Azadî

L'Azadî (Libertà), ufficialmente Civata Azadiya Kurd (Società per la libertà curda), in seguito Civata Xweseriya Kurd (Società per l'indipendenza curda) fu un'organizzazione segreta curda. Secondo i curdi che riferirono agli ufficiali dell'intelligence britannica, l'Azadî fu fondata a Erzurum nel 1921 da Halid Beg Cibran. Lo scopo dell'Azadî era quello di offrire ai curdi una vita in libertà in un ambiente sviluppato.

Storia

Diverse ragioni sono state avanzate per la sua istituzione, come ad esempio:

Secondo Robert Olson, l'Azadî stabilì varie sezioni nelle città di Erzurum, Dersim, Diyarbakir, Siirt, Istanbul, Bitlis, Kars, Hınıs, Erzincan, Muş, Van, Malazgirt e Harput. Diversi notabili curdi e capi tribù erano i capi di tali sezioni. Secondo Robert Olson, l'intelligence britannica riferì che nel 1924 Seyyit Abdulkadir era registrato come capo dell'ufficio a Istanbul. All'inizio c'erano principalmente notabili curdi ed ex ufficiali della cavalleria Hamidye tra i suoi membri. Nominava molti dei suoi membri per stabilire legami con i diplomatici dell'Impero britannico, cercando di ottenere il loro sostegno. Tentò anche di ottenere il sostegno dell'ex sultano Mehmed VI. Durante il suo primo Congresso Generale nel 1924, a cui parteciparono diversi comandanti della cavalleria Hamidye e anche lo sceicco Said, fu deciso che i curdi si sarebbero ribellati contro i turchi. L'Azadi fu una forza trainante nella rivolta di Beytüssebab nel settembre 1924 e anche nell'organizzazione della ribellione dello sceicco Said nel 1925. Con l'arresto di molti membri dell'Azadi dopo la rivolta di Beytüssebab, il movimento scelse gli sceicchi come capi della rivolta dello sceicco Said. La ribellione fallì, a seguito della quale i curdi si riunirono attorno all'organizzazione dello Xoybun, che fu coinvolta nella rivolta dell'Ararat dal 1927 al 1930.

Note

  1. ↑ (EN) Robert Olson, The Emergence of Kurdish Nationalism and the Sheikh Said Rebellion, 1880–1925, University of Texas Press, 1989, pp. 41, ISBN 0292776195.
  2. ↑ (EN) Wendelmoet Hamelink, The Sung Home. Narrative, Morality, and the Kurdish Nation, BRILL, 21 aprile 2016, p. 176, ISBN 978-90-04-31481-8.
  3. ↑ Olson, Robert (1989), p.42
  4. 1 2 Olson, Robert (1989), p.45
  5. ↑ (EN) Susan Meiselas, Martin van Bruinessen e A. Whitley, Kurdistan: In the Shadow of History, Random House, 1997, p. 124, ISBN 0679423893.
  6. 1 2 3 4 Olson, Robert (1989), pp.43–45
  7. ↑ Olson, Robert (1989), pp.42–43
  8. ↑ Olson, Robert W. (1989),p.169
  9. ↑ (EN) Janet Klein, The Margins of Empire: Kurdish Militias in the Ottoman Tribal Zone, Stanford University Press, 31 maggio 2011, p. 175, ISBN 978-0-8047-7570-0.
  10. ↑ Olson, Robert (1989), p.92
  11. ↑ Olson, Robert (1989), pp.47–48
  12. ↑ Olson, Robert (1989), p.91
  13. ↑ (EN) David Romano, The Kurdish Nationalist Movement: Opportunity, Mobilization and Identity, Cambridge University Press, 2 marzo 2006, pp. 34-35, ISBN 978-0-521-85041-4.
  14. ↑ Olson, Robert (1989), p.99
  15. ↑ (EN) Özlem Belçim Galip, Imagining Kurdistan: Identity, Culture and Society, Bloomsbury Publishing, 24 aprile 2015, p. 56, ISBN 978-0-85772-643-8.

Voci correlate