| Acrophoca longirostris | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Carnivora |
| Sottordine | Caniformia |
| Infraordine | Pinnipedia |
| Famiglia | Phocidae |
| Sottofamiglia | Monachinae |
| Genere | †Acrophoca de Muizon, 1981 |
| Specie | †A. longirostris |
| Nomenclatura binomiale | |
| Acrophoca longirostris de Muizon, 1981 | |
Acrophoca longirostris de Muizon, 1981 è una specie estinta di focide della sottofamiglia Monachinae, vissuta lungo le coste pacifiche del Sud America durante il Miocene superiore e probabilmente l'inizio del Pliocene. I suoi fossili sono stati rinvenuti nella Formazione Pisco del Perù e nella Formazione Bahía Inglesa del Cile settentrionale.
Il genere Acrophoca fu istituito dallo stesso de Muizon nel 1981 ed è formalmente rappresentato dalla sola specie A. longirostris, sebbene materiale cileno indichi l'esistenza di almeno un'altra forma non ancora descritta del genere. L'animale era caratterizzato da un cranio e un muso particolarmente allungati, un collo lungo e flessibile e un tronco più allungato di quello della maggior parte delle foche attuali.
In passato è stato spesso raffigurato come una foca relativamente primitiva e scarsamente adattata alla vita acquatica. Le ricostruzioni moderne indicano invece un pinnipede pienamente marino, specializzato nel nuoto mediante gli arti posteriori e probabilmente dedito soprattutto alla cattura di pesci e cefalopodi.
Acrophoca longirostris fu descritta nel 1981 dal paleontologo francese Christian de Muizon sulla base di numerosi resti provenienti da Sud-Sacaco, nella costa meridionale del Perù, all'interno della Formazione Pisco.
L'olotipo, catalogato come MNHN.F.SAS563 presso il Muséum national d'Histoire naturelle di Parigi, è uno scheletro incompleto ma relativamente articolato che comprende parti del cranio e della mandibola, vertebre, alcune costole, la cintura pettorale e pelvica e numerosi elementi degli arti anteriori e posteriori.
La descrizione originaria attribuiva i livelli fossiliferi al Pliocene. Le successive revisioni stratigrafiche e le datazioni radiometriche hanno però mostrato che il livello di Sud-Sacaco dal quale proviene gran parte del materiale è più antico e si colloca attorno al limite fra Miocene e Pliocene.
Il nome specifico longirostris, dal latino longus («lungo») e rostrum («muso»), fa riferimento alla caratteristica regione rostrale allungata.
I fossili di A. longirostris provenienti dall'orizzonte di Sud-Sacaco sono stati datati approssimativamente a 6,59-5,93 milioni di anni fa, nel Messiniano terminale e in prossimità del limite con lo Zancleano.
La specie viene quindi generalmente indicata come vissuta fra il Miocene superiore e il Pliocene inferiore. La Formazione Pisco nel suo complesso copre un intervallo molto più lungo e diversi resti attribuiti al genere Acrophoca provengono da livelli differenti, non tutti necessariamente riferibili alla specie A. longirostris.
La revisione della successione di Sacaco pubblicata nel 2021 ha mostrato che le comunità marine caratteristiche della Formazione Pisco continuarono nell'area fino a circa 4,5 milioni di anni fa, ma non implica che A. longirostris fosse presente per tutto questo intervallo.

Acrophoca possedeva una combinazione anatomica insolita fra i focidi. La lunghezza corporea è stata stimata intorno ai 2 m, valore superiore alla vecchia stima di circa 1,5 m spesso riportata nella letteratura divulgativa.
Il cranio era allungato e relativamente stretto, con un rostro particolarmente lungo, caratteristica da cui deriva il nome specifico. Anche la regione cervicale era insolita: il collo era relativamente lungo e flessibile rispetto a quello delle moderne foche.
Il tronco era allungato e conferiva all'animale proporzioni differenti da quelle dei focidi viventi. Questa morfologia non deve tuttavia essere interpretata come prova di uno stadio intermedio fra mammiferi terrestri e foche moderne. Acrophoca apparteneva già pienamente ai Phocidae e mostrava numerosi adattamenti specializzati alla locomozione acquatica.
La struttura del bacino e degli arti posteriori suggerisce che la propulsione durante il nuoto fosse prodotta principalmente dalle pinne posteriori, secondo un modello locomotorio fondamentalmente simile a quello dei focidi viventi.
I denti postcanini erano relativamente sottili e appuntiti, con cuspidi adatte a perforare e trattenere prede piuttosto che a tagliare grandi porzioni di carne o frantumare strutture dure.
La morfologia dentaria è compatibile con una strategia alimentare definita pierce feeding, nella quale denti appuntiti vengono utilizzati soprattutto per afferrare e trattenere prede intere.
La dieta doveva comprendere soprattutto pesci e probabilmente cefalopodi, come calamari, seppie e polpi. La dentatura differisce quindi nettamente da quella del contemporaneo Hadrokirus martini, un altro focide della Formazione Pisco dotato di mascelle e denti molto più robusti e probabilmente specializzato nel consumo di prede dure.
La coesistenza nella stessa regione di focidi dalle forme craniche e dentarie molto differenti suggerisce una marcata suddivisione delle risorse alimentari negli ecosistemi costieri del Pacifico sud-orientale del Neogene.
Acrophoca appartiene ai Monachinae, il ramo dei Phocidae che comprende oggi le foche monache, gli elefanti marini e i focidi antartici.
La sua posizione precisa all'interno della sottofamiglia è stata però interpretata in modi differenti. Nella descrizione originaria de Muizon mise in evidenza diverse somiglianze con i focidi antartici.
Un'analisi filogenetica pubblicata nel 2014 recuperò Acrophoca come gruppo fratello dei Lobodontini viventi, il clade comprendente foca leopardo, foca cancrivora, foca di Weddell e foca di Ross. Questa relazione contribuì alla diffusione dell'idea che Acrophoca fosse un antenato o un parente particolarmente prossimo della foca leopardo.
Analisi successive hanno prodotto però una topologia differente. Uno studio del 2020 ha raggruppato Acrophoca, Piscophoca, Hadrokirus e Homiphoca in un ramo di monachini fossili esterno sia ai Monachini propriamente detti sia al clade comprendente gli elefanti marini e i Lobodontini.
Non è quindi giustificato considerare A. longirostris l'antenato diretto della moderna foca leopardo. È più prudente interpretarla come un rappresentante estinto della diversificazione neogenica dei Monachinae dell'emisfero australe.

La maggior parte dei fossili conosciuti proviene dalla Formazione Pisco della costa meridionale del Perù, una successione di sedimenti marini celebre per l'eccezionale conservazione di vertebrati del Neogene.
La località fondamentale è Sud-Sacaco, nell'attuale regione di Arequipa, dove furono raccolti l'olotipo e numerosi altri esemplari.
Resti attribuiti alla specie sono stati identificati anche nella Formazione Bahía Inglesa, nella regione di Atacama, nel Cile settentrionale. Questi ritrovamenti dimostrano che la distribuzione di A. longirostris si estendeva per almeno diverse centinaia di chilometri lungo la costa sud-orientale del Pacifico.
Uno studio pubblicato nel 2024 e apparso in volume nel 2025 ha confermato nella Formazione Bahía Inglesa sia la presenza di A. longirostris sia quella di una seconda forma di Acrophoca morfologicamente distinta e non ancora formalmente descritta. Il genere potrebbe pertanto essere stato più diversificato di quanto lasci intendere la sua attuale tassonomia formale.
Durante il Miocene superiore e il Pliocene inferiore, le coste di Perù e Cile settentrionale ospitavano un ecosistema marino straordinariamente ricco, sviluppatosi durante la progressiva formazione del moderno sistema della corrente di Humboldt.
La Formazione Pisco documenta ambienti costieri e di piattaforma marina poco profonda, sottoposti all'influenza dell'upwelling e caratterizzati da elevata produttività biologica.
Acrophoca condivideva questi ambienti con altri focidi, cetacei odontoceti e misticeti, bradipi marini del genere Thalassocnus, pinguini, coccodrilli marini e numerosi squali, compreso il grande otodontide Otodus megalodon.
Nell'area di Sacaco potevano coesistere fino a quattro forme di focidi di dimensioni e morfologie cranio-dentarie differenti. Acrophoca, dal muso lungo e dai denti adatti alla cattura di prede relativamente morbide, rappresentava uno degli ecomorfi più specializzati di questa comunità.
La vecchia interpretazione di Acrophoca come animale meno acquatico delle foche moderne derivava soprattutto dall'aspetto insolito dello scheletro, in particolare dal lungo collo e dalle proporzioni degli arti.
Le revisioni funzionali più recenti non sostengono tuttavia l'idea di una foca che trascorresse una quantità insolitamente elevata di tempo sulla terraferma. Il bacino era orientato verso l'esterno e gli arti posteriori presentavano modificazioni compatibili con una forte partecipazione alla propulsione in acqua.
La specie doveva pertanto nuotare prevalentemente mediante oscillazioni degli arti posteriori, come gli altri focidi, pur conservando proporzioni corporee peculiari.
Il collo lungo e flessibile potrebbe avere aumentato la mobilità della testa durante la cattura di prede acquatiche, ma il suo ruolo funzionale preciso rimane incerto.
Acrophoca longirostris costituisce uno dei focidi fossili meglio conosciuti del Neogene dell'emisfero australe grazie alla disponibilità di crani e scheletri relativamente completi.
La sua presenza, insieme a quella di Piscophoca, Hadrokirus, Australophoca e altre forme non ancora descritte, mostra che le coste pacifiche del Sud America ospitavano tra Miocene e Pliocene una diversità di focidi considerevolmente maggiore di quella presente oggi alle stesse latitudini.
I moderni Monachinae dell'emisfero australe sono concentrati soprattutto nelle regioni antartiche e subantartiche, mentre il record fossile di Perù e Cile documenta comunità diversificate di foche in acque subtropicali. Il genere rappresenta quindi un importante tassello per ricostruire la storia biogeografica ed ecologica dei focidi meridionali.