Per nomi di Dio nella Bibbia si intendono i vari appellativi ed espressioni utilizzati nella Bibbia e nella tradizione ebraica per riferirsi a Dio.
Il tetragramma (in ebraico יהוה) è uno dei casi più tipici di qere-ketiv, cioè di differenza fra pronuncia e forma scritta. Questo è considerato nella Bibbia ebraica come il nome proprio di Dio. È formato da quattro consonanti e perciò la sua corretta pronuncia non è evidente. La maggior parte delle confessioni cristiane lo legge come "Jahvè". I Testimoni di Geova e altre correnti cristiane leggono: "Geova", in quanto forma ampiamente riconosciuta come traslitterazione dall'ebraico all'italiano, o come viene riportato nel vocabolario italiano Treccani: "Adattamento fonetico e grafico di Iehova (o Iehovah o Iehouah), forma molto diffusa nella cultura italiana ed europea, a partire dal 16° sec., del nome del dio ebraico, Yĕhōwāh, lettura vocalizzata del tetragramma Yhwh la cui esatta lettura dovrebbe invece essere Yahweh".
Invocazioni di Dio mediante particelle pronominali: Hu Lui stesso; Atta Tu; Anokì Me; Ani Io; Hineni Eccomi.
Per correttezza e completezza di informazione, occorre precisare che "nomi" come: Potente, Onnipotente, Eterno, Sovrano, Signore, Divino, Eccelso e tutti quelli sopra elencati, in realtà sono titoli e attributi, non nomi propri.
Imitazione di Dio (latino imitatio Dei) è un concetto religioso secondo il quale l'uomo ricerca la virtù attraverso il tentativo di imitare Dio. Si ritrova in molte religioni ed ha un ruolo essenziale in alcune branche del Cristianesimo (la cristomimesi, come nell'Imitatio Christi di anonimo) e dell'Ebraismo. Per quest'ultimo il concetto di imitatio Dei - generalmente considerato come mitzvah - deriva in parte dalla dottrina teologica di Imago Dei (Immagine di Dio) - fatto ad immagine di Dio (in ebraico צֶלֶם אֱלֹהִים?; tzelem Elohim, lett. "immagine di Dio"), che asserisce che gli esseri umani sono creati ad immagine di Dio e hanno quindi un valore inerente al di là delle loro funzioni o utilità. Il popolo ebraico è ispirato dalla Tōrāh ad acquisire virtù divine, come espresso nella seguente frase, presa da Levitico:
Questo concetto in seguito diventò la base dell'Ebraismo rabbinico. Gli ebrei vengono esortati ad eseguire atti di bontà e amore simili a quelli attribuiti a Dio. Tra gli esempi si annoverano la sepoltura dei morti (come Dio seppellì Mosè), visitare gli infermi (come Dio visitò Abramo) e altre mitzvot di questo genere. Il Talmud dichiara: "Come Egli è misericordioso, così anche tu devi essere misericordioso".
Il Corpus dionysianum contiene un trattato sui nomi divini nella Rivelazione, che fu ripreso da san Tommaso d'Aquino. Diversamente da Eunomio, che sosteneva che i nomi fossero metaforici, Tommaso stabilì un rapporto di similitudine tra essere e nominazione, affermando che i nomi significano la sostanza di Dio, specificando che si tratta di un'analogia di proporzionalità.