L'acluofobia (dal greco antico ἀχλύς?, achlýs, "oscurità" e φόβος, phóbos, "fobia") o nictofobia (raro "scotofobia") è la forte paura dell'oscurità e del buio. La paura del buio è abbastanza comune tra i bambini, mentre è meno diffusa negli adulti. Solitamente la paura del buio non è paura del buio stesso, ma dei possibili pericoli che esso può nascondere. Un certo timore di trovarsi in ambienti oscuri è abbastanza normale, e in questo caso non si può parlare di acluofobia. Se la paura è molto forte e provoca anche panico, si tratta invece di una vera e propria fobia.
Alcuni ricercatori, iniziando con Sigmund Freud, consideravano la paura dell'oscurità come un sintomo del disturbo d'ansia da separazione.
Un'altra teoria alternativa è stata formulata negli anni '60, quando alcuni scienziati condussero degli esperimenti ricercando molecole responsabili della memoria. In un esperimento dei ratti, normalmente animali notturni, vennero condizionati ad avere paura dell'oscurità e una sostanza chiamata "scotofobina" venne presumibilmente estratta dai cervelli dei ratti; venne affermato che questa sostanza fosse responsabile della memoria di questa paura. Questi risultati vennero successivamente sfatati.
Una volta ho ascoltato un bambino che aveva paura dell'oscurità chiedere "Zia, parlami, ho paura". "A cosa ti serve? Non mi vedi?". Il bimbo rispose "Se qualcuno inizia a parlare diventa più leggera".