| Panatenee | |
|---|---|
| Nome originale | Παναθήναια |
| Celebrata a | Antica Atene |
| Oggetto della ricorrenza | Nascita della dea |
| Tradizioni religiose | Grandi Panatenee |
| Tradizioni profane | Giochi panatenaici |
Le Panatenee (in greco antico Παναθήναια?, Panathénaia) erano le feste religiose più importanti dell'antica Atene, in onore della divinità protettrice della città, Atena (con l'appellativo di Poliàs, Poliade). Si tenevano il giorno della nascita della dea (il 28 del mese di Ecatombeone, corrispondente alla fine di luglio) e vi partecipavano tutti i cittadini liberi, comprese le donne.
Il dibattito antico intorno alla paternità ed al nome della festa riflette le diverse tradizioni dei logografi attici. Secondo Apollodoro, Erittonio fu il fondatore delle originarie feste Atenee, mentre Igino gli attribuisce direttamente l'istituzione delle Panatenee stesse.
A fare chiarezza sulla transizione del nome è il lessicografo Arpocrazione che, citando i frammenti storici di Ellanico di Lesbo ed Androzione, ci conferma che fu proprio Erittonio il primo a celebrare la festività e precisa che prima di quel momento la celebrazione era nota come "Atenea", come formalizzato anche dallo storico Istro il Callimacheo.
Una variante successiva, di stampo prettamente politico, viene invece tramandata da Plutarco, secondo cui la festa fu istituita o definitivamente ribattezzata in chiave panellenica da Teseo in occasione del successivo sinecismo dell'Attica.
Nel 566 a.C. Pisistrato riorganizzò la festa ed istituì ogni quattro anni, nel terzo anno dell'Olimpiade, le "Grandi Panatenee", di durata maggiore, che compresero anche con competizioni artistiche e sportive. Le "Piccole Panatenee" avevano invece cadenza biennale.
Le feste Panatenee duravano nove giorni:
Il mese di Hekatombaión è presente anche nei calendari di Delo, Nasso e Smirne.


La processione panatenaica, che avveniva solo in onore delle Grandi Panatenee, portava il dono di un peplo tessuto dalle ateniesi nobili (Ergastìne) e ricamato con episodi della Gigantomachia.
La processione si radunava prima dell'alba nei pressi della porta del Dipylon, attraversava l'agorà e attraverso la via Panatenaica giungeva all'Acropoli, dove potevano entrare solo i cittadini ateniesi. La processione passava quindi davanti al Partenone e si fermava al grande altare di Atena.
Il rito comprendeva sacrifici, tra cui un'ecatombe.
La processione è raffigurata nel fregio disposto sui muri esterni della cella del Partenone, scolpito da Fidia e dai suoi aiutanti. Vi sono rappresentati alla partenza gli ipparchi e il keryx o araldo, gruppi di cavalieri che si stanno preparando o sono colti in corsa per la gara che si svolgeva durante la processione. A questi seguono le quadrighe, tra le quali si svolgeva pure una gara, nell'ultimo tratto della quale un oplita con armatura doveva scendere e correre a fianco del carro in accordo con l'andatura dei cavalli. Segue quindi la processione vera e propria (pompé) con gli animali per i sacrifici, portatori di offerte, suonatori e le canefore che portavano il peplo e vasi per libagioni.
I giochi comprendevano diverse tipologie di competizioni sportive, i cui vincitori ricevevano in premio olio prodotto dallo stato con gli ulivi sacri ad Atena, contenuto in un certo numero di anfore, dette appunto "anfore panatenaiche" dipinte con soggetti relativi alla gara vinta.
I giochi comprendevano gare sportive aperte a tutti i Greci, sostanzialmente le stesse presenti nei giochi olimpici, di cui la più importante era la corsa dei carri, e giochi tradizionali riservati ai soli ateniesi, tra cui una corsa con le fiaccole che si svolgeva la notte prima della processione sul percorso dal Pireo all'Acropoli di Atene.
Comprendevano inoltre concorsi poetici e musicali, tra cui una declamazione completa dei poemi omerici nella quale si alternavano diversi rapsodi. Uno dei vincitori era intorno al 250 a.C. Nicocle di Taranto.
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