
Augusto Orazio Vittorio Garau (Bolzano, 1923 – Milano, 2010) è stato un pittore italiano, tra i fondatori del Movimento Arte Concreta (MAC).
Nato a Bolzano da padre sardo e madre trentina, Garau si trasferisce con la famiglia a Voghera. Nel 1939 si iscrive al liceo artistico di Brera terminando nel 1942. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale si iscrive all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, dove si diploma nel 1946.
A Voghera, il giovane Garau incontra il pittore Atanasio Soldati, ivi rifugiato in seguito ai bombardamenti su Milano e ne diventa allievo: è l'episodio che lo introduce al linguaggio dell'astrattismo.
Nel 1948 partecipa alla realizzazione del manifesto costitutivo del Movimento Arte Concreta, fondato a Milano insieme a Soldati e ad altri artisti, tra cui Gillo Dorfles, Bruno Munari, Ettore Sottsass, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Luigi Veronesi. Con i suoi 25 anni, è il più giovane firmatario del gruppo.
Dopo la morte di Soldati nel 1953 ne curò l'eredità artistica, affiancando la vedova Maria nella gestione dell'archivio e nell'organizzazione di mostre dedicate al maestro. Si allontana temporaneamente dal MAC e dall'astrattismo al quale tornerà tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta con una produzione basata sulle teorie della percezione e sulla psicologia della Gestalt. Tale ricerca, declinata in differenti espressioni artistiche concatenate connoterà il lavoro di Garau per tutto il resto della sua vita.

Parallelamente all'attività pittorica, Garau sviluppò una ricerca teorica sulla percezione del colore, confluita nel volume Le armonie del colore (Feltrinelli, Milano 1984), poi tradotto e pubblicato in Spagna e America Latina (Ediciones Paidós, 1986 e 1992) e negli Stati Uniti con il titolo Color Harmonies (University of Chicago Press, 1993), Il rapporto con Arnheim fu centrale nel percorso di Garau: nel 1986 curò a Milano un convegno internazionale dedicato al suo pensiero, i cui atti furono raccolti nel volume Pensiero e Visione in Rudolf Arnheim (Franco Angeli, 1989).
A partire dalla prima metà degli anni Settanta, Garau elaborò una serie di cicli pittorici — le "C", le "Superfici Anomale" e i "Continuum" — direttamente ispirati dalla frequentazione con lo psicologo della percezione Gaetano Kanizsa. Un'opera datata, 2 Superfici anomale rosse (olio su tela, 81×100 cm, 1974), documenta come il ciclo fosse già attivo entro quell'anno.
Il titolo stesso della serie riprende un termine tecnico introdotto da Kanizsa: la "superficie anomala" è una regione percepita come cromaticamente diversa dallo sfondo circostante (più chiara o più scura), pur essendo l'area del margine fisicamente omogenea e priva di qualsiasi discontinuità reale di stimolazione. Il fenomeno è strettamente legato a quello dei "margini illusori" (o "margini anomali", termine che Kanizsa preferiva a "contorni illusori"): bordi che il sistema visivo genera in assenza di una corrispondente discontinuità fisica, come nel celebre triangolo che porta il suo nome, formulato per la prima volta nel 1955.

Alla base teorica di questa ricerca vi è la distinzione, centrale nel pensiero di Kanizsa, tra "vedere" e "pensare": il vedere come processo primario, nel quale l'impulso sensoriale viene organizzato e segmentato per dare forma all'oggetto visivo, e il pensare come processo secondario, costituito dalle operazioni di categorizzazione e interpretazione che la mente compie sulla segmentazione già avvenuta. Nella ricerca pittorica di Garau, questa distinzione si traduce in una tensione compositiva tra ciò che l'occhio percepisce immediatamente come figura autonoma e ciò che l'osservatore ricostruisce razionalmente a posteriori — un procedimento che, significativamente, anche nella produzione grafica dello stesso Kanizsa tende a farsi "continuum" tra i due piani percettivo e cognitivo.

Tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta Garau approfondisce il ciclo delle "Trasparenze", in cui forme geometriche poligonali, regolari e irregolari, si sovrappongono lungo andamenti verticali, orizzontali o a raggiera. La sovrapposizione cromatica, pur restando la superficie pittorica fisicamente piatta e omogenea, genera per contrasto un effetto di trasparenza percepita. Alla base di questo procedimento vi è un'indagine teorica sulle mescolanze cromatiche terziarie: nei punti di sovrapposizione tra due colori ne emerge visivamente un terzo, concepito come esito della loro combinazione, generando così le armonie e le disarmonie che per Garau strutturano il campo pittorico. Il critico Marco Meneguzzo ha individuato in "ambiguità", "apparenza" e "trasparenza" le costanti di questa fase della ricerca di Garau, sottolineando come sia l'organizzazione percettiva della mente a costruire le figure a partire da dati visivi disgiunti. Il medesimo principio compositivo, basato sulla sovrapposizione di forme geometriche cromaticamente contrastanti, viene in seguito associato all'utilizzo delle velature come documenta l'opera Costruzione Verticale del 2003.
Garau insegnò per anni alla Scuola Politecnica di Design di Nino di Salvatore, approfondendo la psicologia della forma e la progettazione del colore applicata alla comunicazione visiva. In seguito insegnò all'Istituto Europeo di Desing di Milano.
Opere di Garau sono conservate, tra l'altro, presso il British Museum di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto di Rovereto e il Museo arte Gallarate.
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