Antonio Crespi (Busto Arsizio, 26 febbraio 1807 – Milano, 27 maggio 1883) è stato un imprenditore italiano nel settore tessile. Fu un importante membro della famiglia di imprenditori industriali del cotone da lui ebbe inizio lo sviluppo lavorativo industriale tessile dell'alto milanese proseguendo l'attività dell'azienda Benigno Crespi.

Pietro Giuseppe Antonio Benigno, conosciuto come Tone Tengitt era figlio di Benigno imprenditore del cotone, e Cattarina Ferrario, proseguì l'attività paterna dando anche il nome del padre alla sua attività e venendo conosciuto come Tone Tengitt, per l'attività di tintori nonché di tessitori e commercianti di tessuti. Il periodo dal 1848-49 non era certo favorevole all'attività industriale a causa della repressione della politica finanziaria austriaca dovuta alla intensa attività rivoluzionaria del territorio che non concedeva l'incremento dei consumi e neppure la solvibilità delle consegne, perché la popolazione si trovava in indigenza. La situazione economica del territorio italiano si aggravò a causa della crisi agricola con l'andamento negativo dei prodotti, nonché le infezioni epidemiche di paratifo e colera peggiorarono i già poveri bilanci familiari, che per l'aspetto del vestiario portò a favorire gli indumenti in cotone che erano più economici.
Antonio nel 1848 sposò Maria Provasoli dalla quale nacquero dieci figli, sei maschi: Giovanni 1832, Cristoforo Benigno 1833, Carlo 1842, Giuseppe 1846 e Pio Benigno 1848, Pasquale 1850, e quattro femmine, Catterina nel 1830, Giulia 1843, Lucia 1845, e Maddalena, e Antonio non solo si occupò delle necessità primarie della famiglia ma anche dell'educazione scolastica con corsi professionali di carattere tecnico-meccanico. Furono presto inseriti nel settore amministrativo-commerciale Carlo, Giovanni e Benigno.
Nel 1854, la morte del genitore titolare dell'azienda tessile obbligò il giovane Antonio a lasciare gli studi, trovando un lavoro come impiegato a Milano. Risulta nella registrazione del Registro Ditte di Milano che alla morte del genitore titolare della ditta Benigno Crespi i due figli Antonio e Angelo Maria Crespi, dopo la morte del loro tanto amato genitore, costituirono una società solidale tra di loro in nome collettivo continuando il commercio del prefato loro padre in filati e manifatture di Cotone sotto la fraterna ragione sociale Benigno Crespi, firmando entrambi come sotto ed esercendo in Busto Arsizio. Con la morte di Angelo Maria l'attività proseguì con Antonio e i suoi figli.
Antonio con l'aiuto dei figli ampliò il suo giro d'affari facendosi accompagnare dal giovane Carlo per visitare i clienti. La ripartizione di quote della “Benigno Crespi” non era in quote precise, in particolare Giovanni che era il primogenito non sembra attivo nell'attività aziendale pur avendone il 3% di quota nel 1868. Il figlio che maggiormente s'impose nell'impresa fu Cristoforo Benigno che iniziò ad ampliare la propria attività mostrando notevoli capacità imprenditoriali. L'impresa familiare tendeva a salvare la primogenitura, ma essendo il figlio Cristoforo Benigno che maggiormente s'impose come azienda individuale, ci fa considerare che Giovanni, primogenito, avesse problemi di salute o forse fosse considerato non adeguato al lavoro, non facile, dell'imprenditore.
Secondo un documento conservato negli archivio della ditta risulterebbe: “sotto la ditta Benigno Crespi, giovandosi dell'opera dei figli Carlo, Giovanni e Pasquale” mentre Cristoforo Benigno era incaricato al “commercio di cotoni e filati di cotone in Milano … sebbene nei rapporti col pubblico figurasse una sola ed unica Ditta pure nei rapporti particolari erano diversi, separati, e distinti i commerci e gli interessi del padre Antonio da quelli del figlio Cristoforo Benigno”. A conferma che la persona di Antonio, con la sua ditta, fosse la miglior garanzia per i figli e per contratti che sviluppavano, avvalendosi del credito della ditta quando contraevano, in particolare Cristoforo, debiti per l'acquisto di macchinari, credito che veniva poi restituito.
Nel 1870 la famiglia, composta da Antonio e tutti i figli si riunì in un unica azienda in nome collettivo con sede in Milano, unendo le risultanze invetiate dei due figli Cristoforo e Benigno, che fu poi chiusa il 31 dicembre 1877:
Malgrado in questo modo la ditta di Antonio si presentava più solida e solidare, Cristoforo disponeva quindi del potere di disporre dei beni ma in caso di rendite o alienazioni doveva integrare il tutto nel commercio sociale.
Furono tra gli anni 1875 e 1880 che la situazione si modificò con il figlio Pasquale che si trasferì presso lo stabilimento di Vigevano e Giuseppe in quello di Ghemme mentre Cristoforo continuava a fare investimenti che gravavano sul bilancio della “Benigno Crespi” volendo realizzare un grande stabilimento che sarebbe stato il migliore di tutta Europa portando il cognome della famiglia tra gli industriali più importanti. Cristoforo con la realizzazione, non proprio semplice di quello che sarebbe diventato il Villaggio operaio Crespi portò il nome della dtiaa tra le giù grandi ed evolute della seconda metà dell'Ottocento.
Il capitale sociale della ditta di Antonio nel 1879 era di 500.000 lire diviso tra i suoi figli, ma l'unione famigliare si stava lentamente sciogliendo, infatti nel medesimo anno Benigno e Giuseppe si ritirarono portando a una nuova distribuzione delle cariche all'interno della società.
Con la morte di Antonio, che tanto voleva l'unione familiare, venne chiusa anche la società e il 1° ottobre 1883 venne dichiarata ufficialmente cessata la “Benigno Crespi”, nome che rimase all'azienda di Cristoforo Crespi. Le attività tra i fratelli proseguirono, fino al 1890 quando si divisero definitivamente, proseguendo ognuno con i relativi eredi. La famiglia Crespi Tengitt resterà una delle più importanti in ambito tessile dell'Italia del nord, azienda di vedute futuristiche.