Carlo Maratta, Ritratto di Andrea Sacchi, 1661 circa, Olio su tela, 67 x 50 cm., Madrid, Museo del Prado.
Questo ritratto fu dipinto come complemento al Ritratto di Francesco Albani, eseguito nel 1635 dallo stesso Andrea Sacchi e anch'esso al Museo del Prado. Entrambi questi ritratti, originariamente nella collezione di Carlo Maratta, entrarono in quella di Filippo V di Spagna nel 1722.
Andrea Sacchi era figlio di Benedetto, pittore mediocre, e grazie al biografo Giovanni Pietro Bellori sappiamo che il giovane Andrea entrò dapprima nella bottega di Cavalier d'Arpino e poi in quella di Francesco Albani, di cui fu l'ultimo allievo.
Fu contrapposto a Pietro da Cortona come rappresentante del gusto e della tradizione aulica dei Carracci, in particolare di Annibale.
Alcune sue composizioni religiose sono giustamente considerate tra le più nobili del Seicento romano. Tra queste, le sue opere di maggior rilievo sono Il miracolo del corporale (1626) e la Visione di san Romualdo (1631), entrambe conservate presso la Pinacoteca Vaticana.
La sua opera più nota è probabilmente l'affresco raffigurante l'Allegoria della Divina Sapienza (1629-1632) che decora la volta di un ambiente del piano nobile di Palazzo Barberini. La composizione glorifica le virtù di Urbano VIII Barberini anche attraverso complesse tematiche astrologiche ed astronomiche che probabilmente hanno tangenze con gli studi e le scoperte di Galileo Galilei.
Tra altre le sue fatiche, si può fare particolare menzione della Morte di sant'Anna per la chiesa di San Carlo ai Catinari (in loco), che riscosse l'apprezzamento addirittura di Diego Velázquez, che la vide durante il suo secondo soggiorno a Roma.
Andrea Sacchi morì nel 1661, lasciando per testamento che gli si erigesse un monumento funebre in San Giovanni in Laterano, realizzato con busto da Paolo Naldini ed epitaffio dettato dal suo biografo Bellori.
Battistero lateranense: decorazione del tamburo della cupola con otto tele con le Storie della vita di san Giovanni Battista: Annuncio a Zaccaria, Visitazione, Natività del Battista, Imposizione del nome, Il Battista nel deserto, Predica del Battista, Battesimo di Cristo, Decollazione del Battista (1639-1649);
Casino di Villa Mattei al Celio: sala di lettura, Dalila che taglia i capelli a Sansone, olio su tela (1621);
Collegio Romano: affresco nella volta della Vecchia Farmacia, Madonna col Bambino tra i santi Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Cosma e Damiano(1629);
Galleria Borghese: Ritratto di monsignor Clemente Merlini (1630 circa);
Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini: Madonna col Bambino, san Matteo e un angelo in un paesaggio (1628 circa); Battesimo di Cristo (1630); Studio di testa per la pala con la visione di san Romualdo (1631 circa); Matrimonio mistico di san Francesco d'Assisi con madonna Povertà (1630-1640); San Tommaso d'Aquino con i santi Pietro e Paolo, cartone (1631); San Pietro (1631-1633); Ricordo della pala con la visione di san Romualdo (1632-1633); Tre Maddalene (1634); replica dell'Allegoria della Divina Sapienza, tela (1658 circa)
Direzione Generale dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.): Ritratto di Taddeo Barberini, I principe di Palestrina, nelle vesti di Prefetto di Roma (1631 circa);
Villa Chigi a Castel Fusano: affreschi dell'Allegoria delle quattro stagioni, Sacrificio di Pan, Scene con Cincinnato e Romolo (in collaborazione con Pietro da Cortona, 1628);
Città del Vaticano, Basilica di San Pietro: cartoni per i mosaici dei pennacchi nella cappella della Colonna e di San Michele con San Tommaso d'Aquino con San Pietro e San Paolo e San Leone Magno (1631);
Sagrestia di San Pietro in Vaticano, sala capitolare: pale d'altare con Sant'Andrea in adorazione della croce, olio su tela (1633-1634); Martirio di san Longino, olio su tela (1633-1634);
Vienna, Kunsthistorisches Museum: Giunone e il pavone sul carro; Ebbrezza di Noè.
Washington, National Gallery of Art: Venere a riposo; Un sacrificio a Pan, 1630
Ostra (AN), Pinacoteca comunale, San Tommaso d'Aquino e San Bonaventura da Bagnoregio (o a colloquio), considerata l'ultima opera conosciuta del pittore romano (1599-1661), dipinta tra il 1653 e il 1656.
↑Per lungo tempo si è ritenuto che Andrea Sacchi fosse nato a Nettuno, ma tale informazione è stata smentita da numerosi studi, tra cui quelli di Ann Sutherland Harris. Per la questione della nascita a Roma e non a Nettuno, si veda Ann Sutherland Harris, "Andrea Sacchi", in L'idea del bello: viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori, catalogo della mostra a cura di E. Borea e C. Gasparri, Roma (Palazzo delle Esposizioni), Roma, De Luca, 2000, 2 volumi, vol. II, pp. 442-444. La nascita romana è confermata anche dall'epitaffio - composto da Giovan Pietro Bellori - sulla lapide che segna la sepoltura di Sacchi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.
↑Andrea Sacchi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 1º febbraio 2017.