Achille Magni (Domodossola, 1893 – Milano, 24 novembre 1960) è stato un docente, attivista e antifascista italiano.
Professore di tedesco, preside e fervente Mazziniano (padre di cinque figli: Annamaria, Mauro Magni, Rosi, Pinina e Giotti).
Nel corso del primo conflitto mondiale meritò due medaglie al valore e dopo la Battaglia di Caporetto fu citato per aver lasciato l'ospedale in seguito a grave ferita, per tornare al fronte.[senza fonte]
Nel 1939, all'alba dell'invasione tedesca della Polonia, è alla guida di un nutrito gruppo di manifestanti, tra cui Alessandro Reggiori, a gridare "viva la Polonia" sul monumento a Garibaldi di Largo Cairoli, il giorno dell'occupazione tedesca. Per questo verrà recluso in isolamento nel carcere di San Vittore e successivamente mandato al confino per tre anni a Vasto (Chieti). Al termine della guerra la Polonia lo insignì per quel suo gesto della croce dell'Ordine della Polonia Restituta.[senza fonte]
Viene citato nel libro di Paolo Di Stefano: Ogni altra vita- Storia di italiani non illustri; edito da Il Saggiatore.
Nel 1943 fu tra i fondatori dell'Associazione Mazziniana Italiana, insieme a Nello Meoni, Ernesto Re, Giuseppe Colombo, Giannetto Savorani, Antonio Badini Buti e Claudio Crescenti.
Fu nominato dal CLN assessore del comune di Milano nella giunta del sindaco Antonio Greppi e promotore della ricostruzione del Teatro La Scala nel dopoguerra.
Nel 1946 ebbe un attestato speciale di civica benemerenza e nel 1957 la Medaglia d'Oro che il comune di Milano assegna ai suoi cittadini migliori.