| Archaeoindris | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Strepsirrhini |
| Infraordine | Lemuriformes |
| Superfamiglia | Lemuroidea |
| Famiglia | Indriidae |
| Sottofamiglia | †Palaeopropithecinae |
| Genere | †Archaeoindris |
| Specie | †A. fontoynonti |
| Nomenclatura binomiale | |
| Archaeoindris fontoynonti Standing, 1909 | |
L'Archaeoindris fontoynonti è una specie estinta di lemure, ed è stata la più grande proscimmia mai esistita.
L'Archaeoindris era una delle cinque specie ascritte alla sottofamiglia dei Palaeopropithecinae, che fa parte della famiglia Indriidae.


Pesava fino a 180 kg, quasi quanto un attuale Gorilla beringei maschio.
Appartiene al gruppo dei cosiddetti "lemuri bradipo", ossia quei lemuri che hanno il corpo costruito in maniera simile a quella dei bradipi del Sud America: se a questa somiglianza si sommano le dimensioni che questa specie raggiungeva, sembrava sensato pensare che gli Archaeoindris fossero totalmente o quasi esclusivamente terrestri.
Tuttavia, con la scoperta di ulteriori materiali fossili appartenenti a questo animale, si è visto che le sue zampe anteriori e posteriori avevano una forma che avrebbe reso difficoltosa l'andatura terrestre, risultando adatte, invece, per una scalata lenta dei grossi rami.
Possedeva zampe anteriori molto più lunghe e forti rispetto a quelle posteriori: il muso era stretto ed allungato, con molari stretti ed incisivi ben sviluppati, a dimostrazione di un'alimentazione prevalentemente folivora.
Poco si sa sull'esatta data dell'estinzione dell'Archaeoindrisi: i resti più recenti di questi animali risalgono a circa 6000 anni prima di Cristo, tuttavia è lecito supporre che la specie sia vissuta fino alla colonizzazione umana del Madagascar, avvenuta circa 1500-2000 anni fa, e che siano stati proprio gli uomini a provocarne l'estinzione, sterminandoli, in quanto danneggiavano i raccolti, e disboscando il loro habitat, assieme a tutte le altre specie di grandi lemuri.