
Aldo Castelli (Ascoli Piceno, 9 novembre 1900 – Ascoli Piceno, 10 ottobre 1965) è stato un artista italiano. Dotato di talento precocissimo, fu allievo di Augusto Mussini dall’età di dodici anni fino alla morte del Maestro e operò principalmente nelle Marche, particolarmente nella sua città natale, Ascoli Piceno dove si distinse come pittore, incisore, ceramista, scrittore, poeta, fotografo, nonché appassionato cultore del patrimonio artistico e architettonico ascolano e marchigiano. Opere di Aldo Castelli sono state acquisite e sono stabilmente collocate nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno e nel Museo della ceramica di Ascoli Piceno; altre opere (affreschi, dipinti, sculture) compaiono sulle facciate o all’interno di edifici di notevole interesse architettonico nella sua città natale, quali il Palazzo Bazzani, Palazzo San Filippo, e l’ex Cinema Olimpia.

Dotato di una personalità schiva della mondanità quanto di conflitti e fama, già all’inizio della sua carriera artistica preferì l’ambiente rassicurante della provincia alla vivacità culturale della capitale. La sua arte nel corso degli anni si distaccò in una certa misura dalle influenze mussiniane e trovò espressione in un verismo di tono contemplativo e intimista.
Nacque nel 1900 ad Ascoli Piceno da una modesta famiglia di artigiani ascolani. A 12 anni fu introdotto all’artista Augusto Mussini che in quegli anni stava realizzando gli affreschi nella chiesa del convento di San Serafino da Montegranaro ad Ascoli Piceno. Il giovane Aldo, insieme agli allievi più anziani del Maestro (tra cui Elio Anastasi, Dante Corradini, Didimo Nardini e Pippo Poli) partecipò all’esecuzione degli affreschi della chiesa dei Cappuccini. Negli anni successivi, Aldo accompagnò Mussini a Quintodecimo per assisterlo nell’esecuzione degli affreschi nella Parrocchiale, e a Caldarola per gli affreschi nel castello dei Conti Pallotta.
Nel 1916 Mussini scrisse una lettera di presentazione al Direttore del Museo delle Arti Industriali di Roma introducendo il giovane Castelli, che partì dunque alla volta della capitale per iscriversi ai corsi della Scuola di Arte applicata. Non molto tempo dopo Mussini stesso, avendo abbandonato definitivamente il convento, si trasferì a Roma dove Aldo poté coltivare ulteriormente la sua formazione artistica nello studio del Maestro in via Margutta. A Roma Aldo conobbe e fu amico di Orio Vergani, Anton Giulio Bragaglia, Ubaldo Oppi e altre personalità emergenti del mondo artistico romano di quegli anni, a cui lo legavano affinità artistiche e di ideali.
Nel 1918, dopo la morte del Maestro, Aldo decise improvvisamente di abbandonare gli studi, lasciandosi alle spalle i vivaci e stimolanti ambienti culturali e artistici della capitale per tornare ad Ascoli. Tra il ’22 e il ’24 collaborò con l’architetto Pilotti in vari progetti architettonici – non tutti realizzati – tra cui le decorazioni, recentemente restaurate, sulla facciata dell’ex Cinema Olimpia in Ascoli Piceno. Nello stesso periodo cominciò a coltivare un vivo interesse per l’arte della maiolica, che ebbe modo di sviluppare presso la storica Manifattura Matricardi – allora situata a Campo Parignano – il cui edificio, con la facciata decorata da mattonelle in ceramica di spiccato gusto Liberty, è ancora visibile sul Viale Vellei. Foto pubblicate su cataloghi di importanti mostre di arte ceramica testimoniano anche una sua possibile collaborazione con l'atelier di Ferruccio Palazzi e con la Sipla, una fornace di grande importanza a Roma tra la fine degli anni Dieci e l'inizio dei Venti, presso cui hanno lavorato o cotto ceramiche molti degli artisti attivi nella Capitale in quel periodo, quali Renzo Cellini (dal cui archivio proviene la foto pubblicata su Faenza 1988 ) e il faentino Luigi Viroli, con cui Aldo è erroneamente identificato nella didascalia della stessa foto in alcune pubblicazioni postume.

Tra il 1924 e il 1929 Castelli contribuì – insieme al forgiatore veneziano Umberto Bellotto e il collega pittore Didimo Nardini – alla creazione di una nuova manifattura ceramica, caratterizzata da tecniche sperimentali e ardite, denominata “S.P.A.D.A.”, finanziata principalmente da Giuseppe Bracciolani – appassionato di ceramiche e d'arte – e poi diretta dal 1928 da Romeo Barzelli. Il logo che appare sulle ormai rarissime maioliche della SPADA raffigura una daga stilizzata ed è ben noto tra i collezionisti e appassionati di maioliche d'arte. Alla chiusura della SPADA, Aldo continuò a collaborare con la Manifattura Matricardi, allora diretta da Giancarlo Polidori, che fu rilevata successivamente da Nello Giovanili per divenire il laboratorio di Maioliche Artistiche Ascolane (M.A.A.) quando la crisi economica del ’29 mise in profonde difficoltà finanziarie gli stabilimenti Matricardi. Dal 1939 Castelli fu anche consulente artistico della M.A.A., nel frattempo trasferitasi in Rua dei Fiori (e poi divenuta F.A.M.A. nel 1944), dove Aldo conobbe la sua futura moglie, Ada Felicetti.
Tra gli anni ’30 e ’40 anni Castelli coltivò nuovi e molteplici interessi corollari alla sua prolifica attività come pittore, ceramista, incisore e scultore, immergendosi nella vita mondana e culturale della sua Ascoli: recitò nella Società Filodrammatica; fu scrittore e poeta; dal 1935 fu corrispondente del “Giornale d’Italia” contribuendo con recensioni sull’allora ricca stagione lirica al Teatro Ventidio Basso; divenne collaboratore de “Il Messaggero” che pubblicò numerosi suoi articoli sulla città di Ascoli, illustrati con disegni originali. Dal 1926 fu docente di Disegno Artigianale presso l’Istituto Industriale; dal ’41 al ’50 insegnò Storia dell’Arte presso il Liceo Classico; partecipò alla fondazione dell’Istituto d’Arte, di cui fu Direttore dal ’59 al ’62, dopodiché tornò a insegnare Disegno alla Scuola Media Cantalamessa. Nella sua maturità l’artista divenne sempre più introverso e schivo di fama e attenzione, e trovò nell’arte non solo un’espressione creativa ma un vero e proprio rifugio spirituale. Nella primavera del 1965 la sua salute subì un improvviso declino. In seguito a una breve e devastante malattia Aldo si spense ad Ascoli il 10 ottobre 1965.
Fu maestro di Ernesto Ercolani e Benedetto (“Bettino”) Bustini.
(questa sezione è ancora in fase di sviluppo e si basa sugli archivi fotografici e cartacei degli eredi dell'artista, nonché archivi fotografici dell'Istituto d'Arte di Ascoli Piceno)
Questa sezione è ancora in fase di sviluppo.