Una pagina di follia

Una pagina di follia
Da sinistra: Eiko Minami, Masao Inoue e Yoshie Nakagawa
Titolo originale狂った一頁
Kurutta ippēji
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno1926
Durata79 min (Muto, 18 fps)
59 min (New Sound Version, 1971, 24 fps)
Dati tecniciB/N
rapporto: 4:3
film muto
Genereorrore, drammatico
RegiaTeinosuke Kinugasa
SoggettoYasunari Kawabata
SceneggiaturaYasunari Kawabata
Teinosuke Kinugasa
Minoru Inuzuka
Bankō Sawada
ProduttoreTeinosuke Kinugasa
Casa di produzioneShinkankaku-ha Eiga Renmei Productions
FotografiaKōhei Sugiyama
MusicheMinoru Muraoka
Tōru Kurashima

(New Sound Version)

ScenografiaKasaku Hayashi
Chiyo Ozaki
Interpreti e personaggi

Una pagina di follia (狂った一頁?, Kurutta ippēji) è un film del 1926 diretto da Teinosuke Kinugasa.

Si tratta di un film muto privo di intertitoli; le proiezioni giapponesi dell'epoca prevedevano infatti la presenza in sala di un narratore, detto Katsudō benshi, 活動弁士?, lett. "narratore di immagini in movimento", termine derivato da Katsudō shashin 活動写真?, lett. "fotografia in movimento", la denominazione usata di frequente per il cinema.

Per decenni la pellicola fu considerata perduta, finché nel 1971 lo stesso Kinugasa non la ritrovò casualmente in un recipiente di latta, con sia il negativo che il positivo in perfette condizioni, nel magazzino della sua casa di Kyoto. Il regista ne curò personalmente un nuovo montaggio a 24 fps provvisto di accompagnamento sonoro, denominato New Sound Version (ニュー・サウンド版?).

Trama

In un ospedale psichiatrico, un ex marinaio lavora come inserviente. Durante una notte di pioggia intensa, una giovane paziente comincia a ballare senza sosta nella sua stanza. L'inserviente percorre il corridoio e si ferma davanti alla stanza successiva, quella di sua moglie. La donna è mentalmente instabile, non lo riconosce e gioca con un bottone. Un flashback mostra che tentò di annegarsi insieme al figlioletto: il neonato morì e lei fu tratta in salvo.

Un mattino, la figlia della coppia si reca in ospedale, tuttavia rimane scioccata quando vede che lì c'è anche suo padre. Si reca dalla madre per annunciare il suo fidanzamento, ma non ottiene alcuna risposta sensata dalla donna.

Durante il giro di controllo, il primario visita la donna, così l'inserviente prova a chiedere informazioni sul suo stato di salute, ma il dottore non sa che lui è il marito e gli intima di allontanarsi. Padre e figlia si ritrovano nel giardino dell'ospedale. Anche la madre è stata accompagnata fuori per una passeggiata e i due la osservano a distanza. All'improvviso, un paziente con la barba corre verso la figlia e la fa scappare, venendo poi immobilizzato.

Tempo dopo, la giovane ballerina ricomincia a danzare nella sua stanza, causando un'eccitazione collettiva fra i pazienti e scatenando il caos. Mentre il personale sanitario cerca di contenere la situazione, il paziente barbuto tira accidentalmente un pugno alla moglie dell'inserviente, così quest'ultimo si scaglia sull'uomo e lo colpisce. Tornata la calma, il primario redarguisce l'inserviente per il suo comportamento.

Dopo aver concluso il suo turno come tipografa, la figlia sale su un treno e si reca in visita dal fidanzato.

Il figlio del portiere avvisa l'inserviente che sta per passare una parata. L'uomo guarda fuori dalla finestra e immagina di vincere alla lotteria del festival il primo premio, una commode. Gioisce di avere un regalo di nozze per la figlia, che lo abbraccia, ma poi si rende conto che era soltanto un sogno.

Successivamente, la figlia va a trovarlo e gli spiega che i piani per il matrimonio non procedono bene, dal momento che si è saputo che la madre è ricoverata nell'ospedale. Dopo un diverbio fra i due, la figlia se ne va bruscamente.

L'uomo arriva così a meditare di far evadere la moglie. La donna però è terrorizzata dal buio e torna presto indietro nella sua stanza. Per non farsi scoprire, il marito fugge via, ma perde per terra le chiavi che aprono la porta del corridoio.

L'uomo, rassegnato, ha un'altra allucinazione: nel tentativo di far fuggire nuovamente la moglie, si scaglia violentemente contro il primario e si fa strada fra i pazienti deliranti. Poi arriva un'automobile con a bordo sua figlia e il paziente barbuto, in abiti da sposi. Compare anche un carro funebre, su cui salgono il primario e altri. Svanito l'incubo, sopraggiunge un'ultima allucinazione: l'inserviente porta in ospedale un cesto pieno di maschere sorridenti che richiamano il teatro Nō e le fa indossare a tutti i pazienti. Anche lui e sua moglie ne indossano una.

La vita nell'ospedale procede come sempre. Trovando la porta del corridoio sbarrata a chiave, l'inserviente non può raggiungere la stanza della moglie e continua rassegnato a pulire il pavimento.

Produzione

La ballerina Eiko Minami nei panni della danzatrice, con indosso una maschera ispirata al teatro Nō

L'opera rappresenta il primo esempio di cinema muto d'avanguardia giapponese ed è l'unica pellicola prodotta dalla casa cinematografica indipendente fondata dai membri del movimento letterario Shinkankakuha (新感覚派?, Shin Kankaku-ha, lett. "Scuola delle nuove percezioni").

Sceneggiatura

L'idea iniziale nacque da una visita del regista e produttore Teinosuke Kinugasa all'ospedale psichiatrico Matsuzawa di Setagaya (Tokyo). La stesura fu affidata a Yasunari Kawabata, futuro premio Nobel per la letteratura nel 1968 ed esponente di punta della Shinkankaku-ha insieme a Riichi Yokomitsu. Kinugasa era da tempo interessato ai romanzi sperimentali di Yokomitsu e fu proprio quest'ultimo a fargli incontrare Kawabata e altri letterati. Fu così che si costituì la Shinkankaku-ha Eiga Renmei (新感覚派映画聯盟?) dopo una riunione al Tokyo Station Hotel nel quartiere di Marunouchi. Questo nome, «Lega del cinema della nuova sensibilità», o «delle nuove percezioni», fu coniato arbitrariamente dal cronista di spettacolo del quotidiano Hōchi Shinbun (報知新聞?), Fujio Nakadai, che ne diede notizia sull'edizione dell'11 aprile dopo aver fiutato la riunione in corso all'hotel. La denominazione finì poi per essere adottata come nome ufficiale della casa di produzione.

Sebbene Yasunari Kawabata figurasse come autore del soggetto originale e lo avesse pubblicato su una rivista dopo il completamento delle riprese, alla sceneggiatura collaborarono attivamente anche altri membri del gruppo, tra cui lo stesso regista Kinugasa, Bankō Sawada e Minoru Inuzuka.

Per esprimere il dramma della follia e dell'istituzionalizzazione, l'opera si concentra su una serie di dualismi contrapposti: follia e normalità, spazio interno ed esterno, reclusione e libertà, stasi e movimento, ombra e luce.

Gli autori tennero inoltre presenti diversi modelli del cinema d'avanguardia tedesco e francese, tra cui:

Riprese

Le riprese ebbero luogo nel maggio del 1926 presso gli stabilimenti della Shochiku situati nel quartiere di Shimogamo a Kyoto. Trattandosi di una produzione indipendente, il film fu girato in un solo mese con un budget estremamente ridotto, a una frequenza di 18 fps rispetto ai 16 fps standard dell'epoca. Per sopperire alla scarsità di lampade d'illuminazione sul set, si ricorse allo stratagemma di dipingere d'argento le pareti dello studio per riflettere maggiormente la luce.

Fotografia

La direzione della fotografia fu affidata a Kōhei Sugiyama e in qualità di assistente lavorò anche un giovane Eiji Tsuburaya, qui a una delle sue prime esperienze prima di diventare il creatore degli effetti speciali di Godzilla e del genere tokusatsu.

Gli stati del subconscio, i sogni, gli incubi e le ossessioni dei personaggi sono rappresentati visivamente attraverso l'uso di immagini sfocate o distorte, doppie esposizioni della pellicola, inquadrature oblique e rovesciate, effetti ottici ottenuti mediante lenti deformanti. A livello iconografico, la composizione visiva ricorre in modo ossessivo a elementi simbolici quali sbarre, corridoi, serrature, cancelli e porte che si chiudono.

Montaggio

Il ritmo della pellicola e la rappresentazione delle alterazioni psichiche sono realizzati attraverso l'impiego di schermi divisi (split screen), panoramiche velocissime e un montaggio accelerato.

Distribuzione

Data di uscita

Kurutta ippēji fu presentato in anteprima al cinema Musashino-kan di Tokyo per una settimana a partire dal 24 settembre 1926, con la narrazione del celebre benshi Musei Tokugawa, per poi uscire in contemporanea in altre sale giapponesi con diversi benshi ad accompagnarlo.

La New Sound Version, presentata in anteprima a Tokyo il 27 aprile 1971, circolò all'estero e in Europa in varie rassegne e proiezioni speciali, come la Mostra del cinema di Venezia del 1972, prima di essere presentata a tutto il pubblico giapponese il 10 ottobre 1975 all'Iwanami Hall di Chiyoda (Tokyo).

A partire dagli anni 2000, in Italia è stato proiettato in alcune edizioni del festival delle Giornate del cinema muto di Pordenone, con diversi accompagnamenti musicali e con la presenza di benshi.

Accoglienza

Incassi

Al suo debutto, nel settembre del 1926, fu distribuito nelle sale specializzate in film stranieri: una scelta precisa per posizionarlo non come un classico film giapponese, bensì come un'opera ricercata al pari dei titoli d'autore occidentali, ottenendo un notevole successo di critica. Dal punto di vista degli incassi fu però un fallimento commerciale: venne proiettato solo in pochi cinema e non fu ampiamente distribuito in tutto il Giappone, così la Shinkankaku-ha Eiga Renmei Productions non recuperò i costi di produzione e si sciolse poco tempo dopo. Al Musashino-kan di Tokyo incassò 1500 yen e il ricavo totale fu di 7500 yen, a fronte di 20 000 yen per la produzione.

Critica

Freddy Buache, conservatore della Cinémathèque suisse afferma:

«...Al termine di questa straordinaria meditazione sulla follia, incompresa e regolarmente negata, il regista insinua una rivendicazione per la soppressione dell'internamento di coloro che non rientrano nel concetto di cosiddetta "normalità": il messaggio antipsichiatrico prende forma in questo affresco in cui si legge in filigrana anche l'imperativo surrealista: "Aprite le prigioni, sciogliete l'esercito"»

Note

  1. ↑ (JA) Takumi Ishikawa, 狂つた一頁 [Kurutta Ichipeiji], in Kawabata Yasunari zensakuhin kenkyū jiten, Bensei Shuppan, 1998, pp. 130-131, ISBN 978-4585060086.
  2. ↑ (JA) Fumiaki Itagaki, Nihon eiga ni okeru tōkī shoki no gamen hiritsu [Rapporto d'aspetto all'inizio del cinema sonoro in Giappone], National Museum of Modern Art, Tokyo, 2011, p. 49.
  3. ↑ (JA) Teinosuke Kinugasa, "Kurutta Ippēji" shimatsu, in Etsuko Takano (高野悦子) (a cura di), Kinugasa Teinosuke kantoku nidai sakuhin: Kurutta Ippēji / Jūjiro [Le due grandi opere di Teinosuke Kinugasa], Iwanami Hall, 1975, pp. 8-9.
  4. ↑ (JA) Yomiuri Shimbun Bunkabu, Jitsuroku Kawabata Yasunari [Resoconto su Yasunari Kawabata], Yomiuri Shimbun-sha, 1969.
  5. ↑ (JA) Hirokazu Toeda, Shinkankaku-ha Eiga Renmei (新感覚派映画聯盟), in Sekai eiga daijiten [Grande enciclopedia del cinema mondiale], 2008, p. 426.
  6. ↑ Yasunari Kawabata, "Una pagina folle", in Romanzi e racconti, pp.1059-1082
  7. ↑ (JA) Yoshiki Kuritsubo, Guida all'autore: Kawabata Yasunari, in Asakusa Kurenai-dan / Asakusa Matsuri [La banda di Asakusa / La festa di Asakusa], collana Kōdansha Bungei Bunko, Kōdansha, 1996, pp. 290-303, ISBN 978-4-06-196397-9.
  8. ↑ Robert Cohen, A Japanese Romantic, Teinosuke Kinugasa, Sight and Sound, estate 1976
  9. ↑ Max Tessier, Une page folle, in Écran, n. 35, aprile 1975.
  10. ↑ Robert Cohen, A Page of Madness, in Film quarterly, n. 4, Estate 1976.
  11. ↑ (JA) Inuhiko Yomota, Shomei wa Karigari: Taishō jidai no eiga to zen'eishugi [Firmato Caligari: il cinema dell'era Taishō e l'avanguardismo], Shinchōsha, 2016, ISBN 978-4-1036-7109-1.
  12. ↑ (FR) Une avant-garde au Japon (JPG), su inst-jeanvigo.eu, Institut Jean Vigo, dicembre 2014. URL consultato il 27 settembre 2026.
    «...Au terme de cette extraordinaire méditation sur la folie incomprise et disciplinairement niée, il insinue une revendication pour la suppression de l'enfermement de ceux qui échappent à la soi-disant "normalité": le message anti-psychiatrique s'esquisse à travers cette fresque où se lit également, en filigrane, l'impératif surréaliste: "Ouvrez les prisons, libérez l'armée".»

Bibliografia

Voci correlate

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