Araldica ecclesiastica

Ritratto del cardinale Daniele Dolfin affiancato dallo stemma papale di Innocenzo XII e dal proprio stemma familiare.
Ritratto di papa Gregorio XII con il proprio stemma papale nell’angolo superiore destro.
Due esempi di araldica ecclesiastica. A sinistra, un ritratto del cardinale Daniele Dolfin affiancato dallo stemma papale (di Innocenzo XII) e dal proprio stemma familiare; a destra, un ritratto di papa Gregorio XII, accompagnato in alto a destra dal proprio stemma papale.

L'araldica ecclesiastica (chiamata anche araldica religiosa) è la branca dell'araldica che studia gli stemmi degli enti e degli individui appartenenti al clero cristiano. Ha un aspetto più formale e rilevante nella Chiesa cattolica, la cui quasi totalità dei vescovi, fino al papa, ha un proprio blasone personale.

Rispetto all'araldica classica quella ecclesiastica si concentra maggiormente sugli ornamenti esterni, i quali tramite le insegne caratteristiche dell'ufficio ecclesiastico, ad esempio la mitra, il pallio, il pastorale e il galero, comunicano l'autorità e il grado nella gerarchia clericale dell'armigero, cioè chi ha il diritto a portare tale stemma, oltreché indicare eventualmente la famiglia di appartenenza tramite lo scudo.

L'araldica ecclesiastica ha origine nel XIII secolo, dopo che le armi araldiche passarono da dispositivi per riconoscere i cavalieri in battaglia o nei tornei a strumenti identificativi, insieme (e solitamente uniti) ai sigilli, per autenticare la propria autorità nei contratti e nei documenti ufficiali.

Il mondo ecclesiastico è uno dei campi nei quali l'araldica è più vivace e attiva. Gli stemmi, grazie alla loro proprietà identificativa e artistica, sono d'uso comune nelle arti ecclesiastiche e nella quotidianità della Chiesa. Oltre ai sigilli ufficiali delle autorità ecclesiastiche, i blasoni sono adoperati anche come elementi architettonici e decorativi: vengono solitamente scolpiti sui monumenti sepolcrali, intarsiati nei mosaici marmorei o posti sulle lastre pavimentali di fronte al coro delle cattedrali, oltre che su oggetti di uso quotidiano come porcellane, stoviglie, argenteria e alcuni paramenti, tra cui il manto papale.

Origini

Lo stesso argomento in dettaglio: Araldica § Storia.

Nascita

Fin dall'inizio del cristianesimo le Chiese hanno utilizzato dispositivi pseudo-araldici per i propri sigilli e insegne. Un esempio primordiale di araldica ecclesiastica è nel comando dell'imperatore Costantino I di dipingere il monogramma di Cristo sugli scudi dei soldati prima della battaglia di Ponte Milvio nel 312, inserendolo poi nello stendardo imperiale, il labarum, e sulle monete. Nonostante non sia propriamente araldica codificata come nel Medioevo, tale episodio pone le basi per la simbologia che verrà poi utilizzata nell'araldica ecclesiastica.

Inizialmente gli stemmi furono materia solo per i combattenti nei campi di battaglia e dei tornei. Poiché sotto l'armatura l'individuo risultava irriconoscibile, fu necessario apporre simboli, colori e forme geometriche sull'armatura, sullo scudo e sulla bardatura del cavallo. In questo periodo, al clero era interdetto di portare stemmi, anche se appartenenti a una famiglia di origine cavalleresca. La vera nascita dell'araldica ecclesiastica non si ha prima del XIII secolo, cent'anni dopo l'impiego dell'arte del blasone nella nobiltà, sebbene il suo uso originario fosse ancora presente.

In questo periodo, la maggior parte degli ecclesiastici adoperava sigilli a forma di mandorla, chiamati vesica piscis, nei quali era raffigurata l'effigie (o anche un busto) della persona che deteneva il sigillo. Uno dei primi vescovi ad aggiungere al proprio sigillo il suo blasone familiare fu Guy de Rochefort, vescovo di Langres, nel 1263. Altri membri di grado inferiore nella gerarchia ecclesiastica fecero uso di blasoni: ad esempio, l'arcidiacono di Valenciennes nel 1236, il canonico di San Quintino nel 1239 e il prevosto di Zofingen, che aggiunse lo stemma dei conti di Friburgo al proprio sigillo nel 1245.

Ciononostante, l'attribuzione di armi araldiche agli ecclesiastici causava talvolta esitazione: nell'armoriale di Zurigo del 1340, gli stemmi dei ventisette prelati raffigurati non sono disegnati sugli scudi come di consueto, ma su degli stendardi. Il Wappenbuch von der Ersten, un armoriale pubblicato pochi anni dopo quello zurighese, mostra gli stemmi episcopali su scudi con elmi. In alcuni paesi, soprattutto in Francia, in Italia e in Spagna, al posto degli scudi vennero adoperati degli scudi a forma ovale e ovoidale.

Con il graduale uso dell'araldica nella società secolare, anche nel clero divenne comune. Già nella prima metà del Duecento ci furono vescovi che adottarono stemmi, ad esempio quelli di Beauvais: Milone de Nanteuil, Robert de Cressonsacq e Guillaume de Grez. Non tutti adottarono stemmi però, come ad esempio i vescovi di Coira, i quali aspettarono fino al XIV secolo prima di adottarne effettivamente uno. Da tale secolo in poi la Chiesa adottò platealmente l'uso di stemmi, autorizzandone l'impiego.

Sviluppo

Gli elementi esterni, che caratterizzano l'araldica ecclesiastica e la distinguono da quella secolare, iniziarono a comparire nei blasoni del clero già nel XIII secolo. Il cronista inglese Matteo Paris nei suoi manoscritti fu uno dei primi ad inserire insegne liturgiche, come la mitra e il pastorale, adoperati per essere ornamenti agli scudi dei vescovi. Secondo una tradizione diffusa, papa Innocenzo IV avrebbe concesso il cappello rosso, cioè il galero, ai cardinali durante il Concilio di Lione del 1245; gli atti conciliari, tuttavia, non ne menzionano esplicitamente l’introduzione. Il numero delle nappe del galero cardinalizio si consolidò in quindici per lato a partire dal pontificato di papa Pio VI.

Dal XIV secolo in poi, gli stemmi degli ecclesiastici vennero utilizzati anche nella monetazione; ad esempio, nei testoni pontifici venne raffigurato lo stemma del papa e, nei periodi di sede vacante, quello del cardinale camerlengo. L'arma papale veniva utilizzata anche sui francobolli. La presenza del blasone conferiva alla moneta non solo un aspetto visivo, ma anche la certificazione del corso legale della valuta e confermava l'autorità dell'emittente. L'araldica ecclesiastica nei secoli si è evoluta con la fioritura di stemmi di cardinali, arcivescovi e vescovi, tuttavia senza una vera e propria legislazione fino al 1832, quando la congregazione del cerimoniale sancì, con decreto del 9 febbraio, le quindici nappe per lato dei galeri cardinalizi.

Nel 1905 papa Pio X decretò gli ornamenti esterni per alcuni membri della curia romana, tra cui i protonotari apostolici e i prelati d'onore di Sua Santità.

Elementi frequenti

Stemma del cardinale Antonio Maria Ciocchi del Monte. Dall'alto verso il basso: Il galero e le nappe indicano il grado ecclesiastico. Le nappe (in figura: rosse e quindici) indicano che l'armigero è un cardinale. Altri elementi sono: lo scudo personale del cardinale; il pallio, che indica che il cardinale è anche arcivescovo metropolita; la croce astile a quattro bracci, che indica per l'appunto la dignità arciepiscopale.

Nell'araldica ecclesiastica figurano molto spesso ornamenti esterni, cioè elementi raffigurati al di fuori dello scudo, che indicano la dignità di chi porta lo stemma. A differenza degli elementi esterni dell'araldica gentilizia e civica, tra cui le corone e i supporti, negli stemmi degli ecclesiastici la maggior parte degli elementi utilizzati come ornamenti esterni è di uso comune all'interno del clero.

Tiara

La tiara papale, chiamata anche triregno, è il simbolo distintivo del romano pontefice. Consiste in un copricapo bianco a forma conica rigonfia, con due infule, recante tre corone adagiate una sull'altra. Tra il 1130 e il 1301 aveva una sola corona, dopodiché papa Bonifacio VIII ne aggiunse una seconda per indicare il suo potere spirituale al di sopra di quello civile. La terza corona fu infine adottata da Benedetto XII. Col tempo il significato della tiara è divenuto una rappresentazione dei tre poteri del romano pontefice, cioè l'ordine sacro, la giurisdizione e il magistero.

L'uso della tiara nell'araldica papale è caduto in disuso con papa Benedetto XVI, che optò per la mitra. Tale scelta venne adottata anche dai suoi successori, Francesco e Leone XIV.

Storicamente la tiara è stata erroneamente usata anche da ecclesiastici non pontefici, come ad esempio il patriarca di Lisbona, il vescovo di Montefeltro Roberto degli Adimari e gli arcivescovi di Benevento nel Trecento.

Mitra

La mitra è l'insegna distintiva della dignità episcopale, costituita da un copricapo alto e rigido a due punte. Il suo utilizzo nei sigilli e nell'araldica ha inizio solo in Inghilterra e Francia nel XII secolo: l'uso della mitra non risulta presente nei sacramentari e nei pontificali del IX e del X secolo, per di più, nei sigilli del XI secolo i vescovi risultano con la testa scoperta. Fino al pontificato di Leone IX, tra il 1049 e il 1054, la mitra era impiegata solo dal papa e dai cardinali a Roma; dopo il pontificato l'insegna venne concessa anche ad altri vescovi, uno tra i primi fu Eberardo di Treviri.

La mitra venne solitamente usata anche da canonici e abati, nonostante il loro utilizzo fosse ad usum, cioè che avevano un privilegio papale per l'utilizzo ma non avevano la concessione ad exercitium, che rappresenta la loro autorità. Uno dei primi abati a riceverla fu un certo Engelbino del monastero di Sant'Agostino a Canterbury nel 1063, sotto papa Alessandro II. L'uso della mitra da parte di canonici sarebbe antecedente perfino a quello degli abati: nel 1051 Leone IX la concesse ad alcuni canonici cardinali appartenenti alla Cattedrale di Besançon.

Il privilegio di usare una mitra non consentiva automaticamente, tuttavia, il suo uso nello stemma. I protonotari che avevano il permesso di indossarla durante le liturgie non potevano invece usarla nel proprio stemma. Araldicamente, il galero ha sempre avuto prevalenza sulla mitra; questa pratica ha avuto inizio tra i vescovi italiani e francesi, che riducevano significativamente l'uso del paramento nei propri stemmi, e ha trovato conferma nel decreto di Benedetto XV, datato 15 gennaio 1915, relativo agli stemmi episcopali, nel quale la mitra non viene menzionata. D'altra parte, la Chiesa d'Inghilterra ha mantenuto l'uso storico della mitra nei propri stemmi.

Galero

Il galero, pur non essendo usato nella quotidianità quanto la mitra, è uno degli elementi più diffusi nell'araldica ecclesiastica. Tutti gli stemmi dei membri del clero, dagli ordinari presbiteri fino ai cardinali, riportano un galero, che varia a seconda del grado. Come gli stemmi sono nati per riconoscere i propri detentori, tramite elmi e cimieri, la medesima funzione in ambito ecclesiale la compie il galero oltre che la mitra.

Inizialmente non vi era un numero fisso né una simmetria rigorosa per le nappe, cioè i fiocchi alle estremità del cappello, collegati tramite corde. Storicamente, vi sono stemmi in cui i galeri sono sprovvisti di fiocchi o ne hanno un numero variabile tra tre e sei. Solo nel 1832, tramite la Sacra Congregazione dei Cerimoniali, furono fissate le quindici nappe al galero cardinalizio. L'uso del galero nella quotidianità, già desueto da tempo, è stato abbandonato da Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, mentre è rimasto in uso negli stemmi ecclesiastici.

I galeri sono solitamente rossi per i cardinali, verdi per i patriarchi, primati, arcivescovi, vescovi, abati mitrati, abati ordinari a capo di abazie territoriali, paonazzo per i prelati di fiocchetto, protonotari apostolici, prelati d'onore di Sua Santità, argento per i prevosti, e nero per tutti gli altri, dagli arcipreti di Basilica fino agli ordinari presbiteri. Le nappe variano tra le quindici per lato, riservate ai cardinali, e la singola per lato, riservata ai presbiteri. Ci sono anche alcuni casi particolari riservati a singole diocesi, tra cui l'Arcivescovo di Salisburgo che indossa un galero rosso con dieci nappe dello stesso e l'Arcivescovo di Udine, il quale usa un galero verde foderato di rosso, avente dieci nappe verdi. Alcuni vescovi cinesi, al posto del galero verde, indossano un cappello color porpora, poiché il colore verde è disprezzato nella cultura cinese e l'espressione «avere il cappello verde» indica l'essere vittima di adulterio.

Prima del 1644 alcuni cardinali, oltre al galero, timbravano il proprio stemma con una corona nobiliare; un esempio famoso è il cardinale Giulio Mazzarino, il quale era anche duca di Mayenne. Oltre al galero rosso sul proprio stemma mise anche una corona ducale. Il 10 agosto del 1644 la congregazione del cerimoniale propose a papa Innocenzo X il divieto di apporre corone nobiliari e altri simboli secolari sugli stemmi cardinalizi, proposta che andò in auge nel dicembre dello stesso anno.

Chiavi del cielo

Le chiavi del cielo, simbolo dell'autorità concessa da Cristo all'apostolo Pietro, sono costituite da due chiavi: quella di destra d'oro, a simboleggiare il potere sul regno dei cieli, e quella di sinistra d'argento rappresenta l'autorità spirituale del papato sui fedeli sulla terra. Nello stemma vaticano i due colori sono invertiti. Sono entrambe rivolse verso l'alto, così che possano essere tenute dal pontefice, vicario di Cristo in terra. Vengono legate insieme da un cordone di rosso, a simboleggiare la loro unità. Nell'araldica pontificia, le chiavi del cielo vengono usate dal papa, che le appone in decusse dietro al proprio scudo, e durante la sede vacante, nella quale il cardinale camerlengo applica sopra al proprio galero le due chiavi sopra le quali è presente la basilica, oltre che nello stemma della Città del Vaticano, sormontate dal triregno.

L'unico caso storico di abuso delle due chiavi è presente nello stemma di monsignor Toussaint Casanelli d'Istria, vescovo di Ajaccio, il quale usò le due chiavi come ornamento esteriore.

Basilica

Indica l'ombrellone o gonfalone papale. Pur non essendo mai stata raffigurata negli stemmi pontifici, la basilica ha una presenza meritevole nei blasoni ecclesiastici. Solitamente consiste in un gonfalone gheronato di rosso e d'oro, con le estremità contraccambiate. Il camerlengo, durante la sede vacante, usa la basilica insieme alle due chiavi del cielo. La basilica è presente anche nelle armi di alcune famiglie italiane, soprattutto grazie al palo della chiesa e al capo della chiesa, due elementi araldici carichi di essa. Nel dettaglio, il palo della chiesa appare anche come quartiere nello stemma del Regno d'Italia napoleonico.

La basilica è usata dal collegio cardinalizio, da alcuni membri della casa pontificia e in precedenza anche dalla camera apostolica.

Pastorale

Il pastorale, insieme alla mitra, riveste un'importanza fondamentale nell'arte araldica, in quanto emblema della dignità episcopale. Al pari dello scettro, è segno di giurisdizione e rimanda al simbolismo del buon pastore. Una badessa può portare il pastorale durante le processioni o per determinate funzioni ufficiali all'interno dell'abbazia e può usarlo per ornare il proprio stemma, sebbene ciò avvenga unicamente in via eccezionale. Per distinguere il pastorale del vescovo da quello degli abati e di altri prelati minori, il pastorale di questi ultimi era provvisto di un velo (velum o panisellus, chiamato anche sudarium) fissato al nodo dell'asta, che impediva alle mani nude e sudate di entrare in contatto diretto con il metallo. Il velo è diventato il segno distintivo del pastorale di un abate, soprattutto nell'araldica.

Pallio

Il pallio rappresenta gli arcivescovi metropoliti. Consiste in una striscia circolare, simile a una sciarpa, di lana bianca, larga due pollici, ornata da crocette nere a vista, con due strisce pendenti, una sul petto e una sulla schiena. Nell'araldica cattolica è di norma utilizzato come ornamento esterno, posto al di sotto dello scudo. L'unico papa ad averlo usato nel proprio stemma pontificio è stato Benedetto XVI. Nell'araldica ecclesiastica anglicana, il pallio viene solitamente usato come figura araldica; ad esempio, lo stemma dell'Arcidiocesi di Canterbury contiene una pergola raffigurante il paramento liturgico. Alternativamente, alcuni arcivescovi appongono il pallio uscente sopra lo scudo, come ad esempio nello stemma dell'Arcivescovo di Udine, Riccardo Lamba.

Solitamente, la scelta anglicana di rappresentare il pallio come elemento dello scudo risulta migliore dal punto di vista araldico. Raffigurare il paramento sacro a guisa di un nastro o di un collare di un ordine cavalleresco rende lo stemma, insieme al pastorale e al motto, troppo allungato verticalmente.

Motto

Collocare un motto sotto lo scudo è una consuetudine ampiamente diffusa: esprime in modo conciso un ideale, un programma di vita e, spesso, in modo più esplicito rispetto alle figure dello stemma, manifesta la mentalità di colui che lo ha scelto. Esso non è del tutto slegato dallo stemma, poiché entrambi rivelano qualcosa del carattere e della personalità del titolare originario. In origine, il motto poteva coincidere con un grido di guerra. Solitamente la lingua è il latino, tuttavia ci sono ecclesiastici che usano le proprie lingue madri nei propri stemmi, come ad esempio il motto episcopale del cardinale Ernest Simoni, che recita in albanese «Zemra jeme do-të triumfojë», in italiano «Il mio Cuore trionferà».

Corone

I principi vescovi collocavano spesso i loro stemmi su un manto rosso foderato d'armellino, sollevato su entrambi i lati da cordoni d'oro e cimato da una corona principesca. I prelati le cui sedi conservavano il titolo principesco hanno continuato a usare questi ornamenti fino agli anni Cinquanta. Tuttavia, molti di essi avevano da tempo rinunciato al titolo poiché i privilegi relativi a tali principati erano stati abrogati sin dalla Rivoluzione francese, eccezione fatta per la monarchia austro-ungarica. Ciononostante, poiché la dignità sacerdotale è considerata d'importanza superiore a quella nobile, il clero non dovrebbe far uso di corone indicanti la nobiltà ereditaria nei propri stemmi ufficiali.

Araldica ecclesiastica nella Chiesa cattolica

Papa

Lo stemma papale, fino a papa Giovanni Paolo II, era composto dalle chiavi del cielo decussate poste dietro lo stemma, sormontato dal triregno. Da Benedetto XVI la tiara cadde in disuso e fu sostituita dalla mitra; Francesco aggiunse al proprio stemma il motto, scelta adottata anche da Leone XIV. Le forme di scudi più comuni erano il francese antico e quello a testa di cavallo.

Cardinali

Gli stemmi cardinalizi sono composti dal galero rosso, che presenta quindici nappe su ciascun lato. Se è un arcivescovo, ha la croce astile a quattro braccia (su cui poggia lo scudo); se è anche metropolita, ha il pallio. Nel caso in cui fosse un vescovo, lo stemma sormonterà una croce astile a due bracci. Quest'ultima è assente se il cardinale non è insignito di dignità episcopale.

Patriarchi e primati

I patriarchi e i primati hanno lo stesso numero di nappe dei cardinali, ma indossano il galero e le nappe colorati di verde. L'araldista Pierre Palliot fissava originariamente il numero di nappe a dieci per lato, arrivando alle quindici di oggi. Heim menziona un presunto decreto del 3 novembre 1826 che avrebbe fissato in quindici il numero delle nappe verdi per lato dei patriarchi, precisando però che non ne è stata trovata traccia negli atti della Congregazione del cerimoniale, nonostante le ricerche svolte anche da Carlo Respighi, prefetto delle cerimonie.

Gli araldisti Arthur Charles Fox-Davies e Hugo Gerard Ströhl affermano che, secondo tale decreto, le nappe debbano essere intrecciate con fili d'oro; tuttavia, questo dettaglio era probabilmente relativo all'uso cerimoniale reale del cappello, piuttosto che al suo impiego nell'araldica.

Arcivescovi

Gli arcivescovi, come i primati, indossano il galero verde e le nappe del medesimo colore. Tuttavia, hanno meno nappe: dieci. Gli arcieparchi di rito bizantino indossano invece il mantello porpora o rosso, con una particolare corona. Nel caso di un arcivescovo ad personam, cioè uno che si è trasferito alla sede di una diocesi, egli avrà una croce astile a due bracci.

Vescovi

Gli stemmi vescovili hanno gli stessi colori dei due precedenti, ma con solo sei nappe per lato. Il vescovo di Novara ha una croce astile particolare, a quattro bracci, come quella degli arcivescovi, con cinque pietre rosse.

Monsignori

I prelati detti "di fiocchetto" ponevano sopra lo scudo un galero di porpora da cui pendevano due cordoni rossi terminanti in dieci nappe rosse per lato, mentre a seguito della riforma di Paolo VI con il motu proprio Pontificalis Domus del 28 marzo 1968, i protonotari apostolici sormontano lo scudo con un galero medesimo a quello dei prelati di fiocchetto munito di cordoni e sei nappe per lato di rosso, con il divieto del pastorale, della mitra e del pallio.

I prelati d'onore, precedentemente chiamati prelati domestici, ponevano sul loro scudo un galero violaceo (cioè di porpora) con cordoni terminanti in sei nappe per lato.

Presbiteri (regolari e secolari)

I vicari generali indossano un galero nero con sei nappe dello stesso colore ai lati. Negli ultimi anni molti vescovi, con l'approvazione della Santa Sede, hanno nominato vicari episcopali con compiti specifici nella diocesi: per logica araldica, anch'essi usano, come i vicari generali, il cappello nero con sei nappe nere per lato, a meno che non abbiano ottenuto personalmente dal Papa un titolo prelatizio superiore.

Nonostante la grande varietà di opinioni tra gli autori araldici, la distinzione essenziale è tra capitoli ordinari e capitoli privilegiati. L'ornamento araldico esterno proprio dei canonici ordinari è il cappello nero con tre nappe nere pendenti su ciascun lato. Qualsiasi uso difforme da questa regola deve essere strettamente fondato sul possesso di un privilegio speciale. I decani, i superiori maggiori di ordini non esenti e gli altri superiori minori o locali che non sono prelati di diritto, la regola araldica stabilisce che usino, per consuetudine, un cappello nero con due nappe nere pendenti per lato, posizionate affiancate o sovrapposte. Per gli ufficiali diocesani privi di un titolo prelatizio (come cancellieri, segretari o archivisti), non vi è alcuna norma specifica e devono usare semplicemente il cappello da sacerdote.

Gli stemmi delle badesse sono solitamente circolari o a forma di losanga, con il pastorale e il velo attaccati. Alcuni stemmi sono circondati anche dal rosario.

Ecclesiastici membri di ordini cavallereschi

Sebbene i chierici siano proibiti dall'ornare i propri scudi con simboli secolari, generalmente è prevista una deroga al divieto per i membri dei due ordini cavallereschi più antichi ancora esistenti, cioè il Sovrano Militare Ordine di Malta e l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il simbolo principale dello SMOM è la croce di Malta (o di San Giovanni), una croce ottagonale bianca, la cui tradizione vuole che le otto punte rappresentino le otto beatitudini evangeliche. I cavalieri professi dell'Ordine, essendo religiosi a tutti gli effetti, circondano il proprio scudo con un rosario d'argento intrecciato con la croce di Malta. Il rosario reca in basso una piccola croce di Malta pendente. Gli ecclesiastici appartenenti all'Ordine di Malta (anche se non professi) usano l'accollata dello scudo sulla croce dell'Ordine. Se ricoprono un rango nell'Ordine che conferisce tale diritto, aggiungono nel capo dello scudo il capo dell'Ordine, di rosso alla croce d'argento, e circondano lo scudo con il rosario bianco se hanno prestato i voti. Per gli altri membri non professi, la croce o la decorazione va semplicemente sospesa sotto lo scudo tramite il rispettivo nastro.

L'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, invece, ha come simbolo principale la Croce di Gerusalemme, cioè una croce potenziata accantonata da quattro crocette, il tutto di rosso. I membri possono accollare lo scudo sulla croce di Gerusalemme oppure sospenderla al di sotto dello scudo tramite il nastro nero. Gli alti dignitari dell'Ordine del Santo Sepolcro solitamente possono inquartare la croce di Gerusalemme su campo d'argento con il proprio arme personale.

Chiese orientali in unione con la Santa Sede

Nelle Chiese orientali, cioè quelle dell'Europa orientale e del Medio Oriente che seguono un rito diverso da quello latino, l'araldica è un'introduzione relativamente recente. Nella maggior parte dei paesi in cui prevale il rito orientale, l'araldica non è autoctona, fatta eccezione per quei territori che in passato facevano parte dell'antica Russia o dell'Impero austro-ungarico. Tuttavia, è diventata prassi sempre più comune per i vescovi delle chiese greco-cattoliche seguire la consuetudine dei prelati occidentali e assumere uno stemma al momento della loro elevazione all'episcopato.

I prelati d'Oriente, similmente agli occidentali, fanno uso di simboli liturgici come ornamenti esterni dello stemma. La mitra e il pastorale sono solitamente diversi rispetto a quelli classici utilizzati dagli ecclesiastici del rito romano. Gli scudi sono ornati da mantelli, che possono essere di rosso o di porpora, cimati da una mitra che differisce dall'ordinaria latina, assomigliando più a una corona reale o principesca di stoffa rigida ornata d'oro, broccata e con pietre preziose; tendenzialmente ricamata con fiori, croci e icone. Oltretutto, il pastorale non è ricurvo a ricciolo, ma termina in due serpenti affrontati con una gemma o una croce. I colori liturgici non sono fissati rigorosamente tra gli orientali come in Occidente: la mitra è talvolta d'oro o d'argento, o viola-rosata ricamata d'oro.

I vescovi armeni indossano invece una mitra pressoché identica a quella dei vescovi occidentali, e anche il loro pastorale è lo stesso. I presbiteri e i diaconi armeni indossano invece un copricapo che ricorda la mitra bizantina, mentre i vescovi siriaci, caldei e maroniti adottano pienamente la tradizione araldica del rito romano.

Araldica ecclesiastica nelle altre confessioni

Chiesa anglicana

Stemma di Geoffrey Fisher: partito, nel primo lo stemma dell'Diocesi di Canterbury, nel secondo il suo stemma personale (d'argento, alla fascia ondata di nero, accompagnata da tre gigli, due in capo e uno in punta dello stesso)

Gli arcivescovi e i vescovi della Chiesa d'Inghilterra timbrano di solito i loro scudi, sormontandoli con la mitra anziché con il galero. È solitamente permesso impalare il proprio arme personale con quello della diocesi. Un esempio di ciò potrebbe essere Geoffrey Fisher, arcivescovo di Canterbury dal 1945 al 1961, il quale unì il suo stemma personale a quello della diocesi di Canterbury.

Per i canonici, i presbiteri e i diaconi, fino al 1976 non vi furono regole ufficiali in materia. Tale lacuna venne colmata da un warrant, cioè un decreto del Conte Maresciallo. Su proposta di alcuni ecclesiastici anglicani, approvata dall'Arcivescovo di Canterbury con il sostegno di altri prelati, il Conte Maresciallo emanò il 21 dicembre 1976 tale decreto, che introdusse una varietà di cappelli ecclesiastici appropriati con cui il clero della comunione anglicana può timbrare il proprio stemma in sostituzione di elmi e cimieri.

I galeri anglicani, a differenza di quelli cattolici romani, sono tutti neri. I decani possono utilizzare, sopra lo scudo, un cappello nero con tre nappe rosse pendenti da cordoni porpora su ciascun lato; gli arcidiaconi, invece, hanno anche le nappe di porpora. I canonici, i canonici onorari, i canonici emeriti e i prebendari possono indossare un galero nero, con tre nappe nere e cordoni neri, mentre i canonici del re hanno una rosa Tudor al centro del cappello. I presbiteri usano invece un galero con una sola nappa per lato, con un cordone d'argento e nero. I diaconi possono usare solo il galero, privo di cordoni e di nappe.

In Scozia era già stato istituito un sistema, alquanto seguito, di stemmi ecclesiastici già prima della riforma del 1976: un sacerdote disponeva di un cappello nero con un unico fiocco nero per lato (a meno che non fosse cappellano della regina, nel qual caso i cordoni e i fiocchi pendenti erano rossi); il decano della cappella reale aveva tre fiocchi rossi per lato; i vescovi usavano galeri verdi con sei nappe per lato e gli arcivescovi con dieci. In Inghilterra si registrano due soli casi ufficiali di concessione prima della riforma: un cappello da arcivescovo cattolico verde apparve nello stemma concesso a Spence Burton, vescovo di Nassau, e uno stemma da arcivescovo per William Godfrey, arcivescovo di Westminster.

Chiesa ortodossa

Nella Chiesa ortodossa orientale, come nelle chiese orientali in comunione con la Santa Sede, i patriarchi, arcieparchi ed eparchi hanno gli stessi stemmi, sormontati da mitre che assomigliano più a corone principesche, con motivi floreali e iconici. I diaconi, i protodiaconi e gli ierodiaconi portano lo scudo sormontato dal cappello monastico e circondato da un orarion, il tipico vestimento dei diaconi orientali, del colore scelto (tranne nero, argento o oro), frangiato e recante croci d'oro. Per i diaconi semplici, l'orarion è identico ma presenta frange e croci d'argento, mentre le frange sono di colore nero per gli ierodiaconi.

Gli ieromonaci con titoli d'onore portano lo scudo sotto un cappello monastico con velo nero doppiato d'argento e una frangia nera lungo il bordo inferiore del manto. Nel caso in cui non avessero tali titoli, il loro stemma sarebbe semplicemente privo della frangia.

Note

Annotazioni

  1. ↑ In araldica, la sinistra e la destra sono scambiate, poiché si guarda dalla prospettiva del cavaliere che tiene lo scudo.

Fonti

  1. ↑ Arte e storia. Versilia Araldica. Studenti a lavoro, su La Nazione, 9 giugno 2024. URL consultato il 26 settembre 2026.
  2. ↑ Carta Canta, 22/10/2016_Massimo Ghirardi_Le Marche sugli scudi_parte 2/4, 9 novembre 2016. URL consultato il 19 ottobre 2026.
  3. ↑ Oliver, p. 104
  4. ↑ De Kay, p. 5
  5. 1 2 Heim, pp. 20-21
  6. ↑ Von Volborth, p. 237
  7. ↑ De Kay, p. 6
  8. 1 2 (EN) Catholic Encyclopedia (1913)/Ecclesiastical Heraldry - Wikisource, the free online library, su en.wikisource.org. URL consultato il 27 settembre 2026.
  9. ↑ Woodward, p. 8
  10. ↑ De Kay, p. 11
  11. 1 2 Heim, p. 21
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  32. ↑ Mons. Riccardo Lamba Arcivescovo di Udine - Stemma dell'Arcivescovo Riccardo Lamba, su Mons. Riccardo Lamba, 30 aprile 2024. URL consultato il 19 ottobre 2026.
  33. ↑ Ad esempio, il vescovo di Hong Kong, John_Tong_Hon, prima di diventare cardinale, usò un galero porpora con corde e nappe dello stesso colore. Altri esempi sono Peter Wu Junwei, della Prefettura_apostolica_di_Xinjiang e Peter Ding Lingbin, vescovo di Lu'an
  34. ↑ (EN) Why in Chinese culture ‘wearing a green hat’ means man has a cheating wife, su South China Morning Post, 12 novembre 2025. URL consultato il 9 ottobre 2026.
  35. ↑ Heim, p. 103
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Bibliografia

Voci correlate

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