| Almeric Segaudi, C.R.S.A. vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | |
| Nomina a vescovo | 18 dicembre 1437 da papa Eugenio IV |
| Consacrazione a vescovo | in data sconosciuta |
| Morte | 12 marzo 1470 |
Almeric Segaudi (Chevrette, ... – 12 marzo 1470) è stato un vescovo cattolico francese.
Nacque a Chevrette, nella diocesi di Luçon, tra la fine del XIV secolo e l'inizio del secolo seguente. Forse grazie all'influenza dello zio Jean du Polley, abate dei Canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne, intraprese la carriera ecclesiastica, entrando nel medesimo ordine.
Nel 1418, già diacono e baccelliere in diritto canonico, ottenne la precettoria di Sant'Antonio di Boutiers; dopo l'ordinazione sacerdotale e terminati gli studi in diritto canonico, nel 1425 ottenne la facoltà di studiare diritto civile. Inoltre, nel 1432 divenne priore di Saint-Antoine-en-Viennois, mentre dal 1435 fu anche cavaliere referendario presso la Curia romana.
Il 18 dicembre 1437 papa Eugenio IV lo nominò vescovo di Belley; il 29 novembre 1438, dando seguito ad uno scambio concordato tra il Segaudi e Percivallo de Balma, lo stesso papa lo trasferì alla sede di Mondovì, assegnandogli anche in commendam l'abbazia di San Dalmazzo del Borgo.
Prese parte al concilio di Basilea, facendosi notare come giurista e negoziatore dal duca di Savoia Amedeo VIII, che lo nominò reggente della propria cancelleria; seguì il concilio dopo il suo trasferimento a Ferrara e a Firenze, assistendo, il 6 luglio 1439, alla firma dell'atto di riunificazione della Chiesa greca alla cattolica.
Sin dai primi anni del suo episcopato si impegnò nel riordino della propria diocesi, eretta da pochi decenni: ben presto istituì le prime otto dignità del capitolo della cattedrale, conferendole sia a persone di sua fiducia, sia ad esponenti della nobiltà locale; tentò inoltre di ampliare i beni della mensa vescovile tramite la formale soppressione dell'abbazia di San Dalmazzo. Tuttavia, l'ultimo abate, Giovanni de Brozio, pretese una pensione di 270 fiorini piccoli di Savoia, che le finanze dell'abbazia non potevano sopportare; pertanto, Segaudi lasciò decadere l'unione. Al contempo, riuscì a raggiungere un accordo con i Costa, signori di Trinità e Bene, e i Beggiamo, signori di Sant'Albano, per la raccolta delle decime.
All'elezione di Amedeo VIII ad antipapa, con il nome di Felice V, questi decise di annullare la decisione di Eugenio IV e di concedere a Segaudi di scegliere i religiosi destinati al servizio della chiesa dell'abbazia. La questione fu risolta definitivamente solo dopo l'abdicazione di Felice V, quando Segaudi accettò di pagare la pensione all'abate rinunciatario e di mantenere dei religiosi per il servizio religioso.
Nel 1440 incamerò altri priorati benedettini, posti nel territorio diocesano ma dipendenti da abbazie sparse tra le diocesi di Asti, Ivrea e Pavia; inoltre, dopo una intensa trattativa con la città di Mondovì (che condusse anche ad una temporanea scomunica della città), ottenne l'assegnazione di un ampio terreno fuori dai confini cittadini.
Giudicando inadeguata al prestigio della diocesi l'antica cattedrale di San Donato, tentò di scambiarla con la chiesa dei francescani, posta vicino al palazzo vescovile monregalese; tuttavia, i francescani stessi si opposero allo scambio. In seguito, donò attribuì benefici al capitolo della cattedrale, in cambio di una messa cantata feriale da tenersi ogni settimana nella cappella fatta costruire dal Segaudi nella cattedrale, che fu dotata di numerosi arredi sacri dotati del suo stemma.
Redatto il testamento l'8 marzo 1470, con cui assegnava un terzo dei suoi beni al capitolo monregalese, morì quattro giorni dopo e fu sepolto, secondo le sue volontà, nella chiesa di Saint-Antoine-en-Viennois.