Alexander Werth (in russo Александр Адольфович Верт?, Aleksandr Adolfovič Werth; San Pietroburgo, 4 febbraio 1901 – Parigi, 5 marzo 1969) è stato uno scrittore, giornalista e corrispondente di guerra russo naturalizzato britannico.
Di origine tedesco-baltica, all'inizio della Rivoluzione russa riparò nel Regno Unito insieme al padre e al nonno. Frequentò l'università di Glasgow dal 1919 al 1922, seguendo corsi di inglese, francese, storia, russo, filosofia e letteratura comparata. Il 7 luglio 1930 ottenne la cittadinanza britannica. Grazie alla sua ottima padronanza del russo e dell'inglese fu inviato come corrispondente di guerra per la BBC sul fronte orientale, in particolare nel corso della battaglia di Stalingrado e dell'assedio di Leningrado, ritornando in Russia dopo più di 20 anni.
Nel periodo prebellico si occupò di storia francese per poi concentrarsi sull'Unione Sovietica durante il secondo conflitto mondiale. Il suo libro più noto, La Russia in guerra: 1941-1945, fu pubblicato a Londra nel 1964 e offre un retroscena del conflitto dalla prospettiva sovietica. Altre sue opere includono: France 1940-1955: the de Gaulle Revolution; Moscow 41; The Last Days of Paris: a Journalist's Diary; Leningrad; The Year of Stalingrad e Musical Uproar in Moscow.
Dal 1946 al 1949 fu corrispondente a Mosca del Guardian. Fu, inoltre, uno dei primi stranieri ai quali fu permesso di visitare Stalingrado subito dopo la celebre battaglia. Per ciò che concerne il massacro di Katyn' ritenne corretta la versione sovietica, ossia che gli esecutori del misfatto fossero stati i tedeschi, cosa poi scopertasi falsa e disinformazione messa in giro da NKVD e KGB..
Nel 1948, Werth lasciò la Russia e non vi fece ritorno fino al 1961, ponendo la sua residenza nel frattempo in Francia, dove era andato la prima volta come corrispondente di guerra nel 1940; vi tornò la seconda volta, viaggiando per gran parte della Russia fino a quando non pubblicò La Russia in guerra nel 1964. Tornò a vivere in Francia e trascorse alcuni mesi in Russia ogni anno fino al 1968. Nonostante la presenza del comunismo, Werth aveva ricominciato ad amare la propria patria d'origine, sperando in una fine o allentamento del regime dopo la destalinizzazione e nonostante la repressione della Rivoluzione ungherese del 1956 e la costruzione del muro di Berlino. La deposizione di Nikita Kruscev pose fine a queste prospettive. Nel marzo 1969, Werth si suicidò all'età di 68 anni a Parigi, in seguito alla disperazione subentrata alla mancata liberalizzazione del blocco orientale, seguita all'invasione sovietica della Cecoslovacchia che soffocò la primavera di Praga; nel biglietto d'addio lasciò scritto: "addio mia Russia".
Suo figlio Nicolas Werth è un noto storico francese (Directeur de recherche au CNRS) specializzato nella storia dell'URSS da un punto di vista anticomunista, e presidente della sezione francese dell'associazione Memorial.

Werth fece parte del gruppo di giornalisti che visitarono il campo di concentramento e sterminio di Majdanek subito dopo la sua scoperta da parte delle armate sovietiche. Il suo resoconto delle atrocità commesse nel campo fu considerato incredibile dalla BBC che inizialmente ne rifiutò la pubblicazione, giudicandolo mera propaganda sovietica.
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