Angelo Donati

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Angelo Donati a Parigi nel 1930

Angelo Donati (Modena, 3 febbraio 1885 – Parigi, 30 dicembre 1960) è stato un banchiere e filantropo italiano, nonché diplomatico della Repubblica di San Marino a Parigi.

Biografia

Di religione ebraica, si distinse per la sua opera di salvataggio degli ebrei dalla persecuzione nazista nella parte di Francia occupata dagli italiani tra il 1942 ed il 1943.

Proveniva da una delle famiglie più importanti della Comunità Ebraica di Modena, le cui origini risalgono alla seconda metà del Cinquecento, quando Donato Donati, allora abitante a Finale Emilia, ottenne l'autorizzazione di introdurre negli Stati Estensi il grano saraceno.

Il padre di Angelo, Salvatore, fu imprenditore e cavaliere del lavoro dal 1914, tra i suoi sette fratelli, Lazzaro fu banchiere, Mandolino gerente della Conceria Pellami, Amedeo presidente del Collegio dei Ragionieri, Federico avvocato, Benvenuto ordinario di filosofia del diritto, Nino industriale dei cappelli di paglia a Firenze. Tra i cugini Donato divenne rettore dell'Università di Macerata, Mario chirurgo di fama mondiale, Pio avvocato e per due legislature deputato del Partito Socialista Italiano ed antifascista. Tra gli zii Lazzaro fu banchiere e dal 1911 al 1932 consigliere della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Augusto fu avvocato e presidente del Pio Albergo Trivulzio e degli orfanotrofi dei Martinitt e Stelline dal 1900 alla sua morte improvvisa nel 1903. Il nipote Enrico Donati fu un importante artista surrealista.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza e fatto pratica bancaria a Milano e Torino partì per il fronte nel maggio 1915, combatté in trincea con il grado di capitano di fanteria, nel 1916 divenne pilota e compì numerose missioni di guerra, poi fu inviato in Francia con compiti di collegamento tra l'esercito italiano e quello francese. Nel 1919 si stabilì a Parigi e divenne abile amministratore di società di ogni genere, sia in Italia che in Francia. Dal 1925 al 1932 fu Console generale della Repubblica di San Marino, dal 1932 al 1939 fu presidente della Camera di Commercio italiana di Parigi, carica che dovette lasciare per le leggi razziali contro gli ebrei. Fu insignito della onorificenza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia e di quella sammarinese di Commendatore dell'Ordine di Sant'Agata, mentre il Governo francese lo nominò nel 1936 Commendatore della Legion d'Onore.

L’aiuto agli ebrei nella Francia sud-orientale occupata dall’Italia (1942-1943)

Nell'agosto 1940 Donati lasciò Parigi prima dell'ingresso delle truppe tedesche, si recò a Cauterets negli Alti Pirenei e poi a Marsiglia dove fu testimone di nozze del matrimonio del cugino Piero Sacerdoti con Ilse Klein il 14 agosto 1940. Successivamente si rifugiò a Nizza, dove era direttore della Banca Franco-Italiana.

Nizza fu occupata dalle truppe italiane l'11 novembre 1942 insieme ai dipartimenti dell'Isère, Hautes-Alpes, Basses-Alpes, Alpes-Maritimes, Haute-Savoie, Var e Corsica, e parzialmente di Vaucluse e Drôme.

La posizione delle autorità italiane di occupazione contribuì alla formazione di una relativa “zona-rifugio” per gli ebrei nella Francia sud-orientale. Il Ministero degli Esteri italiano e le autorità militari ribadirono più volte che arresti, internamenti e deportazioni nei territori occupati dalle truppe italiane dovessero rimanere di esclusiva competenza italiana, opponendosi alle iniziative delle autorità di Vichy e alle pressioni tedesche e proteggendo di fatto gli ebrei, sia italiani sia stranieri.

«Gli arresti e gli internamenti di persone ebree, senza discriminazione di nazionalità, residenti nei territori francesi occupati dalle nostre forze armate, sono riservati alle nostre autorità militari [...] gli arresti e gli internamenti effettuati dai prefetti (francesi) nei territori in questione devono essere annullati, e le persone arrestate e deportate devono essere liberate [...] la politica nei confronti degli ebrei nei territori francesi d’occupazione italiana concerne esclusivamente le autorità italiane.»

In questo contesto le organizzazioni ebraiche poterono organizzare centri di assistenza e accoglienza a Nizza, sotto la protezione delle autorità italiane, mentre i servizi tedeschi dell’SD lamentavano i rapporti particolarmente collaborativi tra truppe italiane ed ebrei.

«Tra le truppe italiane e la popolazione ebraica regna la migliore intesa. Gli italiani abitano presso ebrei e vengono invitati dagli ebrei stessi, che pagano per loro, dando così l’impressione che le concezioni tedesca e italiana siano assolutamente divergenti.»

Donati, che aggiungeva al prestigio personale anche buone relazioni e conoscenze negli ambienti militari e diplomatici italiani, fu tra i principali mediatori tra l'esercito italiano e gli ebrei. Ogni mattina due membri del Comitato di aiuto ai rifugiati (“Comitato Dubouchage”) insieme al rabbino Saltiel gli portavano documenti, richiedevano visti, lasciapassare e discutevano con lui sui provvedimenti da adottare per la protezione degli ebrei nei Dipartimenti occupati.

Grazie alle informazioni avute da Donati, il console generale d'Italia Alberto Calisse riuscì ad opporsi efficacemente alle disposizioni delle autorità francesi per la deportazione degli ebrei in Polonia su pressione dei tedeschi, tanto che il “Comitato Dubouchage” stampò un documento con visto della sinagoga di cui la polizia francese doveva accettare la validità, perché legittimato dagli italiani.

Le proteste delle autorità tedesche a Roma spinsero Mussolini a creare il Regio Ufficio di Polizia Razziale a Nizza, affidato all'Ispettore Guido Lospinoso. Giunto a Nizza Lospinoso incontrò Donati, che gli espose la delicata situazione e gli fece capire di essere la persona meglio informata sui fatti.

Quando il Governo di Vichy, su pressione tedesca, ordinò al prefetto di Nizza, Marcel Rubière, di arrestare tutti gli ebrei stranieri della Costa Azzurra, il generale Averna di Gualtieri, che rappresentava il comando supremo italiano a Vichy, annullò tutti i provvedimenti contro gli ebrei presenti nella zona di occupazione italiana poiché “tali provvedimenti sono di esclusiva competenza della autorità militari di occupazione”.

Inoltre, dopo che due giovani della milizia francese avevano cercato di aggredire i fedeli che uscivano dal tempio ebraico, Barranco, capo della polizia italiana, fece proteggere la sinagoga da quattro carabinieri.

Queste azioni furono un modo tutto italiano per manifestare la propria indipendenza rispetto ai tedeschi, ma è ravvisabile l'azione instancabile, intelligente, da abile diplomatico di Donati. Tutti i telegrammi e informative tedesche esprimevano rabbia e indignazione.

Nonostante il mandato di cattura emesso dalla polizia tedesca per individuarlo e catturarlo, Donati continuò la sua opera di salvataggio: riuscì a far allontanare da Nizza più di 2.500 ebrei che furono trasferiti, evitando le zone occupate dai tedeschi, nella “residenza forzata” di Saint-Martin-Vésubie. Le autorità francesi avevano ricevuto l'ordine di non interferire nei trasferimenti. Sull'episodio il regista francese André Waksman ha girato il film per la televisione 1943, Le temps d'un répit, presentato a Parigi il 4 dicembre 2009.

L'attività di Donati a Nizza assunse contorni leggendari, il suo nome divenne un faro. Agli appartenenti alla milizia francese e ai suoi detrattori Donati era noto con il nome dispregiativo di “Papa degli ebrei”.

Il piano di salvataggio del 1943

Nei primi mesi del 1943 Donati mise a punto un ambizioso piano per trasferire migliaia di ebrei dalla Francia del Sud alla Palestina, contando sul sostegno delle autorità italiane, del Vaticano e di quelle inglesi e americane e ne parlò a Roma all'inizio di agosto in Vaticano con gli ambasciatori inglese e americano presso la Santa Sede, Osborne e Titman, grazie all'opera instancabile e riservata del padre cappuccino francese Maria Benedetto, che si occupava della DELASEM (organizzazione di soccorso ebraica).

Il progetto prevedeva di far entrare in Italia il maggior numero possibile di profughi ebrei, che sarebbero poi stati trasportati in Nord-Africa con quattro navi (Duilio, Giulio Cesare, Saturnia, Vulcania) pagate dai fondi del Joint Committee ebraico. A Roma si stavano preparando i passaporti e il Governo Badoglio aveva individuato le località in cui sarebbero stati ospitati i profughi e aveva fornito assicurazioni sulla fattibilità dell'operazione, poiché dovevano trascorrere settimane prima che l'armistizio firmato il 3 settembre con gli alleati fosse reso noto, in modo che gli italiani potessero preparare la difesa dai tedeschi.

L'8 settembre invece il generale Eisenhower, senza informare il Governo italiano, comunicò la notizia dell'armistizio. Donati, che doveva tornare a Nizza per organizzare il trasferimento, rimase per fortuna bloccato a Firenze perché a Nizza la Gestapo lo stava aspettando per catturarlo, il suo appartamento fu devastato e svaligiato. Ricercato dai tedeschi anche in Italia, per tre mesi rimase nascosto, prima in Toscana e successivamente in Lombardia, poi riuscì a riparare in Svizzera il 14 ottobre del 1943 vicino a Stabio con alcuni nipoti.

Da Montreux, dove viveva, Donati si adoperò per appurare quale sorte toccasse ai correligionari deportati facendo intervenire la Croce Rossa Internazionale e incontrando a Berna il Nunzio Apostolico e diplomatici inglesi, americani e italiani.

Telegramma delle SS su Angelo Donati (26 settembre 1943)

Copertina del libro di Léon Poliakov, stampato a Parigi nel 1946.

Il telegramma riprodotto, datato 26 settembre 1943, fu inviato dall’Ufficio centrale di sicurezza del Reich (RSHA) di Parigi a Berlino ed è relativo ad Angelo Donati. Pubblicato da Léon Poliakov nel volume La condition des Juifs en France sous l’occupation italienne (Parigi, 1946), riferisce dei tentativi delle SS di arrestarlo.

Nel testo Donati viene descritto come il principale organizzatore della protezione e del trasferimento degli ebrei presenti nella zona d’occupazione italiana della Francia sud-orientale; il rapporto riferisce dei tentativi tedeschi di arrestarlo, sia prima sia dopo il ritiro italiano dalla Francia successivo all'Armistizio di Cassibile.

Originale in francese

Pagina 138 del libro di Léon Poliakov, stampato a Parigi nel 1946.

DOCUMENT 45 (1) (traduction)

IV B

TELEGRAMME N° 68.365

Paris, le 26 septembre 1943.

A l’Office Central de Sûreté du Reich, IV B 4, Berlin.

CONFIDENTIEL

A soumettre immédiatement !

Objet : Solution définitive de la question juive en France; particulièrement : le Juif de nationalité italienne Donati.

Référence : Votre télégramme N° 69.814 du 25-9-1943.

Le Juif Donati, de nationalité italienne, fut, pendant la Grande Guerre, officier de liaison entre l’armée italienne et l’armée française. Après la guerre, il fut directeur d’une banque franco-italienne à Paris. Après la défaite de la France, il s’est rendu à Nice, où il s’occupait également d’affaires financières.

Lors de l’occupation du Sud-Est de la France par les troupes italiennes, le Juif entra en action pour procurer à tous les Juifs résidant dans la zone d’influence italienne tous les allègements possibles.

Ce qui facilita la tâche de Donati, est qu’il connaissait bien une quantité d’officiers supérieurs italiens avec lesquels il resta dès lors constamment dans les meilleurs termes.

Au printemps 1943, le gouvernement italien envoya le Chef de la Police Lospinoso dans la région occupée par les troupes italiennes pour y régler la question juive. C’est alors que Donati prit contact avec Lospinoso et devint, pratiquement, l’expert officieux de l’Italie pour les questions juives dans la zone d’occupation italienne.

Pagina 139 del libro di Léon Poliakov, stampato a Parigi nel 1946.

Des agents dignes de confiance ont rapporté à diverses reprises que les rares mesures que les autorités italiennes avaient prises contre des Juifs quelconques avaient été exécutées d’après les directives de Donati, par exemple le transfert d’environ 2.000 Juifs de la Côte d’Azur dans les hôtels de la station de cure de Mégève.

Ici, on avait l’intention de faire enlever Donati à Nice et de l’emmener à Marseille. Les agents qui étaient chargés de cette affaire ne purent se saisir de sa personne, car ils avaient l’ordre, eu égard aux relations germano-italiennes de l’époque, de procéder avec une extrême prudence.

Au mois d’août 1943, Donati se rendit à Rome. Il avait appris, d’après des renseignements d’agents sûrs, que la 4e Armée italienne allait se retirer de France. Il voulait mettre au point à Rome le sort des Juifs qui se trouvaient dans la zone d’influence italienne.

A la fin du mois d’août, Donati se rendit une fois de plus à Rome en avion. Il voulait revenir encore une fois de Rome à Nice.

D’après une communication du SS-Hauptsturmführer Brunner, Donati aurait organisé le départ pour l’Italie de nombreux Juifs avant même la capitulation de la 4e Armée italienne. Peu de temps encore avant l’entrée des troupes allemandes, il chargea 8 camions italiens de Juifs pour les faire passer en Italie.

On suppose que Donati va essayer de se rendre auprès des troupes anglo-américaines.

L’arrestation de Donati est d’une importance capitale, car il était le cerveau agissant des Juifs dans la zone d’influence italienne, et qu’il a entretenu également les meilleures relations avec les anciens services gouvernementaux italiens à Rome, et ce ouvertement.

Par ordre,

Signé : ROETHKE, SS-Obersturmführer.

Traduzione in italiano

Pagina 140 del libro di Léon Poliakov, stampato a Parigi nel 1946, con biglietto da visita di Angelo Donati e dedica autografa: «Con molti amichevoli saluti», 4, Rue de Berri, Paris.

DOCUMENTO 45 (1)

IV B

TELEGRAMMA N. 68.365

Parigi, 26 settembre 1943.

All’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, IV B 4, Berlino.

CONFIDENZIALE

Da sottoporre immediatamente!

Oggetto: Soluzione finale della questione ebraica in Francia; in particolare: l’ebreo di nazionalità italiana Donati.

Riferimento: Vostro telegramma n. 69.814 del 25-9-1943.

L’ebreo Donati, di nazionalità italiana, fu, durante la Grande Guerra, ufficiale di collegamento tra l’esercito italiano e quello francese. Dopo la guerra fu direttore di una banca franco-italiana a Parigi. Dopo la sconfitta della Francia si recò a Nizza, dove si occupava ugualmente di affari finanziari.

Durante l’occupazione del Sud-Est della Francia da parte delle truppe italiane, l’ebreo entrò in azione per procurare a tutti gli ebrei residenti nella zona d’influenza italiana tutte le agevolazioni possibili.

Ciò che facilitò il compito di Donati fu il fatto che conosceva bene numerosi ufficiali superiori italiani, con i quali rimase costantemente nei migliori rapporti.

Nella primavera del 1943 il governo italiano inviò il capo della polizia Lospinoso nella regione occupata dalle truppe italiane per regolarvi la questione ebraica. Fu allora che Donati prese contatto con Lospinoso e divenne, praticamente, l’esperto ufficioso dell’Italia per le questioni ebraiche nella zona d’occupazione italiana.

Agenti degni di fiducia hanno riferito in diverse occasioni che le rare misure che le autorità italiane avevano preso contro alcuni ebrei erano state eseguite secondo le direttive di Donati; per esempio il trasferimento di circa 2.000 ebrei della Costa Azzurra negli alberghi della località termale di Megève.

Qui si aveva l’intenzione di far rapire Donati a Nizza e di condurlo a Marsiglia. Gli agenti incaricati di questa operazione non riuscirono però a impadronirsi della sua persona, poiché avevano ricevuto l’ordine, in considerazione delle relazioni italo-tedesche dell’epoca, di procedere con estrema prudenza.

Nel mese di agosto 1943 Donati si recò a Roma. Aveva appreso, tramite informazioni provenienti da agenti fidati, che la 4ª Armata italiana stava per ritirarsi dalla Francia. Voleva definire a Roma il destino degli ebrei che si trovavano nella zona d’influenza italiana.

Alla fine del mese di agosto Donati si recò ancora una volta a Roma in aereo. Intendeva poi ritornare nuovamente da Roma a Nizza.

Secondo una comunicazione dello SS-Hauptsturmführer Brunner, Donati avrebbe organizzato la partenza per l’Italia di numerosi ebrei già prima della capitolazione della 4ª Armata italiana. Poco tempo prima dell’ingresso delle truppe tedesche, caricò ancora 8 camion italiani di ebrei per farli passare in Italia.

Si suppone che Donati tenterà di raggiungere le truppe anglo-americane.

L’arresto di Donati è di importanza capitale, poiché egli era la mente operativa degli ebrei nella zona d’influenza italiana e inoltre aveva mantenuto apertamente i migliori rapporti con gli antichi servizi governativi italiani a Roma.

Per ordine,

Firmato: ROETHKE, SS-Obersturmführer.


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A. DONATI

Con molti amichevoli saluti

4, rue de Berri, Parigi

Il diplomatico 1945-1960

Angelo Donati negli anni Cinquanta

Nel 1945 il Governo Italiano invitò Donati a rientrare in Francia e lo nominò Delegato generale aggiunto della Croce Rossa.

In accordo con l'allora ambasciatore Italiano a Parigi Giuseppe Saragat, successivamente presidente della Repubblica Italiana, condusse le trattative con il Governo francese per l'assistenza e la liberazione dei prigionieri e degli internati civili italiani. Fu inoltre nominato Incaricato d'Affari della Repubblica di San Marino a Parigi e, nel novembre 1953, promosso Ministro plenipotenziario. Grazie ai buoni rapporti intrattenuti con il Nunzio Apostolico a Parigi Angelo Roncalli (poi Papa Giovanni XXIII), intervenne nel 1953 nella soluzione dell'affare Finaly, due bambini ebrei che erano stati salvati dalla deportazione da suore cattoliche, ma che queste dopo la guerra non volevano restituire agli zii in quanto erano stati nel frattempo battezzati.

Donati rifiutò energicamente sia il ruolo d'eroe sia gli attestati di gratitudine ma ricevette attestati e lettere di riconoscenza dalle organizzazioni ebraiche di Nizza e singoli ebrei.

Adottò due bambini ebrei di otto e nove anni, Marianne e Rolf Spier, i cui genitori Carl e Hilde Spier, ebrei tedeschi, erano stati deportati dalla Francia e uccisi nei campi di concentramento nazisti. Il domestico di Donati, Francesco Moraldo, li nascose in Liguria a Creppo nel comune di Triora, suo paese di origine, dopo la fuga in Svizzera di Donati.

Il 27 gennaio 2004 il Comune di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l'Istituto Storico di Modena e la Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia organizzarono un convegno di studi in memoria di Angelo Donati ed una mostra fotografica.

Il 3 e 4 febbraio 2016 la città di Nizza ha organizzato delle celebrazioni in suo ricordo. Un appuntamento solenne, che si è aperto in sinagoga – alla presenza delle più alte autorità cittadine – per concludersi con lo svelamento di una targa commemorativa sulla importante via Promenade des Anglais all'angolo con Rue Cronstadt, di fronte all'Hôtel Négresco.

Targa in memoria di Angelo Donati a Nizza

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine di Sant'Agata (Repubblica di San Marino) - nastrino per uniforme ordinaria
Commendatore dell'Ordine di Sant'Agata (Repubblica di San Marino)
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
— 1936
Commendatore dell'Ordine della stella della solidarietà italiana - nastrino per uniforme ordinaria
Commendatore dell'Ordine della stella della solidarietà italiana
— 23 novembre 1950
Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria
Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 27 dicembre 1991
Medaglia d'oro al merito civile alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d'oro al merito civile alla memoria
«Durante il secondo conflitto mondiale nella zona della Francia occupata dalle truppe italiane, Angelo Donati, con indomito coraggio, ottenne di salvare, con la collaborazione delle autorità civili e militari italiane, migliaia di ebrei di diverse nazionalità, proteggendo per lunghi mesi le loro vite minacciate dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con generosità d'animo e appassionato impegno diede vita e coerente testimonianza dei valori di libertà e di giustizia. Nobile e fulgido esempio di elette virtù civiche.»
— 26 gennaio 2004

Note

  1. ↑ convegno di studi in memoria di Angelo Donati, su fotomuseo.it. URL consultato il 30 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2010).
  2. ↑ Angelo Donati, l’omaggio di Nizza Una targa sulla mitica Promenade, su moked.it. URL consultato il 3 febbraio 2016.
  3. ↑ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it.
  4. ↑ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it.
  5. ↑ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it.

Bibliografia

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