Con agente di custodia, anche noto più popolarmente come carceriere o secondino, si identifica un operatore di polizia impiegato per la sicurezza presso un luogo di reclusione.
Gli agenti di custodia all’interno degli istituti penitenziari con la funzione primaria di garantire la sicurezza della struttura e la corretta esecuzione della pena. Le loro attività quotidiane consistono nel controllo costante degli ambienti detentivi, nella sorveglianza dei movimenti dei detenuti e nella verifica del rispetto delle norme interne. L’agente interviene nella gestione delle dinamiche interpersonali tra i reclusi, prevenendo situazioni di conflitto e monitorando eventuali segnali di rischio, contribuendo così al mantenimento di un clima controllato e stabile.
Accanto alla dimensione strettamente securitaria, l’agente svolge anche un ruolo di mediazione e supporto, rappresentando uno dei principali punti di contatto tra l’amministrazione penitenziaria e la popolazione detenuta, attraverso il dialogo, la gestione delle richieste e la supervisione delle attività quotidiane, favorendo il funzionamento ordinato della struttura.
La mortalità sul lavoro tra gli agenti penitenziari è sottostimata a livello globale per mancanza di dati omogenei. Negli Stati Uniti si stimano circa 583 agenti di custodia uccisi nel corso della storia. Tristemente maggiori sono invece i casi di suicidi all'interno dei corpi penitenziari, dovuti dallo stress lavorativo e dal clima interno difficile. Sono 1287 casi di suicidio tra agenti di polizia e di custodia negli Stati Uniti, con una media 184 suicidi l'anno.
In Italia, diversi sindacati della Polizia Penitenziaria hanno denunciato negli ultimi anni un tasso di suicidi definito “allarmante”, con un picco nel 2024, definito come "l'anno più drammatico" per il sistema penitenziario italiano. Il più noto caso di suicidio nel corpo è dell'agente di 56 anni Umberto Paolillo in servizio nel carcere di Turi (Bari), che si tolse la vita lasciando lettere in cui denunciava anni di vessazioni da parte di colleghi. Le indagini sul suo caso sono ancora aperte e hanno portato a respingere più volte la richiesta di archiviazione, segno della complessità della vicenda e dell’attenzione giudiziaria sul contesto lavorativo in cui è maturata
In Italia, le funzioni di sicurezza presso le case circondariali sono svolte dal corpo della polizia penitenziaria, nato come erede del disciolto corpo degli agenti di custodia. La polizia penitenziaria italiana è responsabile non solo della sicurezza presso gli istituti detentivi, ma anche degli spostamenti dei detenuti, del piantonamento presso le aule di tribunale, e (a differenza degli agenti di custodia negli altri paesi) concorre anche ai compiti di pubblica sicurezza, polizia stradale, e nelle investigazioni antimafia.
A livello federale, è attivo il Federal Bureau of Prisons, che conta oltre trentacinquemila dipendenti e assicura i servizi di sicurezza presso gli istituti carcerari a livello federale. Presso i singoli stati sono attivi i Dipartimento di Correzione (Department of Corrections), che gestiscono invece le prigioni statali. Nelle contee, le strutture detentive e la loro sicurezza sono invece gestite dallo sceriffo e dai suoi sottoposti.
Ogni Cantone della Confederazione Svizzera gestisce in autonomia le varie "strutture penitenziarie cantonali", dotandosi di propri agenti di custodia, i quali sono dotati sia di unità cinofile che di tecnologie moderne per eseguire i propri compiti.
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