Antonio De Santis (Venezia, 27 febbraio 1950 – Bergamo, 13 novembre 2009) è stato un pittore, critico d'arte e giornalista italiano.
Nato a Venezia nel 1950, si trasferisce negli anni sessanta nella bergamasca. Ottenuta la maturità scientifica a Faenza, si iscrive alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Inizia a dipingere giovanissimo, frequentando a Mestre lo studio del pittore Ermenegildo Rondina, ed espone dal 1965. Dopo una prima fase figurativa, avvia una rigorosa ricerca nell'ambito dell'astrazione che approda, nel 1979, alla formulazione del Manifesto del Realismo/Astratto, teorizzato e promosso da lui stesso quale cifra distintiva della propria poetica pittorica.
Parallelamente alla produzione figurativa e aniconica, opera come teorico, critico d'arte, giornalista e animatore culturale: cura rubriche d'arte per riviste e quotidiani locali e fonda e dirige la testata notiziario Terza Pagina. Alla fine degli anni novanta stabilisce il proprio atelier a Lallio, comune con il quale collabora attivamente per oltre un decennio assieme alle associazioni culturali del territorio.
Scompare a Bergamo il 13 novembre 2009. Nel 2010 il Consiglio comunale di Lallio gli conferisce all'unanimità la cittadinanza onoraria alla memoria (delibera n. 33 del 19 novembre 2010), consegnata ai familiari il 26 novembre 2010.
Superati gli esordi figurativi, De Santis sviluppa un lungo percorso di ricerca nell'astrazione organica e geometrica, confluito nel manifesto programmatico del 1979. Nelle composizioni appartenenti a questo periodo, l'artista articola l'immagine mediante una sovrapposizione modulare di piani autonomi, volti a definire il ritmo spaziale, la profondità e l'ordine logico della superficie pittorica.
Tra il novembre e il dicembre 2006, il Comune di Lallio e la Parrocchia gli dedicano, presso l'antica chiesa di San Bernardino, la mostra personale «Percorso sacro» (o «Opere sacre»), raccogliendo grandi tele a olio di soggetti religiosi, dall'Annunciazione alla Deposizione. Presso la chiesa parrocchiale di Lallio è inoltre conservata la sua imponente Crocifissione.
Tra le esposizioni principali si segnalano:
Sue opere figurano nelle collezioni di diversi enti ed istituzioni pubbliche:
La documentazione bibliografica e l'archivio critico relativi all'artista sono conservati presso l'Archivio della Biennale di Venezia, il Museo Bandera di Busto Arsizio e il Kunsthistorisches Institut in Florenz.
In occasione della mostra di Lallio del 2006, la critica su L'Eco di Bergamo ha evidenziato come l'artista — pur storicamente ancorato al linguaggio informale e all'astrazione — abbia saputo rileggere la figurazione sacra attraverso un'intensa sospensione lirica, caratterizzata da atmosfere surreali e da una calibrata orchestrazione cromatica.
Il pittore Trento Longaretti ne ha sottolineato l'esuberanza della materia pittorica e l'intensità del colore, spesso marcato da densi spessori cromatici nei toni del rosso, unitamente alla libertà d'invenzione paesaggistica, orientata più all'evocazione interiore che alla descrizione naturalistica.