Ambrosio Fornet

Ambrosio Fornet (Veguitas de Bayamo, 6 ottobre 1932 – L'Avana, 5 aprile 2022) è stato un critico letterario, saggista e sceneggiatore cubano, insignito del Premio Nacional de Literatura (2009) e del Premio Nacional de Edición (2002).

Membro dell'Academia Cubana de la Lengua dal 1997, è stato tra i principali interpreti della cultura letteraria cubana del Novecento e tra i primi studiosi, attivi sull'isola, a occuparsi sistematicamente della letteratura prodotta dagli scrittori cubani emigrati.

È inoltre l'autore del termine quinquenio gris («quinquennio grigio»), con cui ha designato la fase di maggiore irrigidimento ideologico della politica culturale cubana tra il 1971 e il 1976.

Biografia

Ambrosio Fornet nacque a Veguitas de Bayamo nel 1932. Terminati gli studi di bachillerato a Bayamo nel 1948, pubblicò il suo primo saggio, dedicato a José Martí, sulla rivista El Bancario. Tra il 1957 e il 1959 visse tra Stati Uniti ed Europa: si laureò in letteratura nordamericana alla New York University (1957) e seguì studi di cultura ispanica alla Universidad Complutense di Madrid.

Rientrato a Cuba dopo la Rivoluzione, appartenne alla generazione di scrittori che collaborò a Lunes de Revolución e che, secondo Rafael Rojas, si oppose all'adozione del canone estetico zdanoviano sostenuto dai vecchi comunisti. Per circa due decenni lavorò nell'editoria statale: fu redattore alla Imprenta Nacional, all'Editora Nacional e all'Instituto del Libro e per il Ministero dell'Istruzione; con Edmundo Desnoes curò all'Editorial Arte y Literatura la pubblicazione di letteratura straniera negli anni sessanta. Verso la metà degli anni settanta diresse la rivista Universidad de La Habana.

Nel 1966 fu tra i redattori, con Roberto Fernández Retamar, Lisandro Otero e Desnoes, della lettera aperta degli intellettuali cubani a Pablo Neruda dopo la partecipazione del poeta cileno al congresso del PEN Club di New York. Fu in seguito presidente del Consiglio editoriale dell'Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC).

Il 12 marzo 1997 entrò nell'Academia Cubana de la Lengua, dove occupò il seggio «O»; negli ultimi anni ne divenne accademico onorario.

Morì all'Avana il 5 aprile 2022, pochi mesi prima del novantesimo compleanno.

Carriera critica e saggistica

Dopo un'esperienza giovanile nella narrativa, con la raccolta di racconti A un paso del diluvio (Barcellona, Ediciones Rumbos, 1958), Fornet si dedicò dal 1964 alla critica letteraria, genere in cui pubblicò cinque libri, tra cui En tres y dos (1964) ed En blanco y negro (1967), quest'ultimo dedicato alla narrativa breve cubana nella Cuba repubblicana. Partecipò alle principali polemiche culturali degli anni sessanta: nel 1962 intervenne su La Gaceta de Cuba nel dibattito sul romanzo No hay problema di Desnoes e a metà del 1964 sostenne con José Antonio Portuondo un confronto, nato dal romanzo El derrumbe di José Soler Puig, che si estese alla valutazione dell'intera narrativa cubana posteriore al 1959. Rojas lo colloca tra gli autori che difendevano una cultura socialista nazionale e cosmopolita, con un certo margine di autonomia rispetto al potere.

Si occupò anche di testimonianza: Par Kumaraswami lo considera tra i più acuti studiosi cubani del testimonio, che egli interpretava come una forma di comunicazione persuasiva, in cui chi scrive agisce come attore politico che cerca di convincere il proprio pubblico.

In un saggio scritto per un simposio sul 1898 all'Università di Princeton, Fornet propose la nozione di literatura de campaña («letteratura di campagna»), termine con cui designò, per analogia con i diari e i bollettini militari, l'insieme dei testi narrativi sulle guerre d'indipendenza cubane, a partire da Episodios de la Revolución cubana (1891) di Manuel de la Cruz. Il saggio, insieme ad altri dedicati al rapporto tra intellettuali e storia cubana e alla letteratura dell'esilio, confluì poi nella raccolta La coartada perpetua (2002).

Il "quinquenio gris"

Il nome di Fornet è legato all'espressione quinquenio gris con cui designò gli anni compresi tra il Primo congresso nazionale di educazione e cultura, tenuto nell'aprile 1971, e la creazione del Ministero della Cultura, affidato ad Armando Hart nel 1976.

Secondo la sua stessa ricostruzione, Fornet usò l'espressione inizialmente in forma orale, durante le riunioni dell'UNEAC e del Ministero della Cultura, mettendola per iscritto solo nel 1987 in un testo apparso sulla rivista Casa de las Américas. Nel 2000 la paternità della definizione gli era già comunemente attribuita.

Fornet spiegò di aver scelto questa etichetta per ragioni metodologiche, per isolare il tratto dominante di quel periodo e marcarne il contrasto con la fase precedente, caratterizzata dal colore e dal dinamismo interno. Il "grigio" designava la mediocrità di una stagione in cui l'enfasi sulla funzione didattica relegava la creazione letteraria in una posizione subordinata, con poco spazio per la sperimentazione, il gioco, l'introspezione e la ricerca formale. La scelta del colore dipendeva da questo criterio: se avesse definito quel periodo per la sua malignità anziché per la sua mediocrità, osservò, avrebbe dovuto considerarlo un fenomeno pericoloso, e sarebbero cambiati anche il colore e i suoi limiti cronologici.

Fornet identificò il quinquenio con quello che chiamò «pavonato», ossia il periodo di direzione del Consejo Nacional de Cultura da parte di Luis Pavón Tamayo, e lo descrisse come una fase in cui la letteratura venne concepita come strumento pedagogico e celebrativo, incentrato sulla figura dell'eroe positivo, e in cui i lavoratori della cultura venivano sottoposti alla parametración, una verifica della loro affidabilità ideologica che colpì, tra gli altri, omosessuali e credenti. A suo giudizio, solo le istituzioni autonome guidate da figure prestigiose, come la Casa de las Américas e l'ICAIC, conservarono un certo margine d'azione.

Il termine tornò al centro del dibattito nel gennaio 2007, quando la ricomparsa televisiva di Pavón e di altri ex responsabili della politica culturale suscitò tra gli intellettuali cubani un'ampia protesta via posta elettronica, nota come guerrita de los e-mails. In risposta alla mobilitazione, il Centro Teórico-Cultural Criterios, diretto da Desiderio Navarro, organizzò con l'avallo del Ministero della Cultura un ciclo di conferenze, nel cui ambito Fornet presentò il 30 gennaio la relazione El quinquenio gris: revisitando el término, pubblicata nello stesso anno su Casa de las Américas. Nella relazione l'autore riconobbe che gli scrittori più colpiti preferivano parlare di un «decennio nero». Anche altri studiosi hanno successivamente messo in discussione questa periodizzazione: lo storico Rafael Rojas considera il termine un eufemismo e ritiene che il controllo sulla vita intellettuale si sia protratto ben oltre il 1976.

Il cinema

Fornet scrisse con il regista Pastor Vega la sceneggiatura del film Retrato de Teresa (1979) e fu consulente dell'ICAIC, dove negli anni ottanta tenne laboratori di sceneggiatura. Fu tra i fondatori, con Gabriel García Márquez, della Escuela Internacional de Cine y Televisión di San Antonio de los Baños, dove tenne fin dall'inizio corsi di sceneggiatura e drammaturgia e avviò la linea editoriale della scuola. Al cinema dedicò anche i volumi Cine, literatura, sociedad (1982), Alea: una retrospectiva crítica (1987) e Las trampas del oficio (2007).

Gli studi sulla diaspora letteraria cubana

Dalla fine degli anni settanta Fornet dedicò una parte crescente del proprio lavoro alla letteratura degli scrittori cubani emigrati, sostenendo che la cultura cubana fosse una sola e comprendesse anche quella prodotta fuori dall'isola. Sul piano letterario adottò però come criterio decisivo la lingua: chiamò «letteratura cubana della diaspora» le opere scritte in spagnolo dagli autori residenti all'estero, ricomprese nella letteratura nazionale, e «letteratura cubano-americana» quelle scritte in inglese, che collocava nella letteratura statunitense, nel ramo che definiva cubano-americano. La distinzione riguardava la nazionalità letteraria e non l'appartenenza culturale: gli autori di lingua inglese restavano, a suo giudizio, oggetto d'interesse per la critica cubana e parte della cultura dell'isola in senso ampio. L'impostazione teorica di Fornet e il suo tentativo di integrare la produzione dell'esilio nel canone nazionale suscitarono tuttavia riserve e obiezioni da parte di diversi intellettuali dell'emigrazione.

Dal gruppo Areíto ai dossier della Gaceta

Fornet entrò in contatto con l'emigrazione letteraria attraverso i seminari e i colloqui che, alla fine degli anni settanta, lo misero in relazione con i giovani intellettuali legati alla rivista di New York Areíto. Ricostruendo più tardi quella stagione ricordò come per anni la cultura dell'isola e quella dell'esilio si fossero definite negandosi a vicenda. Indicò un primo punto di contatto nel premio Casa de las Américas assegnato nel 1978 a Contra viento y marea, testimonianza collettiva dei giovani del gruppo Areíto, portati via da Cuba da bambini: per la prima volta, osservava, voci dell'emigrazione entravano nella storia letteraria cubana come voci solidali. Il clima tornò a irrigidirsi con l'esodo di Mariel nel 1980, ma il ponte, a suo giudizio, era ormai stato gettato.

Nel 1992, in un'intervista concessa a Leonardo Padura per La Gaceta de Cuba, rivista dell'UNEAC, Fornet sostenne che lo spazio dell'isola restava il centro della cultura nazionale, ricorrendo all'immagine borgesiana dell'Aleph, e che la nazione era responsabile della propria cultura nel suo insieme, compresa la produzione degli autori emigrati, che le case editrici cubane non pubblicavano ancora in modo sistematico. Poco dopo la rivista avviò i suoi dossier sulla letteratura della diaspora e la casa editrice Letras Cubanas un programma editoriale dedicato. Tra il 1993 e il 1998 Fornet pubblicò su La Gaceta de Cuba cinque dossier dedicati agli scrittori dell'emigrazione, i cui materiali confluirono nel volume Memorias recobradas: introducción al discurso literario de la diáspora (2000), tra i primi studi sull'argomento pubblicati nell'isola.

L'impostazione dell'intervista suscitò obiezioni tra gli intellettuali della diaspora. Antonio Vera-León vi lesse una concezione totalizzante della cultura, nella quale l'isola si attribuiva il ruolo di unico centro capace di legittimare gli scrittori e di stabilire inclusioni ed esclusioni. In questa prospettiva la letteratura dell'emigrazione restava "esterna", mentre l'isola rivendicava una sorta di diritto di proprietà utile a recuperarne in modo selettivo gli elementi ritenuti più convenienti. In senso analogo Rafael Rojas parlò di «canibalismo selectivo» a proposito dell'appropriazione della letteratura dell'esilio da parte delle istituzioni dell'isola, dichiarando di preferire il termine «esilio» proprio per la sua carica politica.

Lingua e nazionalità letteraria

Il criterio linguistico emerse già nell'intervista del 1992. Fornet negò allora che Oscar Hijuelos, che aveva appena ottenuto un grande successo negli Stati Uniti con The Mambo Kings Play Songs of Love, potesse essere considerato uno scrittore cubano, e lo collocò, insieme a Cristina García e a Roberto G. Fernández, nella letteratura cubano-americana: scegliendo l'inglese, questi autori erano passati a un'altra nazionalità letteraria. Sviluppò questa posizione nel saggio Soñar en cubano, escribir en inglés, uscito nel 1997 sulla rivista Temas e rielaborato in La coartada perpetua (2002).

Alle obiezioni di Gustavo Pérez Firmat, secondo cui l'esclusione degli autori di lingua inglese dalla cultura dell'isola ignorava il persistere delle loro radici storiche e personali, Fornet chiarì che anche il passato si trasforma quando viene raccontato in un'altra lingua, perché ogni lingua porta con sé proprie sfumature emotive e propri codici espressivi. Precisò inoltre di aver parlato di letterature e non di culture: assegnare questi scrittori alla letteratura statunitense non li escludeva dalla cultura cubana, che anzi, attraverso di loro, entrava in contatto più stretto con quella degli Stati Uniti. A suo giudizio la vera esclusione si produceva negli Stati Uniti, dove la letteratura latina, nei suoi rami chicano, portoricano di New York e cubano-americano, veniva relegata nella categoria di letteratura etnica anziché essere riconosciuta come parte della letteratura nazionale.

Il glossario e il saggio del 2009

Nel 1997 Fornet curò il numero monografico Bridging Enigma: Cubans on Cuba della rivista The South Atlantic Quarterly. La sua riflessione teorica trovò una forma sistematica nel glossario La diáspora cubana y sus contextos, letto all'Avana nel settembre 2000, pubblicato nel 2001 su Casa de las Américas e l'anno seguente in inglese sulla rivista boundary 2. Scrivendo come critico partecipe del progetto culturale della Rivoluzione, Fornet vi sostenne la necessità di includere la produzione della diaspora nell'orizzonte della critica letteraria cubana. Spiegava di aver a lungo esitato ad adottare il termine «diaspora», estraneo alla tradizione cubana, e di averlo infine preferito per la sua relativa neutralità semantica, adatta a un fenomeno ibrido tra esilio ed emigrazione. Il termine «esilio», osservava, apparteneva a una tradizione rivoluzionaria che da Félix Varela e José María Heredia arrivava a José Martí; per gli esuli contrari alla Rivoluzione era quindi difficile rivendicarla senza decontestualizzarla, e la parola aveva subito una sorta di inversione ideologica che la rendeva poco adatta a descrivere l'insieme degli scrittori cubani residenti fuori dall'isola. Giudicava inoltre un grave errore il fatto che per anni la critica dell'isola si fosse comportata come se la diaspora non appartenesse alla storia di Cuba.

Sul rapporto tra nazione e diaspora Fornet tornò nel saggio Cuba: Nation, Diaspora, Literature, nato da una relazione presentata nel settembre 2006 a un convegno del Cuba Research Forum dell'Università di Nottingham e pubblicato nel 2009 in traduzione inglese su Critical Inquiry. Vi riconobbe che dopo il 1959 i sostenitori della Rivoluzione, identificando la nazione con la Rivoluzione stessa, avevano adottato un nazionalismo esclusivista, per il quale chi lasciava il paese cessava di essere cubano, e che le successive ondate migratorie, la ripresa del dialogo alla fine degli anni settanta e il sostegno economico degli emigrati alle famiglie durante la crisi degli anni novanta avevano poi allargato i margini di tolleranza reciproca. Discutendo le tesi di Jorge Duany, che attribuiva l'esclusione della diaspora alla retorica delle radici e proponeva un linguaggio fondato sulla mobilità e sull'attraversamento dei confini, Fornet riconobbe che quelle metafore descrivevano meglio l'esperienza diasporica, ma sostenne che la nazione andasse pensata in termini sociali più che spaziali, come progetto storico nato dalla lotta per l'indipendenza, e che l'identità nazionale fosse un mosaico di identità differenziate per classe, sesso e razza.

Nella parte finale ricostruì la nascita della critica sulla letteratura cubano-americana tra il 1987 e il 1990, con i saggi di Pérez Firmat e di Eliana Rivero e le antologie curate da Silvia Burunat e Ofelia García e da Carolina Hospital, e richiamò i testi di Lourdes Casal e di Dolores Prida in cui il conflitto tra spazi e lingue diventa materia poetica e teatrale. Per questo insieme di lavori Rosa Miriam Elizalde lo ha definito, nel necrologio pubblicato su La Jornada, il «cronista della diaspora».

Riconoscimenti

Fornet fu insignito del Premio Nacional de Edición nel 2002 e del Premio Nacional de Literatura nel 2009. Ricevette inoltre le onorificenze Por la Cultura Nacional, Alejo Carpentier, Raúl Gómez García, Ciudad de Bayamo e José María Heredia, e nel 2016 il Premio all'Eccellenza Accademica conferito dalla Latin American Studies Association (LASA) per il suo contributo agli studi su Cuba.

Opere principali

Note

  1. 1 2 3 4 (ES) Rosa Miriam Elizalde, El cronista de la diáspora, in La Jornada, 14 aprile 2022, p. 16. URL consultato il 21 settembre 2026.
  2. ↑ È morto l’intellettuale cubano Ambrosio Fornet, su it.granma.cu, 7 aprile 2022. URL consultato il 28 settembre 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 (ES) Ambrosio Fornet Frutos (académico honorario), su Asociación de Academias de la Lengua Española. URL consultato il 21 settembre 2026.
  4. ↑ Per El libro en Cuba: siglos XVIII y XIX (1994), studio di storia dell'editoria, ricevette il Premio de la Crítica.(ES) Ambrosio Fornet Frutos (académico honorario), su asale.org. URL consultato il 21 settembre 2026.
  5. 1 2 3 (ES) Fallece el ensayista cubano Ambrosio Fornet, in OnCubaNews, 5 aprile 2022. URL consultato il 21 settembre 2026.
  6. ↑ (ES) Ambrosio Fornet, su Claustrofobias. URL consultato il 21 settembre 2026.
  7. ↑ Rojas 2006, p. 285
  8. ↑ Rojas 2006, p. 174
  9. 1 2 3 (ES) Arturo Arango, Ambrosio o de la coherencia, su La Jiribilla. URL consultato il 3 ottobre 2026.
  10. ↑ (EN) Anke Birkenmaier, Alejo Carpentier and Cuba's Literary Twentieth Century, in Vicky Unruh, Jacqueline Loss (a cura di), The Cambridge History of Cuban Literature, Cambridge, Cambridge University Press, 2024, p. 330, ISBN 9781009168342.
  11. ↑ Rojas 2006, p. 302
  12. ↑ Alburquerque 2011, p. 212
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  15. ↑ (ES) Karmen Ochando Aymerich, El último silencio (El Diario de campaña de José Martí), in Guaraguao, vol. 4, n. 11, 2000, p. 46.
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  19. ↑ (ES) Michi Strausfeld, Isla - Diáspora - Exilio: anotaciones acerca de la publicación y distribución de la narrativa cubana en los años noventa, in Janett Reinstädler, Ottmar Ette (a cura di), Todas las islas la isla. Nuevas y novísimas tendencias en la literatura y cultura de Cuba, Francoforte sul Meno; Madrid, Vervuert; Iberoamericana, 2000, p. 13, ISBN 3-89354-118-7.
  20. 1 2 (ES) Ambrosio Fornet, El quinquenio gris: revisitando el término, su Rebelión. URL consultato il 5 ottobre 2026.
  21. ↑ Alburquerque 2011, pp. 84-85
  22. 1 2 Alburquerque 2011, p. 84
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  26. ↑ Fornet 2009, p. 265, nota 13
  27. ↑ Fornet 2009, pp. 265, 267
  28. ↑ Fornet 2009, p. 263
  29. ↑ (ES) Laura Redruello, La huida en el cuento cubano de los noventa, in Itinerarios, n. 24, 2016, pp. 9-10.
  30. ↑ Fornet 2009, pp. 263-264
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  32. ↑ Fornet 2009, p. 264
  33. ↑ Rojas 2006, p. 49
  34. ↑ (ES) María Virginia González, Refugiarse en la escritura: un modo de configurar el exilio cubano, in Caracol, n. 7, 2014, pp. 259.
  35. ↑ Fornet 2009, p. 265
  36. ↑ Fornet 2009, p. 265, nota 15
  37. ↑ Fornet 2009, pp. 266-268
  38. ↑ (EN) Ambrosio Fornet (a cura di), Bridging Enigma: Cubans on Cuba, in The South Atlantic Quarterly, vol. 96, Durham, Duke University Press, 1997, ISBN 9780822364450.
  39. ↑ (ES) Guadalupe Silva, La isla erosionada. El proyecto Diáspora(s) – Cuba, 1997-2002, in El jardín de los poetas. Revista de teoría y crítica de poesía latinoamericana, n. 1, 2015.
  40. ↑ Fornet 2002, p. 91
  41. ↑ Fornet 2002, p. 92
  42. ↑ Fornet 2002, pp. 94, 97
  43. ↑ Fornet 2002, p. 96
  44. ↑ Fornet 2009, pp. 255-257
  45. ↑ Fornet 2009, pp. 258-259
  46. ↑ Fornet 2009, pp. 268-269
  47. ↑ (ES) Fallece a los 89 años el crítico literario cubano Ambrosio Fornet, in Diario de Cuba, 5 aprile 2022. URL consultato il 21 settembre 2026.
  48. ↑ (ES) Ambrosio Fornet Frutos recibe Premio a la Excelencia Académica LASA 2016, in Cubadebate, 23 luglio 2016. URL consultato il 21 settembre 2026.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni