L'artroprotesi (dal greco ἄρθρον arthron, "articolazione", e dal latino protesis) è una procedura chirurgica che consiste nella sostituzione parziale o totale di un'articolazione danneggiata con un impianto artificiale detto protesi articolare. L'intervento è indicato nei casi di grave degenerazione articolare — principalmente da artrosi — in cui i trattamenti conservativi non sono più efficaci.
Le articolazioni più frequentemente sottoposte ad artroprotesi sono il ginocchio e l'anca, seguite da spalla, gomito e caviglia. A livello mondiale vengono eseguiti annualmente oltre due milioni di artroprotesi di ginocchio e anca.
Nell'artroprotesi totale (TJA, Total Joint Arthroplasty) vengono sostituite entrambe le superfici articolari. È la forma più comune e si applica nei casi di artrosi avanzata diffusa a tutta l'articolazione.
Nell'artroprotesi parziale (o monocompartimentale) viene sostituita solo una porzione dell'articolazione. È indicata nei pazienti con degenerazione limitata a un solo compartimento, come nella gonartrosi mediale isolata del ginocchio.
Nella protesi di rivestimento (resurfacing) la testa femorale viene conservata e ricoperta con un cappuccio metallico. È utilizzata prevalentemente in pazienti giovani e attivi con coxartrosi iniziale.
L'artroprotesi totale di ginocchio (TKA, Total Knee Arthroplasty) è uno degli interventi ortopedici più eseguiti al mondo. Consiste nella sostituzione delle superfici articolari del femore distale, della tibia prossimale e, quando necessario, della rotula con componenti protesiche in lega metallica e polietilene ad alta densità.
Le principali indicazioni sono:
Il posizionamento delle componenti protesiche in relazione agli assi dell'arto è uno degli aspetti più critici della chirurgia protesica di ginocchio. Esistono due principali filosofie di allineamento:
L'allineamento meccanico (MA) è stato lo standard dalla fine degli anni settanta. Prevede il posizionamento delle componenti perpendicolarmente all'asse meccanico dell'arto (angolo HKA di 0°), indipendentemente dall'anatomia individuale del paziente. Nonostante i buoni risultati in termini di sopravvivenza dell'impianto, questa tecnica è associata a tassi di insoddisfazione del 20–25% dei pazienti nei registri internazionali.
L'allineamento cinematico (KA o rKA, kinematic alignment) è una tecnica sviluppata a partire dal 2006 dal chirurgo statunitense Stephen M. Howell. A differenza dell'approccio meccanico, mira a ripristinare la cinematica articolare individuale del paziente, rispettando i tre assi cinematici nativi del ginocchio e il fenotipo costituzionale preartrosico.
La variante oggi più diffusa è l'allineamento cinematico vincolato (rKA, restricted kinematic alignment), che applica i principi cinematici entro limiti angolari di sicurezza (tagli entro 5° dall'asse neutro, HKA risultante entro 3°). Studi di analisi del cammino hanno dimostrato che il bilanciamento asimmetrico dei gap articolari, adottato nell'allineamento cinematico, produce una cinematica del ginocchio più simile a quella fisiologica rispetto all'approccio simmetrico meccanico.
Ricerche successive hanno evidenziato che il solo ripristino della linea articolare preartrosica non garantisce necessariamente la cinematica fisiologica, suggerendo l'importanza di considerare anche i vincoli legamentosi dinamici. Una revisione sistematica ha codificato le indicazioni e i limiti pratici dell'allineamento cinematico vincolato.
La chirurgia robot-assistita per l'artroprotesi di ginocchio si avvale di sistemi come MAKO (Stryker) e CORI (Smith+Nephew), che consentono una pianificazione preoperatoria tridimensionale e un'esecuzione dei tagli con precisione submillimetrica. La robotica è applicabile sia con allineamento meccanico che cinematico. Le considerazioni biomeccaniche per l'esecuzione dell'rKA robot-assistita sono state sistematizzate in protocolli chirurgici specifici.
Approcci con realtà aumentata hanno mostrato che orientare i tagli sui confini legamentosi dinamici produce pattern del cammino postoperatori comparabili tra arto operato e controlaterale.
L'artroprotesi totale di anca (THA, Total Hip Arthroplasty) consiste nella sostituzione della testa femorale e dell'acetabolo con componenti artificiali. È uno degli interventi con il più elevato impatto sulla qualità di vita del paziente.
I principali accessi chirurgici sono:
Anche per l'artroprotesi d'anca la chirurgia robot-assistita consente una pianificazione preoperatoria digitale dell'orientamento delle componenti (angolo di inclinazione e antiversione dell'acetabolo), riducendo la variabilità tecnica e il rischio di posizionamento scorretto.
Le componenti protesiche sono realizzate con materiali ad alta biocompatibilità:
Le protesi possono essere fissate con cemento acrilico (PMMA) o essere non cementate (press-fit), in quest'ultimo caso sfruttando la crescita ossea nella superficie porosa dell'impianto.
I registri internazionali di artroplastica (NJR del Regno Unito, AOANJRR australiano, registro scandinavo) documentano tassi di sopravvivenza dell'impianto superiori al 95% a 10 anni e al 90% a 15 anni. La soddisfazione del paziente è elevata per l'artroprotesi d'anca (>90%), mentre per quella di ginocchio si attesta tra il 75% e il 90% con le tecniche tradizionali, con margini di miglioramento associati alle tecniche personalizzate di allineamento.
Analisi comparative tra artroprotesi monocompartimentale e totale di ginocchio hanno evidenziato differenze significative nei pattern cinematici del cammino, con implicazioni per la selezione del tipo di impianto.
Le principali complicanze dell'artroprotesi includono: