Specie (filosofia)

La specie in filosofia è un raggruppamento di individui che partecipano della stessa essenza, ossia condividono la stessa forma intellegibile.

Il termine, derivante dal latino species, corrisponde al greco εἶδος (eidos), ed è in relazione col concetto di genere, corrispondente a γένος (ghenos): rispetto a quest'ultimo, la specie rappresenta una suddivisione.

Nella storia della filosofia ha avuto un valore non solo puramente logico, cioè mentale, ma anche ontologico e reale, seppure la sua natura abbia dato luogo a varie dispute e interpretazioni.

Genere e specie

Già in Platone la specie risulta determinante sul piano gnoseologico della definizione, per approdare a una maggiore specificità rispetto al genere, secondo il metodo della diairesi («principio della divisione»), in base al quale ogni idea è gerarchicamente collegata alle altre secondo regole dialettiche di somiglianza e comunanza. La diairesi infatti, dividendo il genere «secondo la specie», cioè seguendo la sua articolazione naturale, lo scinde in due parti opposte o mutuamente escludentisi, pure all'interno di una medesima unità.

Anche Aristotele rapporta la specie al concetto di genere, seguendo però le regole deduttive del sillogismo anziché quelle della dialettica, precisandola come forma immanente resa individuale dalla materia.

Il termine εἶδος nel senso di specie ricorre in Platone (Sofista, 235d; Teeteto, 178a) e in Aristotele (Metafisica, X, 7, 1057b 7; Categorie, 2b 7).

Definendo ad esempio l'uomo come «animale razionale», il primo termine («animale») rappresenta il genere (più prossimo), cioè la genericità di una determinazione che appartiene a tutti gli animali indistintamente e riguarda la loro essenza, universalmente predicabile, mentre il termine «razionale» caratterizza la specificità particolare dell'uomo, cioè la differenza specifica, solo sua, che lo distingue, appunto come specie, da tutti gli altri animali.

La specie include un maggior numero di caratteristiche rispetto al genere, essendo più particolare e dettagliata, ma può riferirsi a un minor numero di individui: più aumenta la comprensione (cioè le caratteristiche specifiche), più diminuisce l'estensione (gli individui a cui si riferisce); secondo un altro esempio, il triangolo rende maggiormente comprensibile il concetto di poligono, ma ne esistono meno esemplari rispetto ai poligoni in generale.

Struttura piramidale

Lo stesso argomento in dettaglio: Albero di Porfirio.

Il rapporto di subordinazione delle specie ai generi è quindi strutturato gerarchicamente, secondo uno schema piramidale. Un esempio nella storia della filosofia è la gerarchia dell'Albero di Porfirio, in cui una specie può fungere a sua volta da genere per ulteriori differenze.

In base all'esempio precedente, il collegamento tra «genere prossimo», «specie» e «differenza specifica» (che connota la specie), può essere illustrato aggiungendo una specie più concreta (l'individuo Socrate):

Genere
(per es. esseri viventi)
Specie 1
(per es. Uomo)
Differenza specifica
(per es. razionale)
Specie 2
(per es. Socrate)

Questo sistema ha trovato la sua tradizionale applicazione particolarmente nella biologia, ma anche nella teologia, nella medicina, nella matematica, nelle scienze naturali e nella geometria.

La disputa sugli universali

Lo stesso argomento in dettaglio: Disputa sugli universali.

Porfirio definisce la specie come «ciò che è situato sotto il genere e a cui il genere è attribuito essenzialmente», elaborando inoltre la nozione di specie specialissima, ossia l'attributo che si applica essenzialmente a una pluralità di termini che differiscono specificamente tra loro.

Lo stesso Porfirio, che trattò nell'Isagoge dei cinque predicabili o «universali» (genere, specie, differenza, proprio, accidente), pose una questione che alimenterà il dibattito medievale conosciuto come disputa sugli universali, ovvero:

Nella scolastica assunse rilevanza anche l'aspetto gnoseologico insito nell'etimologia del termine, che rimanda non solo ai concetti di forma e modello, ma anche di similitudine o «simulacro», per cui Aristotele aveva distinto una specie sensibile ed una specie intellegibile che imprimendosi nell'anima determinano i vari gradi del conoscere, appunto sensibile e successivamente intellegibile, fungendo da intermediari.

Alcuni autori della tarda scolastica come Guglielmo di Occam elimineranno tuttavia la species intelligibilis dall'orizzonte del conoscere.

Sviluppi moderni

Con l'affermarsi della logica matematica la nozione di specie è stata soppiantata da quella di classe.

Anche in biologia la nozione di specie si è progressivamente distaccata dal significato tradizionale: mentre in passato la specie biologica era definita come tipo identificabile per via di caratteristiche ereditarie, la biologia contemporanea la definisce come insieme di individui i cui membri possono accoppiarsi generando discendenza fertile.

Note

  1. 1 2 3 4 5 Specie, in Dizionario di filosofia, Treccani, 2009.
  2. 1 2 Galvano della Volpe, La critica aristotelica della "diairesi" platonica (PDF), su bdigital.uncu.edu.ar, Università di Messina, 1949.
  3. 1 2 3 4 Abbagnano 1992, pp. 824-825.
  4. ↑ «Genere è ciò che si predica secondo l'essenza di molti che differiscono specificamente» (Aristotele, Topici, 102a 31 sgg).
  5. ↑ Giorgio Giacometti, La definizione, in "Platone 2.0 – La rinascita della filosofia come palestra di vita".
  6. ↑ Schischkoff 1982, pp. 39 e 552.
  7. ↑ (CO) Niccolò Turi, Claudio Antonio Testi, La Logica di Tommaso d'Aquino: Dimostrazione, induzione e metafisica (PDF), in Theologica, vol. 11, n. 1, 2021, pp. 165-167, DOI:10.14712/23363398.2021.9, ISSN 1804-5588 (WC · ACNP), OCLC 9456646457.
  8. ↑ "E pertanto in tali sostanze non si trova una moltitudine di individui in una specie, come s'è detto, se non nell’anima umana a causa del corpo a cui è unita" (Tommaso d'Aquino, cit. in De ente et essentia, cap. III, trad. it. di Pasquale Porro, Rusconi, Milano 1995, p. 121), cfr. Luigi Spinelli, Il giovane Tommaso e la grama sostanza (PDF), in Doctor Virtualis, n. 4, Università di Milano, luglio 2008, DOI:10.13130/2035-7362/66, ISSN 2035-7362 (WC · ACNP), OCLC 7181606126.
  9. ↑ Un compromesso fu proposto dal tomismo, per il quale le specie hanno carattere sia mentale che ontologico. In ogni caso la definizione di una specie rimane per Tommaso d'Aquino più generica e incompleta rispetto ai singoli individui, mentre la conoscenza di questi consente di migliorarla. Gli angeli e Dio, essendo immateriali, sono inoltre da lui considerati individui completi che costituiscono ognuno una specie a sé.
  10. ↑ Enciclopedia filosofica, p. 10939.

Bibliografia

Voci correlate

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