Arimortis, spesso abbreviata in arimo [à-ri-mo] — tanto che la versione estesa è spesso sconosciuta ai parlanti — (o più raramente in arimus) è un'espressione utilizzata prevalentemente in Lombardia ed in particolare nelle province di Milano, Brescia, Bergamo, Cremona, in Brianza e nell'Alto Mantovano, nonché in Emilia (Reggio Emilia) ed in Piemonte; è convenzionalmente in uso tra i bambini durante i loro giochi, allo scopo di invocare una sospensione del gioco e/o attività in corso per piccoli "incidenti" quali stringa slacciata, richiamo materno per merenda et similia. È l'equivalente del time-out negli sport agonistici. L'espressione contraria, che indica la ripresa del gioco, è arivivis.
Arimortis e arivivis sono termini moderni che sostituiscono i corrispondenti alimortis e alivivis, utilizzati fino agli Anni Sessanta del XX secolo.
Alcuni ipotizzano che il termine derivi dal latino «arae mortis» (gli altari della morte). Questi altari venivano costruiti per celebrare i caduti al termine delle guerre. Erano quindi un'indicazione di tregua in atto.
Un etimo più probabile si può trovare nelle locuzioni latine alea vivis e alea mortis con le quali gli antichi giocatori d'azzardo accompagnavano il lancio dei dadi; con alea vivis (dadi vivi) il giocatore annunciava il lancio e con alea mortis (dadi morti) dichiarava la conclusione dello stesso e la possibilità per l'avversario di raccoglierli e giocarli a sua volta. Quindi, è assai probabile che da alea vivis e alea mortis derivino, per composizione, alimortis e alivivis, dai quali i moderni arimortis e arivivis.
Nel resto d'Italia, sono generalmente utilizzati, per identici scopi, i termini mortis e vivis. In Veneto e Friuli-Venezia Giulia, tuttavia, è utilizzata l'espressione maccheronica bàndius, che fa riferimento al divieto (cioè al bando) di proseguire nel gioco. La ripresa delle attività è segnalata gridando fine bàndius.
In Toscana, principalmente a Prato e dintorni, è in uso il termine squisio, forse derivante dallo spagnolo juicio.