini ma, a parte questo, molto precisa. C'era solo una cosa che mi ha molto infastidito: non c'era molta gente».
Anche da una lettera di Mozart a sua moglie Constanze del 15 ottobre 1790 si evince che, a causa di altri avvenimenti in contemporanea, la partecipazione al concerto fu scarsa: «Oggi, alle 11, c'è stato il mio concerto. Dal punto di vista dell'onore è riuscito magnificamente, ma quanto al denaro è stato piuttosto magro. Per mia sfortuna, infatti, un principe ha offerto un grande pranzo e c'è stata una grande esercitazione militare delle truppe d'Assia [...] nonostante tutto, ero così di buon umore e fui accolto così bene che mi fecero promettere di tenere un altro concerto domenica prossima». Quest'ultimo concerto, previsto per domenica 17 ottobre, poi non ebbe luogo, probabilmente a causa della contemporanea esecuzione di una cantata composta per l'incoronazione da Johann Ignaz Walter. Il legame, seppur indiretto, con le celebrazioni per l'incoronazione di Leopoldo II contribuì in seguito alla diffusione del soprannome secondo concerto dell'incoronazione attribuito al concerto per pianoforte e orchestra n. 19.
La partitura è scritta per un'orchestra composta da:

Il concerto è formato da tre movimenti:
L'esecuzione integrale dura circa 25/30 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, invece, Mozart mise per iscritto le cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento. Nel corso del tempo questo concerto divenne un elemento stabile del repertorio concertistico mozartiano, pur godendo presso il pubblico di una notorietà inferiore rispetto ad alcuni dei concerti composti successivamente, in particolare il concerto per pianoforte e orchestra n. 20 e il concerto per pianoforte e orchestra n. 21.
L'opera, tuttavia, è considerata di particolare interesse dagli interpreti e dagli studiosi per l'equilibrio della scrittura e per la raffinatezza della costruzione musicale. Particolare rilievo assume l'ultimo movimento, caratterizzato dall'inserimento di un breve episodio fugato, nel quale il compositore combina la vivacità del movimento con una scrittura contrappuntistica di notevole elaborazione. Tale procedimento contribuisce alla fisionomia originale del concerto e testimonia la varietà delle soluzioni adottate da Mozart nella produzione concertistica della maturità.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.
Il primo movimento, Allegro, è composto in Fa maggiore e si distingue per un'introduzione orchestrale relativamente ampia, che precede l'ingresso del pianoforte solista. È scritto in tempo tagliato, una scelta metrica insolita nella produzione concertistica mozartiana e adottata, in questo caso, per donare al movimento un carattere particolarmente energico e dinamico. L'esposizione orchestrale presenta diversi elementi tematici, fra i quali emerge inizialmente un motivo dal marcato profilo ritmico che conferisce alla musica un carattere vivace e, in alcuni passaggi, quasi marziale.
L'ingresso del pianoforte introduce nuovo materiale e riprende successivamente gli elementi già esposti dall'orchestra, instaurando un continuo rapporto dialogico fra solista e complesso orchestrale. Nel corso del movimento Mozart alterna episodi di particolare brillantezza pianistica a passaggi nei quali le diverse sezioni dell'orchestra partecipano attivamente allo sviluppo del discorso musicale. La scrittura contrappuntistica, con frequenti sovrapposizioni e imitazioni fra le parti, arricchisce la struttura senza compromettere la vivacità complessiva del movimento e l'alternanza fra energia ritmica, leggerezza e interazione fra pianoforte e orchestra ne costituisce uno degli elementi caratteristici. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il secondo movimento, Allegretto, è composto in Do maggiore, tonalità della dominante rispetto alla tonalità principale di Fa maggiore, ed è in tempo 6/8. L'indicazione Allegretto, decisamente inconsuenta per un movimento centrale, definisce un carattere moderatamente mosso, evitando tanto la lentezza di un Adagio quanto l'andamento più sostenuto dei movimenti esterni. La scrittura presenta un carattere prevalentemente lirico e disteso fondato sull'alternanza fra il pianoforte solista e gli strumenti a fiato. Il dialogo fra il solista e i legni assume spesso una dimensione cameristica, con brevi frasi affidate alternativamente alle diverse parti. La tonalità maggiore e l'apparente semplicità della scrittura non escludono momenti di maggiore intensità espressiva, determinati soprattutto dalle inflessioni melodiche e dai contrasti armonici. Il movimento si distingue pertanto per l'equilibrio fra cantabilità, trasparenza dell'orchestrazione e varietà del dialogo strumentale. Di seguito, l'incipit del movimento:
Il terzo e ultimo movimento, Allegro assai, ritorna alla tonalità iniziale di Fa maggiore, è in tempo 2/4 ed è in forma di rondò, struttura caratterizzata dall'alternanza del tema principale con episodi contrastanti. Il movimento si distingue per il carattere vivace e brillante e per la notevole varietà della scrittura pianistica e orchestrale. Il tema principale, di marcato profilo ritmico, viene presentato dal solista in stretta interazione con l'orchestra e ritorna più volte nel corso del movimento. Un elemento di particolare interesse è l'inserimento di un episodio fugato, nel quale le diverse parti entrano progressivamente secondo procedimenti imitativi.
Il passaggio introduce un momentaneo contrasto rispetto alla vivacità del rondò e mette in evidenza la padronanza di Mozart della scrittura contrappuntistica prima del ritorno al materiale principale. L'integrazione fra scrittura contrappuntistica e forme di derivazione galante costituisce uno degli aspetti più caratteristici del finale. Il contrappunto, tuttavia, non assume una funzione autonoma, ma viene inserito all'interno del dinamismo complessivo del movimento e contribuisce alla sua varietà formale. Il finale si conclude con il ritorno dell'energia ritmica e del carattere brillante che ne hanno contraddistinto lo svolgimento, fornendo al concerto una conclusione vivace e virtuosistica. Di seguito, l'incipit del movimento:
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