| Stracciatella | |
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| Origini | |
| Altri nomi | tardura, minestra del Paradiso |
| Luogo d'origine | |
| Regioni | Lazio Romagna Marche Abruzzo |
| Dettagli | |
| Categoria | primo piatto |
| Ingredienti principali |
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La stracciatella è un tipico piatto della cucina romana, romagnola, marchigiana e abruzzese, consistente in una zuppa a base di uova con aggiunta di Parmigiano-Reggiano grattato, sale, pepe, noce moscata, a volte semolino o pangrattato e cucinata nel brodo. Il nome deriva dal fatto che il composto di uova all'interno del brodo prenda la forma di piccoli straccetti.
Preparazioni simili alla stracciatella sono documentate nella cucina italiana almeno dal XV secolo. Nel Libro de arte coquinaria di Maestro Martino sono descritti gli zanzarelli, una minestra preparata versando nel brodo bollente un composto di uova, formaggio e pane grattugiato; il *Vocabolario storico della lingua italiana della gastronomia* considera tale preparazione molto simile alla successiva stracciatella romanesca.
Una ricetta affine compare anche ne *La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene* di Pellegrino Artusi, pubblicata nel 1891, con il nome di *minestra del paradiso*. Artusi prescrive un composto di uova, pangrattato e parmigiano, aromatizzato con noce moscata e cotto nel brodo bollente.
L'uso del termine «stracciatella» per indicare specificamente la minestra risulta invece attestato nel XX secolo: il *Grande dizionario italiano dell'uso* ne registra una prima attestazione nel 1931. Il nome deriva dall'aspetto assunto dalle uova durante la cottura, che, rapprendendosi nel brodo, formano piccoli «stracci» irregolari. Originariamente, la stracciatella nasce come soluzione per il riutilizzo degli avanzi, in particolare del brodo di carne, contribuendo alla riduzione degli sprechi alimentari. È principalmente espressione della cucina povera e contadina del Lazio, mentre le varianti locali e regionali ne attestano la successiva diffusione e versatilità.
In Romagna è chiamata tardura o minestra del Paradiso e viene descritta da Pellegrino Artusi. In Romagna e Marche fra gli ingredienti è presente il pangrattato.
Un piatto simile è presente anche nella cucina istriana, dove prende il nome di pasta butada, dal fatto che la sua preparazione consiste nel buttare nel brodo bollente, aiutandosi con una forchetta, la pastella di farina, uova, burro e grana.