Abigaille Zanetta

Abigaille Zanetta (Novara, 18 maggio 1875 – Borgosesia, marzo 1945) è stata un'educatrice, sindacalista e pacifista italiana, figura di rilievo del movimento socialista e dell'emancipazionismo femminile.

Biografia

Primi anni e formazione

Abigaille Zanetta nacque a Suno Novarese il 18 maggio 1875 da una famiglia di orientamento democratico e risorgimentale. Rimasta orfana di madre in giovane età, fu cresciuta dal padre, segretario comunale dalle idee garibaldine e appassionato di archeologia. La sorella maggiore Erminia, di tre anni più grande, ebbe un ruolo determinante nell'orientare Abigaille verso l'insegnamento, professione da lei stessa esercitata.

Dopo le prime esperienze didattiche a Torino e a Ginevra, dove lavorò in un convitto internazionale, si stabilì definitivamente a Milano all'inizio del Novecento e ottenne la nomina nelle scuole elementari comunali. Tali esordi professionali le conferirono quella dimensione cosmopolita che avrebbe sempre caratterizzato il suo pensiero.

Distacco dal cattolicesimo e impegno femminista

Gli anni milanesi furono cruciali per la sua evoluzione. Inizialmente collaborò con riviste cattoliche, pubblicando tra il 1901 e il 1902 articoli di psicopedagogia su Il Bene sotto lo pseudonimo Atomo. Il distacco dal cattolicesimo si manifestò attraverso aspre polemiche pubbliche che culminarono nella rottura definitiva con l'ambiente, nel 1909.

Figura cruciale nella sua evoluzione politica fu Vittorio Emanuele Mariani, primo direttore scolastico socialista e tra i fondatori del Circolo Operaio di Milano; l'importanza di Mariani fu tale che Zanetta nel suo testamento dispose che le proprie ceneri fossero poste accanto a lui. Fu probabilmente proprio Mariani a spingerla alla collaborazione con la rivista La Scuola Popolare, organo dell'Unione Magistrale Italiana, e con il settimanale emancipazionista L'Alleanza (1906-1911) diretto da Carmela Baricelli, della cui redazione milanese Zanetta divenne co-direttrice responsabile per l'anno 1910, su pressione del Partito Socialista che intendeva inserire una militante di sua fiducia in cambio del finanziamento del giornale.

L'avvicinamento al sindacato e ai socialisti avvenne per la sensibilità da loro dimostrata nei confronti dei maestri e più in generale verso le tematiche della scuola e dell'educazione.

Zanetta sviluppò posizioni originali nel movimento femminista italiano. Nel 1908, partecipando al dibattito sul separatismo all'interno dei Comitati pro suffragio, anticipò temi che sarebbero divenuti centrali nel femminismo successivo:

«Non illudiamoci, donne: di amici disposti a fare del platonismo democratico e del femminismo ad usum delphini ne abbiamo intorno un maremagno [...] confidiamo in noi»

Al Congresso nazionale della Previdenza di Macerata (agosto 1909) presentò una relazione innovativa sulle Casse di Maternità, sostenendo che la maternità non fosse «un malanno femminile, bensì la più alta funzione della specie umana». Sul suffragio femminile si distinse per posizioni più radicali rispetto alla linea ufficiale del PSI che puntava invece su riforme legislative graduali: nel 1910 propose forme di disobbedienza civile come strumento di lotta più incisivo per ottenere immediatamente il diritto di voto alle donne.

Attività sindacale e pedagogica

Accanto all'impegno femminista, Zanetta si dedicò all'organizzazione sindacale degli insegnanti nell'Unione Magistrale Nazionale, collaborando con le maestre socialiste Linda Malnati e Carlotta Clerici con le quali condivise l'esperienza della Lega delle cooperative e alla Lega per la tutela degli interessi femminili, animando il Gruppo femminile socialista. Entrò quindi nella Federazione provinciale milanese del PSI e assunse incarichi in numerosi organismi, tra cui, dal 1912, la Commissione esecutiva della Camera del Lavoro di Milano.

All'interno dell'Unione magistrale nazionale, Zanetta fu vicina al segretario socialista Giuseppe Soglio, che sostenne anche nella candidatura alle elezioni politiche del 1913. Per questa campagna elettorale si recò nel Polesine, dove conobbe e divenne amica di Giacomo Matteotti, una relazione che avrebbe segnato profondamente le sue scelte politiche successive.

Il suo approccio pedagogico si basava sull'importanza del gioco nell'educazione e sulla convinzione che «nella libertà della vita il fanciullo s'educa ai forti pensieri e alla rettitudine della coscienza» riflettendo le sue convinzioni politiche nell'attività didattica.

Guerra e antimilitarismo

Lo scoppio della guerra di Libia nel 1911 segnò una svolta decisiva nella sua attività politica. Abigaille Zanetta mise tutta la sua dedizione al servizio della pace e di un'educazione antimilitarista per le giovani generazioni, sviluppando quel pensiero pacifista che sarebbe diventato il tratto distintivo della sua militanza. Fu principalmente attorno a questi temi che si consolidò il sodalizio con gli esponenti che avrebbero dato vita alla sinistra socialista milanese, tra cui Luigi Repossi e Bruno Fortichiari; quest'ultimo, come lei fortemente contrario alla guerra, nel novembre 1914, presentò l'ordine del giorno che decretò l'espulsione di Benito Mussolini dal partito.

Il 31 marzo 1915 rappresentò un momento emblematico dell'impegno di Zanetta: due cortei, uno socialista guidato da lei e Giacinto Menotti Serrati e uno interventista guidato da Mussolini, si scontrarono duramente nelle strade di Milano. Zanetta – tra i socialisti che contestarono radicalmente la distinzione tra i tipi di guerra operata da molti compagni di partito – per marcare la distanza dalla linea ufficiale del PSI ("non aderire, non sabotare"), rifiutò di partecipare alle iniziative di assistenza organizzate dalla giunta socialista di Caldara e smise di scrivere su La difesa delle lavoratrici, il giornale delle donne socialiste.

Non limitandosi al rifiuto passivo, organizzò l'allestimento di una tipografia clandestina dalla quale continuò la propaganda irriducibile contro la guerra, diffondendo i manifesti di Zimmerwald e di Kienthal, oltre a volantini e numeri unici che alimentavano la resistenza antimilitarista.

Nel marzo 1918 fu inviata al confino a San Demetrio ne' Vestini, in provincia dell'Aquila insieme a Bruno Fortichiari. In maggio fu condannata per tradimento a 500 lire di multa e il confino tramutato in sei mesi di prigione, scontati a San Vittore.

Dopoguerra e internazionalismo

Tornata in libertà nel 1918, Zanetta fu tra i fondatori del Sindacato Magistrale Italiano, aderente alla Confederazione Generale del Lavoro e costituito a Milano nel 1919 come alternativa classista all'Unione Magistrale Nazionale, da tempo su posizioni interventiste.

Negli anni successivi l'interesse per la rivoluzione russa e i contatti con insegnanti provenienti da diversi paesi europei, condusse Zanetta a sviluppare un crescente interesse per la dimensione sovranazionale dell'educazione. Dal 1922 assunse una cattedra presso l'Istituto lombardo di Esperanto, vedendo in questa lingua la possibilità di promuovere una cultura internazionale accessibile a tutti, rispettosa delle differenze dei diversi popoli e contraria al dominio economico e culturale dei paesi più forti.

Fu tra i fondatori dell'Internationale de l'Enseignement (IE) al Congresso di Bordeaux (11-15 agosto 1920), poi diventata Internazionale dei Lavoratori dell'Insegnamento nel 1924. L'organizzazione venne fondata su basi antimilitariste e con l'auspicio di potersi collegare fin da subito con l'Unione Sovietica attraverso Anatolij Lunačarskij, commissario per l'istruzione pubblica nella Russia rivoluzionaria.

Nel 1925 partecipò con passaporto falso (pseudonimo: Zuccheri) a un viaggio promosso dall'Internazionale dei Lavoratori dell'Insegnamento in Unione Sovietica, dove si era appena svolto un Congresso panrusso dell'insegnamento. Era l'unica italiana del gruppo, che comprendeva i maggiori esperti di scuola e di pedagogia di tutto il mondo, tra cui i francesi Celestin Freinet, pedagogo rivoluzionario, e Maurice Wullens, direttore della rivista Les Humbles ed esponente de L'École émancipée. Ad accogliere il gruppo di insegnanti in Russia furono figure di primo piano del regime sovietico: Zlata Lilina, a capo del dipartimento dell'istruzione di Leningrado e responsabile dell'organizzazione di istituti educativi sperimentali, e Nadezda Krupskaja, moglie di Lenin e importante teorica dell'educazione socialista.

Benché protagonista della sinistra socialista milanese, Zanetta non seguì Fortichiari e Repossi nella scissione di Livorno (1921), rimanendo nel PSI con Giacinto Menotti Serrati. Nel 1922 aderì al Partito socialista unitario di Matteotti, separando la propria strada da quella del resto della sinistra socialista milanese che contribuì alla nascita del Partito comunista d'Italia. A quest'ultimo tuttavia aderì dopo l'assassinio di Matteotti, avvenuto a Roma il 10 giugno 1924, ed entrò a far parte del direttivo della Federazione comunista di Milano, dimostrando ancora una volta come le sue scelte fossero guidate da principi etici prima che da strategie politiche.

Nel 1926 fu sospesa dall'insegnamento dal podestà di Milano Ernesto Belloni per non aver manifestato «sufficiente adattamento alle direttive politiche del governo». Nel 1927 fu nuovamente arrestata e rinchiusa a San Vittore dal 14 giugno al 4 dicembre, uscendone questa volta, più che cinquantenne, estremamente provata nel fisico e nel morale.

Quando Mussolini nel 1923 promise il voto amministrativo alle donne, Zanetta mantenne una posizione critica, sottolineandone come tale proposta, riservata solo ad alcune categorie socio-professionali percettrici di reddito, rivelasse il suo carattere classista.

Morte

Malata e impossibilitata a lavorare, si ritirò con la sorella a Borgosesia dove morì nel marzo 1945, senza poter assistere alla sconfitta del fascismo.

Fondo Zanetta

Un fondo di documenti a lei appartenuti, che comprende carte relative alla sua lunga militanza e alla sua carriera scolastica, materiale a stampa, carteggi, documenti personali, tessere d’iscrizione, manoscritti, è stato raccolto dalla sorella dopo la sua morte e successivamente donato e messo a disposizione presso l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri (INSMLI) di Milano.

Nella cultura di massa

Il libro Il tempo degli imprevisti della scrittrice tedesca Helena Janeczek si apre con il racconto Le sorelle Zanetta, dedicato al ritratto storico di Emilia e Abigaille, nello sfondo della Milano del primo socialismo.

Note

  1. 1 2 3 4 5 Bibliografia Sindacale, su biografiesindacali.it. URL consultato il 4 maggio 2025.
  2. ↑ Imprenti, p. 201
  3. 1 2 3 4 Angela Stevani Colantoni e Carlo Antonio Barberini, Abigaille Zanetta maestra a Milano tra guerra e fascismo. Una figura di militante internazionalista, Pantarei, 2016, ISBN 8886591357.
  4. 1 2 3 4 Il “femminismo” di Abigaille Zanetta, su unionefemminile.it. URL consultato il 4 giugno 2025.
  5. ↑ Tiziana Pironi, Emancipazionismo e femminismo tra le pagine de L’Alleanza (1906-1911), in Laboratoire italien, n. 26, 2021.
  6. 1 2 Imprenti, pp. 201-202
  7. 1 2 Imprenti, p. 207
  8. ↑ Labanca, pp. 269-278
  9. ↑ Fortichiari, p. 8
  10. ↑ Pieroni Bortolotti, p. 135
  11. 1 2 Bianchi, pp. 21-22
  12. ↑ Fortichiari, p. 23
  13. ↑ Imprenti, p. 208
  14. ↑ Imprenti, p. 210
  15. ↑ Imprenti, p. 213
  16. ↑ Marina Cattaneo, Le scrittrici della rivista La Difesa delle Lavoratrici, in Forum italicum, vol. 54, n. 1, 2020, p. 183.
  17. 1 2 Fiorenza Taricone, La Difesa delle Lavoratrici: socialiste a confronto, in Laboratoire italien, n. 26, 2021.
  18. ↑ Corrado Stajano, Massimo Castoldi, il libro "Il coraggio dei maestri antifascisti", in Il Corriere della sera, 31 gennaio 2019.
  19. ↑ Imprenti, p. 215
  20. ↑ Zanetta Abigaille, su dati.san.beniculturali.it. URL consultato il 4 giugno 2025.
  21. ↑ Helena Janeczek, Il tempo degli imprevisti, Milano, Guanda, 2024, ISBN 9788823534780.

Bibliografia

Voci correlate

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