| Alepisaurus | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Actinopterygii |
| Infraclasse | Teleostei |
| Ordine | Aulopiformes |
| Sottordine | Alepisauroidei |
| Famiglia | Alepisauridae Swainson, 1839 |
| Genere | Alepisaurus Lowe, 1833 |
| Specie | |

Gli Alepisauridi (Alepisauridae Swainson, 1839) sono una famiglia di pesci ossei marini appartenenti all'ordine degli Aulopiformes. Nel significato tassonomico ristretto adottato da FishBase e dall'Eschmeyer's Catalog of Fishes, la famiglia comprende il solo genere Alepisaurus Lowe, 1833 e due specie viventi, Alepisaurus ferox e Alepisaurus brevirostris.
Sono grandi predatori pelagici oceanici facilmente riconoscibili per il corpo molto allungato e privo di scaglie, l'enorme bocca armata di denti caniniformi e soprattutto per l'altissima pinna dorsale a forma di vela, che si estende per gran parte della lunghezza del corpo.
Gli alepisauridi hanno una distribuzione oceanica vastissima e possono occupare un intervallo verticale che si estende dalle acque prossime alla superficie fino a profondità superiori ai 1000 metri.
La famiglia Alepisauridae fu istituita nel 1839 dal naturalista britannico William John Swainson. Il genere Alepisaurus era stato descritto pochi anni prima, nel 1833, da Richard Thomas Lowe, che ne aveva designato implicitamente come specie tipo Alepisaurus ferox, descritto nello stesso lavoro sulla base di un esemplare proveniente da Madera.
La delimitazione della famiglia è variata nel tempo. Nelle classificazioni tradizionali Alepisaurus, Omosudis e Anotopterus venivano generalmente collocati in tre famiglie distinte, rispettivamente Alepisauridae, Omosudidae e Anotopteridae. Un'analisi morfologica degli Aulopiformes pubblicata da Baldwin e Johnson nel 1996 riunì invece Alepisaurus e Omosudis negli Alepisauridae.
Analisi filogenetiche successive hanno confermato una stretta parentela tra Alepisaurus e Omosudis e alcune classificazioni hanno proposto un Alepisauridae ancora più ampio comprendente anche Anotopterus. Tuttavia, FishBase ed Eschmeyer's Catalog of Fishes continuano a riconoscere Omosudidae e Anotopteridae come famiglie separate e limitano Alepisauridae al genere Alepisaurus.
In quest'ultima accezione, adottata nella presente voce, sono riconosciute due specie:

Gli alepisauridi hanno un corpo estremamente allungato, sottile e leggermente compresso lateralmente, dall'aspetto quasi serpentiforme. La pelle è molto delicata e completamente priva di vere scaglie, ma presenta numerosi pori.
La testa è anch'essa compressa lateralmente e termina in un muso appuntito, particolarmente allungato in A. ferox. Gli occhi sono relativamente grandi e disposti lateralmente. La bocca è enorme e si prolunga posteriormente oltre il margine degli occhi. Le mascelle e soprattutto le ossa palatine sono armate di numerosi denti acuminati; alcuni denti palatini raggiungono dimensioni particolarmente elevate e assumono l'aspetto di vere e proprie zanne.
La caratteristica esterna più evidente è la pinna dorsale, molto lunga e alta, simile a una vela. Si estende per gran parte del dorso ed è sostenuta da 30-48 raggi molli, senza raggi spinosi. In A. ferox alcuni raggi anteriori sono fortemente allungati e terminano con estremità libere, mentre in A. brevirostris il margine della pinna è più regolarmente convesso e privo di queste lunghe appendici.
Dietro la dorsale è presente una piccola pinna adiposa, situata approssimativamente sopra la parte posteriore della pinna anale. Quest'ultima è relativamente bassa e possiede 13-18 raggi. Le pinne pettorali, lunghe e strette, sono inserite molto in basso sui fianchi e presentano 12-15 raggi; le pinne pelviche, con 8-10 raggi, sono situate approssimativamente a metà del corpo. La pinna caudale è profondamente forcuta. Sul peduncolo caudale è presente una carena adiposa laterale.
Sono privi di vescica natatoria e di organi luminosi. La colonna vertebrale è costituita da circa 47-52 vertebre.
La colorazione degli individui vivi è fortemente iridescente. Il dorso può essere blu-nero, bruno o bronzeo, mentre i fianchi e la regione ventrale sono argentei o grigio-biancastri. Le pinne, soprattutto la dorsale, sono generalmente molto scure. Dopo la morte l'iridescenza scompare rapidamente e il corpo assume spesso una colorazione bruna o grigiastra.
Le due specie differiscono notevolmente per dimensioni. A. brevirostris raggiunge circa 96 cm di lunghezza totale, mentre A. ferox può superare i 2 m e raggiungere almeno 215 cm e circa 9 kg di peso.

Le due specie sono molto simili, soprattutto negli esemplari giovani. A. ferox possiede tuttavia una testa e un muso proporzionalmente più lunghi. Negli individui di dimensioni superiori a circa 50 cm la lunghezza della testa di A. ferox supera generalmente il 17% della lunghezza standard, mentre in A. brevirostris varia approssimativamente tra il 12 e il 17%.
Anche la dorsale presenta differenze diagnostiche: in A. ferox la sua porzione anteriore è molto alta e porta alcuni raggi allungati con estremità libere, mentre in A. brevirostris è più bassa anteriormente e priva di raggi liberi. A. ferox possiede generalmente 30-45 raggi dorsali e A. brevirostris 40-48, benché i valori possano sovrapporsi in alcune popolazioni.

Gli alepisauridi sono pesci oceanici a distribuzione estremamente ampia. Il genere è presente nell'Oceano Atlantico, nel Pacifico e nell'Oceano Indiano, dalle regioni tropicali e subtropicali fino alle acque temperate e subpolari.
Alepisaurus ferox è pressoché cosmopolita e gli adulti possono spingersi durante le migrazioni alimentari fino alle acque fredde dell'Islanda, della Groenlandia, delle isole Aleutine e del mare di Bering. A. brevirostris presenta anch'esso una distribuzione molto ampia, comprendente Atlantico, Indiano, Pacifico meridionale e acque subantartiche, ma non è normalmente segnalato nel Pacifico settentrionale.
Non sono esclusivamente pesci abissali. Occupano infatti diversi strati della colonna d'acqua e possono essere incontrati nelle zone epipelagica, mesopelagica e batipelagica. La FAO segnala alepisauridi dalla superficie fino a oltre 1000 m, mentre per A. ferox sono documentate catture tra la superficie e circa 1830 m di profondità.
La presenza di A. ferox nel mar Mediterraneo, tradizionalmente riportata anche per le acque italiane, non è attualmente considerata confermata. La segnalazione deriva da una menzione di Carlo Luciano Bonaparte del 1846, successivamente ripresa da autori italiani, ma non è accompagnata da esemplari conservati o da una descrizione che permetta di verificarne l'identificazione. Una revisione basata sulle prove disponibili pubblicata nel 2021 ha quindi escluso la specie dalla checklist dei pesci mediterranei confermati.

La biologia degli alepisauridi è conosciuta soprattutto attraverso gli esemplari catturati accidentalmente dai palangari oceanici, poiché l'osservazione diretta di questi pesci nel loro ambiente naturale è relativamente rara.
Sono predatori attivi della colonna d'acqua. La grande bocca, i lunghi denti e lo stomaco estensibile permettono loro di ingerire un'ampia gamma di organismi pelagici. La dieta comprende principalmente pesci, cefalopodi, crostacei e tunicati pelagici, ma almeno in A. ferox sono documentati anche policheti e numerosi altri componenti del micronecton.
Uno studio condotto su 1371 esemplari di A. ferox nel giro subtropicale del Pacifico settentrionale ha identificato prede appartenenti a circa un centinaio di famiglie, mostrando una notevole plasticità alimentare. Gli individui più grandi consumavano una maggiore quantità di pesci e polpi e mostravano una maggiore frequenza di cannibalismo.
La digestione relativamente lenta permette spesso di rinvenire nello stomaco prede in buone condizioni. Per questo motivo gli esemplari catturati dai palangari sono utilizzati dai biologi come veri e propri «campionatori biologici» delle comunità mesopelagiche, consentendo di studiare organismi che vengono raccolti con difficoltà dalle tradizionali reti oceanografiche.
Gli alepisauridi costituiscono a loro volta prede di grandi pesci pelagici e altri predatori marini. A. ferox, in particolare, è stato rinvenuto negli stomaci di pesci re, squali, alalunghe, tonni pinna gialla e pinnipedi.
Almeno A. ferox compie estesi spostamenti oceanici. Gli adulti possono migrare stagionalmente dalle regioni tropicali e subtropicali verso acque temperate e subartiche durante i periodi di alimentazione.
Gli alepisauridi effettuano inoltre spostamenti verticali nella colonna d'acqua, come suggeriscono le catture effettuate sia in prossimità della superficie sia a profondità superiori al chilometro. Tali movimenti consentono loro di sfruttare comunità di prede presenti a differenti profondità.
Gli alepisauridi sono ovipari e la fecondazione avviene esternamente. Uova e larve fanno parte del plancton.
Una delle caratteristiche più peculiari della famiglia è l'ermafroditismo simultaneo. Negli individui maturi sono presenti contemporaneamente una regione ovarica e una regione testicolare ben distinte nella stessa gonade. Non vi sono indicazioni che i due tessuti maturino in successione, come avviene negli ermafroditi sequenziali.
L'ermafroditismo simultaneo è relativamente diffuso tra alcuni Aulopiformes meso- e batipelagici ed è stato interpretato come un possibile adattamento alla bassa densità di popolazione degli ambienti oceanici profondi, poiché aumenta la probabilità che due individui incontrati possano riprodursi tra loro.
Le prime fasi di sviluppo rimangono poco conosciute. Le larve sono pelagiche e presentano proporzioni corporee differenti da quelle degli adulti; durante la crescita acquisiscono progressivamente la caratteristica dentatura e l'alta pinna dorsale degli individui maturi.
Gli alepisauridi sono predatori opportunisti. Tra le prede note figurano pesci mesopelagici; cefalopodi, soprattutto piccoli polpi e calamari; eufausiacei e altri crostacei; salpe e altri tunicati; e policheti.
Le due specie mostrano comunque differenze nella dieta. A. brevirostris, di dimensioni inferiori, si alimenta soprattutto di piccoli pesci ed eufausiacei, mentre la dieta di A. ferox è estremamente varia e comprende anche prede relativamente grandi e individui della propria specie.
Gli alepisauridi non sono oggetto di una pesca commerciale specializzata. Vengono tuttavia catturati regolarmente come cattura accessoria nei palangari pelagici, soprattutto nelle attività di pesca oceanica rivolte a tonni, pesci spada e altri grandi predatori.
Contrariamente a quanto talvolta riportato, quindi, non sono necessariamente pesci «catturati molto raramente»: almeno A. ferox può costituire una componente comune delle catture accessorie di alcune flotte oceaniche.
Le carni sono commestibili ma molto molli, acquose e gelatinose, caratteristiche che ne limitano fortemente il valore commerciale. Gli esemplari catturati vengono pertanto generalmente scartati o utilizzati per scopi scientifici.
Lo studio del contenuto gastrico di A. ferox è diventato particolarmente importante per la ricerca sull'ecologia degli oceani profondi. Poiché questi pesci ingeriscono numerose specie mesopelagiche difficili da campionare direttamente, le loro prede permettono di ricostruire la composizione delle comunità di micronecton e di seguirne le variazioni geografiche e stagionali.
Negli stomaci di A. ferox sono stati rinvenuti anche numerosi rifiuti marini, soprattutto frammenti di plastica. Uno studio su 192 esemplari provenienti dal Pacifico settentrionale trovò materiale plastico nel 24,5% degli individui esaminati.
Non esiste una valutazione della Lista rossa IUCN relativa alla famiglia nel suo complesso. Entrambe le specie riconosciute sono tuttavia classificate individualmente come a rischio minimo (LC). La valutazione di A. ferox risale al 2009, mentre quella di A. brevirostris al 2014.
L'ampiezza degli areali e l'assenza di una pesca commerciale diretta sembrano limitare i rischi immediati per la famiglia. Le informazioni sull'abbondanza e sulle tendenze demografiche restano tuttavia scarse, soprattutto per A. brevirostris. Tra le pressioni antropiche documentate figurano le catture accidentali nei palangari e, per A. ferox, l'ingestione di rifiuti plastici.
Il nome Alepisauridae deriva dal genere tipo Alepisaurus. Quest'ultimo è formato dal greco antico a- («senza»), lepís (λεπίς, «scaglia») e saûros (σαῦρος, «lucertola»), con il significato approssimativo di «lucertola senza scaglie», in riferimento al corpo allungato e privo di scaglie.
L'epiteto specifico di A. ferox deriva dal latino ferox, «feroce», con riferimento alla grande bocca e alla formidabile dentatura; brevirostris deriva invece dal latino brevis, «corto», e rostrum, «muso», e indica il muso relativamente corto della specie rispetto a quello di A. ferox.
Secondo FishBase ed Eschmeyer's Catalog of Fishes, la famiglia comprende un genere e due specie viventi: