| Aker Solutions ASA | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Allmennaksjeselskap |
| Borse valori | Borsa di Oslo: AKSO |
| ISIN | NO0010716582 |
| Fondazione | 29 marzo 2004 |
| Sede principale | Fornebu |
| Gruppo | Aker ASA (39,41%) |
| Persone chiave | Kjetel Digre (AD) |
| Settore | Ingegneria e servizi per l'industria energetica |
| Prodotti |
|
| Fatturato | 63,202 miliardi NOK (2025) |
| Utile netto | 2,531 miliardi NOK (2025) |
| Dipendenti | 11 818 (2025) |
| Sito web | www.akersolutions.com |
Aker Solutions ASA, precedentemente nota come Aker Kværner, è un'azienda norvegese di ingegneria e servizi tecnologici per l'industria energetica, con sede a Fornebu, nel comune di Bærum, in Norvegia.
Opera nei settori del petrolio e del gas naturale, delle energie rinnovabili e della transizione energetica, fornendo soluzioni per infrastrutture offshore e subsea.
Aker Solutions affonda le proprie origini nella storia di due distinti gruppi industriali norvegesi, Aker e Kværner, le cui attività si svilupparono parallelamente tra il XIX e il XX secolo e iniziarono a convergere nel settore energetico nella seconda metà del Novecento. Le due realtà seguirono percorsi societari distinti per gran parte della loro storia, prima che alcune delle rispettive attività venissero riunite all'inizio del XXI secolo.
Nel 1841 Aker fondò il proprio primo stabilimento lungo il fiume Akerselva, a Oslo, denominato Akers mekaniske Verksted. L'azienda si sviluppò inizialmente nei settori della meccanica e della cantieristica navale, ampliando progressivamente le proprie attività e dando origine a un gruppo industriale diversificato. Nel 1853 venne invece fondata a Oslo Kværner, che si affermò come una delle principali imprese industriali norvegesi. Nel 1943 Kværner Brug e la società partner Myrens Verksted acquisirono congiuntamente una partecipazione di maggioranza in Thunes mekaniske verksted.
Nel corso del XX secolo Aker e Kværner ampliarono progressivamente le proprie attività al di là dei settori originari. In particolare, lo sviluppo dell'industria petrolifera norvegese e la crescente attività offshore nel Mare del Nord a partire dagli anni 1960 favorirono l'ingresso di entrambi i gruppi nel settore dell'energia. Nel dicembre 1967 Kværner costituì Kværner Industries AS, holding del gruppo, successivamente quotata alla Borsa di Oslo. Alla fine dello stesso decennio venne inoltre costituita Kværner Engineering, specializzata nei servizi di ingegneria e contracting. Aker, attraverso le proprie società operative, sviluppò a sua volta competenze nella progettazione e nella realizzazione di infrastrutture offshore.
Negli anni 1990 Kværner intraprese una fase di forte espansione internazionale. Nel 1996 acquisì il conglomerato britannico Trafalgar House, ampliando le proprie attività nei settori della cantieristica navale, del petrolio e del gas naturale, della cellulosa e della carta, dell'ingegneria e delle costruzioni. L'acquisizione portò il gruppo a trasferire la propria sede internazionale a Londra, ma contribuì anche ad aumentarne la complessità finanziaria.
A partire dal 1999 Kværner avviò quindi un ampio programma di dismissioni finalizzato a raccogliere liquidità e ridurre l'indebitamento. Le difficoltà finanziarie e operative continuarono tuttavia a persistere e nell'agosto 2001 la società entrò in una grave crisi di liquidità. In questo contesto assunse un ruolo determinante Aker Maritime ASA, società del gruppo Aker attiva nella fornitura di prodotti, tecnologie e servizi per il settore offshore, che nel luglio 2000 aveva acquisito il 26% delle azioni di Kværner ASA.
Nel novembre 2001 Aker Maritime e Kværner raggiunsero un accordo di ristrutturazione. Aker Maritime apportò 2,8 miliardi di NOK in attività nette, raccolse ulteriori 3,5 miliardi di NOK attraverso due emissioni dirette e contribuì alla rinegoziazione di 8,6 miliardi di NOK del debito di Kværner. L'intervento rafforzò progressivamente il ruolo di Aker nella riorganizzazione delle attività di Kværner e pose le basi per la successiva integrazione di parte dei due gruppi.
Nel 2002 le attività di Aker Maritime vennero combinate con quelle di Kværner Oil & Gas e dall'operazione nacque Aker Kværner.

Nel corso degli anni successivi alla fusione del 2002, Aker Kværner avviò un processo di riorganizzazione volto a concentrare il gruppo sulle attività considerate strategiche. Nel 2004 le attività vennero riorganizzate attorno a due principali aree: Aker Kværner, focalizzata sull'industria petrolifera e del gas, sull'energia e sull'ingegneria, e Aker Yards, destinata a riunire le attività di costruzione navale. La riorganizzazione segnò l'inizio del progressivo disimpegno del gruppo dalla cantieristica navale e da altri settori industriali non direttamente collegati al proprio nucleo di attività. Nello stesso periodo Aker Kværner acquisì una partecipazione di minoranza nella società finlandese di ingegneria Aker Arctic, mentre il 2 aprile 2004 le azioni del gruppo iniziarono a essere negoziate alla Borsa di Oslo con il simbolo «AKVER».
La concentrazione sulle attività energetiche e ingegneristiche proseguì negli anni successivi attraverso la cessione di attività considerate non strategiche. Nel 2006 il gruppo vendette a Metso le proprie attività nei settori della cellulosa, della carta per 335 milioni di euro. Parallelamente, la struttura proprietaria di Aker Kværner venne modificata: nel 2007 Aker ASA trasferì ad Aker Holding una partecipazione del 40,1% nella società. Aker Holding divenne così il principale veicolo di controllo del gruppo, con Aker ASA come azionista di maggioranza e la partecipazione del Ministero norvegese del Commercio e dell'Industria, di Saab e di Investor.
Questa fase di riorganizzazione contribuì a trasformare Aker Kværner da conglomerato industriale diversificato in un gruppo maggiormente concentrato sull'ingegneria e sui servizi tecnologici per il settore energetico. Nel 2007, tuttavia, la società fu anche oggetto di critiche da parte di Amnesty International per il coinvolgimento nella costruzione e nella manutenzione del campo di detenzione di Guantanamo Bay, attività che l'organizzazione associò a violazioni dei diritti umani.
Nel corso dell'assemblea generale annuale del 3 aprile 2008, Aker Kværner assunse la denominazione di Aker Solutions. Negli anni successivi la società consolidò la propria presenza internazionale, in particolare nei settori offshore e subsea. Tra aprile e giugno 2010 si aggiudicò tre contratti da Noble Energy per la fornitura di ombelicali in tubi d'acciaio, di un'unità per il recupero del monoetilenglicole (MEG) e di apparecchiature per il controllo sottomarino destinate allo sviluppo del giacimento di gas Tamar, al largo delle coste di Israele. Il valore complessivo dei contratti ammontava a circa 1,1 miliardi di NOK.
La crescita delle attività principali fu accompagnata da un'ulteriore riorganizzazione del gruppo. Nel 2011 la divisione EPC (engineering, procurement and construction) venne separata da Aker Solutions e costituita come società indipendente con il nome Kværner ASA, ripristinando lo storico marchio. La nuova società venne quotata alla Borsa di Oslo nel terzo trimestre dello stesso anno. L'operazione consentì ad Aker Solutions di concentrarsi maggiormente sulle attività considerate strategiche, mentre Kværner assunse la responsabilità delle attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione. Nello stesso contesto, Aker Holdings AS venne rinominata Aker Kværner Holding AS e mantenne una partecipazione di circa il 40% in Kværner ASA; Aker ASA rilevò inoltre le partecipazioni precedentemente detenute da Saab e Investor, portando la propria quota nella holding al 70%.
Negli anni successivi Aker Solutions proseguì la razionalizzazione del proprio portafoglio, concentrandosi sulle attività ritenute maggiormente coerenti con il proprio posizionamento tecnologico. Nel 2013 vennero cedute le attività relative ai servizi di well intervention e ai sistemi di ormeggio e carico, mentre nel 2014 il gruppo venne ulteriormente riorganizzato attraverso la separazione tra Aker Solutions e Akastor. La successiva contrazione degli investimenti nel settore, aggravata dal forte calo dei prezzi del petrolio, ebbe conseguenze anche sull'occupazione: nel febbraio 2015 Aker Solutions annunciò la soppressione di circa 300 posti di lavoro in Norvegia, motivandola con la riduzione della domanda di servizi di perforazione.
A partire dalla seconda metà degli anni 2010, la strategia del gruppo iniziò progressivamente a includere anche attività legate alla transizione energetica. Nel 2020 Aker Solutions annunciò lo scorporo delle attività dedicate all'eolico offshore e alla cattura e stoccaggio del carbonio (CCUS), mentre parallelamente avviò un nuovo processo di integrazione con Kværner. Il 10 novembre dello stesso anno venne completata la fusione tra Aker Solutions e Kværner ASA. Kværner venne incorporata in Aker Solutions e cessò di esistere come società autonoma. L'operazione riunì nuovamente competenze che erano state separate con la riorganizzazione del 2011.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 313475988 · ISNI (EN) 0000 0004 0597 8075 · GND (DE) 1090650140 |
|---|