La cicerbita violetta (nome scientifico Cicerbita alpina Wallr., 1822) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteracee.
Il nome generico (Cicerbita) deriva dal latino cicer ("cece") in riferimento ai suoi piccoli semi; oppure, secondo altri testi, deriva dalla parola latina Cicharba (una pianta simile descritta dal medico personale di Teodosio I, Marcello Empirico di Bordeaux nella sua opera De medicamentis). L'epiteto specifico (alpina) fa riferimento al suo habitat tipico.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto dal botanico Carl Friedrich Wilhelm Wallroth (1792-1857) nella pubblicazione "Schedulae Criticae de Plantis Florae Halensis Selectis. Corollarium novum ad C. Sprengelii Floram halensem. Accedunt generum quorundam specierumque omnium definitiones novae, excursus in stirpes difficiliores. Tom. I. Phanerogamia. Halae" (Sched. Crit. 434 ) del 1822.




Habitus. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap): ossia è una pianta perennante con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. Inoltre è una pianta lattiginosa.
Fusto.
Foglie.
Infiorescenza. L'infiorescenza è composta da numerosi capolini raccolti in una pannocchia racemosa a sviluppo allungato. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro sub-cilindrico o campanulato formato da più brattee (o squame) che fanno da protezione al ricettacolo (nudo, senza pagliette) sul quale s'inseriscono i fiori di tipo ligulato; l'altro tipo di fiori, quelli tubulosi, normalmente presenti nelle Asteraceae, in questa specie sono assenti. Le brattee sono disposte su due serie; quelle più esterne sono corte e formano quasi un calice; sono tutte pelose e di colore bruno; i bordi sono scariosi e l'apice è acuto. Diametro totale dei capolini : 2 – 3 cm; dimensioni dell'involucro: diametro 4 mm, lunghezza 10 – 15 mm. Dimensioni delle brattee: larghezza 1 - 1,5 mm; lunghezza 10 – 15 mm.
Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (calice – corolla – androceo – gineceo), pentameri ed ermafroditi (generalmente lo sono quelli del disco centrale – quelli più esterni sono femminili). I fiori sono tutti di tipo ligulato e zigomorfi. Il numero dei fiori per capolino va da 15 a 50.
Frutti. I frutti sono degli acheni fusiformi (compressi) lunghi da 4 a 5 mm, sormontati da un pappo bianco lungo da 6 a 8 mm. Il frutto esternamente possiede da una a tre nervature disposte longitudinalmente. Il pappo si presenta con una serie di peli (da 80 a 120) disposti internamente e circondati esternamente da una serie di basse ciglia.
Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:
Per l'areale completo italiano Cicerbita alpina appartiene alla seguente comunità vegetale:
Descrizione. La suballeanza Chrysanthemo rotundifoliae-Piceenion è relativa alle foreste a dominanza di Picea excelsa e/o Abies alba su terrenei arenaritici di pendio generalmente rivolti a nord, in aree umide (piovose e nevose) delle Alpi. Questi terreni, con suoli profondi e freschi, sono inoltre contraddistinti dalla presenza di numerose megaforbie igrofile.
Specie presenti nell'associazione: Picea excelsa, Abies alba, Adenostyles alliariae, Oxalis acetosella, Cicerbita alpina, Saxifraga rotundifolia, Senecio cacaliaster, Prenanthes purpurea, Rubus idaeus, Ranunculus lanuginosus, Stellaria nemorum, Ranunculus platanifolius, Streptopus amplexifolius, Doronicum austriacum, Circaea alpina, Rumex alpestris, Aruncus dioicus, Alnus alnobetula.
Altre alleanze per questa specie sono:
La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite in 1720 generi. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie.
L'assegnazione di questa specie al genere Cicerbita è stata molto sofferta nel tempo. Basta ricordare che inizialmente questa specie era ascritta al genere Sonchus definito da Linneo nel 1753; poi passata al genere Cicerbita ad opera del botanico Karl Friedrich Wallroth nel 1822 (questa separazione si rese necessaria in quanto i pappi dei due generi sono differenti nella forma); quindi al genere Mulgedium definito dal botanico Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1824; e successivamente al genere Lactuca e quindi definitivamente al genere attuale.
Il genere di questa voce (Cicerbita) appartiene alla sottotribù Lactucinae della tribù Cichorieae (unica tribù della sottofamiglia Cichorioideae). In base ai dati filogenetici la sottofamiglia Cichorioideae è il terz'ultimo gruppo che si è separato dal nucleo delle Asteracee (gli ultimi due sono Corymbioideae e Asteroideae). La sottotribù Lactucinae fa parte del "quarto" clade della tribù; in questo clade è in posizione "basale" vicina alla sottotribù Hyoseridinae. La struttura filogenetica della sottotribù è ancora in fase di studio e completamento. Provvisoriamente è stata suddivisa in 10 lignaggi. Il genere di questa voce appartiene al "Cicerbita lineage". Nell'ambito del genere la specie di questa voce appartiene ad un clade comprendente l'endemica balcanica Cicerbita pancicii Beauverd e la caucasica-turca Prenanthes petiolata (K.Koch) Sennikov (il cui nome recuperato secondo le ultime ricerche filogenetiche è Cicerbita petiolata (K.Koch) Gadnidze).
I caratteri distintivi (sinapomorfie) per questa specie (nell'ambito del genere) sono:
Il numero cromosomico di C. alpina è: 2n = 18.
Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:
Proprietà curative: viene considerata una pianta antiflogistica (guarisce dagli stati infiammatori), diuretica (facilita il rilascio dell'urina), depurativa (facilita lo smaltimento delle impurità) e immuno-stimolante.
Questa pianta fa parte del gruppo alimentare delle “cicorie”, sono quindi piante commestibili dal gusto leggermente amarognolo. Si raccolgono le foglie e i fusti, ma soprattutto i giovani germogli (si consumano crudi o cotti) prima che crescano troppo, altrimenti sono inutilizzabili a causa del loro gusto amarissimo (in maggio sono solamente due o tre le settimane utili per la raccolta). Queste verdure sono abbinate felicemente alla ricotta affumicata oppure possono essere messe sottolio. Una ricetta prevede di scottarli in olio, vino, sale e spezie. A causa della raccolta indiscriminata alcune province (Trento, Friuli-Venezia Giulia a altre) hanno incluso queste piante nella lista delle specie a rischio e quindi sono protette e la raccolta è regolamentata come i funghi.
Recentemente alcune province (fra cui la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia) si stanno organizzando sia per studiare le varie problematiche associate ad un utilizzo commerciale, sia per promuovere la coltivazione industriale di questa specie con lo scopo di ridurre il rischio di estinzione a causa della raccolta e prelievo nelle zone naturali di crescita.
Nel Nord dell'Europa (in Scandinavia) questa pianta è utilizzata (da un punto di vista scientifico) come bio-indicatore ambientale: la sua presenza o meno indica lo stato di purezza, salubrità e contaminazione dell'ambiente.
La cicerbita violetta in altre lingue è chiamata nei seguenti modi: