Teoria della Moneta Moderna

Teoria Moderna della Moneta, Teoria Monetaria Moderna (nota anche con l'acronimo inglese MMT Modern Monetary Theory), o neo-cartalismo, è il nome di una teoria economica, definita come "eterodossa" anche da alcuni dei suoi stessi proponenti e rigettata dalla maggior parte degli economisti, che intende descrivere nel dettaglio le procedure e le conseguenze dell'utilizzo della moneta a corso legale emessa dallo stato. Fra i sostenitori della teoria economica ci sono alcuni economisti post-keynesiani.

La teoria prende le mosse dal cartalismo che fu presentato per la prima volta dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp nel 1895, con l'importante contributo di Alfred Mitchell-Innes. Il cartalismo influenzò negli anni trenta anche il Trattato sulla moneta dello stesso John Maynard Keynes, che cita Knapp e il cartalismo nella pagina di apertura.

Per alcuni autori la MMT non fa altro che descrivere il sistema monetario in vigore sin dall'abolizione del sistema aureo, avvenuta nel 1971 con lo Smithsonian Agreement.

Storia

La MMT affonda le sue radici nel cartalismo, del quale è considerata il corpo moderno. Il cartalismo viene elaborato alla fine del XIX secolo dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp, poi ripreso da John Maynard Keynes nel suo Trattato sulla moneta.

Nello specifico il termine di teoria monetaria moderna viene successivamente coniato dall'economista australiano Bill Mitchell in riferimento a una frase contenuta nel trattato di Keynes. Per queste sue origini, la teoria monetaria moderna è anche definita con il nome di "neo-cartalismo".

Descrizione e concetti

Il ruolo della tassazione

Per l'MMT in un sistema di moneta legale, tutto il denaro è creato dal governo che quindi non ne rimarrà mai senza poiché lo emette e mette in circolazione. Le tasse non avrebbero quindi la funzione di finanziare la spesa pubblica ma non sarebbero inutili poiché consentirebbero al sistema di funzionare costringendo le persone a usare il denaro messo in circolazione, inoltre le tasse sono necessarie per impedire il "surriscaldamento" dell'economia, ad esempio consentendo di frenare l'inflazione, per ridurre le disuguaglianze e per disincentivare pratiche scorrette e/o dannose (ad esempio, le imposte sulle sigarette).

Secondo la teoria monetaria moderna, il denaro entra in circolazione attraverso la spesa pubblica. In altre parole, la moneta è prima creata e spesa dallo stato, e solo successivamente avviene l'esazione delle imposte. La tassazione viene impiegata per rendere effettiva l'adozione della moneta a corso legale, conferendole valore mediante la creazione di domanda sotto forma dell'obbligo dell'imposizione fiscale che può essere soddisfatto solo con la valuta nazionale. L'obbligo di pagamento delle imposte con la valuta nazionale, unito alla fiducia e all'accettazione della moneta da parte anzitutto dei cittadini, contribuisce in modo determinante alla conservazione del valore della divisa nel corso del tempo ovverosia al controllo sull'inflazione.

Gli effetti della natura della moneta sull'economia pubblica e privata

L'affermazione che la moneta è dunque "creatura dello stato" comporta sia che non esiste alcuna ragione affinché la spesa pubblica debba essere coperta da un corrispettivo prelievo fiscale sia che lo stato può spendere senza prima avere incamerato gettito fiscale e che perciò può impiegare tutte le risorse necessarie a incrementare l'attività economica e l'occupazione. Ne consegue che secondo gli economisti della teoria monetaria moderna, tra cui James Kenneth Galbraith, l'emissione di moneta veicolata all'aumento della produzione consente allo stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo di inflazione, sin quando non si arriva al pieno impiego. Essi argomentano inoltre che, durante le fasi di contrazione economica, la sottrazione di massa monetaria circolante, causata da politiche finalizzate all'ottenimento del surplus nel bilancio statale, comporta un impoverimento del sistema produttivo, dei cittadini e delle imprese, che si vedono sottrarre moneta che altrimenti verrebbe usata per alimentare l'economia. Il surplus nel bilancio pubblico rende lo stato un risparmiatore netto e parallelamente rende il settore privato un debitore netto. L'effetto delle politiche statali atte al perseguimento del surplus di bilancio è quindi di forzare il settore privato a indebitarsi riducendo di conseguenza la ricchezza dei cittadini. Viceversa, il deficit nel bilancio statale contribuisce ad alimentare e a garantire la ricchezza del settore privato, e il debito pubblico risultante da questo deficit è pertanto l'espressione del miglioramento delle condizioni economiche dei cittadini. Il deficit e il debito pubblici sono dunque strumenti, a disposizione dello stato, finalizzati al raggiungimento della massima capacità occupazionale e produttiva di una nazione.

Il risparmio privato e il settore del credito

La teoria monetaria moderna descrive il risparmio privato come funzionale all'incremento del reddito nazionale. All'aumento del reddito nazionale corrisponde l'incremento del risparmio privato. La spesa statale in deficit ha pertanto il fine di stimolare l'attività economica incrementando così sia il prodotto interno lordo sia il reddito nazionale e perciò anche il risparmio privato. L'attività del settore creditizio nell'ambito della concessione dei prestiti varia in funzione della richiesta di credito da parte dei privati. In situazione di deficit pubblico, lo stato dotato di sovranità monetaria immette moneta nel sistema economico onde finanziare l'acquisto di beni e servizi dai privati e dalle aziende private le quali di conseguenza pagano i loro dipendenti con questo denaro creando perciò un effetto a catena che condiziona la massa monetaria circolante e la velocità di circolazione della moneta. Questo processo tende a ridurre la richiesta di prestiti nei confronti del settore del credito. Si abbassano così anche i tassi di interesse richiesti dal settore del credito per la concessione di prestiti ai privati.

La discrezionalità sul mantenimento del mercato dei titoli pubblici

La capacità di emettere moneta onde finanziare il settore pubblico comporta che non vi sia la necessità, da parte del governo, di chiedere denaro in prestito ai sottoscrittori privati di titoli di stato. Di conseguenza, non è affatto necessario che lo stato sia soggetto ad accettare i tassi di interesse imposti dal mercato sulle obbligazioni di debito pubblico. Secondo la teoria monetaria moderna è pertanto una misura facoltativa, e non obbligatoria, il mantenimento del mercato dei titoli pubblici in una nazione dotata di sovranità monetaria.

Il debito e la moneta tra settori pubblico e bancario

La teoria monetaria moderna ritiene che l'analisi e la comprensione dell'uso delle riserve contabili sia cruciale per capire le interazioni tra settore pubblico e privato. Per questo la teoria monetaria moderna presta particolare attenzione alla realtà operativa delle interazioni tra il governo, la banca centrale e il settore bancario commerciale.

Il controllo sul tasso di interesse e i suoi effetti sul sistema bancario commerciale

Virtualmente tutte le banche centrali impostano un target per il tasso di interesse. Per conseguire tale obiettivo una banca centrale non ha alcun'altra scelta, secondo la teoria monetaria moderna, se non di intervenire attivamente all'interno delle operazioni bancarie commerciali.

Nella maggior parte delle nazioni le riserve delle banche commerciali depositate presso la banca centrale devono avere un bilancio positivo alla fine di ogni giorno; in altre nazioni la quota soggetta a tali requisiti è denominata in proporzione ai passivi detenuti da una banca (ad esempio i depositi dei clienti). Reserve requirement (obbligo di riserva) è il nome usato per definire questi requisiti. Alla fine di ogni giorno, una banca commerciale deve esaminare la situazione finanziaria delle riserve presenti nei propri conti correnti. Quelle banche che sono in deficit hanno l'opzione di chiedere in prestito, alla banca centrale, i fondi richiesti al mantenimento del reserve requirement, alla quale pagano un tasso di interesse attivo (talvolta chiamato anche tasso di sconto) sulla cifra prestata. D'altro canto, le banche che hanno riserve eccedenti possono semplicemente lasciare tali eccedenze all'interno della banca centrale e guadagnare un tasso di sostegno (support rate) da questo deposito. Qualche nazione, come il Giappone, ha un tasso di sostegno pari a zero.

Quando una banca ha più riserve di quelle necessarie a sostenere il reserve requirement, essa cerca di vendere queste sue riserve extra a banche che sono in deficit. Questo atto di compravendita è conosciuto come prestito sul mercato interbancario. La banca in surplus cerca di guadagnare un tasso più alto rispetto al tasso di sostegno che la banca centrale paga sulle riserve; d'altra parte le banche in deficit vogliono pagare un tasso più basso rispetto al tasso di sconto che le banche centrali richiedono per il prestito e che è notoriamente alto. Così si presteranno riserve tra di loro finché ogni banca avrà raggiunto il reserve requirement. In un sistema bilanciato, dove cioè vi sono abbastanza riserve totali disponibili per tutte le banche onde fare fronte alle richieste di prestito dei privati, il target a breve termine per il tasso di interesse è a metà tra il tasso di sostegno e il tasso di sconto.

Confronto con l'economia mainstream

Françoise Drumetz e Christian Pfister (Banca di Francia) riassumono le principali differenze tra la MMT e la macroeconomia mainstream nella tabella seguente.

Argomento Teoria monetaria moderna (MMT) Economia mainstream
La spesa pubblica è finanziata mediante creazione monetaria tassazione
Sostenibilità del debito pubblico non è un vincolo può essere un vincolo
I titoli di Stato sono emessi per la redistribuzione del reddito e la gestione dei tassi d'interesse per coprire i disavanzi di bilancio
Accesso del governo al finanziamento della banca centrale senza limiti è limitato
Debito pubblico acquistato dalla banca centrale di fatto cancellato resta da rimborsare
Spiazzamento non si verifica può verificarsi
Politica monetaria nessuna funzione stabilizzatrice strumento stabilizzatore
Tassi d'interesse determinati dal governo determinati dai mercati
Inflazione di natura fiscale di natura monetaria
Disoccupazione pienamente eliminabile non pienamente eliminabile
Politiche strutturali convenzionali considerate dannose considerate benefiche
Un'economia sovrana non deve essere competitiva dovrebbe essere competitiva
Le competenze sono debolmente legate al reddito sono determinanti chiave del reddito
Benessere sociale senza costi comporta costi

Programma di garanzia del lavoro

Gli economisti della MMT sostengono che, negli Stati Uniti, la piena occupazione può essere raggiunta attraverso un programma pubblico di creazione di posti di lavoro finanziato a livello federale, spesso descritto come garanzia del lavoro o programma di occupazione nel servizio pubblico. A loro avviso, le economie capitalistiche moderne non generano né mantengono in modo affidabile la piena occupazione, e la disoccupazione involontaria è quindi una caratteristica ricorrente di tali economie. Il programma offrirebbe un impiego alle persone che desiderano lavorare ma sono altrimenti disoccupate, espandendosi durante le recessioni e contraendosi quando l'occupazione nel settore privato si riprende.

Secondo gli economisti della MMT, un programma di occupazione nel servizio pubblico avrebbe diversi vantaggi. Essi sostengono che contribuirebbe a stabilizzare sia l'attività economica sia i redditi delle famiglie. Poiché la spesa del programma aumenterebbe e diminuirebbe con il ciclo economico, anche il bilancio pubblico risponderebbe in modo anticiclico, contribuendo a moderare le fluttuazioni cicliche. I sostenitori della MMT sostengono inoltre che il programma fungerebbe da ancora per salari e prezzi.

L'economista Thomas Palley osserva che il programma governativo di creazione di posti di lavoro svolge nella MMT un ruolo più centrale di quanto possa apparire immediatamente, perché la politica fiscale così come prevista dalla MMT incontrerebbe difficoltà nel calibrare con precisione l'economia. Altri critici, come Buiter e Mann (2019), sostengono che il successo di un tale programma dipenderebbe da condizioni esigenti che potrebbero non essere soddisfatte nella pratica. Tra queste rientra la capacità delle autorità pubbliche di mantenere una riserva permanente di posti di lavoro produttivi e significativi che possano essere resi disponibili con breve preavviso. Essi sostengono inoltre che, se l'occupazione pubblica consistesse in lavori di scarso valore economico o non mantenesse le competenze dei lavoratori, potrebbe assomigliare a una forma alternativa di sussidio di disoccupazione. Altri possibili svantaggi includono lo spiazzamento dell'occupazione nel settore privato se i lavoratori preferissero posti pubblici meglio retribuiti o meno impegnativi, e pressioni inflazionistiche se il programma stabilisse di fatto un pavimento salariale per l'intera economia.

L'economista Malcolm Sawyer individua quattro importanti limiti nelle proposte di garanzia del lavoro o di datore di lavoro di ultima istanza. In primo luogo, se i posti di lavoro forniti sono socialmente utili, dovrebbero essere organizzati su base permanente in funzione dei bisogni sociali, anziché fluttuare con la domanda del settore privato. In secondo luogo, poiché tali lavori dovrebbero essere retribuiti al livello del salario minimo o al di sotto di esso, potrebbero esercitare una pressione al ribasso sui salari pubblici comparabili, pur rimanendo preferibili a un'occupazione privata insicura o insufficiente. In terzo luogo, il programma potrebbe indebolire l'occupazione pubblica ordinaria incoraggiando la sostituzione di posti pubblici regolari con posizioni di garanzia del lavoro al salario minimo. In quarto luogo, il programma richiederebbe capacità produttiva nelle quantità e nei luoghi adeguati per impiegare persone che altrimenti sarebbero disoccupate, aspetto che Sawyer considera un vincolo pratico significativo.

Applicazioni e limiti internazionali

Gli economisti della MMT riconoscono che la sovranità monetaria esiste lungo uno spettro, piuttosto che come una condizione binaria.|titolo=A loro avviso, l'applicabilità della MMT varia da paese a paese in funzione del grado di sovranità monetaria, con implicazioni diverse per gli Stati Uniti rispetto ai membri dell'eurozona o ai paesi con sostituzione valutaria.

I sostenitori della MMT affermano che politiche in stile MMT sono applicabili a tutti i paesi che emettono la propria valuta sovrana, pur riconoscendo che le piccole economie aperte del Sud globale possono avere uno spazio di manovra più limitato rispetto ai paesi grandi e ricchi. Randall Wray sostiene inoltre che i paesi più piccoli o più poveri con valute sovrane dovrebbero fare affidamento su tassi di cambio flessibili. L'economista Gerald Epstein (2020) contesta la base empirica di tali affermazioni. Egli sostiene che le prove disponibili indicano che molti paesi con valuta sovrana possono comunque essere vincolati dalla speculazione finanziaria e da arresti improvvisi dei capitali dai mercati internazionali dei capitali, impedendo loro di raggiungere la piena occupazione sia in regimi di cambio fisso sia in regimi di cambio flessibile. Epstein conclude che, nella misura in cui la MMT è applicabile nella pratica, la sua applicabilità potrebbe essere in gran parte limitata ai paesi che emettono le principali valute internazionali.

Gli Stati Uniti dispongono di uno spazio di politica fiscale e monetaria particolarmente ampio perché emettono la principale valuta di riserva internazionale, il dollaro statunitense. Wray ha sostenuto che il predominio del dollaro difficilmente sarà minacciato nel prossimo futuro. Al contrario, Epstein (2020) sostiene che lo status di valuta chiave può erodersi quando emergono rivali credibili, individuando la Cina e, in misura minore, l'eurozona come potenziali sfidanti. Egli sostiene inoltre che le prove di un passaggio verso un sistema multivalutario indicano che i detentori di dollari potrebbero passare più facilmente ad altre valute in risposta a rischi percepiti quali instabilità del tasso di cambio, alta inflazione o minacce di default sovrano, limitando la capacità degli Stati Uniti di fare affidamento sull'“esorbitante privilegio” del dollaro.

In uno studio del 2024, Chunping Liu, Patrick Minford e Zhirong Ou hanno testato la MMT nel caso degli Stati Uniti utilizzando un modello macroeconomico dell'economia successiva alla crisi finanziaria del 2008. Hanno confrontato un modello basato sulla MMT, in cui i disavanzi pubblici possono essere finanziati tramite creazione di moneta e l'inflazione è controllata principalmente attraverso la tassazione, con un modello neo-keynesiano standard. Le loro simulazioni hanno suggerito che il coordinamento tra politica monetaria e fiscale sostenuto dagli economisti della MMT non produrrebbe alcun miglioramento nella stabilità dell'inflazione o del tasso di interesse reale, ma destabilizzerebbe in modo sostanziale la produzione, comprometterebbe la stabilità macroeconomica complessiva e ridurrebbe il benessere delle famiglie. Gli autori hanno quindi concluso che la MMT non fornisce una base convincente per la futura politica economica.

MMT nella pratica

Inflazione in Argentina

     Inflazione anno su anno

     Inflazione mese su mese

Secondo l'economista Sebastián Edwards, vari casi in America Latina di spesa pubblica finanziata tramite creazione di moneta da parte della banca centrale presentano somiglianze con le idee di politica economica sostenute dai fautori della MMT. Questi episodi si sono generalmente sviluppati in diverse fasi: dapprima una breve ripresa trainata da una maggiore spesa pubblica, poi l'emergere di colli di bottiglia e squilibri, seguiti da controlli dei prezzi e controlli dei cambi, e da una perdita di fiducia nella valuta nazionale perché i consumatori abbandonano la moneta interna. Alla fine il governo viene sostituito, e il suo successore affronta il difficile compito di ripristinare la stabilità macroeconomica. In questo contesto, Edwards discute il Cile (1970–1973), il Perù (1985–1990), l'Argentina (2003–2015) e il Venezuela (dal 1998), osservando che questi paesi disponevano di una propria valuta non ancorata, condizione considerata importante anche dalla MMT. Secondo Edwards, questi casi furono accompagnati da un'inflazione molto elevata — per esempio il 500% in Cile nel 1973, il 1000% in Venezuela nel 2017 e il 7000% in Perù nel 1990 — perché la domanda di valuta nazionale crollò.

Secondo l'economista Emilio Ocampo, scrivendo nel 2020, l'Argentina ha perseguito, con brevi interruzioni, politiche simili a quelle associate alla MMT dal 1946. Egli sostiene che i paesi che adottano sistematicamente tali politiche sono probabilmente destinati a sperimentare alta inflazione e una crescita economica debole, o persino negativa.

La sostenitrice della MMT Stephanie Kelton ha sostenuto che il Giappone pratica la MMT da tempo. Secondo l'economista Sayuri Shirai, questa affermazione è ampiamente considerata in Giappone come un fraintendimento della politica della Banca del Giappone, poiché gli acquisti su larga scala di titoli di Stato e il mantenimento di un obiettivo di rendimento intorno allo 0% non significano di per sé che il Giappone operi sotto un regime MMT. La posizione di Kelton è stata respinta anche dal primo ministro Shinzo Abe e dal governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda, che hanno richiamato l'impegno del governo a ristabilire la disciplina fiscale. Secondo Shirai, la carenza di manodopera, l'invecchiamento della popolazione e un'inflazione persistentemente bassa rendono difficile l'attuazione in Giappone di uno stimolo fiscale in stile MMT. Shirai sostiene che al Giappone rimane poca capacità economica inutilizzata, perché le tendenze demografiche avverse hanno contribuito a gravi carenze di manodopera. Di conseguenza, un'ulteriore spesa pubblica potrebbe intensificare i vincoli del mercato del lavoro e spiazzare l'attività del settore privato. Sostiene inoltre che un contesto prolungato di bassi tassi d'interesse può indebolire la crescita della produttività sostenendo le imprese zombie e scoraggiando la necessaria ristrutturazione aziendale.

Anche i sostenitori della MMT William Mitchell, Martin Watts e L. Randall Wray presentano il Giappone come prova del fatto che un paese può sostenere persistenti disavanzi pubblici e un debito pubblico molto elevato, superiore al 200% del PIL, senza provocare un forte aumento dei tassi d'interesse o una maggiore disoccupazione. L'economista Mark Skousen sostiene tuttavia che questa interpretazione trascura la debole crescita economica del Giappone dal 1992, pari in media a circa lo 0,9% annuo in termini reali, che egli associa a una prolungata spesa in disavanzo su larga scala.

Proponenti contemporanei

Il principale luogo da dove parte il rilancio moderno della teoria è l'Università del Missouri-Kansas City, Così come la destra reaganiana ebbe il suo pensatoio nell'Università di Chicago (dove dominava negli anni Settanta il Nobel dell'economia Milton Friedman), oggi l'equivalente "a sinistra" sono la University of Missouri a Kansas City ove insegnano Randall Wray, Stephanie Kelton (economista capo presso la commissione bilancio del Senato USA), William Black, Michael Hudson, e dove ha sede il Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi di Warren Mosler. La versione della teoria diffusa da quest'ultimo è nota come Mosler Economics-MMT (ME-MMT), in italiano traducibile come economia mosleriana.

James Kenneth Galbraith è uno dei più celebri sostenitori della teoria e nel 2010 scrive la prefazione del libro di Mosler intitolato Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy (it. Le sette innocenti frodi capitali della politica economica).

Secondo Carnevali e Fontana, i principali sostenitori della MMT hanno in larga misura evitato un confronto accademico formale con gli economisti mainstream, pubblicando raramente articoli accademici formali volti a persuaderli o a dibattere con loro, e si sono invece concentrati sull'influenzare i decisori politici e il pubblico più ampio. Essi suggeriscono che questa strategia rifletta l'opinione, diffusa tra gli studiosi della MMT, secondo cui gli economisti mainstream sono generalmente poco ricettivi verso teorie e politiche non mainstream, e che quindi i sostenitori della MMT abbiano cercato di costruire sostegno al di fuori del mondo accademico, con l'aspettativa che la pressione del dibattito pubblico e della discussione politica avrebbe infine costretto gli economisti mainstream a prendere seriamente la MMT. Carnevali e Fontana sostengono che, di conseguenza, gran parte del dibattito sulla MMT si è svolto al di fuori dei contesti accademici convenzionali, anche sui giornali, sui media sociali, nei podcast e in altri forum dominati da economisti non professionisti.

Secondo l'economista neokeynesiano Gregory Mankiw, la MMT non è emersa da importanti dibattiti accademici nelle principali università, ma da un angolo relativamente ristretto del mondo accademico. Egli ha sostenuto che essa abbia ottenuto ampia attenzione pubblica solo dopo essere stata promossa da politici di alto profilo come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, poiché i suoi principi erano in linea con le loro preferenze politiche.

Critiche

La teoria ha ricevuto critiche da una vasta gamma di scuole di pensiero economico sia per il suo approccio teoretico che per le sue raccomandazioni in termini di policy.

L'economista Thomas Palley argomenta che la MMT è principalmente una ripetizione di teorie economiche keynesiane, ma con "un'analisi semplicistica" e che sottovaluta i rischi dell'implementazione di queste politiche. In un articolo successivo, Palley critica l'MMT per essere basata su delle supposizioni riguardo al problema del conflitto fiscal-monetario e smentisce l'affermazione della MMT che la classica analisi keynesiana non tiene conto dei limiti finanziari che un governo ha riguardo all'emissione di denaro. Palley mostra come queste intuizioni siano messe in evidenza nei modelli keynesiani di stock-flow consistent IS-LM, e come siano stati compresi chiaramente da economisti keynesiani decadi fa. Egli argomenta che le politiche proposte dalla MMT causerebbero gravi instabilità finanziare in un'economia aperta con tassi di cambio flessibili, mentre utilizzare tassi di cambio fissi porterebbe a limiti finanziari al governo quindi "pregiudicando l'argomentazione principale della MMT che la sovranità monetaria libererebbe i governi dalle regole base del mercato e dai limiti finanziari". Egli attacca la MMT affermando che manca di una teoria plausibile rispetto all'inflazione, particolarmente nel contesto di pieno impiego che utilizza il loro sistema proposto di "Datore di lavoro di ultima istanza", una mancanza di considerazione dell'instabilità finanziaria che potrebbe causare da tassi interessi zero permanenti ed una sopravvalutazione dell'importanza del denaro stampato dal governo. Infine, Palley conclude affermando che la MMT non offre nuove intuizioni rispetto alla teoria monetaria mentre fa delle affermazioni infondate riguardo a politiche macroeconomiche. Egli afferma che questa teoria ha ricevuto attenzione solo perché "è polemica per tempi di depressione". Marc Lavoie afferma che mentre l'argomentazione neocartalista è "essenzialmente corretta", molte delle sue affermazioni contro-intuitive sono dovute ad una "confusa" e "fittizia" natura delle operazioni delle banche centrali e del governo.

L'economista neo-keynesiano e premio Nobel Paul Krugman ritiene che la visione, propugnata dalla teoria monetaria moderna, secondo cui il deficit non sia importante fino a quando si ha una propria valuta è "semplicemente non corretta". Egli afferma che la MMT supporta eccessivamente deficit di bilancio del governo ed ignora le implicazioni in termini di inflazione di mantenere deficit di bilancio quando l'economia è in crescita.

Il consulente finanziario della scuola austriaca Robert P. Murphy afferma che "l'immagine del mondo descritta dalla teoria monetaria moderna non è all'altezza delle aspettative" e che tale descrizione sembra essere "totalmente sbagliata". Egli osserva come l'affermazione della MMT che ridurre il debito pubblico eroda i risparmi dei privati è vera solo per la porzione di risparmi privati non investiti ed afferma che le identità di contabilità nazionale utilizzate per spiegare quest'aspetto della MMT possano essere ugualmente utilizzate per supportare l'argomentazione che il debito pubblico spiazzi l'investimento del settore privato. Daniel Kuehn, ricercatore associato del Centro Lavoro, Servizi Umani e Popolazione presso l'Urban Institute di Washington, manifesta piena sintonia con l'opinione di Murphy, affermando che "l'economia non è la contabilità" e che "confondere pareggio di bilancio e leggi comportamentali è cattiva economia".

Murphy inoltre contesta la teoria monetaria moderna in quanto egli ritiene che i titoli pubblici non siano patrimonio netto per il settore privato nel suo complesso dal momento che il titolo potrà essere riscattato solo alla sua maturità cioè solo dopo che il governo "avrà raccolto i fondi necessari provenienti dallo stesso gruppo di contribuenti in futuro".

Brad DeLong, ex membro della presidenza Clinton e professore di economia alla Berkeley, ha suggerito che la teoria monetaria moderna non sia una teoria bensì una tautologia. Ulteriori critici hanno dichiarato che la teoria monetaria moderna "ignora le lezioni della storia" ed è "fatalmente imperfetta".

Eladio Febrero Paños, professore di economia presso l'Università di Castiglia-La Mancia, sottolinea come la moneta moderna tragga il suo valore intrinseco dalla sua capacità di annullare l'indebitamento privato delle banche, in particolare in qualità di moneta a corso legale, piuttosto che nel pagamento dell'imposizione fiscale. Tuttavia non è chiaro se questa sia una critica, dal momento che le banche fanno completo affidamento sul servizio monetario offerto dallo stato e sulla moneta da esso scelta come divisa attraverso il sistema bancario centrale.

Diffusione

La prima conferenza internazionale sulla Teoria della Moneta Moderna si è tenuta in USA presso Kansas City dal 21 al 24 settembre 2017 e ha visto la partecipazione di più di 200 accademici, attivisti, investitori e figure di primo piano degli studi economici tra cui James Kenneth Galbraith e il biografo di John Maynard Keynes, Lord Robert Skidelsky.

In USA

L'economista Stephanie Kelton propugnatrice dell'MMT viene nominata nel 2014 alla carica di Economista Capo della Commissione Bilancio del Senato statunitense.

In Italia

In Italia la Teoria Monetaria Moderna è propugnata dal giornalista Paolo Barnard e da alcune associazioni nate in seguito.

In Spagna

Anche in Spagna sono presenti alcune associazioni di divulgazione, come ad esempio l'APEEP (Associazione per il Pieno Impiego e la Stabilità dei prezzi) e Red MMT España.

Note

  1. ↑ (EN) Marginal revolutionaries, su economist.com. URL consultato il 4 maggio 2019 (archiviato il 22 febbraio 2012).
  2. ↑ (EN) A Refutation Of Mosler Economics And Mosler's 7DIF, Part I, su conant.economicpolicyjournal.com. URL consultato il 19 marzo 2015 (archiviato il 2 aprile 2015).
  3. ↑ (EN) Larry Randall Wray, The “Kansas City” Approach to Modern Money Theory (PDF), Levy Economics Institute of Bard College, luglio 2020, ISSN 1547-366X (WC · ACNP).
  4. ↑ (EN) Kosaka Norihiko, The Heterodox Modern Monetary Theory and Its Challenges for Japan, su nippon.com, 6 agosto 2019. URL consultato il 26 maggio 2026.
  5. ↑ (EN) A new survey shows that zero top US economists agreed with the basic principles of an economic theory supported by Alexandria Ocasio-Cortez, su businessinsider.com, Business Insider, 14 marzo 2019. URL consultato il 26 maggio 2026.
  6. ↑ (EN) The Magic Money Tree: The case against Modern Monetary Theory, su adamsmith.org, Adam Smith Institute. URL consultato il 26 maggio 2026.
  7. ↑ (EN) Jason J.Fichter e Kody Carmody, Does the National Debt Matter? A Look at Modern Monetary Theory, or MMT, su bipartisanpolicy.org, 15 novembre 2019. URL consultato il 26 maggio 2026.
  8. ↑ (EN) Thomas L.Hogan, Mainstream Economists Do Not Believe MMT, su nationalreview.com, National Review, 16 febbraio 2022. URL consultato il 26 maggio 2026.
  9. ↑ (EN) Paul Krugman, Running on MMT (Wonkish), su nytimes.com, The New York Times, 25 febbraio 2019. URL consultato il 26 maggio 2026.
  10. 1 2 3 4 Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy, su washingtonpost.com. URL consultato il 4 maggio 2019 (archiviato il 16 marzo 2016).
  11. 1 2 (EN) Knapp, George Friedrich, The State Theory of Money, Macmillan and Company, 1924, pp. vii.
  12. 1 2 (EN) L. Randall Wray, The Neo-Chartalist Approach to Money, Working Paper No. 10, Center for Full Employment and Price Stability, 2000. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2019).
  13. 1 2 Keynes, John Maynard: A Treatise on Money, 1930, pp. 4, 6
  14. ↑ (EN) Winston Gee, Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory, su hir.harvard.edu, 16 ottobre 2011. URL consultato il 22 luglio 2023 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2016).
  15. ↑ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.1 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2019). “Modern Monetary Theory” was coined by Bill Mitchell, an Australian economist and prominent proponent, but its roots are much older. The term is a reference to John Maynard Keynes, the founder of modern macroeconomics. In “A Treatise on Money,” Keynes asserted that “all modern States” have had the ability to decide what is money and what is not for at least 4,000 years.
  16. ↑ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2012).
  17. 1 2 WHAT ARE TAXES FOR? THE MMT APPROACH (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2015). di L. Randall Wray
  18. ↑ Cfr. S. Kelton, Il mito del deficit, Fazi Editore, Roma, 2020
  19. ↑ ^ Riviera Oggi, 3 marzo 2012, Pier Paolo Flammini: "La MMT Modern Money Theory spiegata ad un ragazzo (ben sveglio)" (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2012). Le tasse, secondo gli economisti MMT, servono per equilibrare il mercato della moneta attraverso un sistema di prelievo equo verso i cittadini: con esse si elimina una parte della moneta circolante nel caso ci sia il rischio di iper-inflazione.
  20. ↑ Micromega, Federico Rampini: "La Rivoluzione che viene dagli Usa" (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2012). Secondo Galbraith Jr. «l'inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella prima guerra mondiale». Di certo non oggi. Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi.
  21. ↑ Business Insider, 27 dicembre 2011, John Carney: "Here's What Modern Monetary Theory And Austrian Economics Have In Common", p.2 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2013). Here is a genuine difference between the Austrians—especially those of the Rothbardian stripe—and the MMTers. The MMTers do indeed envision the government using taxes to accomplish what is good for the economy—which, for the most part, means combating inflation. They think that the government may need to use taxation to snuff out inflation at times. Alternatively, the government can also reduce its own spending to extinguish inflation.
  22. ↑ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2016). This claim, that money is a “creature of the state,” is central to the theory.
  23. ↑ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2016). there is no reason the amount of money the government takes in needs to match up with the amount it spends. Indeed, its followers call for massive tax cuts and deficit spending during recessions.
  24. ↑ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2012). because paper currency is a creature of the state, governments enjoy more financial freedom than they recognise. The fiscal authorities are free to spend whatever is required to revive their economies and restore employment. They can spend without first collecting taxes; they can borrow without fear of default.
  25. ↑ La Repubblica, 21 febbraio 2012, Federico Rampini: "E se la risposta alla crisi fosse stampare più soldi?" (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2014). Il "nuovo Keynes" oggi non è un profeta isolato. Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la Mmt è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank.
  26. ↑ Il Foglio, 22 febbraio 2012, Carlo Pelanda: "Si stampi moneta in emergenza, ma farlo come routine è pericoloso" (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2012). la stampa di carta moneta da parte della Banca centrale a favore del governo può consentire a questo di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo di inflazione, sin quando non si arriva al pieno impiego.
  27. 1 2 Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2011). Deficits can be too large, just as they can be too small, and the aim of government is to make sure that they're just right to employ all available productive capacity.
  28. ↑ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.1 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2019). If the government is running a surplus, money is accruing in government coffers rather than in the hands of ordinary people and companies, where it might be spent and help the economy.
  29. ↑ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.5 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2016). According to Modern Monetary Theory, when the government runs a surplus, it is a net saver, which means that the private sector is a net debtor. The government is, in effect, “taking money from private pockets and forcing them to make that up by going deeper into debt,”
  30. ↑ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2011). In MMT, we see public debt as private wealth and the interest payments as private income. The outstanding public debt is really just an expression of the accumulated budget deficits that have been run in the past. These budget deficits have added financial assets to the private sector, providing the demand for goods and services that have allowed us to maintain income growth. And that income growth has allowed us to save and accumulate financial assets at a far greater rate than we would have been able to without the deficits.
  31. ↑ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2011). From a macroeconomic point of view, the spending and tax decisions of government should be such that total spending in the economy is sufficient to produce the level of real output at which firms will employ the available labor force. This is the goal, and the particular budget outcomes must serve this goal.
  32. ↑ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory", su hir.harvard.edu. URL consultato il 5 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2011).
  33. ↑ Riviera Oggi, 3 marzo 2012, Pier Paolo Flammini: "La MMT Modern Money Theory spiegata ad un ragazzo (ben sveglio)" (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2012). la possibilità di emettere quantità di moneta teoricamente infinita per finanziare il settore pubblico non implica la necessità (come avviene ora in maniera drastica nei paesi dell'Eurozona) di chiedere il denaro necessario per queste eventualità ai sottoscrittori privati di titoli pubblici, accettando il tasso di interesse imposto dal mercato. Questo significa che il mercato dei titoli pubblici non esisterà più in un paese MMT? No. Significa che il mercato dei titoli pubblici è una misura facoltativa e non obbligatoria.
  34. ↑ Roosevelt Institute, 26 novembre 2009, Randall Wray: "Why Congress Should NOT Increase the Government's Debt Limit" (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2013). How would this work if we eliminate sales of Treasury bills and bonds? In effect, the Fed would offer an overdraft to the Treasury rather than to the private banks. Now the Treasury could spend without first moving deposits to the Fed. This would increase the deposit of the recipient of the Treasury's spending and also the reserves of the recipient's bank. Banks would earn interest on their reserves-at the rate the Fed chooses. The only change to current operating procedure is to give the Treasury the right to overdrafts-something the Fed already allows to private banks. Voila! No more Treasury bills and bonds issued.
  35. ↑ Political Economy Research Institute - University of Massachusetts Amherst, Gennaio 2012, Brett Fiebiger, Scott Fullwiler, Stephanie Kelton, Randall Wray: "Modern Monetary Theory: a debate" (PDF) (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2017). “Treasury debt could be eliminated entirely if the central bank were to simply pay interest on reserves, or if the Fed were to adopt zero as its overnight interest rate target.”
  36. ↑ EconoMonitor, 20 luglio 2011, Randall Wray: "Raise the Debt Limit or Abolish the Debt?" (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2013). Bond sales are simply a reserve-draining operation that offer bonds as an alternative to reserves. The real purpose is to let banks earn interest on reserves. In the old days (up to two years ago) reserves paid zero interest; they now pay 25 basis points. So… just stop selling the bonds.
  37. ↑ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2012). Budget-makers need not cower before the bond-market vigilantes. In fact, they need not bother with bond markets at all.
  38. 1 2 3 "Unconventional monetary policies: an appraisal" (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2012). by Claudio Borio and Piti Disyatat, Bank for International Settlements, November 2009
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  58. ↑ Mosler, Warren: Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy, Valance Co., 2010, ISBN 978-0-692-00959-8; also available in .DOC (DOC) (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2019).
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  64. 1 2 Paul Krugman, Deficits and the Printing Press (Somewhat Wonkish), in The New York Times, 25 marzo 2011. URL consultato il 17 luglio 2011 (archiviato il 17 luglio 2011).
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  71. ↑ Vice.com, 13 marzo 2018: "La teoria economica radicale secondo cui i governi hanno soldi all'infinito", su vice.com. URL consultato il 14 marzo 2018 (archiviato il 15 marzo 2018).
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Bibliografia

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