
Amos Paoli (Barga, 7 settembre 1917 – Massarosa, 27 giugno 1944) è stato un partigiano italiano, insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Affetto fin dall'infanzia da poliomielite, che gli aveva causato una grave menomazione agli arti inferiori, dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza in Versilia, svolgendo in particolare funzioni di staffetta e di collegamento tra le formazioni partigiane della zona.
Operò nella formazione partigiana «Bandelloni», svolgendo attività di collegamento tra le formazioni attive in Versilia. Arrestato il 25 giugno 1944, fu condotto insieme ad altri due prigionieri al comando tedesco di Compignano, nel territorio di Massarosa, dove venne sottoposto a interrogatori e torture. Si assunse la responsabilità per le armi rinvenute nella propria abitazione, senza fornire informazioni sulle formazioni partigiane; fu ucciso il 27 giugno 1944.
Alla memoria gli fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone del 22 maggio 1978.
Amos Paoli nacque a Barga il 7 settembre 1917, dove il padre Gino si era temporaneamente trasferito per motivi di lavoro. Nel 1922 la famiglia si stabilì nuovamente a Riomagno, frazione di Seravezza, dove Paoli trascorse l'infanzia e la giovinezza e frequentò le scuole elementari.
Primogenito di quattro fratelli, da bambino contrasse la poliomielite, che gli provocò la paralisi degli arti inferiori e lo costrinse a spostarsi con l'ausilio di stampelle o di un carrozzino a manovella. Crebbe in una famiglia di orientamento antifascista e nell'ambiente operaio di Riomagno, legato in particolare alle attività estrattive e alla lavorazione del marmo delle vicine cave apuane.
Terminata la scuola imparò il mestiere di calzolaio e trovò lavoro a Pietrasanta. Secondo le ricostruzioni locali, tentò per un periodo anche di lavorare in proprio nel settore della lavorazione del marmo, esperienza alla quale avrebbe successivamente rinunciato per le difficoltà determinate dalla propria condizione fisica.
Nelle testimonianze raccolte nel dopoguerra viene descritto come una persona socievole e particolarmente attiva nella vita del paese: suonava la chitarra durante i balli e prendeva parte anche alle partite di calcio degli amici, svolgendo il ruolo di portiere. L'amico e compagno di scuola Guido Menchetti gli dedicò in seguito la poesia dialettale Il mi' compagno di banco, incentrata sulla sua infanzia, sulla menomazione fisica e sulla successiva morte durante la Resistenza.
Dopo l'8 settembre 1943, Paoli entrò nella Resistenza insieme al padre Gino e al fratello Solitario. A causa della menomazione agli arti inferiori non prese parte direttamente alla lotta armata in montagna, ma operò come staffetta, inizialmente per il gruppo dei «Cacciatori delle Alpi Apuane», guidato da Gino Lombardi, e successivamente per la formazione comandata da Lorenzo Bandelloni.
La sua attività consisteva soprattutto nel mantenere i collegamenti fra i familiari dei partigiani, gli esponenti locali del Comitato di Liberazione Nazionale e le diverse formazioni operanti in Versilia. Trasportava viveri, messaggi, armi e munizioni, servendosi anche di un doppio fondo ricavato sotto il sedile della propria carrozzina. Secondo la ricostruzione dell'Istituto storico della Resistenza di Lucca, la menomazione fisica contribuiva a renderlo meno sospetto ai controlli delle pattuglie tedesche.
Le testimonianze di Luigi Novani e Lorenzo Tarabella, raccolte successivamente nell'ambito della documentazione predisposta per il conferimento della Medaglia d'oro al valor militare, collocano l'attività di Paoli nel contesto della renitenza di numerosi giovani versiliesi ai richiami militari della Repubblica Sociale Italiana e della conseguente formazione delle bande partigiane sulle Alpi Apuane.
La sera del 24 giugno 1944 Paoli partecipò insieme agli amici Lorenzo Tarabella e Luigi Novani a una festa a Malbacco, nei pressi di Riomagno. Al termine della serata Novani rimase a dormire nell'abitazione della famiglia Paoli, mentre Tarabella rientrò nella propria casa.
Nella notte tra il 24 e il 25 giugno alcuni militari delle SS, secondo le fonti probabilmente informati da una delazione, fecero irruzione nell'abitazione di Paoli. Durante la perquisizione trovarono sotto un materasso armi destinate all'attività partigiana: un mitra, una pistola e alcune bombe a mano. Paoli e Novani furono arrestati; nella stessa operazione venne catturato anche Tarabella nella propria abitazione.
I tre furono dapprima trasferiti al comando tedesco di Corvaia, dove furono interrogati circa la propria appartenenza alla Resistenza, l'ubicazione delle formazioni partigiane e la disponibilità di armi. Nessuno dei tre fornì inizialmente informazioni.
Il giorno successivo furono ricondotti a Seravezza e a Riomagno e sottoposti a ulteriori interrogatori. Successivamente vennero trasportati in una villa requisita dai tedeschi a Compignano, nel territorio di Massarosa, dove furono percossi e torturati. Secondo la ricostruzione dell'Istituto storico della Resistenza di Lucca, Paoli dichiarò infine la propria appartenenza alla Resistenza e si assunse la responsabilità delle armi rinvenute nella sua abitazione, scagionando Novani e Tarabella, ma continuò a rifiutarsi di fornire informazioni sulla provenienza delle armi e sull'ubicazione delle formazioni partigiane.
All'alba del 27 giugno 1944 Paoli fu trascinato fuori dall'edificio e ucciso da un militare delle SS. Le ricostruzioni successive divergono su alcuni particolari dell'esecuzione e sulle sue ultime parole: le testimonianze di Novani e Tarabella e altre fonti locali riportano versioni differenti, mentre la motivazione ufficiale della Medaglia d'oro gli attribuisce il grido «Viva la libertà, viva l'Italia».
Novani e Tarabella furono invece trasferiti prima a Livorno e successivamente in Garfagnana, dove vennero impiegati nei lavori di fortificazione della Linea Gotica; entrambi sopravvissero alla guerra.
Una prima richiesta per il conferimento a Paoli della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria fu presentata nel 1952 dai familiari e da Lorenzo Bandelloni, comandante dell'omonima formazione partigiana, ma non ebbe seguito perché inoltrata oltre i termini allora previsti.
Dopo la riapertura dei termini, il 18 dicembre 1970 venne presentata una nuova istanza a cura del «Comitato per le onoranze al partigiano Amos Paoli», corredata da una relazione di Lorenzo Bandelloni sottoscritta anche dagli ex partigiani Remo Bonuccelli e Tiberio Consigli. Secondo la documentazione conservata nell'Archivio storico e nella Biblioteca comunale di Seravezza, nel 1971 fu inizialmente disposta la concessione della Medaglia d'argento al valor militare; ulteriori accertamenti svolti successivamente portarono al riconoscimento della massima decorazione.
Con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone del 22 maggio 1978, registrato dalla Corte dei conti il 24 ottobre dello stesso anno, a Paoli fu conferita alla memoria la Medaglia d'oro al valor militare per attività partigiana. La motivazione ufficiale ricorda la sua attività di staffetta nella formazione «Bandelloni», l'assunzione della responsabilità per le armi rinvenute nella propria abitazione e il rifiuto di fornire informazioni sui compagni nonostante le torture.
L'onorificenza fu consegnata alla sorella Solidea Paoli, unica superstite della famiglia.
La memoria di Amos Paoli è particolarmente radicata in Versilia, dove gli sono stati dedicati monumenti, lapidi e toponimi. Nel territorio di Seravezza, a Riomagno, esiste una via a lui intitolata.
Nel centro di Riomagno, nei pressi dell'area dove sorgeva l'abitazione della famiglia Paoli, si trova un busto commemorativo del partigiano, opera dello scultore locale Sirio De Ranieri. Finanziato dagli abitanti della frazione, il monumento fu inaugurato nel 1995 e viene annualmente utilizzato come luogo delle commemorazioni promosse dal Comune di Seravezza e dall'ANPI.
A Compignano, nel comune di Massarosa, nel luogo legato alla sua uccisione è collocata una lapide in sua memoria. Nella stessa località è presente anche una seconda lapide che ricorda Paoli insieme ad altri deportati e vittime della repressione nazifascista; il memoriale risale al 1979 ed è stato successivamente integrato nel 2003.