A caso. È il più lungo della raccolta, oltre a darne il titolo. È strutturato in diversi brevi capitoli, ognuno dei quali redatto con un differente carattere tipografico, alternati tra l'io narrante e un ignoto individuo (la parte più torbida della propria anima, o forse il Diavolo stesso) che lo incita a compiere azioni ignobili o delittuose.
Il riso. Il protagonista T. assolda un killer perché lo uccida senza preavviso. Costui detta le sue condizioni: deve essere pagato anticipatamente, ed eseguirà il compito nel corso di un anno. T. cambierà più volte idea: si è accorto che la vita assolve già gratuitamente la funzione che dovrebbe svolgere il killer; ma quest'ultimo, per deontologia professionale, non intende rinunciare alla sua prestazione. Infine una risata reciproca interromperà il contratto.
Rugiada d'oro. Un seguace racconta, con linguaggio ricercato ed altisonante, parabole relative al suo divino Maestro («lo sapete pure che parlando di certe cose una certa aulicità di linguaggio è di prammatica»).
Osteria del numero venti. Due giovani innamorati si accingono al primo rapporto amoroso, che finisce tuttavia dolorosamente per il ragazzo a causa di una singolare anomalia anatomica della fanciulla.
Rose. L'io narrante è attratto da Rose, all'apparenza una giovane e bella donna, in realtà un individuo disperato per una condizione che lo condanna alla solitudine.
La prova. Un noto scrittore è condotto dagli amici in una casa d'appuntamenti perché dimostri la sua virilità.
Un petto di donna. Un giovane salva la vita a una bella donna e chiede in cambio di poterle baciare il seno.
Il c.f. Un tale rifiuta di sposare la fidanzata perché affetto da "c.f." («gergo da flebotomi: come t.b.c. e simili; oppure è troppo difficile da spiegare»)
Frammento senza costrutto. Impeto di gelosia verbale di un marito nei confronti della moglie dalla quale si è appena separato.
Volpi scodate. Gli uomini si sono lasciati convincere a non procreare e a lasciar estinguere l'umanità («Questi discorsi ci pare già di averli uditi, già li fece una volpe che aveva perduto la coda nella tagliola e che pertanto, per celare la sua vergogna, voleva tutte le volpi senza coda»)
Le maiuscole. Il nostro Presidente inaugurato le celebrazioni nazionali della vittoria di Zama («una Nazione Moderna celebra i Suoi Fasti, non i Suoi Nefasti!»).
Milano non esiste. L'io narrante ricorda un breve soggiorno, in compagnia di una signora, a Milano, città al buio per l'oscuramento bellico («Il soggiorno sarà breve perché il narratore ha perso i soldi al gioco. Da quel lontano tempo, nella cosiddetta o sedicente Milano non ci sono più stato. [...] Milano, è evidente, non esiste»).
Allegoria. Dialogo basato su luoghi comuni («Non sarebbe più eccetera andare per terra colle automobili, e per mare colle barche? In tal modo, le chiglie delle seconde scivolerebbero agevolmente sull'acqua, e le ruote delle prime girerebbero altrettanto utilmente sul terreno!»)
Edizioni
Tommaso Landolfi, A caso, Collezione La scala, Milano, Rizzoli, 1975
Tommaso Landolfi, A caso, Milano, Club degli Editori, 1976