| Alfonso Maria Cappetta vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Vescovo di Gravina ed Irsina (1859-1871) |
| Nascita | 17 aprile 1804 ad Acerenza |
| Ordinazione sacerdotale | 1828 |
| Nomina a vescovo | 20 giugno 1859 da papa Pio IX |
| Consacrazione a vescovo | 26 giugno 1859 dal cardinale Fabio Maria Asquini |
| Morte | 22 luglio 1871 (67 anni) a Gravina in Puglia |
Alfonso Maria Cappetta (Acerenza, 17 aprile 1804 – Gravina in Puglia, 22 luglio 1871) è stato un vescovo cattolico italiano.
Nato ad Acerenza, attualmente sede arcivescovile in provincia di Potenza, il 17 aprile 1804, è figlio di Onofrio, sindaco della città nell'anno successivo, e Maria Giovanna Giacomini. Studia prima nel seminario di Molfetta e successivamente in quello di Matera. Nel 1828 è ordinato presbitero e, nel corso del suo ministero presbiterale, partecipa attivamente alla vita arcidiocesana.
Nell'arcidiocesi di Acerenza, è consultore del sinodo diocesano del 1844-1845, indetto dall'arcivescovo Antonio Di Macco. Ricopre inoltre gli incarichi di arcidiacono e vicario capitolare in seno al Capitolo metropolitano. Nel 1847 consegue il baccellierato in Teologia.
Svolge attività di docenza presso l'Università regia, venendo poi nominato, nel 1854, vicario generale dell'arcidiocesi. In tale veste, sollecita il fratello Diodato, generale dell'Esercito delle Due Sicilie, circa la costruzione di un educandato femminile in Acerenza. Per le sue qualità, viene proposta la sua nomina ad arcivescovo di Chieti ma lui rifiuta.
Nel 1856 il re di Napoli Ferdinando II delle Due Sicilie propone al papa di nominarlo vescovo di Teano ma rifiuta anche questa volta; tuttavia, il 18 aprile 1859 lo stesso re lo propone, secondo la convenzione tra la Santa Sede ed il Regno delle Due Sicilie, per la diocesi di Gravina ed Irsina. Il 20 giugno successivo papa Pio IX lo conferma nominandolo vescovo, dopo che, da Roma, aveva inviato la sua prima lettera pastorale, il 6 giugno. Riceve l'ordinazione episcopale il 26 giugno presso la basilica di Sant'Andrea della Valle a Roma dal cardinale Fabio Maria Asquini, co-consacranti principali gli arcivescovi Giuseppe Andrea Bizzarri, segretario della Congregazione dei vescovi e regolari, e Pietro de Villanova Castellacci, arcivescovo titolare di Petra.
Riapre il seminario diocesano di Gravina in Puglia e lo ampia con la sopraelevazione del secondo piano, inserendo quali formatori presbiteri del clero locale, e nella stessa città migliora a proprie spese un orfanotrofio femminile. Istituisce confraternite e sodalizi premurandosi dell'istruzione delle bambine con l'ausilio delle Betlemite figlie del Sacro Cuore. Inoltre, la sua permanenza nella diocesi è segnata da un periodo politico particolare: la caduta del Regno delle Due Sicilie e la proclamazione del Regno d'Italia. In questo contesto, egli è considerato inaffidabile in senso politico, in quanto filoborbonico.
Il 1860 è segnato dai conflitti utili per l'unità d'Italia, mentre la Chiesa filoborbonica si occupa di informare pubblica sicurezza su eventuali azioni da parte delle forze ribelli. Alla nascita del nuovo Stato nazionale, si annulla il concordato del 1818 e si estende all'ex territorio borbonico la legislazione sabauda del 1850. La Chiesa pugliese è allora costretta ad operare con precarietà e in condizioni di frattura con il nuovo Stato.
Il vescovo, a Gravina in Puglia, non si lascia corrompere quando, a causa della soppressione degli ordini religiosi, anche il seminario diocesano è richiesto dallo Stato; tutti i beni della mensa vescovile sono infatti incamerati dallo Stato. Inviso dal nuovo governo, vengono mandate delle truppe nella città, dove requisiscono il palazzo vescovile. Il clima che si respira produce il brigantaggio postunitario, motivo per cui, nel 1861, con una convenzione con il sindaco, è annessa al seminario diocesano una scuola tecnica.
Nel 1870 un'epidemia di colera decima la popolazione; per questo presiede un susseguirsi di funzioni religiose per scongiurare l'epidemia. A causa, però, del suo precario stato di salute, trascorre l'inverno a Gravina in Puglia e si ripara dal caldo ad Irsina, ma si ammala gravemente. Compie alcuni viaggi a Napoli per curarsi e si reca ad Acerenza per riposarsi; non predispone alcun testamento.
Il 22 luglio 1871 muore a Gravina in Puglia, venendo poi tumulato, dopo i riti esequiali, nel cimitero cittadino in una cripta messa a disposizione dall'arcidiacono della cattedrale di Santa Maria Assunta. Ancora oggi, nella diocesi, si conservano alcuni suoi paramenti e il baldacchino ricamato in oro per lui. Questo è esposto nel 2004 presso la chiesa di Santa Maria del Suffragio per una mostra di paramenti liturgici.