| Associazione per l'Architettura Organica | |
|---|---|
| Abbreviazione | APAO |
| Tipo | associazione culturale |
| Fondazione | luglio 1945 |
| Fondatore | Bruno Zevi, Luigi Piccinato, Mario Ridolfi, Pier Luigi Nervi e altri |
| Scioglimento | 1950 |
| Scopo | promozione dell'architettura organica |
| Sede centrale | |
| Indirizzo | Palazzo Mattei-Albani-Del Drago, via delle Quattro Fontane |
| Area di azione | Italia |
| Testata | Metron (rivista) |

L'Associazione per l'Architettura Organica (APAO) fu un'associazione culturale italiana fondata a Roma nel luglio 1945 da Bruno Zevi, Luigi Piccinato, Mario Ridolfi, Pier Luigi Nervi e altri architetti, con lo scopo di promuovere l'architettura organica e il rinnovamento democratico della cultura architettonica italiana nel secondo dopoguerra.
Il 28 marzo 1945, su iniziativa di Cino Calcaprina (presidente), Mario Fiorentino (segretario) e Silvio Radiconcini (tesoriere), a Roma si costituì una scuola libera di architettura e urbanistica che venne denominata Scuola di architettura organica; intorno a questa entità, nel corso dei mesi successivi, si unirono varie altre personalità del movimento architettonico italiano coevo, tra le quali Zevi, Piccinato, Ridolfi e Nervi, dando vita nel luglio del 1945 all'Associazione per l'architettura organica, la cui sede venne stabilita presso Palazzo Mattei-Albani-Del Drago, edificio sito a Roma in via delle Quattro Fontane.
Pur non essendo tra i promotori formali della scuola, l'impegno di Zevi, da tempo in contatto con Calcaprina e Radiconcini per via della loro collaborazione con la rivista Metron, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'associazione e della scuola. La scuola, l'associazione e la rivista furono parte integrante della strategia culturale di Zevi volta al riconoscimento in Italia dell'architettura organica, anticipata dalla pubblicazione, nel 1945, del volume Verso un'architettura organica: saggio sullo sviluppo del pensiero architettonico negli ultimi cinquant'anni.
Con la sua fondazione, l'APAO si inserì nel dibattito sulla ricostruzione italiana del secondo dopoguerra, confrontandosi in particolare con l'associazione milanese Movimento di studi per l'architettura, la quale contrapponeva alle suggestioni wrightiane dell'APAO una visione in continuità con il metodo razionalista. Punto d'incontro tra i due gruppi era l'opposizione al formalismo e all'accademismo che erano stati propri dell'architettura fascista.
In breve tempo l'associazione si sviluppò anche al di fuori di Roma, con la nascita di diverse sezioni regionali e locali; ciò portò, il 6 dicembre 1947, all'apertura a Roma del primo congresso nazionale dell'associazione, che proseguì nelle giornate del 7 e dell'8 dicembre. Al congresso parteciparono diversi esponenti delle sezioni locali e anche membri del Movimento di studi per l'architettura di Milano.
Il congresso si caratterizzò per essere il primo incontro unitario degli architetti italiani dopo decenni caratterizzati da frammentazioni e divisioni. Tra le delegazioni e i partecipanti figuravano, tra gli altri, Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa, Giovanni Astengo (all'epoca capo dell'APAO piemontese intitolata a Giuseppe Pagano), Giuseppe Vaccaro, Luigi Cosenza, gli architetti Caracciolo e Calandra per la sezione siciliana e i delegati del MSA Gabriele Mucchi, Eugenio Gentili ed Enrico Peressutti.
A partire dal 1947 si cominciarono a organizzare degli incontri patrocinati dall'APAO romana, che vennero intitolati I lunedì di Palazzo del Drago; all'iniziativa parteciparono anche architetti e intellettuali come Luigi Piccinato, Riccardo Musatti, Giuseppe Samonà, Lionello Venturi, Alberto Savinio, Wolfgang Frankl e Giulio Carlo Argan.
Nel 1949 i rapporti tra MSA e APAO portarono alla firma di un'intesa per la costituzione di una federazione tra l'APAO e il MSA, da cui nacque la Federazione delle associazioni italiane di architettura moderna (FAIAM), entità milanese comunque autonoma rispetto al gruppo dell'APAO di Roma.

All'inizio degli anni Cinquanta l'APAO entrò in crisi sotto le spinte determinate dal boom della ricostruzione postbellica. In questo periodo la scuola di architettura cessò le proprie attività e anche le varie iniziative culturali, a poco a poco, smisero di essere svolte; non è inoltre dato sapere se le diverse strutture previste nell'ambito dell'associazione – il centro studi, il centro stampa e la biblioteca – siano mai state effettivamente attive.
Dalla storiografia l'attività dell'associazione è generalmente circoscritta al lustro 1945-1950, anche se le sue posizioni non smisero di circolare dopo la fine dell'associazione e continuarono a essere portate avanti attraverso i canali dell'insegnamento universitario, della pubblicistica e delle successive iniziative promosse da Bruno Zevi, contribuendo al dibattito sulla revisione dell'eredità storica del Movimento Moderno.
L'APAO collegò apertamente la propria attività alla costruzione di una società democratica, concependo l'architettura organica non solo come uno stile formale o come l'importazione di un modello statunitense, ma come lo spontaneo sviluppo delle istanze originarie del funzionalismo.
Secondo la dichiarazione di principi pubblicata nel 1945 sul secondo numero di Metron, l'architettura organica doveva essere contemporaneamente un'attività sociale, tecnica e artistica, finalizzata alla creazione dell'ambiente per una nuova civiltà democratica; per questo la progettazione doveva fondarsi sulla scala umana, superando sia la stilizzazione neoclassica sia il provincialismo degli stili minori.
Questa dimensione politica fu particolarmente evidente nelle prime fasi dell'associazione; in particolare, il programma riprendeva diversi principi elaborati dal Partito d'Azione – di cui Zevi era militante – ponendo la scuola come ideale contrappunto all'impostazione accademica della Facoltà di architettura della Sapienza di Roma e l'associazione come alternativa al disciolto Sindacato nazionale fascista degli architetti.
I principali riferimenti internazionali erano le opere di Frank Lloyd Wright e di Alvar Aalto, entrambi nominati membri onorari dell'associazione.

La Scuola di architettura organica nacque con l'intenzione di fornire un'alternativa serale all'insegnamento delle istituzioni ufficiali; non a caso, nel programma del 1945 si precisava come essa non intendesse entrare in diretta concorrenza con le facoltà statali, ma piuttosto offrire una breve ma pratica formazione utile a reinserire nell'ambito professionale gli architetti reduci dalla guerra e a contrastare l'impostazione tradizionale dell'Accademia.
All'interno della scuola la didattica era organizzata in quattro corsi principali: l'insegnamento di Urbanistica era tenuto da Luigi Piccinato, quello di Architettura (o tecnologia e pratica della progettazione) da Mario Ridolfi, quello di Costruzioni (o progettazione statica e strutturale) da Pier Luigi Nervi, mentre l'insegnamento delle Materie professionali (o economia edilizia) era curato da Aldo Della Rocca. A questi corsi ufficiali si affiancavano lezioni libere dedicate alla storia dell'architettura moderna, ai problemi della ricostruzione urbana e agli aspetti socio-tecnici della professione.
L'autosostentamento della scuola era finanziato con le rette degli studenti, i quali compartecipavano alla gestione tramite un Consiglio degli studenti, un tipo di organizzazione ispirato all'esperienza maturata da Zevi nell'organizzazione dell'Harvard Graduate School of Design.
Non è noto il numero di studenti che frequentarono la scuola né quando essa cessò le proprie attività.
La rivista mensile Metron, avviata a Roma nel 1945, codiretta da Piccinato e Ridolfi, con Margherita Roesler Franz alla segreteria di redazione e un vasto consiglio direttivo, fu uno degli strumenti di diffusione delle idee culturali dell'architettura organica, azione divulgativa che venne proseguita negli anni successivi da altre iniziative di Zevi, tra le quali, in particolare, la rivista L'architettura. Cronache e storia e la fondazione dell'Istituto nazionale di architettura.