L'acquamazione (o cremazione all'acqua) è una pratica funeraria recente consistente nella riduzione di un cadavere tramite immersione in acqua. E'del 90% meno energivora della cremazione classica, non rilascia sostanze tossiche nell'aria, non produce CO2, il residuo liquido può essere disperso senza inquinare la terra, e le ossa polverizzate come nel procedimento classico, possono essere conservate in un urna funeraria.
Brevettata negli Stati Uniti nel 1888, l'acquamazione è stata originariamente sviluppata per smaltire i resti animali nei macelli, in modo meno costoso e soprattutto per prevenire la diffusione di malattie perché distrugge in modo molto efficace virus e prioni. Dal 1992 è stato utilizzato anche per sanificare dal morbo della mucca pazza. Dal 2000 si usa anche per i cadaveri.
La tecnica consiste nell'immergere la salma in acqua e una soluzione alcalina d'idrossido di potassio per qualche ora a una temperatura dai 90 gradi fino a 160 gradi in un contenitore d'acciaio; durante questo lasso di tempo, si instaura una reazione chimica di idrolisi alcalina: i tessuti molli si liquefanno e le ossa si rammolliscono e possono essere raccolte in un'urna da cremazione mentre il liquido può essere usato come fertilizzante. Non rimangono tracce di DNA. A differenza della cremazione è molto meno energivora, non rilascia fumi nell'aria e gli eventuali residui tossici possono venire recuperati.
Si è via via diffusa in Australia, in molti stati degli Stati Uniti d'America, in Sudafrica, in Canada, nei Paesi Bassi, in Gran Bretagna, in Svezia. Celebre il caso del premio Nobel Desmond Tutu che ha voluto scegliere questa modalità per motivi ambientali.