Anthony Neilson

Anthony Neilson (Edimburgo, 1967) è un drammaturgo scozzese, considerato uno dei maggiori esponenti dell'in-yer-face theatre.

Biografia

Nato a Edimburgo nel 1967, i genitori erano l'attore e regista teatrale Sandy Neilson (1943–2017) e l'attrice teatrale Beth Robens (1944): Neilson trascorre quindi un'infanzia itinerante per tutto il Regno Unito seguendo gli spettacoli dei suoi e toccandovi con mano la precarietà del mestiere del teatrante. Fin da bambino, dimostra una predisposizione per la scrittura.

Nel 1986, si iscrive al Royal Welsh College of Music & Drama di Cardiff per studiare teatro, venendone espulso dopo un anno per insubordinazione. Si iscrive quindi a un concorso per giovani radiodrammaturghi indetto dalla BBC, vincendolo con la sua prima opera in assoluto, The Colours of the King's Rose, e firmando poi alcune sceneggiature per la TV.

La svolta arriva nel 1991, con la sua seconda opera per il teatro, Normal, sul serial killer tedesco Peter Kürten; rappresentato la prima volta al Fringe Festival di Edimburgo, lo spettacolo si è poi trasferito a Londra. Sono state opere come Normal o Penetrator (1993) ad accomunarlo al genere cosiddetto dell'in-yer-face theatre, fiorito in quel decennio nella scena teatrale britannica e caratterizzato da contenuti scioccanti spesso di natura sessuale o violenta, del quale è considerato a posteriori il principale esponente insieme a Sarah Kane e Mark Ravenhill. Il critico teatrale Alex Sierz, il primo a usare la locuzione in-yer-face per indicarvi un gruppo eterogeneo di giovani drammaturghi britannici esorditi negli anni '90, l'ha designato anche come suo progenitore, scrivendo nel 2001 che «per quanto sovente sottovalutato, l'importanza di Neilson risiede meno nella sua abilità di scrittore che non nel suo ruolo pionieristico di ideatore di una forma di "teatro conflittuale", divenuta centrale per la nuova estetica del teatro britannico negli anni novanta». Per Nielson:

«Il teatro esperienziale, solitamente allestito in spazi studio, mira a far vivere al pubblico l'esperienza di aver effettivamente vissuto le azioni rappresentate sul palco. (Ma non letteralmente!) Invece di permettere agli spettatori di sedersi e contemplare la pièce, il teatro esperienziale cattura il pubblico e lo costringe a confrontarsi con la realtà delle emozioni che gli vengono mostrate. È diretto e senza filtri [in-yer-face].»

Sierz gli ha inoltre attribuito il merito di aver coniato il termine in-yer-face riferito a tale tipologia di teatro, citando una sua intervista del 1995 al Financial Times.

La fama di Neilson come provocatore è stata cementata da opere successive come Il censore (1997), nel quale ha fatto defecare una pornodiva su un palco del West End, ed Amore ricucito (2002), dove una donna pratica su di sé la mutilazione genitale e abbondano i riferimenti all'Olocausto. Tuttavia, Neilson ha spesso rifiutato l'etichetta in-yer-face, preferendo quella di "teatro esperienziale", o la volontà di respingere il pubblico come forza motrice del suo lavoro. Ha dichiarato ad esempio nel 2007: «per quanto ne ho mai saputo qualcosa, in-yer-face voleva dire essere orribile e scrivere di merda e sodomia. Io pensavo di star scrivendo storie d'amore». L'idea di teatro di Neilson è «accessibile, pur rimanendo audace nella forma e nel contenuto».

Ha fatto un'incursione nel cinema nel 1999 sceneggiando e dirigendo il thriller The Debt Collector, dove affronta temi quali la funzione rieducativa della pena e la centralità della violenza nel mito virile dello scozzese.

Dagli anni duemila, Neilson ha abbandonato via via il naturalismo che aveva caratterizzato le proprie opere e quelle degli altri in-yer-face, pur non essendo mai stato un "verista" in senso stretto, in favore di sperimentalismo ed elementi di narrazione presi dal teatro dell'assurdo ed espressionista per rappresentare l'interiorità dei personaggi. Neilson ha chiamato tale stile con il nome di "psico-assurdismo" (psycho-absurdism). Questa tendenza si è manifestata la prima volta all'interno della sua opera con la farsa The Lying Kind (2002), di scarso successo critico, per poi concretizzarsi definitivamente in quella che è stata giudicata come la sua magnum opus, il dramma sul disturbo dissociativo The Wonderful World of Dissocia (2004).

Teatro

Filmografia

Sceneggiatore

Regista

Note

  1. 1 2 3 Reid, p. 3.
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Laura Barnett, Portrait of the artist: Anthony Neilson, playwright, in The Guardian, 3 marzo 2009. URL consultato il 28 agosto 2026.
  3. 1 2 3 4 5 Reid, p. 4.
  4. 1 2 3 (EN) Mark Fisher, A play written in rehearsal, in The Sunday Times, 6 agosto 2006. URL consultato il 28 agosto 2026.
  5. 1 2 3 4 5 6 Reid, p. 5.
  6. 1 2 3 4 5 6 (EN) Anthony Neilson, Don't be so boring, in The Guardian, 21 marzo 2007. URL consultato il 28 agosto 2026.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Brian Logan, Damn, those critics adore me, in The Times, 31 marzo 2007. URL consultato il 28 agosto 2026.
  8. ↑ Sierz, pp. XII–XIII.
  9. ↑ Sierz, p. 68.
  10. 1 2 Sierz, p. 86.
  11. ↑ Sierz, pp. 88–89.
  12. 1 2 (EN) Alex Sierz, A-Z, su inyerfacetheatre.com. URL consultato il 28 agosto 2026.
  13. ↑ (EN) Alex Sierz, A brief history of in-yer-face theatre, su sierz.co.uk, 1º luglio 2016. URL consultato il 28 agosto 2026.
  14. 1 2 (EN) Brian Logan, Are you looking at me?, in The Guardian, 18 giugno 1999. URL consultato il 28 agosto 2026.
  15. 1 2 3 Reid, p. 6.

Bibliografia

Collegamenti esterni