| Alejandro Labaca Ugarte, O.F.M.Cap. vescovo della Chiesa cattolica | |
|---|---|
| Todo para todos, Cristo en todos | |
| Incarichi ricoperti |
|
| Nascita | 19 aprile 1920 a Beizama |
| Ordinazione sacerdotale | 22 dicembre 1945 |
| Nomina a vescovo | 2 luglio 1984 da papa Giovanni Paolo II |
| Consacrazione a vescovo | 9 dicembre 1984 dal vescovo Massimiliano Spiller |
| Morte | 21 luglio 1987 (67 anni) nell'Amazzonia ecuadoriana |
Alejandro Labaca Ugarte (Beizama, 19 aprile 1920 – Amazzonia ecuadoriana, 21 luglio 1987) è stato un vescovo cattolico e missionario spagnolo naturalizzato ecuadoriano.
Alejandro Labaca Ugarte nacque nel villaggio spagnolo di Beizama, nella provincia di Gipuzkoa dei Paesi Baschi, il 19 aprile 1920 in una famiglia profondamente cristiana. Era figlio di Ignacio María Labaka e Paula Ugarte.
Svolse la sua formazione primaria nel suo paese natale. Nel 1932, all'età di dodici anni, entrò nel seminario minore serafico di Alsasua, dove iniziò la sua formazione religiosa e accademica. Durante questo periodo, studiò discipline umanistiche e ottenne il titolo di baccelliere.
Il 14 agosto 1937 entrò nel noviziato di Sangüesa dell'Ordine dei frati minori cappuccini, vestendo così l'abito francescano. Nel 1938 emise la sua prima professione dei voti religiosi.
A diciotto anni dovette interrompere gli studi per andare al fronte nella guerra civile spagnola. Prestò servizio come assistente ma non sparò mai un colpo. Concluso il conflitto, ritornò nel convento. Il 29 settembre 1942 emise la professione solenne e il 22 dicembre 1945 fu ordinato presbitero.
Dopo la sua ordinazione chiese di essere inviato in Cina per seguire la sua vocazione missionaria. Nel 1946 venne inviato a Pingliang, dove visse e prestò servizio per sei anni, dedicandosi sia all'opera medica che all'evangelizzazione, in una situazione molto difficile a causa delle restrizioni imposte dal nuovo regime comunista. Tuttavia, il tempo che trascorse in Cina fu breve, poiché la persecuzione religiosa e l'espulsione dei missionari stranieri lo obbligarono a tornare in Spagna nel febbraio del 1953.
Dopo un breve periodo in patria, nel marzo del 1954 fu destinato alla missione in Ecuador. Arrivò a Guayaquil il 10 aprile.

Venne inviato nell'Amazzonia ecuadoriana, dove i missionari cappuccini avevano stabilito una missione in mezzo alla foresta. Il 22 gennaio 1965 papa Paolo VI lo nominò prefetto apostolico di Aguarico. Prese possesso della missione il 28 marzo successivo. In quello stesso anno, partecipò alla quarta sessione del Concilio Vaticano II. Documenti come Ad Gentes, sulla missione della Chiesa, risuonarono profondamente in lui, rafforzando il suo approccio pastorale nel camminare insieme ai popoli indigeni, imparando da loro e rispettando la loro visione del mondo.
Nel 1967 ottenne la cittadinanza ecuadoriana per naturalizzazione, il che gli permise di prestare servizio nella selva amazzonica e sviluppare la sua opera missionaria con maggior libertà. Il 26 giugno 1970 rinunciò all'incarico di prefetto apostolico. Trascorse un breve periodo a Dallas, negli Stati Uniti d'America, e poi ritornò in Ecuador.
Nella foresta iniziò ad avere un contatto più stretto con i popoli indigeni, specialmente gli Huaorani, denominato in senso dispregiativo "Acuas" (selvaggi, popolo della foresta in lingua quechua). A partire dal 1969, iniziò a concentrarsi sull'evangelizzazione e sul contatto con gli Huaorani. Nel 1976 fu incaricato della pastorale degli Huaorani, il che lo portò a stabilire il suo primo contatto con loro il 31 agosto dello stesso anno. Nel dicembre del 1977 venne adottato come figlio dai leader Huaorani, Inihua e Pahua, approfondendo la sua relazione con la comunità. Più tardi, tra il 1979 e il 1982, assunse l'incarico di superiore della missione cappuccina. Durante questa tappa, Labaca fu testimone delle tensioni crescenti tra le comunità indigene e le imprese petrolifere.

Il 2 luglio 1984 papa Giovanni Paolo II elevò la prefettura apostolica di Aguarico a vicariato apostolico con la bolla Haud ignoramus e lo nominò primo vicario apostolico e vescovo titolare di Pomaria. Ricevette l'ordinazione episcopale il 9 dicembre successivo nella cattedrale di Nostra Signora del Carmelo a Puerto Francisco de Orellana dal vicario apostolico del Napo Massimiliano Spiller, co-consacranti il vescovo di Ibarra Luis Oswaldo Pérez Calderón e il vicario apostolico di San Miguel de Sucumbíos Gonzalo López Marañon.
Da quel momento, la sua missione fu non solo evangelizzare ma anche proteggere le comunità indigene dallo sfruttamento e dalla violenza che accompagnavano l'espansione dell'industria petrolifera. Si impegnò profondamente nella difesa dei diritti dei popoli indigeni. Labaca imparò la lingua Huaorani e si integrò nella loro cultura, guadagnandosi la fiducia delle comunità.
L'opera di Labaca nell'Amazzonia divenne sempre più pericolosa. Mentre le tensioni crescevano, i tentativi di contatto con gruppi come i Tagaeri, che vivevano in isolamento volontario, diventavano più rischiosi.
Il 21 luglio 1987 Labaca e suor Inés Arango, una religiosa colombiana, decisero di intraprendere un ultimo viaggio per entrare in contatto con i Tagaeri, con la speranza di proteggerli dall'avanzata delle compagnie petrolifere. Affermarono infatti: "Se non andiamo noi, li uccideranno". Nonostante gli avvertimenti sui pericoli, Labaca e Arango, furono trasportati in elicottero nella zona abitata dal popolo Tagaeri, nel cuore di quello che oggi è il Parco nazionale Yasuní, nella zona di Tigüino, vennero calati sopra una capanna (bohío) e furono accolti da donne e bambini. Più tardi arrivarono i cacciatori adulti e decisero di ucciderli, percependoli come una minaccia o confondendoli con proprietari delle compagnie petrolifere.
Labaca fu sottoposto al rituale di ricevere 17 colpi con una lancia di palma e soffrì 80 ferite. Anche suor Inés fu trapassata dalle lance, riportando 70 ferite. Morirono per mano di coloro che consideravano i loro fratelli prediletti.
Abbandonato da tutti, tranne che da te.
Benedetto mille volte, dirò spirando, l'ora in cui mi inviasti a propagare la fede. (Inno missionario)»
I loro corpi furono scoperti il giorno dopo da coloro che sarebbero dovuto venire a recuperarli e le loro morti furono considerate un martirio a favore della causa indigena.
I corpi furono recuperati il giorno seguente in un'operazione molto difficile. I cadaveri giacevano accanto alla casa; l'elicottero tornò a Puerto Francisco de Orellana intorno alle 15:30.
Dopo le autopsie, i medici e gli infermieri dovettero procedere alla sutura dei corpi dei religiosi. A causa del numero di ferite fu un compito interminabile. Verso le 21:00, i cadaveri arrivarono alla chiesa parrocchiale.
Il 23 luglio giunsero a Puerto Francisco de Orellana i rappresentanti della Conferenza episcopale ecuadoriana. Dopo una processione per le strade del paese, le salme furono sepolte nella navata centrale della cattedrale di Nostra Signora del Carmelo, a pochi passi dal presbiterio.
Il legato di Labaca rimane fonte di ispirazione per missionari e attivisti. È ricordato come l'"apostolo degli Huaorani". In suo onore è stata creata la Fondazione Alejandro Labaca.
All'apertura della causa di beatificazione venne dichiarato Servo di Dio.
Sia monsignor Labaca che suor Inés sono considerati martiri dalla Chiesa cattolica. Durante il Grande Giubileo del 2000 papa Giovanni Paolo II presiedette una celebrazione ecumenica per ricordare i testimoni della fede del XX secolo, dove sono stati ricordati otto gruppi di testimoni della fede del XX secolo. Nel settimo gruppo, comprendente "Cristiani che hanno dato la vita per amore di Cristo e dei fratelli in America", venne menzionato in modo particolare il vescovo Labaca, insieme a monsignor Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, anche lui assassinato.
Il 7 aprile 2008 venne celebrato il quarantesimo anniversario della Comunità di Sant'Egidio, con una commemorazione dei martiri del XX secolo nella basilica di San Bartolomeo all'Isola a Roma presieduta da papa Benedetto XVI. Nel corso della cerimonia, le reliquie di ciascun martire vennero deposte sui rispettivi altari. Dall'Ecuador giunsero oggetti legati alla vita di Labaca e Arango: una croce pettorale del vescovo e un sandalo della religiosa.
Il 22 maggio 2025 papa Leone XIV dichiarò venerabili Labaca e Arango, riconoscendo l'offerta della vita di entrambi i missionari.
La genealogia episcopale è:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 5912156374137707710007 · ISNI (EN) 0000 0000 7689 5470 · SBN UTOV555150 · LCCN (EN) n88202521 · GND (DE) 133515680 · BNE (ES) XX991296 (data) |
|---|