| Agnese | |
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| Lingua originale | italiano |
| Genere | melodramma semiserio |
| Musica | Ferdinando Paër |
| Libretto | Luigi Buonavoglia |
| Fonti letterarie | Agnese di Fizendry di Filippo Casari The Father and the Daughter di Amelia Opie |
| Atti | due |
| Prima rappr. | 20 ottobre 1809 |
| Teatro | Teatro di Villa Scotti a Ponte d'Attaro (Parma) |
| Personaggi | |
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Agnese è un'opera in due atti di Ferdinando Paër su libretto di Luigi Buonavoglia. La prima rappresentazione ebbe luogo il 20 ottobre 1809 al Teatro di Villa Scotti a Ponte d'Attaro (Parma).
Agnese, che era stata commissionata a Paër dal conte Fabio Scotti per inaugurare il teatro privato di un suo palazzo,, ebbe subito un'ampia diffusione: fu rappresentata a Napoli nel 1811, a Dresda nel 1812, a Roma, Venezia e Vienna nel 1813, alla Scala di Milano nel settembre del 1814 (con più di cinquanta recite), a Berlino nel 1815, a Monaco nel 1816, a Londra nel 1817, al Théâtre Italien di Parigi nel 1819 (prima rappresentazione il 24 luglio), 1820-21 e 1824. A Parigi il lavoro fu apprezzato per «l'eccellente equilibrio drammaturgico dell'azione, l'ottima fattura e la forte espressività della musica», e per i «cori e il finale ammirevoli». In seguito il lavoro fu ripreso spesso, sempre con grande successo, ed ebbe tra gli interpreti famosi cantanti, come Filippo Galli, Luigi Lablache, Antonio Tamburini e Giuditta Pasta.
Agnese viene considerata, tra le opere semiserie di Paër, quella in cui gli elementi comici e seri sono integrati con maggior maestria.. L'opera, che rappresenta il tema della follia, anticipa situazioni ed elementi psicologici di lavori successivi di fortuna più duratura, come le opere donizettiane Lucia di Lammermoor e Il furioso all'isola di San Domingo.
In tempi moderni l'opera venne ripresa per una rappresentazione in forma di concerto trasmessa dalla Radio Svizzera nel 2008 e, in forma scenica, nel 2019 al Teatro Regio di Torino.
La vicenda si svolge nelle vicinanze d'una città del regno di Napoli.
Uberto, impazzito quando la figlia Agnese è fuggita con l'amante Ernesto, viene internato in un manicomio e crede che la figlia sia morta. Alcuni anni dopo Agnese abbandona Ernesto, che l'ha tradita dopo averle dato una figlia, e cerca di riallacciare i rapporti con Uberto. Con l'aiuto del personale del manicomio e grazie a una canzone che cantava da bambina (Come la nebbia al vento), riesce a far ritrovare la ragione al padre, che finalmente la riconosce. L'opera si conclude felicemente: Agnese perdona Ernesto e Uberto, abbracciando la nipotina, accetta la loro unione.